Ultimo Aggiornamento:
07 ottobre 2026
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Eurobonds: oggi più di ieri

Gianpaolo Rossini * - 29.05.2014

A lungo si è discusso in Europa  l’idea di unificare l’emissione dei titoli pubblici dando vita a obbligazioni pubbliche denominate eurobonds che avrebbero progressivamente sostituito  Bot, Btp italiani, Bonos spagnoli, Bund tedeschi e così via. Gli eurobonds però non hanno mai visto la luce per opposizione teutonica. Lo scenario  è cambiato per cui vale la pena chiedersi quali sarebbero oggi i vantaggi  e i costi degli eurobonds. Resterebbero gli stessi di qualche anno fa o sono mutati da quando la proposta originaria venne avanzata da Juncker e Tremonti sul Financial Times?  

La sostituzione dei titoli pubblici nazionali con un unico titolo di eurolandia produrrebbe lo stesso tasso di interesse nelle diverse aree della unione monetaria per governi, imprese e consumatori e la scomparsa dei costosi spread. Qualche anno fa, se avessimo adottato gli eurobonds, quando gli spread erano cospicui, avremmo forse avuto una lieve salita dei tassi  rispetto a quelli dei paesi più virtuosi (Germania, Olanda, Finlandia, Austria), una discesa per quelli in difficoltà (Irlanda, Grecia; Portogallo, Cipro, Spagna, Italia) e probabilmente nessuna o scarse variazioni per i paesi sul confine tra bene e male, come Francia e Belgio. Questa previsione era frutto di un’ipotesi pessimista. Gli eurobonds avrebbero reso il mercato dei titoli pubblici molto più liquido con benefici per i forti e per i deboli. leggi tutto

L'assalto disordinato degli eurofobi alla vecchia Europa

Riccardo Brizzi - 27.05.2014

Alla vigilia delle prime elezioni europee dallo scoppio della crisi dell'eurozona (2010), gli osservatori erano concordi nel prevedere l'affermazione di due protagonisti: l'astensione e l'eurofobia. Le urne hanno invece riservato alcune sorprese.

 

Un'affluenza stabile

 

A partire dal tasso di affluenza (43,1%) che aumenta di un decimale rispetto a cinque anni fa. Il dato non è certo la spia di un rinnovato euroentusiasmo ma si tratta comunque di un'inversione di tendenza se si considera che l'affluenza era costantemente diminuita dal 1979 (62%) in avanti, sino al 43% del 2009. L'Italia (-8% di affluenza rispetto al 2009) si distingue rispetto agli altri «grandi» d'Europa: in Germania (+5%), Francia (+2,5%) e Regno Unito (+1,5%)  infatti le urne sono state più frequentate rispetto a cinque anni fa. La partecipazione è ulteriormente diminuita invece nei paesi dell'Europa centro-orientale, con tassi d'astensionismo impressionanti quasi dappertutto, a partire dalla Slovacchia (87%), Repubblica ceca (80,5%), Slovenia (79%) e Polonia (77%). leggi tutto

Le elezioni in Ucraina: vincitori, vinti e scenari futuri

Carlo Reggiani * e Yevgeniya Shevtsova ** - 27.05.2014

Il “terremoto elettorale” a seguito delle Europee ha fatto forse passare in secondo piano, in Italia e in Europa Occidentale, l’altra consultazione tenutasi in Europa il 25 Maggio. Tuttavia, le elezioni presidenziali in Ucraina potrebbero rappresentare un passaggio cruciale in un paese che negli ultimi mesi ha vissuto le proteste dell’EuroMaidan, la conseguente cacciata del presidente Yanucovich, il referendum che ha decretato l’indipendenza della Crimea e gli scontri nelle regioni Orientali che l’hanno portato sull’orlo di una guerra civile.

 

Un vincitore…   


Le elezioni di domenica erano chiamate ad eleggere il nuovo presidente. Molti analisti hanno identificato in quest’appuntamento la possibile svolta per l’Ucraina. Negli ultimi mesi, il vuoto di potere lasciato da Yanucovich e la debolezza del governo provvisorio di Kiev hanno portato a una situazione drammatica nelle regioni Orientali, come ci ha tristemente ricordato la recente tragica uccisione del giornalista Andrea Rocchelli e del suo accompagnatore russo. leggi tutto

Il Front National tra passato, presente e futuro

Michele Marchi - 24.05.2014

Il voto europeo rappresenta per il FN una grande opportunità, non senza però qualche rischio. Da un lato Marine Le Pen può continuare la sua marcia trionfale apertasi con lo storico 17,9% del I turno presidenziale del 2012 e proseguita con i buoni risultati delle municipali di fine marzo. D’altra parte il voto europeo è storicamente complicato per il FN. Chiedere il voto per eleggere rappresentanti all’interno di istituzioni che si vorrebbero scardinare e sostanzialmente chiudere non è semplice. Più in generale il voto di domenica fornirà indicazioni importanti sull’evoluzione di un partito che è lo specchio nel quale si riflettono aporie e carenze del modello francese. leggi tutto

Qual è la posta in gioco? Italia e Germania alla vigilia del voto

Gabriele D'Ottavio - 24.05.2014

Domani si vota. Ma qual è la posta in gioco? Proviamo a rispondere prendendo per buoni e comparando i messaggi veicolati dalle campagne elettorali di due grandi paesi come l’Italia e la Germania. In Italia si è parlato assai poco di Europa, un po’ più dei «cattivi tedeschi» e dell’euro, molto dei politici italiani corrotti e moltissimo di Beppe Grillo e Matteo Renzi. In Germania non si è parlato quasi per nulla dell’Italia (ad eccezione delle sconcertanti offese di Berlusconi e Grillo), molto poco dell’euro, un po’ più d’Europa e dell’antieuropeismo montante fuori dai confini nazionali, molto di Martin Schulz ma assai meno di Jean-Claude Juncker. leggi tutto

L’Austria tra europeismo di facciata e populismo

Furio Ferraresi * - 22.05.2014

Il paradosso della campagna austriaca per le elezioni dell’Europarlamento è che di Europa si parla meno di quanto se ne discutesse solo qualche mese fa, in occasione delle elezioni politiche, svoltesi il 29 settembre 2013. Mentre allora l’euroscetticismo, diversamente modulato secondo la posizione occupata nello spettro politico, era il Leitmotiv di quasi tutti i partiti, compresi i socialdemocratici, timorosi di essere scavalcati a destra dai liberalnazionali (Fpö) di Heinz-Christian Strache, oggi i due maggiori partiti (Spö e Övp), usciti nettamente ridimensionati dalle urne, ma costretti alla riedizione, in versione ridotta, della “grande coalizione”, sono obbligati a un europeismo di maniera, a un chiacchiericcio europeista che anziché affrontare i temi caldi della politica europea, magari avanzando anche qualche soluzione, li lascia appannaggio della destra populista e antieuropea. Su quest’ultimo fronte, vi è innanzitutto da rilevare che il paventato sorpasso della Fpö nelle Politiche dell’anno scorso non si è verificato: i liberalnazionali hanno aumentato sì del 3,1% i propri consensi, raggiungendo il 20,6%, ma sono rimasti il terzo partito, dietro i popolari, con il 24%, e i socialdemocratici, con il 26,9. leggi tutto

La Gran Bretagna al voto: la sfida anti-europea dello Uk Independence Party

Giulia Guazzaloca - 20.05.2014

La diffidenza degli inglesi nei confronti dell’Unione Europea viene da molto lontano e se sarà vero – come ci hanno detto tutti i sondaggi – che nelle elezioni per il Parlamento europeo della prossima settimana a trionfare ovunque sarà l’euroscetticismo, in Gran Bretagna ciò dovrebbe sorprendere meno che altrove. Dopo due fallimenti, dovuti al veto della Francia di De Gaulle, Londra entrò ufficialmente nella CEE nel 1973 ma l’allora primo ministro, il conservatore Heath, dovette faticare non poco sia per convincere un’opinione pubblica assai tiepida dinanzi alla prospettiva dell’ingresso, sia per ottenere dal Parlamento la ratifica del trattato. E da allora la Gran Bretagna, sempre ostinata a salvaguardare la vecchia special relationship con gli Stati Uniti, è rimasta un partner «scomodo» all’interno dell’Unione: al momento della firma del trattato di Maastricht si garantì la facoltà di non aderire all’euro e di chiamarsi fuori dalle politiche sociali previste dall’accordo; vent’anni più tardi, nel 2011, non ha sottoscritto il Fiscal Compact. leggi tutto

Cronaca di un’assenza. La politica italiana nel dibattito pubblico tedesco

Maurizio Cau - 17.05.2014

Capita che di fronte al carattere involuto di molta parte del discorso pubblico nostrano, adagiato su una lettura spesso ombelicale degli avvenimenti politici, sorga l’esigenza di allargare lo sguardo e di osservare l’immagine che l’Italia proietta di sé oltre i propri confini. Una buona pratica è quella di verificare quanta parte del dibattito politico italiano, accalorato ma spesso asfittico, riesce a traguardare i confini nazionali e a destare l’attenzione, per limitarci alla dimensione continentale, dei nostri partner europei. Si tratta di un’azione di profilassi del pensiero che porta inevitabilmente a relativizzare l’immagine del ruolo e del peso che il nostro Paese conserva nelle vicende politiche ed economiche internazionali.

Un buon banco di prova è dato dall’esame della presenza e della rilevanza che i fatti politici italiani hanno correntemente nella stampa tedesca. Non ci si attende certo che le turbolenze della vita politica nostrana trovino nei quotidiani tedeschi la medesima eco che gli orientamenti politico-economici del governo guidato dalla Merkel leggi tutto

Portogallo: fine di un piano di salvataggio

Goffredo Adinolfi * - 17.05.2014

Fare bilanci quando si è nell’imminenza di una tornata elettorale tanto importante quanto è quella del prossimo 25 maggio è questione alquanto complicata. Eppure, proprio perché le elezioni europee si approssimano e dopo tre anni giunge alla fine il piano di salvataggio del Portogallo, è necessario cercare comunque di individuare qualche punto fermo al di là di un clima che appare improntato a eccessivo ottimismo.

Il Memorandum stabilito tra il governo di Lisbona e la Troika aveva come obiettivo principale quello di rendere più solide le finanze pubbliche. Tre sono gli elementi che meritano di essere sottolineati. Primo: la spesa è stata notevolmente ridotta, nel 2010 era di 89 miliardi e ora è 80, ma il dato del  2010 non fa testo, perché è diretta conseguenza delle politiche keynesiane adottate dall’allora Partido Socialista per fare fronte alla crisi scatenatasi a partire dal 2007. Se facciamo un passo indietro e prendiamo il dato del 2008, la spesa dello stato era di 77 miliardi, cioè 11 miliardi in meno rispetto al 2010 e tre in meno rispetto al 2013. leggi tutto

La BCE convitato di pietra delle elezioni del 25 maggio

Gianpaolo Rossini * - 13.05.2014

Certo non si può dire che questa tornata la campagna elettorale per le elezioni per il Parlamento di Strasburgo  non tocchi questioni europee. L’euro è il tema che risuona ovunque. Nonostante molte formazioni politiche sventolino minacciose bandiere antieuro, non spunta però all’orizzonte una risposta nei fatti e sul piano mediatico da parte di alcuna istituzione europea. Il compito, ingrato, di difenderle è lasciato a forze politiche di governo. Alcune delle quali non hanno certo ricevuto favori da Bruxelles e Francoforte. E ora si trovano a dover giustificare zii spilorci, lunatici. E una BCE sempre pronta a rimproverarci. Colpevole di averci cacciato nel vicolo angusto e drammatico della deflazione. Tutto questo non aiuta sul piano politico i governi leali all’Europa. E dimostra una fastidiosa sufficienza nei confronti della democrazia e della rilevanza del Parlamento europeo. Oltretutto è proprio la BCE l’istituzione federale per eccellenza che deve ogni anno rendere conto al Parlamento europeo. Ma la BCE  sembra scarsamente interessata ai suoi interlocutori istituzionali, forse perché finora il parlamento europeo ha contato quanto il Forum di Davos. Ma non sarà sempre così.  In ogni caso la BCE  avrebbe potuto, e potrebbe ancora, fare qualcosa. Ma seguita a limitarsi  ad annunci. E rimanda. Rimanda. Rimanda. leggi tutto