Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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Dopo le elezioni. Un paese disorientato?

Paolo Pombeni - 08.06.2016

Lasciamo agli esperti le analisi sui flussi e sulle statistiche elettorali, perché è sono cose serie (ma noi abbiamo il nostro ottimo Luca Tentoni che ci copre in questo settore). Cerchiamo invece di ragionare sul significato che si può attribuire a questo test elettorale. E’ un test limitato, condizionato dalla sua natura amministrativa, ma ciò nonostante assai simbolico.

Il primo dato è la crisi delle tradizionali appartenenze partitiche. Di fatto, se lasciamo da parte i Cinque Stelle di cui diremo dopo, tutti hanno perso voti, in una certa misura per trasmigrazioni da una parte all’altra, in misura maggiore per un ulteriore incremento dell’astensionismo. Dipende dal fatto che c’è una fuga dalla politica? Ci permettiamo di dire che dipende molto di più dal fatto che la politica ha poco da dire.

Non c’è stato in queste elezioni da parte di nessuno il lancio di uno o più grandi temi che guardassero al futuro. Si è assistito solo o a geremiadi sulla inadeguatezza che ciascuno rinfacciava ai propri avversari (non siete competenti, non siete onesti, non volete bene ai poveri, vi preoccupate solo dei vostri interessi, e via elencando), o a generici appelli «all’impegno all’ascolto» della gente, come se fosse la gente ad avere già pronte le soluzioni alla crisi in corso e non invece si aspettasse di sentirsele illustrare da coloro che chiedevano il suo voto. leggi tutto

Dibattiti sul referendum: una fiera delle vanità?

Paolo Pombeni - 01.06.2016

Sarà anche stato un errore di Renzi quello di aver iniziato la campagna referendaria con cinque mesi di anticipo, ma bisogna dire che i media, in specie i talk show televisivi, sembra non aspettassero altro, tanto siamo invasi da pseudo-dibattiti sul voto da dare ad ottobre.

Si fa un gran discutere se le TV (e i giornali) diano la preminenza a chi è a favore della riforma o a chi è contrario, ma l’impressione è che si dia spazio soprattutto a chi prende spunto dalla riforma per divagare, per buttare tutto in zuffa politica, magari esumando qualche personaggio che si credeva definitivamente tramontato.

Sebbene chi scrive sia un fruitore molto distratto ed occasionale di quanto offrono le baruffe televisive, non ha potuto fare a meno di notare che a lui è capitato più di vedere sulla scena personaggi da rissa piuttosto che di assistere a qualche autentico confronto di ragioni. Siamo stati sommersi di osservazioni sul ruolo che i media devono avere nell’informare documentando tutte le opinioni. Già, ma informare su che cosa? Su quale è l’opinione dell’attricetta che vota no perché ha avuto il padre partigiano, del politologo che respinge la tesi che il bicameralismo paritario sia praticamente sconosciuto nei sistemi costituzionali senza degnarsi di dirci in quali paesi di costituzionalismo pari al nostro ci sarebbe qualcosa di simile? leggi tutto

Referendum: e se ragionassimo sul dopo?

Paolo Pombeni - 25.05.2016

E’ un po’ ingenuo meravigliarsi per i toni sopra le righe che sta prendendo con largo anticipo la battaglia per il voto al referendum confermativo della riforma costituzionale: era difficile non accadesse viste le premesse, cioè l’accusa a Renzi di voler mettere in piedi un sistema autoritario, le sempiterne storielle sulla “costituzione più bella del mondo”, la troppo facile polemica fra progressisti e conservatori. Da questo punto di vista rassegniamoci, sarà così sino alla fine, anche perché il palcoscenico mediatico delle polemiche attira i pasdaran dei diversi schieramenti come il miele le mosche.

Chiediamoci invece, almeno noi che abbiamo messo in piedi questo modestissimo organo per il piacere di ragionar di politica, come mai non si discuta per nulla delle prospettive che si hanno in mente, dall’una e dall’altra parte, per il dopo referendum. Qui non vogliamo parlare del problema del sì o no a Renzi, la sua eventuale uscita dalla scena politica o i suoi regolamenti di conti dopo una vittoria. Sono cose importanti, ma sono effetti collaterali, per quanto potenzialmente distruttivi.

Vorremmo invece affrontare semplici domande che sarebbe opportuno porre, la prima a chi sostiene il no, la seconda a chi sostiene il sì.

Ai sostenitori in buona fede della bocciatura della riforma bisogna chiedere se davvero il loro obiettivo è continuare con l’organizzazione costituzionale così come è. leggi tutto

Appesi al referendum?

Paolo Pombeni - 18.05.2016

La prova delle amministrative sembra passata al momento in secondo piano, il tema centrale che domina è l’esito del referendum sulle riforme costituzionali. I sondaggi che danno per problematica la vittoria sicura dell’una o dell’altra parte hanno scaldato una situazione che qualcuno riteneva dagli esiti scontati grazie ad un massiccio disinteresse della pubblica opinione verso un tema che si supponeva di difficile popolarità. Nel momento in cui si è invece visto, sempre da una parte e dall’altra, che la battaglia poteva anche portare a svolte importanti, si è innescato un clima piuttosto teso.

Naturalmente il contenuto specifico della riforma non è il tema dominante: troppo facile presentare, soprattutto da parte dei fautori del “no”, un quadro fantasioso delle questioni in campo, riducendole a stereotipi che preoccupano (sconvolgimento dei valori costituzionali, fine del sistema rappresentativo e scempiaggini simili). Nel marasma di queste diatribe sul nulla si sono buttati non solo forze politiche di opposizione a cui interessa solo buttar giù il governo Renzi, perché questo rientra tutto sommato nelle regole del gioco. Ci si potrebbe aspettare un po’ più di senso di responsabilità nazionale anche da parte delle opposizioni, ma nella storia è un fenomeno raro.

Più difficile da comprendere sono alcune prese di posizione di vertici di associazioni come l’ANPI che non si capisce in nome di cosa parlino: leggi tutto

Alla ricerca di scenari politici futuri

Paolo Pombeni - 04.05.2016

Per cercar di capire i tormenti della politica italiana attuale bisogna riflettere sul fatto che siamo di fronte ad una notevole incertezza circa gli scenari futuri con cui essa dovrà misurarsi. Altre volte abbiamo cercato di attirare l’attenzione sui punti caldi nell’evoluzione della politica internazionale. Questa volta cercheremo di analizzare alcuni passaggi della politica interna.

La grande incognita è ovviamente l’esito del referendum confermativo delle riforme costituzionali previsto per ottobre. Non sarà una prova da cui uscirà semplicemente un equilibrio “renziano” oppure un equilibrio alternativo, perché le incognite sono molte nell’uno e nell’altro caso.

Vediamo innanzitutto cosa cambia nel caso di una vittoria del sì. Avremo un senato che è un’incognita in termini di incidenza sulla vita politica. Chi parla di un corpo privo di poteri non ha letto il testo della riforma o quantomeno non lo ha capito. Il nuovo senato ha molti poteri, alcuni espressamente previsti, altri possibili con un uso abile della nuova normativa. p { margin-bottom: 0.25cm; direction: ltr; line-height: 120%; text-align: left; widows: 2; orphans: 2; }a:link { }

Infatti può intervenire su varie materie in cui il suo assenso è obbligatorio. Citiamo soltanto, per brevità, le leggi che si rifanno a normative europee. Chi le ha messe in mano al nuovo organo pensava probabilmente che si trattasse di leggi sulla quantità di cacao da mettere nella cioccolata o sullo standard da imporre per le lampadine elettriche. leggi tutto

Cambiamenti per “Mente Politica”

Paolo Pombeni - 30.04.2016

La redazione

 

Cari Lettori,

       abbiamo ormai alle spalle due anni di lavoro. Grazie a voi non solo il nostro spazio di audience, ma anche la nostra affidabilità sono cresciute. Il tempo però anche per noi non passa invano.

Come sapete, questo periodico è basato interamente sul lavoro volontario: nessuno, da chi scrive gli articoli, a chi coordina, a chi mette in rete, riceve alcun tipo di compenso. Si è andati avanti col ritmo che conoscete di tre uscite settimanali (martedì, giovedì, sabato) sino ad oggi. Ultimamente però abbiamo visto che era sempre più difficile tenere quel ritmo. Siamo, ed è la nostra caratteristica, un gruppo fatto prevalentemente di giovani (giovani come si usa oggi, quando ormai i trentenni e i quarantenni sono ancora tenuti in fase di … formazione – mettiamola così!). Di conseguenza col passare del tempo le persone, per fortuna, crescono nella loro vita personale e professionale e di conseguenza si assottiglia il tempo che possono dedicare al volontariato.

In queste condizioni reggere il ritmo di tre uscite a settimana si è rivelato difficile. Poiché non abbiamo intenzione di rinunciare alle nostre caratteristiche, cioè a proporre analisi meditate e che crediamo non siano così facilmente disponibili, scritte appositamente per noi, scegliamo di ridurre la presenza, ma non la qualità.

Perciò dal mese di maggio usciremo due volte la settimana: il mercoledì e il sabato. leggi tutto

Giochi pericolosi

Paolo Pombeni - 28.04.2016

La politica italiana sta scivolando su una china sdrucciolevole: il revival di inchieste giudiziarie su casi di corruzione politica (da ritenersi presunti sino a che non si giunga a sentenza) e l’inasprirsi del confronto politico vanno ritenuti qualcosa di più e di diverso da un più o meno normale scontro fra forze contrapposte? Questa è la domanda che ci si sta ponendo, a volte apertamente a volte attraverso sottintesi.

Ciò che non depone a favore della normalità dello scontro è l’assenza di una proposta alternativa praticabile. Quando il vecchio PCI attaccava l’egemonia DC poneva attenzione non solo a proporsi come alternativa, ma a mettere in opera ogni strumento per dimostrare quanto esso potesse costituire una alternativa matura ed affidabile. Oggi è arduo vedere nella concentrazione di forze che cercano di giungere alla sconfitta del governo Renzi qualcosa di paragonabile. Di conseguenza c’è da pensare che caduto questo governo, per quanti limiti si possano attribuirgli, finiremmo nel caos di una diaspora senza prospettive. Se è lecito dirlo, qualcosa di simile a quel che sta accadendo alla Spagna o che tempo fa è accaduto al Belgio.

Naturalmente si può obiettare che non si può sostenere un governo che funziona male solo perché si teme che in sua assenza le cose andrebbero peggio. E’ vero, ma nella valutazione del grado di efficienza di un governo bisogna sforzarsi di non finire nel patetico del partito preso antipolitico. leggi tutto

Politica e giustizia: e se uscissimo dall’impasse?

Paolo Pombeni - 26.04.2016

Torna la preoccupazione per un rinnovato scontro fra politica e giustizia: qualcosa di cui proprio nella difficile contingenza presente non si sente davvero il bisogno. Soprattutto se lo scontro è in definitiva più uno scontro fra poteri che un confronto fra differenti ragioni, come temiamo tenda di nuovo ad essere.

Siamo convinti che invece anche in questo campo sia possibile ragionare, ammesso che tutti conoscano i termini entro cui inquadrare il problema senza chiudersi in preconcetti e pregiudizi che non aiutano nessuno.

Per la verità non possiamo fare a meno di notare che lo scontro più che fra politica e magistratura è fra una certa rappresentanza dei pubblici ministeri e una classe politica che si sente sotto tiro. Non è una cosa banale: avrete fatto caso che tutti quelli che intervengono nel dibattito sul fronte della magistratura sono parte della funzione inquirente piuttosto che di quella giudicante, mentre è la seconda che, in verità, sarebbe la detentrice a pieno titolo del famoso “terzo potere”. Altrimenti è poi inutile stupirsi se un avviso di garanzia equivale ad una condanna e se si tende ad individuare il potere giudiziario come un potere di polizia (con conseguente calo della fiducia pubblica nel sistema della giustizia).

Detto questo, va altresì notato che la superficialità con cui la classe politica ha affrontato e continua ad affrontare il problema della corruzione è molto preoccupante. leggi tutto

Al via la seconda tappa della gara finale di Renzi

Paolo Pombeni - 21.04.2016

Con la sceneggiata per la mozione di sfiducia al governo svoltasi al Senato martedì 19 aprile ha preso il via la seconda tappa della gara al cui traguardo sta la vittoria o la sconfitta del “cambio di verso” imposto da Renzi col suo arrivo al potere.

In quel caso non c’era partita in materia di risultato, ma serviva per scaldarsi i muscoli in preparazione della terza tappa (le amministrative di giugno) e della quarta (il referendum sulla riforma costituzionale di ottobre). Soprattutto si è potuto saggiare a quali tattiche si ispirino i vari attori, almeno in questa prima fase, anche se va sempre tenuto conto che quando i confronti sono sostanzialmente simbolici come in questo caso tutti si lasciano andare alla spettacolarizzazione.

La prima sorpresa è venuta dalla pochezza delle opposizioni sia di destra che di sinistra. Si sono sentiti insulti, fantasie galoppanti, rodomontate, ma nessun serio argomentare. Difficile immaginare che con questo approccio le opposizioni vadano oltre i consensi che già hanno raccolto, soprattutto difficile credere che possano recuperare voti nell’ampia sacca dell’astensionismo. Da questo punto di vista il referendum anti trivelle ha fatto intuire quanto sia problematico immaginarsi che l’astensionismo derivi da un disgusto per una politica di basso profilo, perché se invece la politica riprendesse la sua capacità di battaglia la gente tornerebbe alle urne. leggi tutto

Non serve giocare coi numeri

Paolo Pombeni - 19.04.2016

La tentazione di giocare coi numeri dopo qualsiasi partita elettorale è un impulso irrefrenabile per i politici. Ci sono quelli che lo fanno con stile e quelli che non ne sono proprio capaci, ma è poco significativo. Ragionare su quel che è successo serve di più e noi proviamo a farlo.

Il referendum sulle trivelle (manteniamo questa definizione equivoca) è stato un mezzo flop da due punti di vista. Il primo è quello dei promotori più seri, cioè coloro che realmente pensavano, giusto o sbagliato che fosse, di essere di fronte ad una scelta realmente ambientalista. Il secondo è quello dei politici/politicanti che hanno pensato di sfruttare il populismo ambientalista per dare una spallata a Renzi. Il problema è che è impossibile separare le due componenti fra coloro che hanno votato sì al quesito referendario. Entrambi gli schieramenti cercano di accreditarsi la totalità del voto espresso che non è quantitativamente poco, perché sfiora un terzo dell’elettorato. Ciò è facilitato dal fatto che nei vertici stessi dei promotori del referendum le due componenti si mischiano ed è difficile dire quale sia quella strumentale.

Ciò pone però un problema serio all’ambientalismo italiano: se vuole fare passi avanti e conquistare una forte presa sul paese deve uscire dai recinti degli estremismi radicaloidi e soprattutto deve scindersi dai politicanti che vogliono cavalcare queste sensibilità solo per i loro fini. leggi tutto