Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2017
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Lo scoglio libico

Paolo Pombeni - 03.03.2016

E’ bene non sottovalutare l’impatto che a questione libica potrebbe avere sulla navigazione del governo Renzi. Rischia di diventare uno scoglio piuttosto difficile da evitare, comunque la si inquadri.

Innanzitutto sta già facendo riemergere un pacifismo puramente ideologico che da qualche anno era entrato in sonno. Naturalmente torna il solito argomento fasullo della presunta violazione dell’articolo 11 della Costituzione che, secondo queste valutazione vieterebbe qualsiasi guerra che non fosse puramente difensiva contro un aggressione esterna. Non è così, perché il “ripudio della guerra” la riguarda “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e non è facile immaginare che opporsi all’avanzata dell’Isis offenda la libertà di qualche popolo, né che un tentativo di pacificare la Libia possa essere inquadrato come risoluzione di una controversia internazionale.

Il fatto è che la nostra Carta parlava di “guerra” nei termini in cui la si poteva concepire nel 1946-48 ed è curioso che quelli che ritengono che la definizione che essa dà della “famiglia” vada storicizzata a quel momento non ritengano necessario fare altrettanto per la nozione relativa alla guerra.

Ovviamente altra cosa è discutere se un intervento militare nel caos libico sia in grado di raggiungere i risultati di pacificazione del territorio a cui mira. leggi tutto

La politica liquida

Paolo Pombeni - 01.03.2016

Si è parlato anche troppo e a sproposito di “società liquida”. Forse è venuto il tempo di trattare della politica liquida, almeno per quanto riguarda l’Italia. L’andamento delle ultime settimane infatti ci rivela un panorama che non riesce a superare le frammentazioni infinite della stagione in cui si stanno dissolvendo le tradizionali formazioni dei partiti. E non riesce a farlo neppure in presenza di scadenze che un tempo spingevano al serrate le fila: scadenze elettorali (le amministrative), leggi di particolare impatto sociale (le unioni civili), crisi economiche che non sembrano avviarsi a soluzione.

Il panorama è a dir poco sconcertante. Partiamo dal maggior partito, il PD, che  è preda al suo interno di una lotta di logoramento infinita fra gruppi dirigenti senza che si veda dove questa vorrebbe approdare. La minoranza sembra non riuscire a liberarsi dall’ossessione sulla presunta perdita dell’identità di sinistra del partito. Nessuno capisce veramente, neppure i promotori della battaglia, che cosa questo possa veramente significare alle soglie del XXI secolo e del resto nessuno lo spiega veramente: ci si limita a denunciare che si stanno facendo cose che per definizione non sarebbero di sinistra, come far passare le proprie proposte di legge con voti che provengono da altre forze. Inutile chiedere se pensano che sarebbe meglio non farle passare piuttosto che subire quell’onta, perché è un linguaggio che ai critici appare incomprensibile. leggi tutto

Prima la governabilità …

Paolo Pombeni - 25.02.2016

La scelta che Renzi sembra sia riuscito a far accettare ai senatori del PD è in fondo quella di sempre: prima viene la governabilità e non è ancora tempo di andare alle elezioni. Ci pare sia questo il senso della decisione di votare il disegno di legge sulle unioni civili in maniera da tenere compatta, il più possibile, la maggioranza di governo anche rinunciando a quanto si era programmato in precedenza.

Francamente non sappiamo se davvero il disegno del leader del PD fosse quello “blairiano” che gli attribuivano alcuni osservatori: lasciar passare una legge connotata nel senso di una “sinistra radicale” per difendersi dalle accuse di essere un politico incline solo a misure che i suoi avversari interni definiscono “di destra”. In effetti qualche indizio in questa direzione c’era, perché aveva lasciato la faccenda in mano al partito parlamentare, perché aveva fatto la voce grossa col cardinal Bagnasco, perché aveva preso pubblicamente posizione per non arretrare.

Ora è sospetto che si sia accorto solo all’ultimo momento che “i numeri non ci sono” e che lo abbia fatto perché improvvisamente ha realizzato che i Cinque Stelle sono gente da agguati parlamentari più che da solide intese. Pare più probabile che abbia fatto qualche conto sui costi politici di una operazione condotta in polemica con i suoi alleati di governo e senza che trovasse nella pubblica opinione quel sostegno massiccio che cercano di accreditare gli appelli dei soliti schierati per il politicamente corretto. leggi tutto

La politica che deve scegliere

Paolo Pombeni - 23.02.2016

Non è semplice decifrare questa fase politica e ancor meno lo è decifrare Renzi. Il suo intervento all’assemblea del PD è stato un atto di battaglia anche se non si riesce a capire quale ne sia l’obiettivo. Indubbiamente il premier-segretario ha deciso di entrare in prima persona nella battaglia parlamentare sul ddl Cirinnà, cambiando linea rispetto a quel che aveva fatto sino ad ora. Ma non si è limitato a questo e bisogna tenere conto anche del resto.

Sul problema delle Unioni civili sembrerebbe che si sia scelta una linea di accordo con la coalizione che sostiene il governo, sino al punto di ventilare la possibilità che sul punto venga posta la questione di fiducia. E’ una sfida alla sinistra interna del PD e un cambiamento rispetto a quella che sembrava la scelta precedente, cioè di usare quel ddl per fare la famosa “cosa di sinistra” che lo coprisse verso una quota del suo elettorato. Se oggi si cambia registro, significa che quel risultato non viene più ritenuto garantito e che si preferisce non mettere a rischio la tenuta del governo.

Ovviamente in questo gioco di machiavellismi c’è da tenere conto anche dello scontro con il M5S, a cui Renzi vuole addebitare la impossibilità di portare a casa il risultato “di sinistra”. Prontamente Di Maio si è invece dichiarato disponibile a votare il ddl così com’è, consapevole che in questo caso probabilmente si porterebbe a casa la sua approvazione integrale, ma col risultato di mettere in seria crisi la coalizione di governo. leggi tutto

Lincoln: i dilemmi di una leadership

Paolo Pombeni - 20.02.2016

Per tutti gli appassionati storia e di politica il volume che Tiziano Bonazzi ha dedicato al presidente della guerra civile americana è una lettura da non perdere (T. Bonazzi,  Abraham Lincoln. Un dramma americano, Bologna, Il Mulino, 2016, pp. 306, € 22). Prima di tutto perché è un libro scritto in maniera splendida, il che purtroppo sta diventando raro. L’autore crea un gioco di sfondi e di primi piani sul suo eroe che non solo è molto godibile, ma che ci porta davvero “dentro” una storia tutt’altro che semplice da dipanare.

Bonazzi è un grande specialista di storia americana, ma è uno di quegli specialisti che comprendono come i lettori non lo siano e quindi come abbiano bisogno di essere introdotti in un mondo che non è il loro: non solo perché si parla di un altro continente e di un’altra cultura, ma perché si parla di un’altra epoca, che va dagli inizi dell’Ottocento sino al 1865. Non è uno spazio di tempo breve come sembra, perché in quel lasso temporale cambia il mondo: gli Stati Uniti passano dall’universo della colonizzazione britannica con i suoi retaggi culturali, alla fase del grande stato che deve costruirsi come “nazione” inglobando la “frontiera” e il sistema economico di piantagione, l’industrializzazione e il commercio su larga scala, la religione del puritanesimo cristiano e quella del risveglio evangelico. leggi tutto

Quando manca un timoniere

Paolo Pombeni - 18.02.2016

La vicenda del rinvio di una settimana del dibattito in Senato sul ddl Cirinnà dimostra una cosa che tutti sapevano già: impossibile arrivare ad una legge decente in una materia difficile se non la si è preparata nel paese e se non c’è un timoniere che guidi la nave nei marosi della politica attuale.

Il primo aspetto dovrebbe indurre a riflessioni più generali, ovverosia a chiedersi se si possa andare avanti con una politica che su aspetti molto delicati lascia tutto in mano alle piazze guidate dai pasdaran di opposte fazioni nonché alla spettacolarizzazione dei dibattiti nei talk show televisivi dove si fa a gara a scavalcarsi in estremismo. Perché esattamente questo è quanto è accaduto e continua ad accadere sulla delicata questione delle unioni civili.

Solo una classe politica superficiale poteva immaginarsi che regolamentare un cambiamento di costumi che tocca impostazioni secolari potesse essere una passeggiata. Ammettiamo pure che sia difficile capire in questo momento dove penda la bilancia della pubblica opinione, ma che questa bilancia oscilli pericolosamente è cosa certa. Di conseguenza non ci voleva molto a capire che i partiti si sarebbero buttati a corpo morto alla ricerca del “trofeo” da esibire ai loro elettorati, vuoi intestandosi la promozione della legge “attesa da anni”, vuoi gloriandosi di averla bloccata, vuoi facendo i pesci in barile cercando di dare il classico colpo al cerchio e l’altrettanto classico colpo alla botte. leggi tutto

Dove va la destra italiana?

Paolo Pombeni - 16.02.2016

Non sappiamo se davvero le prossime amministrative saranno quel test rivelatore del vero stato della politica italiana così come sostengono in molti. Certamente però serviranno ad aiutare a capire a che punto siano giunti i sommovimenti a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni.

Per la destra italiana c’è davvero bisogno di comprendere dove portino dei percorsi che sino ad oggi sono stati più che ondulatori. La tre componenti più solide di questo universo non riescono infatti né a trovare una sintesi, né a conoscere la vittoria di una componente sulle altre. Da questo punto di vista il percorso di selezione delle candidature in alcune città chiave è stato piuttosto rivelatore.

Il primo dato che colpisce è come in questo frangente colui che sembrava l’astro nascente della destra italiana, cioè Matteo Salvini, sia finito in un cono d’ombra. In nessuna delle grandi città chiamate al voto c’è un candidato della Lega in pole position. Anzi in senso proprio solo a Bologna quel partito ha ottenuto di far convergere la destra sul suo candidato, che però è un candidato debole e di scarso appeal che nessuno accredita della possibilità di impensierire la candidatura al secondo mandato dell’attuale sindaco, il PD Virginio Merola, che peraltro è tutto fuori che un personaggio dotato di carisma e di solida presa elettorale. leggi tutto

I rebus delle primarie

Paolo Pombeni - 09.02.2016

Adesso Renzi vuol proporre le primarie anche al gruppo socialista europeo per la scelta del futuro candidato alla presidenza della UE. Una proposta a dir poco azzardata che continua a non tenere conto della natura piuttosto particolare di questo meccanismo per il coinvolgimento della “base” nelle scelte delle candidature per posizioni di vertice.

Per capire bisogna iniziare a ragionare sui problemi che le primarie hanno messo in luce nella nostra esperienza che ormai non è più così limitata. Anche la recente riproposizione di questo meccanismo a Milano non ha affatto sciolto le questioni che sono da tempo in campo.

La prima riguarda da chi debba essere formato il cosiddetto “popolo delle primarie”. In astratto ci sono due possibilità: 1) da coloro che sono regolarmente iscritti al partito o ai partiti che accettano quel passaggio per determinare la candidatura; 2) da tutti coloro che al momento del voto si autodichiarano partecipi di quell’ “universo politico” che li ha chiamati ad esercitare la scelta. Ovviamente non si tratta di scelte neutre, proprio perché non è che abbiamo a che fare con due categorie astratte, ma con fenomeni ben individuati della vita politico-sociale.

Nel primo caso c’è la garanzia astratta che a scegliere siano persone che hanno fatto delle scelte di militanza consapevole. Il piccolo problema è che attualmente le iscrizioni ai partiti sono più che in crisi, riguardano uno spettro sociale limitato (per esempio molti anziani e pochi giovani), leggi tutto

La difficile Europa

Paolo Pombeni - 06.02.2016

Dare troppa importanza alle sortite di Renzi su chi deve fare i compiti a casa, chi deve presentarsi col cappello in mano e roba simile è poco utile. Altrettanto inseguire le reazioni che le uscite del premier italiano suscitano a Bruxelles: anche quelle sono fatte tanto per finire sui giornali. Gli osservatori più attenti vedono bene le contraddizioni che si annidano in tutte queste posizioni. Werner Mussler sulla “Frankfurter Allegemeine Zeitung” ha ironizzato sul commissario Moscovici che prima dichiara solennemente che il rispetto dei parametri e l’ortodossia economica sono “un mantra” (parole sue) e poi deve far capire che, insomma, il termine va poi preso con cautela. Il commentatore tedesco ha insinuato che con la Francia, paese di cui Moscovici è stato ministro delle finanze, che rischia di sforare il limite di deficit del 3%, avesse tutto l’interesse ad andarci leggero.

Vale però la pena di passare oltre le sceneggiate politiche e di interrogarsi sulla sostanza della faccenda: l’Unione Europea è o no in crisi? C’è una leadership capace di affrontarla? Rispondere a queste domande significa anche affrontare la necessaria analisi del contesto mondiale in cui si muove l’Europa. Continuiamo a parlare di globalizzazione, ma poi ci dimentichiamo che è qualcosa di più di un vago slogan passpartout. leggi tutto

La politica dopo le piazze

Paolo Pombeni - 02.02.2016

Tutti a chiedersi quale sarà l’impatto delle due opposte manifestazioni, quella delle coppie arcobaleno e quella del “Family Day”, sulla politica italiana. Domanda non infondata, ovviamente, perché entrambe hanno minacciato e tuonato contro i politici invitandoli ad allinearsi alle loro posizioni, pena il solito “altrimenti che ne ricorderemo alle prossime elezioni”. Che si tratti davvero della “volontà del popolo” è piuttosto dubbio: nell’uno e nell’altro caso si è trattato di minoranze integraliste, per quanto di una certa consistenza, con scarse capacità di proporre autentici terreni di confronto. Tuttavia sarebbe altrettanto dubbio che tutto passerà senza conseguenze.

Ciò su cui conviene riflettere è la difficoltà di impostare un confronto razionale sui problemi che la nostra società pone sul tappeto. Tanto per spiegarci, citiamo un altro fatto meno dirompente a livello pseudo-etico del problema del disegno di legge Cirinnà: la protesta dei cittadini rimasti coinvolti nel disastro delle ormai famose quattro banche. Anche in questo caso le proteste puntano più a provare di imporre una qualche forma di ricatto alla politica che non a chiedere interventi che possano inquadrarsi in una logica di sistema.

E’ curioso, per esempio, che, tornando al tema delle proteste a favore (presunto) della famiglia, si chieda piuttosto la cancellazione del disegno di legge che non il varo di politiche attive di sostegno ai molti problemi che essa affronta nella società di oggi. leggi tutto