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Tsipras a casa sua: la Grecia al voto
Nel luglio del 1974 crollava in Grecia il regime dei colonnelli e nasceva, dopo sette anni di dittatura, una lunga stagione politica e sociale che avrebbe segnato le sorti del paese per i decenni successivi, a partire dalla nascita di quel partito socialista, il PASOK, primo partito di sinistra a governare la Grecia nel secondo dopoguerra. Nello stesso mese nasceva ad Atene Alexis Tsipras che oggi rappresenta il leader di una sinistra greca ben diversa da quella del traballante PASOK e che la sinistra radicale europea ha scelto come suo candidato per le imminenti elezioni. Trentanove anni in cui la Grecia ha vissuto fasi travagliate e difficili di crescita economica e sviluppo sociale, squilibri e speranze, fino alla drammatica crisi odierna. Trentanove anni in cui Tsipras ha avuto modo di crescere politicamente prima nel movimento studentesco tra le fila della gioventù del Partito comunista e poi come studente del Politecnico di Atene, attivo nella gioventù del Synaspismos (1999-2003) di cui sarà poi dirigente. Nel 2004 il Synaspismos porta a compimento un processo di trasformazione iniziato nel 2001 con lo “Spazio di dialogo e di azione leggi tutto
L’euroscetticismo al tempo della crisi
La novità forse più clamorosa della campagna elettorale per le elezioni europee del 25 maggio è la politicizzazione dell’euroscetticismo, che da confuso sentimento antieuropeo sta assumendo in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente i contorni di una vera e propria proposta politica. Si calcola che nel nuovo Europarlamento il 30% circa dei seggi potrebbe essere occupato dai rappresentanti di forze che, dall’estrema destra all’estrema sinistra, contestano l’assetto politico-istituzionale e l’architettura finanziaria dell’Ue. Naturalmente, vi sono rilevanti differenze all’interno di questo composito fronte, e spesso i termini utilizzati per nominarlo sono tanto confusi e generici quanto le proposte che essi pretendono di descrivere. Esso comprende formazioni più legate alla tradizione della destra conservatrice, come il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Nigel Farage, leggi tutto
Juncker, Schulz e la Commissione del futuro: tra teoria e pratica
Almeno una novità le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo la hanno già riservata. Ben prima che si materializzino i fantasmi di un’ondata euroscettica o di un ulteriore aumento dell’astensionismo, per la prima volta dal 1979, tutti i principali partiti rappresentati a Strasburgo (eccetto le forze euro-scettiche) presentano un capolista che automaticamente si tramuterà, almeno in linea teorica, nel candidato di ciascun gruppo per la guida della Commissione europea. La novità, almeno in teoria, è rilevante. Per cercare però di valutare l’importanza del passaggio è necessario soffermarsi prima sulla “teoria” e poi sulla “pratica”.
Quando i principali partiti politici rappresentati a Strasburgo hanno deciso di presentare un capolista a livello europeo da tramutare poi nel rispettivo candidato per la guida della Commissione avevano due obiettivi congiunturali e uno strutturale. Nel breve periodo: democratizzare maggiormente l’Unione e lottare contro l’astensionismo. Da un punto di vista sistemico la convinzione di una larga maggioranza dei parlamentari era quella della necessità di riequilibrare il gioco delle istituzioni europee. leggi tutto
L’erba del vicino è sempre più verde? La Slovenia in crisi
Ieri il primo ministro sloveno Alenka Bratušek ha rassegnato le dimissioni. Poco più di un anno è passato da quando l’Europa si era trovata a un passo dal dettare a Lubiana misure anticrisi, che avrebbero dovuto evitare alla Slovenia il destino di Grecia, Cipro e Irlanda. Nel paese imperversavano la recessione, i fallimenti nel settore privato, l’aumento della disoccupazione e del deficit, l’esposizione creditizia delle banche (pari al 20% del pil). Fra 2012 e 2013, Bratušek e il suo predecessore Janez Janša – al governo per poco più di un anno a testa – sono così stati chiamati a una politica di contenimento della spesa e privatizzazioni. Annunci a parte, i risultati sono stati però piuttosto scarsi, davanti all’esplosione della bolla immobiliare, delle speculazioni finanziarie e delle clientele politiche, le cui premesse si trovano nel pur prudente e positivo processo di liberalizzazione del mercato, avviato nei ruggenti anni Novanta. leggi tutto
I tedeschi al voto senza sbarramento
Alle prossime elezioni europee i tedeschi voteranno con una legge elettorale senza sbarramento. Lo ha deciso la Corte costituzionale di Karlsruhe con la sentenza del 26 febbraio scorso. In Italia la notizia è passata sotto silenzio. Eppure sono diversi gli elementi di interesse. Innanzitutto, scopriamo che l’Italia non è l’unico Paese in Europa a votare con leggi elettorali che vengono successivamente dichiarate incostituzionali. È dal 1979, infatti, che in Germania la legge elettorale per le elezioni del Parlamento europeo prevedeva uno sbarramento. Nel 2011 il Bundestag aveva provveduto ad abbassare la soglia dal 5% al 3%, in seguito a un pronunciamento del Tribunale costituzionale federale con cui i giudici di Karlsruhe avevano di fatto già cassato la legge elettorale vigente per le elezioni europee. leggi tutto
L’«Altra Europa»: la sfida di Tsipras alle prossime elezioni
Ha alle spalle una carriera politica rapida e brillanteil leader greco Alexis Tsipras; se lo attende un luminoso futuro anche all’interno delle istituzioni europee ce lo diranno gli esiti delle prossime elezioni per il Parlamento di Bruxelles. A soli 33 anni, nel 2008, è divenuto segretario del partito della sinistra radicale Synaspismós, dopo averne presieduto per un decennio l’area giovanile; l’anno successivoè entrato nel Parlamento ellenico grazie al 4,6% di preferenze ottenuto dalla coalizione Syriza, di cui il suo partito rappresentava la lista maggiore; nel 2006 si era piazzato al terzo posto nella corsa a sindaco di Atene.Il vero exploit si è avuto comunque due anni fa quando, nelle tornate elettorali di maggio e giugno per il rinnovo del Parlamento greco, il movimento politico di Tsipras ha conquistato rispettivamente il 16,7% e il 26,8% dei voti, il che lo rende il principale partito d’opposizione. leggi tutto
Un rifondatore al 10 di rue Solférino?
Il nome di Jean-Christophe Cambadélis può non dire molto all’opinione pubblica italiana. Eppure il suo arrivo alla guida del PS, dopo che il terremoto elettorale di fine marzo ha certificato i due anni di fallimentare presidenza Hollande, getta luce sia sul tentativo di ripartenza dello stesso inquilino dell’Eliseo, sia sullo stato di salute del socialismo transalpino.
Prima di tutto bisogna ricordare il profilo politico-ideologico di Cambadélis. Militante trotzkista e presidente del sindacato universitario UNEF-ID a metà anni ‘80, nel 1986 rompe con l’estrema sinistra e conduce molti giovani militanti all’interno del PS di Jospin. Lo stretto legame con Jospin si conferma negli anni ’90, quando Cambadélis è l’animatore delle Assises de la transformation sociale, laboratorio ideologico della futura gauche plurielle, alla guida del Paese con Jospin Primo ministro nella coabitazione 1997-2002. Il 1997 è però l’anno del primo insuccesso personale, infatti proprio Jospin sceglie Hollande e non Cambadélis per la guida del PS. Quest’ultimo allora si avvicina a Dominique Strauss-Kahn e fonda una strana corrente che unisce jospenisti e rocardiani. leggi tutto
L’antigermanesimo elettorale. Cui prodest?
A cent’anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale l’antigermanesimo torna a essere un’utile risorsa propagandistica. In Italia a sfruttare la sua efficacia è stato Silvio Berlusconi, il più abile e spregiudicato interprete della nostra democrazia mediatica, almeno fino ad oggi. Così sabato scorso a Milano, durante la presentazione degli eurocandidati di Forza Italia, Berlusconi ha cercato di trasformare lo sconveniente episodio che nel 2003 lo aveva visto protagonista di uno spettacolare scontro con Martin Schulz in una nuova conveniente occasione per accreditarsi come il leader politico più determinato a ribellarsi alla presunta sudditanza dell’Italia nei confronti della Germania. Altro che «nuova gaffe». La frase pronunciata sabato, «per i tedeschi i lager non sono mai esistiti», fa parte di una precisa strategia elettorale, peraltro già collaudata alle politiche del 2013. Già un anno fa Berlusconi passò buona parte della sua campagna elettorale ad additare la Germania di Angela Merkel come la responsabile di tutti i mali nostrani, dallo spread all’Imu, e a criticare l’allora Presidente del Consiglio Mario Monti per aver seguito una politica troppo germano-centrica. Ricordate? leggi tutto
Le promesse della BCE ci salveranno dalla deflazione?
Dal 9 luglio 2008 al maggio 2009 la BCE riduce i tassi d’interesse dal 5.25% all’1.75%. Muovendosi all’unisono con la FED americana accompagna con coraggio i primi due anni della grande crisi deflagrata nel 2008. Si aggiunge poi una espansione unanime della spesa pubblica in Europa. Sotto la guida della Germania il vecchio continente sembra messo al riparo dalle temperie d’oltreoceano. Nell’estate del 2010 il cambio dollaro euro tocca il livello di 1.20, una quotazione ragionevole con un euro appena un pò sopravvalutato sul dollaro. Passa poco più di un anno senza che però l’orizzonte si rassereni. Poi improvvisamente questo approccio positivo va in frantumi. Nella BCE e soprattutto in Germania riemergono i timori di inflazione. Ingiustificati, visto che i prezzi nell’area euro si mantengono sotto il 2%. L’Europa abbandona le azioni della Fed e del governo americano, fatte di spesa pubblica non avara, di tassi d’interesse vicini allo zero, di poderose iniezioni di liquidità ottenute stampando moneta per acquistare ogni genere di attività finanziaria, vuoi di imprese, banche e istituzioni pubbliche a corto di liquidità. leggi tutto
Ucraina: l’Europa apolitica all’ombra della guerra
Affrontare oggi, da osservatori, la questione russo-ucraina è come tentare di verniciare un’auto in corsa. Gli eventi scorrono a velocità variabile, subendo accelerazioni e decelerazioni spesso improvvise. Gli sviluppi dell’ormai costante tensione politica e diplomatica non si lasciano afferrare pienamente e sono imprevedibili negli esiti. Conviene allora tentare di fissare alcuni punti fermi che interessano la dimensione internazionale di questa vicenda. Considerando questi punti, e i fatti che li riguardano, tutti ovviamente collegati l’un l’altro, forse si possono chiarire alcuni aspetti fondamentali di un quadro internazionale complesso ed intricato.
Il primo fatto, il più ovvio, è che la guerra non ha cessato d’allungare la propria ombra sul continente europeo. L’idea dell’Europa quale zona di pace perpetua, divulgata fin dai giorni in cui infuriavano le guerre jugoslave è, letteralmente, ancora un’utopia. leggi tutto


