Ultimo Aggiornamento:
22 luglio 2026
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Perché Francesco è il primo italiano

Francesco Provinciali * - 13.05.2026
Cazzullo - Francesco

Francesco d’Assisi Patrono d’Italia: questa è la consacrazione storica, culturale e religiosa di una primazia che ha molteplici aspetti che lo rendono il più autentico rappresentante dell’italianità nel mondo, che lo si consideri sotto il profilo temporale, morale o spirituale. Piace questa definizione ad Aldo Cazzullo che l’ha inventata “assumendosene la responsabilità” fino ad emozionarsi per questa scelta. Francesco è primo perché la sua figura è fondativa della nostra identità nazionale, primo a scrivere quella meravigliosa poesia che è il Cantico delle Creature e ad inventare il presepe vivente, primo nell’ispirare i più grandi italiani della Storia, nell’arte, nella letteratura e persino in politica, primo ad incarnare i valori di dignità e uguaglianza di tutti gli uomini enunciati dal Vangelo, primo a trattare le donne da pari a pari, a prendersi cura dei fragili, dei deboli, dei bambini, degli emarginati, primo precursore dell’Umanesimo che rappresenta un grande contributo di civiltà che l’Italia – più che originato altrove – ha coltivato e donato al mondo, primo ad amare la natura e a rispettarla fino a renderla “sorella” e ad esservi rappresentato in tutte le iconografie che lo descrivono, primo a considerare la povertà non una rinuncia o una imposizione ma un valore, come recentemente il Santo Padre Francesco ha ricordato e valorizzato fino ad assumerla come stile di vita fino alla sepoltura.

“Di uomini così ne nasce uno ogni mille anni”: prima Buddha, poi Gesù e nel millennio successivo San Francesco, così l’incipit della narrazione di Cazzullo, vice direttore ed editorialista del Corriere della Sera, autore di oltre trenta libri alcuni tradotti in molte lingue, profondo cultore e conoscitore della Storia e della presenza dell’uomo in tutte le sue rappresentazioni, le epoche, i contesti antropologici, tenace assertore della ricerca e dell’approfondimento dei fatti e dei personaggi che hanno caratterizzato vicende anche lontane nel tempo senza dimenticare – anzi ricordandoci – che tutto è sviluppo, concatenazione, sequenza dove ogni evento è spiegato da tutto ciò che lo ha preceduto.

Il fascino che Francesco di Assisi ha esercitato su di lui è abbagliante e questa folgorazione rende attuale ed esemplare la vita del ‘santo poverello’, in un mondo soggiogato dalle derive opposte: il dio denaro, l’egoismo, la violenza, il sopruso, la sopraffazione, la disonestà, il rancore, l’invidia. Guardando a lui ci rendiamo conto dello spaesamento valoriale, assiologico e ontologico contemporaneo: società fragile, liquida, globalizzata, senza vincoli etici e soggettività abbandonate all’indifferenza e alla solitudine, in un mondo in cui non ci si parla più con autenticità e onestà intellettuale e morale (San Tommaso ci ricorda che il mondo va avanti, progredisce se gli uomini si dicono reciprocamente la verità e sembra proprio che invece prevalgano doppiezza e mistificazione). Invece “Il ‘gusto’ di amare – mi aveva spiegato il Cardinale Tonini – è una sensazione ineguagliabile di pienezza della condizione umana, il modo più autentico dell’essere e dell’esserci: è l’amore per il prossimo, il rispetto del Creato, l’esempio più concreto e spendibile che possiamo attingere dalla vita di Francesco d’Assisi. La sua figura evoca una bellissima descrizione di cui ci fa dono Sant’Agostino:

questi uomini, questi santi sono come le montagne perché le montagne sono le prime ad indicare l’apparire, il sorgere del sole. Trovo che questa affermazione sia carica di una potenza espressiva straordinaria: cogliere per primi la luce, il calore: ciò che intimamente esprimeva in modo spontaneo e naturale San Francesco, non c’era alcuna forzatura nel suo essere e nel suo fare ma solo la consapevolezza della necessità di operare il bene. In un mondo di conflitti e insicurezze egli ci insegna la lezione impareggiabile della semplicità, che sembra invece espunta dagli orizzonti morali e comportamentali del nostro tempo.

Non apparire ma essere, nella reciprocità del donare il meglio di sé.

Leggere la vita di Francesco ci aiuta a ritrovare la serenità perduta, a dare il giusto peso alle cose , in un mondo insofferente che spesso fa rima con indifferente.