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Cronaca di un’assenza. La politica italiana nel dibattito pubblico tedesco
Capita che di fronte al carattere involuto di molta parte del discorso pubblico nostrano, adagiato su una lettura spesso ombelicale degli avvenimenti politici, sorga l’esigenza di allargare lo sguardo e di osservare l’immagine che l’Italia proietta di sé oltre i propri confini. Una buona pratica è quella di verificare quanta parte del dibattito politico italiano, accalorato ma spesso asfittico, riesce a traguardare i confini nazionali e a destare l’attenzione, per limitarci alla dimensione continentale, dei nostri partner europei. Si tratta di un’azione di profilassi del pensiero che porta inevitabilmente a relativizzare l’immagine del ruolo e del peso che il nostro Paese conserva nelle vicende politiche ed economiche internazionali.
Un buon banco di prova è dato dall’esame della presenza e della rilevanza che i fatti politici italiani hanno correntemente nella stampa tedesca. Non ci si attende certo che le turbolenze della vita politica nostrana trovino nei quotidiani tedeschi la medesima eco che gli orientamenti politico-economici del governo guidato dalla Merkel leggi tutto
Portogallo: fine di un piano di salvataggio
Fare bilanci quando si è nell’imminenza di una tornata elettorale tanto importante quanto è quella del prossimo 25 maggio è questione alquanto complicata. Eppure, proprio perché le elezioni europee si approssimano e dopo tre anni giunge alla fine il piano di salvataggio del Portogallo, è necessario cercare comunque di individuare qualche punto fermo al di là di un clima che appare improntato a eccessivo ottimismo.
Il Memorandum stabilito tra il governo di Lisbona e la Troika aveva come obiettivo principale quello di rendere più solide le finanze pubbliche. Tre sono gli elementi che meritano di essere sottolineati. Primo: la spesa è stata notevolmente ridotta, nel 2010 era di 89 miliardi e ora è 80, ma il dato del 2010 non fa testo, perché è diretta conseguenza delle politiche keynesiane adottate dall’allora Partido Socialista per fare fronte alla crisi scatenatasi a partire dal 2007. Se facciamo un passo indietro e prendiamo il dato del 2008, la spesa dello stato era di 77 miliardi, cioè 11 miliardi in meno rispetto al 2010 e tre in meno rispetto al 2013. leggi tutto
La BCE convitato di pietra delle elezioni del 25 maggio
Certo non si può dire che questa tornata la campagna elettorale per le elezioni per il Parlamento di Strasburgo non tocchi questioni europee. L’euro è il tema che risuona ovunque. Nonostante molte formazioni politiche sventolino minacciose bandiere antieuro, non spunta però all’orizzonte una risposta nei fatti e sul piano mediatico da parte di alcuna istituzione europea. Il compito, ingrato, di difenderle è lasciato a forze politiche di governo. Alcune delle quali non hanno certo ricevuto favori da Bruxelles e Francoforte. E ora si trovano a dover giustificare zii spilorci, lunatici. E una BCE sempre pronta a rimproverarci. Colpevole di averci cacciato nel vicolo angusto e drammatico della deflazione. Tutto questo non aiuta sul piano politico i governi leali all’Europa. E dimostra una fastidiosa sufficienza nei confronti della democrazia e della rilevanza del Parlamento europeo. Oltretutto è proprio la BCE l’istituzione federale per eccellenza che deve ogni anno rendere conto al Parlamento europeo. Ma la BCE sembra scarsamente interessata ai suoi interlocutori istituzionali, forse perché finora il parlamento europeo ha contato quanto il Forum di Davos. Ma non sarà sempre così. In ogni caso la BCE avrebbe potuto, e potrebbe ancora, fare qualcosa. Ma seguita a limitarsi ad annunci. E rimanda. Rimanda. Rimanda. leggi tutto
Tsipras a casa sua: la Grecia al voto
Nel luglio del 1974 crollava in Grecia il regime dei colonnelli e nasceva, dopo sette anni di dittatura, una lunga stagione politica e sociale che avrebbe segnato le sorti del paese per i decenni successivi, a partire dalla nascita di quel partito socialista, il PASOK, primo partito di sinistra a governare la Grecia nel secondo dopoguerra. Nello stesso mese nasceva ad Atene Alexis Tsipras che oggi rappresenta il leader di una sinistra greca ben diversa da quella del traballante PASOK e che la sinistra radicale europea ha scelto come suo candidato per le imminenti elezioni. Trentanove anni in cui la Grecia ha vissuto fasi travagliate e difficili di crescita economica e sviluppo sociale, squilibri e speranze, fino alla drammatica crisi odierna. Trentanove anni in cui Tsipras ha avuto modo di crescere politicamente prima nel movimento studentesco tra le fila della gioventù del Partito comunista e poi come studente del Politecnico di Atene, attivo nella gioventù del Synaspismos (1999-2003) di cui sarà poi dirigente. Nel 2004 il Synaspismos porta a compimento un processo di trasformazione iniziato nel 2001 con lo “Spazio di dialogo e di azione leggi tutto
L’euroscetticismo al tempo della crisi
La novità forse più clamorosa della campagna elettorale per le elezioni europee del 25 maggio è la politicizzazione dell’euroscetticismo, che da confuso sentimento antieuropeo sta assumendo in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente i contorni di una vera e propria proposta politica. Si calcola che nel nuovo Europarlamento il 30% circa dei seggi potrebbe essere occupato dai rappresentanti di forze che, dall’estrema destra all’estrema sinistra, contestano l’assetto politico-istituzionale e l’architettura finanziaria dell’Ue. Naturalmente, vi sono rilevanti differenze all’interno di questo composito fronte, e spesso i termini utilizzati per nominarlo sono tanto confusi e generici quanto le proposte che essi pretendono di descrivere. Esso comprende formazioni più legate alla tradizione della destra conservatrice, come il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Nigel Farage, leggi tutto
Juncker, Schulz e la Commissione del futuro: tra teoria e pratica
Almeno una novità le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo la hanno già riservata. Ben prima che si materializzino i fantasmi di un’ondata euroscettica o di un ulteriore aumento dell’astensionismo, per la prima volta dal 1979, tutti i principali partiti rappresentati a Strasburgo (eccetto le forze euro-scettiche) presentano un capolista che automaticamente si tramuterà, almeno in linea teorica, nel candidato di ciascun gruppo per la guida della Commissione europea. La novità, almeno in teoria, è rilevante. Per cercare però di valutare l’importanza del passaggio è necessario soffermarsi prima sulla “teoria” e poi sulla “pratica”.
Quando i principali partiti politici rappresentati a Strasburgo hanno deciso di presentare un capolista a livello europeo da tramutare poi nel rispettivo candidato per la guida della Commissione avevano due obiettivi congiunturali e uno strutturale. Nel breve periodo: democratizzare maggiormente l’Unione e lottare contro l’astensionismo. Da un punto di vista sistemico la convinzione di una larga maggioranza dei parlamentari era quella della necessità di riequilibrare il gioco delle istituzioni europee. leggi tutto
L’erba del vicino è sempre più verde? La Slovenia in crisi
Ieri il primo ministro sloveno Alenka Bratušek ha rassegnato le dimissioni. Poco più di un anno è passato da quando l’Europa si era trovata a un passo dal dettare a Lubiana misure anticrisi, che avrebbero dovuto evitare alla Slovenia il destino di Grecia, Cipro e Irlanda. Nel paese imperversavano la recessione, i fallimenti nel settore privato, l’aumento della disoccupazione e del deficit, l’esposizione creditizia delle banche (pari al 20% del pil). Fra 2012 e 2013, Bratušek e il suo predecessore Janez Janša – al governo per poco più di un anno a testa – sono così stati chiamati a una politica di contenimento della spesa e privatizzazioni. Annunci a parte, i risultati sono stati però piuttosto scarsi, davanti all’esplosione della bolla immobiliare, delle speculazioni finanziarie e delle clientele politiche, le cui premesse si trovano nel pur prudente e positivo processo di liberalizzazione del mercato, avviato nei ruggenti anni Novanta. leggi tutto
I tedeschi al voto senza sbarramento
Alle prossime elezioni europee i tedeschi voteranno con una legge elettorale senza sbarramento. Lo ha deciso la Corte costituzionale di Karlsruhe con la sentenza del 26 febbraio scorso. In Italia la notizia è passata sotto silenzio. Eppure sono diversi gli elementi di interesse. Innanzitutto, scopriamo che l’Italia non è l’unico Paese in Europa a votare con leggi elettorali che vengono successivamente dichiarate incostituzionali. È dal 1979, infatti, che in Germania la legge elettorale per le elezioni del Parlamento europeo prevedeva uno sbarramento. Nel 2011 il Bundestag aveva provveduto ad abbassare la soglia dal 5% al 3%, in seguito a un pronunciamento del Tribunale costituzionale federale con cui i giudici di Karlsruhe avevano di fatto già cassato la legge elettorale vigente per le elezioni europee. leggi tutto
L’«Altra Europa»: la sfida di Tsipras alle prossime elezioni
Ha alle spalle una carriera politica rapida e brillanteil leader greco Alexis Tsipras; se lo attende un luminoso futuro anche all’interno delle istituzioni europee ce lo diranno gli esiti delle prossime elezioni per il Parlamento di Bruxelles. A soli 33 anni, nel 2008, è divenuto segretario del partito della sinistra radicale Synaspismós, dopo averne presieduto per un decennio l’area giovanile; l’anno successivoè entrato nel Parlamento ellenico grazie al 4,6% di preferenze ottenuto dalla coalizione Syriza, di cui il suo partito rappresentava la lista maggiore; nel 2006 si era piazzato al terzo posto nella corsa a sindaco di Atene.Il vero exploit si è avuto comunque due anni fa quando, nelle tornate elettorali di maggio e giugno per il rinnovo del Parlamento greco, il movimento politico di Tsipras ha conquistato rispettivamente il 16,7% e il 26,8% dei voti, il che lo rende il principale partito d’opposizione. leggi tutto
Un rifondatore al 10 di rue Solférino?
Il nome di Jean-Christophe Cambadélis può non dire molto all’opinione pubblica italiana. Eppure il suo arrivo alla guida del PS, dopo che il terremoto elettorale di fine marzo ha certificato i due anni di fallimentare presidenza Hollande, getta luce sia sul tentativo di ripartenza dello stesso inquilino dell’Eliseo, sia sullo stato di salute del socialismo transalpino.
Prima di tutto bisogna ricordare il profilo politico-ideologico di Cambadélis. Militante trotzkista e presidente del sindacato universitario UNEF-ID a metà anni ‘80, nel 1986 rompe con l’estrema sinistra e conduce molti giovani militanti all’interno del PS di Jospin. Lo stretto legame con Jospin si conferma negli anni ’90, quando Cambadélis è l’animatore delle Assises de la transformation sociale, laboratorio ideologico della futura gauche plurielle, alla guida del Paese con Jospin Primo ministro nella coabitazione 1997-2002. Il 1997 è però l’anno del primo insuccesso personale, infatti proprio Jospin sceglie Hollande e non Cambadélis per la guida del PS. Quest’ultimo allora si avvicina a Dominique Strauss-Kahn e fonda una strana corrente che unisce jospenisti e rocardiani. leggi tutto


