Ultimo Aggiornamento:
13 giugno 2026
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Una politica alla ricerca del colpo d'ala

Paolo Pombeni - 20.05.2026
Meloni e Von der Leyen

Che viviamo ormai sospesi alla preparazione della prova elettorale del 2027 è una costatazione banale. Lo stanco e stiracchiato dibattito sulla riforma della legge elettorale ne è una prova, ma non è neppure l’elemento determinante. La questione centrale è che tutti i partiti sono alla ricerca del colpo d’ala che consenta a ciascuno di insediarsi stabilmente al centro della mente dell’elettore. Ma è un’impresa quasi disperata.

Ovviamente un governo che cerca la riconferma deve puntare ad offrire a chi lo vota dei vantaggi: tutt’altro che facile nelle attuali contingenze. La spiegazione è più che semplice. Soldi a disposizione sostanzialmente non ce ne sono, si è già raschiato il fondo del barile per contenere gli effetti immediati della crisi iraniana e nessuno sa se e quando quella crisi potrà trovare un allentamento o una soluzione. Certi piani anche coraggiosi della premier come quello per un incremento dell’edilizia popolare non convincono una popolazione abituata a considerare ogni programma politico più o meno come promesse da marinaio.

In questo contesto Giorgia Meloni ha provato a giocare una carta pesante: ha scritto alla von dee Leyen chiedendo alla UE autorizzazioni alla revisione dei vincoli di bilancio a fronte della crisi energetica. In caso di risposta positiva avrebbe a disposizione non solo i soldi per intervenire a contenimento dell’inflazione che pesa sulla capacità di spesa dei cittadini (dal prezzo della benzina a quelli dei beni di consumo che vanno nel carrello della spesa), ma un successo di immagine niente affatto banale, perché si presenterebbe agli elettori come una che conta sulla scena della UE.

Nonostante l’argomento, non banale invero, fatto presente a von der Leyen che se non si contengono gli effetti dell’inflazione sui consumi sarà poi difficile spiegare ai cittadini che invece si spende per il pur necessario adeguamento delle spese per la Difesa, al momento la risposta europea non è entusiasmante e non sarà facile superare le solite remore dei cosiddetti frugali. C’è però un rischio in questa politica che Meloni non dovrebbe sottovalutare. Se la UE risponde picche, si porta acqua al mulino degli anti europeisti tipo Salvini e Vannacci e questo per la nostra premier non sarebbe un elemento che la rafforza sul piano elettorale (ma anche nelle lotte interne alla maggioranza).

C’è da chiedersi a questo punto come stiano reagendo le opposizioni a queste difficili contingenze. La risposta alla domanda è che sostanzialmente ad esse manca, come alla maggioranza, il colpo d’ala per guadagnare davvero il centro della scena. Gli osservatori professionali vi spiegheranno che il cosiddetto campo largo è prigioniero di una duplice trappola: una politica populista che lo ancora ai mantra che ha profuso in questi anni; una lotta interna per capire come gestire una ipotizzata vittoria alle urne future, visto che non c’è leadership che compatti una alleanza in cui ciascuno è fedele al proprio “particolare” (e una componente, il PD, di “particolari” ne ha anche una certa dovizia).

Da un lato infatti le riforme che, a volte anche in modo fantasmagorico, propone l’opposizione richiedono spesa e il bilancio dello stato che condiziona il destra-centro non sarà diverso da quello che erediterà un eventuale governo del campo largo vincitore delle elezioni. Non convince un elettorato sempre più scettico la solita storiella che i soldi si trovano tagliando spese inutili e/o non produttive (quelle per la difesa sono le più adatte a colpire le fantasie pacifiste): da un lato si è visto da molti decenni che a tagliare davvero in modo significativo non ci è riuscito nessun governo; dall’altro le difficoltà economiche che vengono dalla attuale situazione internazionale non è che spariscono perché ci sarà un governo di diverso colore. Il gioco dei condizionamenti e degli obblighi europei e internazionali è una variabile che si trasmette da un governo all’altro e prescinderne più o meno allegramente diventerebbe più che rischioso.

Una politica consapevole, di maggioranza o di opposizione, di tutto questo dovrebbe tenere il debito conto. Tuttavia ciò diventa, per gli uni e per gli altri, pressoché impossibile nel momento in cui la regola è: nessuna trattativa e nessun riconoscimento all’avversario. Lasciamo da parte qualche mossa scenografica che sta tentando qualche componente della maggioranza di governo, perché tutto avviene nella serena fiducia che tutto ciò si fa tanto per dire,  a respingere le aperture ci penseranno le chiusure preconcette degli avversari. Volontà di ragionare a partire da una comune analisi di quel che è possibile e di quel che ci si può aspettare nelle contingenze odierne non ce n’è.

Da una parte e dall’altra i partiti cercano il colpo d’ala fittizio della comunicazione: l’interpretazione interessata di quel che avviene nelle competizioni elettorali nei diversi paesi (da ultimo in Spagna), l’enfatizzazione di vittorie o sconfitte in prove elettorali circoscritte, lo sfruttamento delle paure e/o delle rabbie di una opinione pubblica spaesata da tutto quel che succede.

Così non si va molto lontano, ma c’è ancora una convinzione diffusa che per la prova elettorale definitiva ci sarà da attendere almeno un anno, dunque di tempo si ritiene ce ne sia. Intanto si vedrà con che sistema elettorale si affronteranno le urne, se la situazione economica rimarrà incerta e dunque si presterà ad essere analizzata con tante manipolazioni possibili.

Ricordare a tutti che così si buttano al vento momenti che col senno di poi si riveleranno centrali, è fiato sprecato.