Ultimo Aggiornamento:
18 settembre 2021
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Legge Rosato: aspettando la prova del budino

Paolo Pombeni - 01.11.2017

Si sa che, come dicono gli inglesi, la prova del budino consiste nel mangiarlo. La legge Rosato sulle normative elettorali non sfuggirà a questo destino, ma, anche qui come è d’uso, molti si affannano a prevedere in anticipo quale sarà l’esito di questa prova. Non si fa però troppo caso al fatto che come funzionerà la legge sarà determinato anche (forse in buona parte) da come verrà usata dalle forze in campo.

Tradurre semplicemente quanto previsto dai sondaggi in voti da contare secondo quanto previsto da questa normativa non ci sembra tenere conto delle novità che essa inserisce e del clima di fortissima mobilità politica che esiste nell’elettorato. Vediamo di fare qualche ragionamento.

Avremo i collegi uninominali e i listini corti, il che significa una forte visibilità delle persone che i vari partiti proporranno al loro elettorato. Certo un po’ di furberie nella confezione della legge sono pensate nell’ottica di elettori che mettono davanti a tutto la loro scelta ideologica: se io sono per il  centrodestra, per M5S, per il PD, per l’estrema sinistra, trangugerò qualsiasi designazione e non defletterò dalla scelta del mio simbolo del cuore. Ma sarà davvero così? Per una certa parte dell’elettorato è possibile che lo schema di leggi tutto

I costi di una politica senza riforme

Paolo Pombeni - 25.10.2017

La politica italiana si è concentrata su due vicende: lo scontro, o se si preferisce la baruffa sul problema della Banca d’Italia; l’interpretazione del significato da dare ai due referendum “regionalisti” di Lombardia e Veneto. Messa così può sembrare che non ci siano nessi fra le due vicende, che effettivamente sono di tipo assai diverso. Non fosse che per un punto, che ci pare molto importante: entrambe hanno radice nella cronica incapacità delle nostre classi dirigenti di affrontare il tema delle riforme di sistema.

Cominciamo con la vicenda della Banca d’Italia, dove sembra che tutta la questione sia riconfermare o meno il governatore Visco. Lasciamo perdere i populismi a cui si abbandonano i politici, a cominciare da Renzi che ciancia di un partito che sta coi risparmiatori invece che coi salotti. Concentriamoci invece sul rilievo fatto da lui e da tanti altri circa una certa inefficienza dei controlli di Bankitalia per impedire esiti disastrosi delle crisi bancarie.

Bene, la difesa dell’Istituto di via Nazionale è affidata ai numeri: elenchi di migliaia di ispezioni fatte, di centinaia di provvedimenti di vario genere che sono stati attivati. Dunque è difficile dire che non si è vigilato. Accusare di questo il governatore è giusto un diversivo.

Il problema leggi tutto

L’enigma di una legge elettorale con scarso consenso

Paolo Pombeni - 18.10.2017

Per quanto i sostenitori della attuale proposta di legge elettorale si diano da fare per sostenere la tesi di un testo non perfetto, ma il migliore possibile, resta il fatto che si tratta di un sistema cervellotico e molto poco attraente. Non che questo sia abbastanza per augurarsi una debacle di Renzi, perché non si può fare a meno di ragionare su cosa ci attende dopo, ma bisogna pur ammettere che non si sta lavorando nel migliore dei modi.

Partiamo a ragionare dall’inizio. Giustamente il Capo dello Stato aveva sempre chiesto che si procedesse per una riforma elettorale basata su un ampio consenso parlamentare. Ci si era andati vicino con la proposta simil-tedesca (neppure quella un capolavoro, a dire il vero), ma che comunque aveva il pregio di basarsi su un accordo ampio che includeva i Cinque Stelle. E’ stata fatta fallire per l’incapacità di Forza Italia e dei grillini di tenere a freno le pulsioni al protagonismo becero di Biancofiore e Fraccaro su un tema delicatissimo come il meccanismo particolare per la rappresentanza in Sudtirolo. Stupisce che nessuno nei due partiti che pure sono stati danneggiati da questo improvvido comportamento li abbia in qualche modo sanzionati.

Fallito quel tentativo leggi tutto

Confusione a sinistra: come nei grandi scismi religiosi?

Paolo Pombeni - 11.10.2017

La sinistra è tradizionalmente un campo sconvolto dalle lotte per l’ortodossia. Una volta c’era lo scontro fra socialisti e comunisti, poi c’è stato quello fra Pci e cosiddetti extraparlamentari (che peraltro, tutte le volte che ci sono riusciti, in parlamento non hanno mancato di andarci), poi la polverizzazione delle sigle nella confusione che seguì il crollo del comunismo reale, e adesso la querelle fra PD e scissionisti che, in buona compagnia, perdono tempo a discutere se Renzi sia davvero di sinistra.

Per capire quel che sta succedendo si deve appunto tenere conto che di lotte para-religiose per la difesa dell’ortodossia si tratta, oggi come ieri. La regola fondamentale in questi casi è che chi lascia la chiesa madre perché a suo giudizio è finita preda del demonio non può tornare indietro e fare la pace. Leggersi la storia della grande divisione protestante nel XVI secolo per capire: i concili, tardivi, servivano per rimettere ordine nella chiesa madre, non per far tornare all’ovile gli scissionisti.

D’Alema e compagni, che sanno il fatto loro, l’hanno capito benissimo e infatti sono schierati tetragoni contro la vecchia chiesa madre che ha eletto papa Renzi e sanno che se accettassero di tornare indietro accettando una alleanza col “demonio”

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Una campagna elettorale senza programmi?

Paolo Pombeni - 04.10.2017

Siamo da tempo di fatto in campagna elettorale e quel che assolutamente manca sono i programmi. Almeno se alla parola vogliamo dare un significato pieno, non accontentandoci di considerare programmi quelli che sono generici libri dei sogni o promesse/premesse di tipo banalmente ideologico. In questo caso qualche soggetto, a cominciare dai Cinque Stelle può pretendere di averne già uno, ma vari non ce l’hanno neppure a prendere per buone quelle accezioni di cui sopra.

Ciò di cui si discute sono leggi elettorali, con relative possibili manipolazioni dei voti, e coalizioni verso cui spingere dosando il bastone del “altrimenti non andrete mai al governo” con la carota del “se vi coalizzate vi premiamo anche”. Poi c’è qualche rodomontata tipo Di Maio che minaccia i sindacati di riformali lui quando andrà al governo, oppure le solite tiritere su chi è davvero di destra o di sinistra, chi è populista e chi no, chi è capace di cogliere al volo le domande della sua “gente” e chi invece si limita a frequentare le proprie cerchie ristrette, quale che sia il nome che vogliamo dare loro.

Eppure il paese ha più che bisogno di programmi seri attorno a cui coagulare, anche dialetticamente, l’opinione pubblica. Non che manchino leggi tutto

Choc Germania

Paolo Pombeni - 27.09.2017

Che le elezioni tedesche avrebbero potuto rappresentare un tornante lo si diceva da molte parti. Per lo più però ci si aspettava un tornante positivo: una buona riconferma di Angela Merkel che la incoronasse guida, insieme a Macron, della riscossa dell’Unione Europea. Qualche calo del suo partito era atteso, così come una non brillante performance socialdemocratica e un certo successo dell’estrema destra. Non però nei termini in cui tutto è accaduto, cioè una pesante perdita della CDU/CSU che va sotto di più di 8 punti, una debacle della SPD che si ferma ad un risultato al 20,5%: per entrambi il peggior risultato dal dopoguerra. In contrapposizione il nuovo partito populista, Alternative für Deutschland, balza al 12,6% e diventa il terzo partito al Bundestag.

Ma se si vuole vedere la realtà fino in fondo non bisogna fermarsi a questi dati. Teniamo conto che una volta di più dal dopo unificazione la Germania si conferma come un sistema saldamente multipartitico, con buona pace di quei politologi che quasi fino agli anni Novanta esaltavano il sistema quasi bipolare della BRD coi suoi tre partiti storici, i due grandi CDU/CSU e SPD, e il piccolo partito liberale FDP sempre sull’orlo di non superare la soglia di sbarramento leggi tutto

Urlare forte per farsi sentire dai sordi?

Paolo Pombeni - 20.09.2017

L’abitudine ad urlare forte sembra prendere sempre più piede nella politica politicante (cioè quasi tutta la politica). Lo si faccia alzando i decibel o buttandosi in metafore improbabili o dispensando scomuniche a dritta e a manca non cambia molto. Quello che ci si deve chiedere è invece semplice: perché lo fanno?

Non è difficile rispondere. Ci sono due fondamentali ragioni. La prima è dare la carica o fare coraggio alle rispettive truppe. E’ una vecchia tecnica sperimentata da tempo immemorabile da tutti gli eserciti del mondo: si va all’assalto urlando. Serve ad aumentare l’impressione che siamo tanti, e senza paura mentre il nemico fuggirà impressionato dalle nostre urla. Ovviamente funziona poco.

La seconda ragione è l’illusione che così sarà più facile costringere anche i duri d’orecchio ad ascoltare il grido. Si suppone che una parte, magari cospicua della cosiddetta audience, sia o distratta o piuttosto debole di udito, per cui gli alti decibel scuoterebbero il suo torpore. Anche qui ci sono controindicazioni, perché l’intensità del rumore disturba tutti coloro che ci sentono almeno decentemente e li spinge a tapparsi le orecchie, ma lasciamo perdere.

Qui si vuole fare un ragionamento politico. La prima spiegazione ci porta a chiederci quanto i leader dei vari raggruppamenti leggi tutto

Politica politicante e governo della ripresa

Paolo Pombeni - 13.09.2017

I dati economici sembrano incoraggianti, anche se parlare di uscita definitiva dalla crisi è prematuro. Tuttavia indubbiamente ci sono risultati positivi che non erano attesi e prospettive di consolidamento di una ripresa che, pur nei suoi limiti, sembra ormai avviata. Se non ci saranno sorprese, sempre possibili in un contesto internazionale tutt’altro che pacifico, ci si avvia ad una fase che ha contorni diversi da quelli immaginati fino a qualche mese fa dalla nostra politica politicante.

Se il paese abbia introiettato questo cambio di orizzonte è però una questione aperta. La gente non cambia idea guardando le statistiche e leggendo le previsioni degli specialisti: quando certe percezioni si sono radicate nell’immaginario collettivo non è così facile smuoverle. Vale a maggior ragione per un cambio di passo nell’economia che non è ancora avvertibile nell’immediato dal vissuto della maggior parte della popolazione, perché per esempio il problema più grave, la disoccupazione giovanile (che peraltro tocca una fascia molto ampia di popolazione perché in qualche modo arriva a lambire il confine dei quarantenni), non è ancora stata ridotta in maniera tale da rendere il fatto percepibile a livello diffuso. Non parliamo poi delle disfunzioni degli apparati politici: dalla cronica emergenza dell’incapacità di governo “ordinario” dei territori, che è la leggi tutto

Scenari in movimento?

Paolo Pombeni - 06.09.2017

All’avvio della ripresa autunnale gli scenari entro cui si muove la politica italiana sembrano piuttosto diversi da quelli che avevano contraddistinto la precedente fase dell’anno in corso. E’ vero che le incognite internazionali sono di difficile lettura, perché dove ci porterà la crisi innescata dalla Corea del Nord non è al momento prevedibile, e non si tratta di una variabile di poco conto. Poi c’è la situazione all’interno della UE che si rimetterà in moto dopo il risultato delle elezioni tedesche il 24 settembre: non si tratta solo di registrare la probabile vittoria della Merkel, ma di vedere, e ci vorrà qualche tempo, con quale coalizione governerà il suo quarto mandato, perché da ciò dipendono gli andamenti della sua politica europea.

Tradizionalmente però le nostre forze politiche non incentrano i propri interessi su questi temi, ma si arrovellano sugli equilibri possibili per la gestione del governo di casa nostra. Normale, almeno in parte, in una fase ormai sempre più pre-elettorale con le classi dirigenti del paese che si interrogano su chi sarà il futuro reggitore delle politiche del prossimo esecutivo. E qui non è solo questione dei nomi dei possibili futuri premier, ma anche di quale potere essi potranno avere rispetto alle maggioranze leggi tutto

Settembre andiamo …

Paolo Pombeni - 02.09.2017

Le reminiscenze scolastiche sono dure a morire e dunque ogni settembre torna alla mente la poesia di D’Annunzio: “settembre, andiamo, è tempo di migrare …”. Il ricordo sottolinea quell’andamento del tempo mutuato sulla scuola per cui in effetti a settembre sembra che ricominci tutto dopo quella che dovrebbe essere la pausa estiva.

Così è anche per la politica, che in agosto in genere non va completamente in vacanza perché si esercita a prepararsi il terreno per la ripresa autunnale, ma che comunque è attesa alla prova di quello che, almeno sulla carta, potrebbe essere un nuovo inizio. Quest’anno se non sarà un nuovo inizio ci si attende quanto meno una certa svolta, perché le scadenze che ci si parano davanti non sono davvero né poche né modeste.

Cominciamo da quella che potrebbe apparire la più lontana dai nostri problemi immediati. Il 24 settembre si voterà in Germania. I pronostici danno per certa la vittoria della Merkel e del suo partito, ma bisognerà vedere l’ampiezza del successo. A prescindere da questo, se non ci saranno sorprese sconvolgenti, la riproposta incoronazione della Cancelliera aprirà una nuova fase nella vicenda dell’Unione Europea. In probabile tandem con Macron verrà preso in mano lo spinoso dossier della necessaria riforma della UE: leggi tutto