Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2020
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Voci in difesa della terra: dal Vaticano all'Amazzonia.

Claudio Ferlan - 31.07.2014
Rio delle Amazzoni

La Chiesa cattolica sta riservando una nuova attenzione al rapporto dell'uomo con l'ambiente. Non potrebbe essere diversamente, se pensiamo al nome scelto dal papa regnante e alla correlata dichiarazione di responsabilità per quella che il Santo di Assisi chiamava nel Cantico delle creature “sora nostra matre terra”. Sappiamo che Francesco sta lavorando ad un'enciclica in tema, ma forse è meno noto che anche il suo predecessore ha detto molto a proposito.

 

Il pensiero di Benedetto XVI


Nel 2012 sono usciti per la Libreria Editrice Vaticana due libri: Josef Ratzinger-Benedetto XVI, “Per una ecologia dell'uomo. Antologia di testi” (227 pagine) e Benedetto XVI, “Pensieri sull'ambiente” (63 pagine). Il primo volume contiene riflessioni del cardinale, il secondo riporta discorsi del papa. Tra i due testi c'è continuità di pensiero. Il punto di partenza è una puntualizzazione: la natura non deve essere idolatrata, altrimenti ci sarebbe il rischio di cadere in una sorta di panteismo, di neopaganesimo. Allo stesso tempo, essa non deve essere ridotta a luogo dove gli appetiti umani possono sfamarsi senza misura. Il discorso si fa poi teologico, come è nello stile del papa emerito. Abbiamo dei doveri nei confronti dell'ambiente, certo, ma allo stesso tempo li abbiamo nei confronti della persona, considerata in se stessa e in relazione con il prossimo. Prima di tutto, dunque, dobbiamo rispettare l'uomo. Ecologia umana, la definisce Ratzinger, che scrive: “se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale” (enciclica Caritas in veritate, 51). È questo un passo che dimostra come la preoccupazione per la natura – certo presente – possa però essere utilizzata tutto sommato se non per parlare d'altro, almeno per spostare il centro del discorso. Ciò non toglie, va detto, che nel pensiero di Benedetto XVI trovino spazio anche denunce sullo sfruttamento discriminato delle risorse ambientali, sulla responsabilità dei genitori per la terra che lasceranno ai figli, sullo sviluppo sostenibile.

 

L'allarme di Francesco


Passati due anni, la Chiesa ha maturato un ragionamento sulla questione ecologica che testimonia una sua differente collocazione gerarchica nell'agenda vaticana. Un indizio rilevante è il coinvolgimento delle altre religioni. Già ne abbiamo accennato qualche tempo fa, ma i segnali si ripetono. Nel messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, scritto in occasione della fine del Ramadan, vengono menzionate le “gravi sfide” che le comunità religiose cattolica e musulmana sono tenute ad affrontare, forti di un'alleanza fondata sul sentire comune. Sono, queste sfide, “le minacce all'ambiente, la crisi dell'economia globale e gli alti livelli di disoccupazione, specialmente tra i giovani”.

Nella recente intervista a Bergoglio pubblicata nel settimanale “Viva” del quotidiano argentino “El Clarín” la presa di posizione è netta: non possiamo più accettare un mondo che per indifferenza o peggio per interesse continua a sprecare i doni di Dio, afferma il papa. L'esempio portato non è casuale: quando si vuole fare un'estrazione mineraria perché si ottiene di più con un metodo che, mettiamo il caso, contamina l'acqua, non ci si preoccupa delle conseguenze e si va avanti. Senza pensare all'inquinamento, senza porsi domande come “L'umanità per questo uso indiscriminato e tirannico della natura non si sta forse suicidando?”.  Qui il centro del discorso è ben chiaro.

 

L'allarme dell'Amazzonia


Roque Paloschi, vescovo della diocesi brasiliana di Roraima (ubicata nella parte settentrionale del bacino del Rio delle Amazzoni, al confine con Guyana e Venezuela) ha sottoscritto  un messaggio – “Miniere e Idroelettriche in terre indigene” – nel quale viene denunciato il modello economico dominante in Amazzonia. Il proliferare delle centrali idroelettriche nella regione ha un impatto “incalcolabile e irreversibile” sulla vita di comunità indigene che da secoli vivono delle risorse del grande fiume e dei suoi affluenti. Già, se si inquina l'acqua, cosa resta? Ancora, il progetto di ampliamento delle attività minerarie preparato dal governo non garantisce la tutela dei luoghi sacri e non prevede misure idonee a proteggere i gruppi indigeni. Non è certo meno preoccupato Erwin Kräuter, vescovo della prelatura di Xingu (altra regione amazzonica) e collaboratore di Francesco nella stesura della prossima, attesa, enciclica. La sua accusa chiama in causa una generale politica di esclusione delle comunità indigene che – tra le altre cose – soffrono le conseguenze della mancata demarcazione delle loro proprietà. Ciò le rende spesso vittime di invasioni finalizzate allo sfruttamento illegale delle risorse naturali. In molti casi sono proprio queste risorse a garantire il sostentamento, la loro dispersione secondo logiche macroeconomiche mette a rischio la sopravvivenza di intere collettività. 

 

C'è, oggi, la sensazione che queste voci allarmate possano trovare ascolto.