Ultimo Aggiornamento:
02 luglio 2022
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Così parlò Mario Draghi

Paolo Pombeni - 20.04.2022

L’intervista di Pasqua data in esclusiva al “Corriere della Sera” non è passata come un normale episodio nella comunicazione di un premier. Prima di tutto perché Draghi in un anno e più di governo di interviste non ne aveva finora concesse, preferendo le conferenze stampa, che indubbiamente sono più rispettose del rapporto con tutto il sistema della comunicazione. In secondo luogo perché è uscita in un giorno simbolico, cosa che non può essere considerata casuale, alla vigilia di passaggi difficili: c’è la guerra in Ucraina in peggioramento, ci saranno a fine settimana le presidenziali francesi (un appuntamento importante), si apre un momento di confronto parlamentare non proprio idilliaco su questioni chiave per il successo del PNRR (riforma della giustizia e del fisco).

Su questo sfondo il premier ha ritenuto importante far conoscere la sua posizione, tenendo in mano il bandolo della matassa come è possibile in un’intervista senza doversi concedere alle inevitabili provocazioni, benevole o malevole, come accade nelle conferenze stampa.

Pur parlando di molti argomenti, il focus era costituito, a nostro avviso, da una questione di fondo: è necessario che il governo duri fino alla naturale conclusione della legislatura, ma i partiti stiano tranquilli perché il premier non intende sfruttare i successi che leggi tutto

Draghi e gli appuntamenti elettorali

Paolo Pombeni - 13.04.2022

Se si potesse guardarla dall’alto e senza coinvolgimento perché non ci tocca, la politica italiana apparirebbe ben strana. La guerra per l’invasione russa in Ucraina va verso una fase di continui inasprimenti, non si vedono all’orizzonte volontà di trovare soluzioni negoziate, il nostro paese dovrà affrontare le conseguenze di questo cambio di orizzonti e i partiti faticano a parlare di cose serie. Non tutti in egual misura, questo è vero, ma nessuno riesce realmente ad imporre un serio confronto sui nodi che dovremo sciogliere.

L’aspetto più triste è la demagogia di quelli che fingono di occuparsi della gente che fa fatica a tirare avanti per difendere in realtà vecchi privilegi e per agitare fantasmi. È il caso tipico della destra con la questione della riforma del catasto, che non si vuole perché alzerebbe la tassazione (eventualmente nel 2026), evitando di dire che ci sono diseguaglianze e sperequazioni che nel caso si riuscissero ad eliminare consentirebbero di ridurre il prelievo su molti singoli mantenendo il gettito complessivo. Non parliamo della storiella sul taglio dei costi delle bollette energetiche, che è la solita barzelletta di chi crede che tutto si possa fare a colpi di decreti, senza tenere conto che i soldi che metti per turare una leggi tutto

Con le elezioni in vista

Paolo Pombeni - 06.04.2022

Si parla più che altro della guerra in Ucraina e della posizione internazionale della Russia. È comprensibile, ma per ora il mondo non si ferma e non si ferma la politica italiana. Certo la situazione bellica pone pesanti interrogativi sul nostro futuro, non mancano coloro che, anche in sedi di rilievo, sono preoccupatissimi per una recessione pesante che potrebbe essere alle porte, ma finora non siamo ancora arrivati su quella soglia, per cui nei circoli politici si discute sull’impatto che potranno avere gli esiti della tornata di amministrative ormai fissata al 12 giugno, con eventuale secondo turno il 26.

Si parla poco o nulla dei referendum accorpati al primo turno. Quelli ammessi sono cinque: la riforma del Csm, l'abolizione della legge Severino, i limiti agli abusi della custodia cautelare, la separazione delle funzioni dei magistrati e la loro equa valutazione. Argomenti importanti, ma non di quelli che scaldano i cuori, però se la partecipazione al voto amministrativo farà da traino non è escluso che si possa raggiungere il quorum, sebbene sia arduo: alle elezioni locali la partecipazione non è alta e dove non si vota per quelle può esserci una scarsa spinta a recarsi ai seggi, sicché la somma delle due tipologie potrebbe stare sotto la maggioranza necessaria. leggi tutto

Una maggioranza in bilico?

Paolo Pombeni - 30.03.2022

Le singolari uscite di Giuseppe Conte, Salvini che vuol farsi passare per una specie di vice-papa, sono già da soli segnali di una crisi di quella maggioranza di semi-unità nazionale che a suo tempo Mattarella era riuscito a far nascere per far fronte all’emergenza pandemica. Non che quella coalizione sia mai stata veramente coesa: era una soluzione accettata per disperazione, con il retropensiero che Draghi avrebbe sistemato un quadro che perdeva pezzi da tutte le parti e poi si sarebbe presto tornati alla “normalità”, cioè al grande scontro fra centrodestra e centrosinistra e si sarebbe visto chi risultava vincitore.

A scompigliare le carte è arrivata la crisi dovuta all’aggressione della Russia contro l’Ucraina. Proprio quando da diversi versanti, dentro e a fianco della colazione governativa, si stava lavorando per “ridimensionare” Draghi, anche a fronte dei vari pasticci combinati nella battaglia per la successione di Mattarella, la guerra ha scompigliato il quadro. Per la verità si è continuato a lavorare contro l’attuale premier, con l’argomento, fra lo stupido e il velenoso, secondo cui non veniva tenuto in gran conto nel gioco diplomatico, tanto che non lo invitavano a qualche summit. Poi però si è visto abbastanza presto sia che l’argomento non teneva, sia che leggi tutto

L’Italia nella crisi ucraina

Paolo Pombeni - 23.03.2022

Ha suscitato qualche apprensione la sparata di un medio funzionario del Ministero degli Esteri russo sulle “conseguenze irreversibili” che peserebbero sull’Italia nel caso continuasse ad appoggiare una politica sanzionatoria nei confronti del suo paese. Come si sa queste uscite sono sempre ambigue. Non è facile capire se il funzionario, con un passato di console russo a Milano e vari rapporti col nostro paese da cui ha ricevuto anche onoreficenze, parlasse su iniziativa personale per conquistarsi dei meriti o se agisse per mandato dei suoi vertici. Quali possano poi essere queste conseguenze irreversibili non è poi molto chiaro, perché qualsiasi ritorsione è di per sé reversibile, sia pure magari a fatica.

Si è subito parlato di un attacco a quello che è considerato “l’anello debole” della UE e della Nato, per aprire una breccia dove si riteneva più facile farlo, considerando anche la presenza da noi di un dibattito pubblico da politica spettacolo, dove c’è una buona presenza di “alternativi” a vario titolo alle attuali politiche concordi con UE e Nato. Resta il fatto che bisogna capire quali siano le ritorsioni in grado di colpirci così duramente. Certamente ci sono le nostre dipendenze da alcuni settori dell’export russo (il gas è la punta di diamante), ma si leggi tutto

La politica italiana nelle pieghe della guerra in Ucraina

Paolo Pombeni - 16.03.2022

La vita politica italiana continua anche oltre le vicende belliche che monopolizzano l’attenzione dei media e del pubblico. Anzi si ha l’impressione che proprio a causa di questo obbligo a concentrare l’attenzione sulla grande tragedia internazionale si proceda nelle vicende di casa nostra in modalità su cui sarebbe meglio tenere acceso qualche faro.

La demagogia d’assalto ha buon gioco a discettare su come distribuire interventi a sostegno di tutti i settori colpiti dai rimbalzi delle economie colpite dalla guerra, dal prezzo di gas e carburanti alle ricadute sul mercato delle materie prime e via elencando. Si tratta in parte di difficoltà reali, per quanto disinvoltamente presentate come risolvibili con problematici interventi a pioggia da parte del bilancio statale, in parte di allarmismi seminati ad arte. Che ci sia da prepararsi a tempi complicati è un dato di fatto, ma questo richiede serietà e impegno, non populismo a buon mercato.

Soprattutto andrebbe tenuto conto che in ogni caso quanto sta accadendo e quanto starà per accadere non cancella gli impegni che abbiamo preso riguardo alla ricostruzione della nostra economia. Si è già detto più volte che le riforme su cui il parlamento è chiamato ad esprimersi da questa settimana in avanti (fisco, catasto, concorrenza, leggi tutto

L’Italia nel nuovo (dis)ordine internazionale

Paolo Pombeni - 09.03.2022

Il premier Draghi ha schierato con chiarezza l’Italia sul crinale che sta dividendo il mondo dopo l’invasione russa della Ucraina. Non ha neppure preso in considerazione una nostra vecchia tendenza a illuderci che si possa fare i neutrali: siamo abbastanza vecchi da ricordarci lo sciocco slogan “né con lo Stato, né con le BR” e abbiamo dovuto rivederne una specie di revival con la proposta circolata in questi giorni di non stare né con Putin né con la Nato.

Questa illusione di poter restare al di fuori e al di sopra degli eventi della storia appartiene ad una carenza culturale che da un lato crede ad una centralità del nostro Paese inesistente se non nei sogni della nostra mitologia nazionalistica e che dall’altro si culla nell’utopia di considerarsi il censore universale deputato ad insegnare a tutti cosa sia il bene e cosa sia il male. Nella realtà ogni nazione fa parte di un sistema di relazioni storiche e si misura con la realtà della propria situazione all’interno di questo.

Per ragionare in termini semplici l’Italia è oggi un pezzo del sistema europeo in cui sta gravata da una situazione economica poco brillante e da una situazione politica con un equilibrio a leggi tutto

La politica italiana dopo la crisi ucraina

Paolo Pombeni - 02.03.2022

La crisi ucraina è il secondo terremoto che si abbatte sulla politica italiana dopo quello innescato dalla crisi pandemica. Anche se ci auguriamo che quanto prima prevalga la ragione e si trovi una via d’uscita al confronto bellico scatenato con insensata decisione da un autocrate in crisi di lucidità, nemmeno in questo caso il mondo tornerà quello di ieri: quando un equilibrio politico va decisamente in crisi (le premesse c’erano già con il fallimento della presenza occidentale in Afghanistan), per ricostruirlo ci vogliono anni e intanto l’economia che si era organizzata intorno a quell’equilibrio entra in una fase di tensione e sofferenza.

Come si troverà il nostro paese in questa nuova congiuntura? Lasciamo perdere le varie cavalcate sull’onda delle emozioni del momento, da quelli che si riscoprono a fianco del debole minacciato dal prepotente di turno (e non a caso cogliamo in molti commentatori i riflessi condizionati che nella retorica riportano alla vicenda del Vietnam) a quelli che vorrebbero fare i vice-pontefice e riscoprono il “not in my name” solleticando in nome di un ipocrita spirito di dialogo la velleità di starsene fuori dal trauma del momento (anche questo uno schema mentale già visto durante la pandemia). Questa volta il tema leggi tutto

Verso la fine delle convergenze parallele

Paolo Pombeni - 23.02.2022

“Convergenze parallele” fu l’etichetta che venne data all’accordo sostanziale del luglio 1960 fra tutti i partiti, escluso il MSI, per un governo di tregua che portasse il paese fuori dalle turbolenze dell’avventurismo dell’esecutivo Tambroni. Il termine fu a lungo attribuito alla fantasia linguistica di Moro, allora segretario della DC, che invece non lo usò mai. Venne reso pubblico da un articolo di Eugenio Scalfari, ma lo aveva già impiegato prima nel suo diario Pietro Nenni, segretario del PSI, per spiegare quell’intesa anomala. In sostanza i partiti convergevano in forme diverse (appoggio esterno, astensione, opposizione morbida) a far lavorare un governo monocolore dc guidato da Fanfani, ma ciascuno si riservava di continuare a perseguire i suoi scopi che non convergevano affatto.

Per dirlo in sintesi: una componente a destra voleva rimettere in sella il vecchio centrismo chiuso a sinistra, un’altra pensava ad “aperture” che includessero in vario modo una parte almeno dell’opposizione socialista. Finì storicamente dopo una lunga storia travagliata con l’avvio nel febbraio 1962 di un primo esperimento di centro-sinistra. I “convergenti” tornavano a divaricarsi, ma non più nelle vecchie sedimentazioni: se la destra liberale tornava all’opposizione, quella dc, si inseriva nel nuovo gioco, mentre la sinistra socialista, sotto pressione del PCI, leggi tutto

Politica: scogli in vista

Paolo Pombeni - 16.02.2022

Come era prevedibile, usciti dal confronto sulle elezioni presidenziali, i partiti devono misurarsi con le scadenze del momento. Sarebbe saggio da parte loro lasciar fare al governo e a Mario Draghi vista la delicatezza della situazione, ma siamo in fase pre-elettorale e ormai si ragiona proiettandosi su quella prova. Problemi come una situazione economica non esattamente tranquilla per la crisi dei rifornimenti energetici, l’inflazione che riprende, una ripresa che sembra perdere lo slancio che aveva mostrato nell’ultima fase dello scorso anno vengono affrontati nella solita ottica della richiesta di sussidi, mance e quant’altro, perché così si spera di raccattare voti.

Alcuni lo fanno cercando di salvare le forme, altri con una sfrontatezza estrema (FdI vuole prolungare per 99 anni le concessioni balneari che dovremmo mettere a gara!), ma quasi tutti si fanno prendere dalle domande che arrivano da un paese che pullula di lobby, corporazioni e consorterie. Il vincolo esterno della subordinazione dei fondi UE per il PNRR alla realizzazione delle riforme e ad una buona gestione dei progetti sembra non funzionare più.

Complica tutto una situazione epidemica che sembra virare verso un approdo positivo, il che spinge però alla solita retorica del liberi tutti, che è la via più facile per raccogliere consenso. leggi tutto