Ultimo Aggiornamento:
13 giugno 2026
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Mattarella: Un orizzonte minaccioso

Paolo Pombeni - 19.11.2025
Mattarella Parlamento tedesco

Il discorso del presidente Mattarella di fronte al parlamento tedesco lo scorso 16 novembre non è stato affatto un discorso d’occasione, pur importante e pensoso come imponeva la giornata dedicata al lutto per i caduti delle guerre, È stato un autorevole atto di messa in guardia di fronte al crinale su cui si sta affacciando il mondo in questa tormentata e rischiosa fase della storia: perché le vittime che si celebravano nel ricordo erano “cadute negli abissi della storia, nelle insidie tese da altri uomini”.

A partire da questa impegnativa affermazione, che contraddice ogni retorica celebrativa, il nostro presidente richiama appunto quegli abissi iniziati con le guerre mondiali e che paiono non volersi chiudere. “Da allora, il volto della guerra non si riflette soltanto in quello del combattente, ma diviene quello del bambino, della madre, dell’anziano senza difesa. È quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza. La guerra totale esige non la sconfitta, la resa del nemico, ma il suo annientamento. Un accrescimento di crudeltà”.

E c’è di peggio. Ora “con l’era atomica, un solo gesto può cancellare una città e l’innocenza stessa del mondo”. Non è un generico ritorno alla preoccupazione per l’olocausto nucleare, quello che decenni fa si era considerato pazzia (MAD: mutual assured destruction) e come tale improbabile in un mondo che mantenesse un minimo di razionalità. No, ora il quadro è mutato. “Nuovi “dottor Stranamore” si affacciano all’orizzonte, con la pretesa che si debba “amare la bomba”. Il Trattato del 1997 che mette al bando gli esperimenti nucleari non ha visto ancora la ratifica da parte di Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti, mentre la Russia ha ritirato la sua nel 2023. Il rispetto, sin qui, delle prescrizioni che contiene, non attenua la minaccia incombente”. Cresce la tentazione di superare ogni vincolo per il riarmo nucleare, magari pudicamente relegato alle bombe atomiche “tattiche” o ipocritamente “pulite”.

Ci stiamo lasciando alle spalle una lezione della storia. Mattarella non ha remore a ricordarlo: “Nel dopoguerra, la nascita delle Nazioni Unite, le Convenzioni di Ginevra, hanno acceso la speranza di una pace fondata sul diritto, riaffermando un principio fondamentale: la popolazione civile deve essere protetta in ogni circostanza. La cronaca successiva - dal Biafra ai Balcani, dal Ruanda alla Siria, fino all’Ucraina, alla Striscia di Gaza, al Sudan - ci mostra, che la guerra continua a colpire soprattutto chi combattente non è. Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti è tra i civili. Questo non può rimanere ignorato e impunito.”

Il rappresentante del popolo italiano non ha né remore né impacci nel denunciare la situazione corrente che descrive senza infingimenti: “nessuna “circostanza eccezionale” può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanità. È l’applicazione sistematica della ignobile pratica della rappresaglia contro gli innocenti. Colpisce l’ordine internazionale, basato sul principio del rispetto tra i popoli e del riconoscimento dell’orrore della guerra, oggi aggravata dal continuo irrompere di nuove armi”.

In un momento in cui anche nel nostro Paese non mancano i cantori di un presunto realismo (ovvero cinismo) politico che dovrebbe portare ad accettare quello che ci permettiamo noi di definire un buio della civiltà, Mattarella torna ad indicare la via che avevamo intrapreso e che non dobbiamo abbandonare. Dobbiamo continuare ad avere fiducia: “Sono le istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale, le missioni di pace, le agenzie umanitarie a concorrere alla impegnativa e affascinante fatica della costruzione di una coscienza globale”.

E prosegue: “Il multilateralismo non è burocrazia, come, invece, asseriscono i prepotenti: è l’utensile che raffredda le divergenze e ne consente soluzione pacifica; è il linguaggio della comune responsabilità. È la voce che richiama al valore della vita di ogni singola persona, contrapposta all’arroganza di chi vorrebbe far prevalere la logica di una spregiudicata presunta ragion di Stato, dimentica che la sovranità popolare appartiene, appunto ai cittadini. La sovranità è dei cittadini e non appartiene a un Moloch impersonale che pretenda di determinarne i destini. È uno strumento di difesa che gli abitanti del pianeta possono opporre alla logica della sopraffazione di chi - sentendosi momentaneamente in posizione di vantaggio - si ritiene legittimato a depredare gli altri”.

Non è un discorso utopico e sfiduciato. Mattarella ricorda quel che si è fatto e che si sta ancora facendo per non deflettere da quanto si è conquistato. “I Paesi europei hanno dimostrato di avere coraggio. I leader europei hanno dimostrato di avere coraggio. Non lasciamo che, oggi, il sogno europeo - la nostra Unione - venga lacerato da epigoni di tempi bui. Di tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione. Questo dovere ci compete. A ogni generazione il suo compito.”

Cosa verrà recepito di questo discorso, al di là delle doverose cronache di giornali e TV, lo si vedrà. Non è un momento di grande sensibilità nell’opinione dei leader politici, sociali e culturali (salve ovviamente eccezioni che per fortuna ci sono), ma è nostro dovere segnalare ad un pubblico maturo l’importanza di questo discorso. Con l’augurio che non si ripeta quanto accaduto altre volte nella storia: uomini saggi parlarono della gravità di un momento, ma non furono ascoltati e poi a posteriori ci si chiederà come mai non lo furono.