Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Argomenti

Approvata la riforma del Terzo Settore: e ora?

Miriam Rossi - 11.06.2016

“Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. È l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no-profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo”. Con queste parole il premier Matteo Renzi lanciava nel maggio 2014 nella cornice del Festival del Volontariato a Lucca la riforma del Terzo Settore, indicandone le linee guida. A distanza di due anni il complesso percorso di studio, confronto e indirizzo è giunto al completamento del suo primo, fondamentale step: il 25 maggio scorso la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura (e in via definitiva) la legge delega di riforma. Non si tratta però del termine finale di questo iter: i dodici articoli adottati dettano i principi generali e i capisaldi che il governo utilizzerà nell’andare a formulare i decreti legislativi, da emanare entro un anno dall’entrata in vigore della legge.

In attesa di conoscere la reale sostanza della riforma che arriverà non prima di alcuni mesi, nutrendo ancora le aspettative e le supposizioni di molti, un elemento appare chiaro, e di certo positivo: finalmente sembra a portata di mano la creazione di una “carta di identità” unica per le numerose e assai differenti espressioni del terzo settore. leggi tutto

Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare: dalla COP 21 di Parigi alla PAC

Elisa Magnani * - 28.05.2016

Uno degli aspetti dei cambiamenti climatici meno discussi dai media, ma tra i più preoccupanti per il futuro della sopravvivenza umana sul pianeta, è l’impatto che essi genereranno sull’agricoltura e sulle altre attività primarie, che incidono pesantemente sulla sicurezza alimentare.

L’agricoltura, l’allevamento e la pesca sono legati da una duplice relazione ai cambiamenti climatici, con i primi che ad un tempo contribuiscono all’emissione di gas serra, e subiscono i danni causati dai cambiamenti climatici. La questione è poi connessa ad altri ambiti strategici per l’intero pianeta, che hanno a che fare con la globalizzazione dei sistemi di produzione e consumo del cibo; l’inquinamento; la diseguale distribuzione di beni, risorse e cibo; l’approvvigionamento e il consumo di risorse a scala globale, quali acqua, suolo, combustibili fossili.

Già nel 2011 le Nazioni Unite avevano stimato che, globalmente, circa il 40% dei terreni era degradato a causa dell’erosione dei suoli, della fertilità ridotta e del pascolo intensivo, prospettando una diminuzione della produttività e un calo anche fino al 50% dei raccolti negli anni a venire; avevano inoltre calcolato che l’agricoltura pesava per il 70–85% sull’impiego idrico mondiale e che nel 20% della produzione globale di cereali l’acqua veniva utilizzata in maniera non sostenibile. La Fao ha poi stimato che nei prossimi decenni i fattori ambientali potrebbero far salire i prezzi mondiali degli alimenti del 30-50% leggi tutto

Le unioni civili

Stefano Zan * - 25.05.2016

Ci risiamo. Ancora una volta la chiesa sembra non distinguere la differenza tra diritti e doveri. Il divorzio è un diritto e non un dovere. L’aborto (in strutture pubbliche anziché clandestine) è un diritto e non un dovere. La convivenza tra persone dello stesso sesso è un diritto e non un dovere. Bere alcool o mangiare carne di maiale è un diritto non un dovere.

Questa banale sottolineatura è però fondamentale perché ci dice una cosa importante. Tutti i cittadini italiani possono “usufruire” di questi diritti ma autorità morali diverse dallo Stato possono invitare i loro accoliti (cioè quelli che riconoscono un autorità morale altra rispetto allo Stato) a non usufruire di questi diritti perché in contrasto con le prescrizioni della loro religione. Trovo del tutto legittimo che la chiesa cattolica imponga ai suoi fedeli il divieto di divorzio, aborto, convivenze omosessuali così come trovo legittimo che la religione mussulmana impedisca ai suoi seguaci di mangiare carne di maiale e di bere alcool. Quello che  trovo assolutamente non tollerabile è la pretesa di qualsiasi religione di imporre a me cittadino laico il rispetto di norme che provengono da un’autorità che non solo personalmente non riconosco come tale ma che neanche il mio Stato riconosce come tale. leggi tutto

Generazione perduta. O no?

Gianpaolo Rossini - 11.05.2016

Media e firme di rango continuano a insistere. E ai giovani tocca di subire quotidianamente un bombardamento fatto di falsità e proclami basati su proiezioni sballate che hanno come effetto unico di trasferire alle nuove generazioni vecchie e nuove paure e in più i rimorsi e i vuoti delle vecchie generazioni.   Che invece di risolvere i problemi pragmaticamente  non trovano di meglio che fare terrorismo informativo.

Cominciamo con un argomento tanto trito quanto errato, ma che ahimè continua come un vecchio ritornello ad uscire da bocche e penne senza distinzione di parte politica e spesso anche da colleghi un po’ appannati. Si tratta della questione del  debito pubblico. Alto o basso che sia è sempre presentato come un peso sulle spalle delle generazioni future. Un macigno che ogni giovane eredita da genitori incoscienti. Una  vera tragedia. Ma per fortuna è una balla colossale. Perché? L’Italia, nel suo complesso fatto di settore pubblico e settore privato,  è un paese  pressoché in pareggio nei confronti del resto del mondo.  Ovvero non è indebitata. Lo è all’indomani della seconda guerra mondiale a causa dei costi della ricostruzione e della necessità di importare beni strumentali  e di prima necessità  in un paese con una base produttiva fortemente danneggiata. Gli italiani adulti  “scaricano”  gli errori di una guerra crudele e costosissima sui loro figli. leggi tutto

Il 730 precompilato massivo

Gianpaolo Rossini - 04.05.2016

Si legge sul sito dell’agenzia delle entrate che “Dal 15 aprile è possibile il prelievo del 730 precompilato massivo” per la dichiarazione dei redditi 2015. Quanto virgolettato è una scheggia del linguaggio con cui i cittadini hanno a che fare ogni giorno quando devono comunicare con una amministrazione pubblica come quella della agenzia delle entrate o con altre. Una bella gatta da pelare. Innanzitutto il cittadino deve sapere che “prelievo” in questo caso sta per “scaricare” ovvero, con l’inglese universale dei computer, sta per “download”. La parola prelievo è abbastanza nuova per la tecnologia dell’informazione cui siamo avvezzi. Non è neppure male. Ma un emigrato che deve fare il 730 o una persona con cultura media di fronte a questa parola esita subito. Pensa piuttosto ad un bancomat o ad un test clinico. Per giungere al download ci vuole un po’. E’ curioso ma a volte si ha l’impressione che nel linguaggio della pubblica amministrazione si cerchi in maniera vezzosa, e un po’ dispettosa, di riesumare parole che sono comunemente usate con altri significati imponendo loro segni remoti. Altre volte sembra che ci si butti su veri e propri neologismi che paiono quasi fare il verso al linguaggio del vate D’Annunzio o alla prosa futurista di un secolo fa, senza però averne lo spessore poetico ed artistico. leggi tutto

Tangentopoli ci ha insegnato qualcosa?

Michele Iscra * - 14.04.2016

Con l’elezione di Piercamillo Davigo a presidente dell’Associazione nazionale magistrati si è ripresentata la questione del rapporto fra magistratura e politica. Non che il tema fosse mai venuto meno, ma naturalmente la personalità e la storia del nuovo presidente ha rinviato alla questione nei termini che sembrava fosse stata posta da quella stagione che è passata sotto il nome di Tangentopoli. Detto in estrema sintesi: se sia compito della magistratura e se essa sia lo strumento adeguato per reagire al decadimento della etica pubblica.

Naturalmente nessuno difende apertamente questa impostazione, trincerandosi dietro alla più neutra definizione dell’obbligo della magistratura di perseguire i reati. Ciò sarebbe inappuntabile se il problema potesse essere così semplice, perché è ovvio che se uno ammazza qualcun altro va perseguito, ci mancherebbe. Purtroppo in moltissimi casi la questione è molto più sfumata o perché si tratta di fattispecie ambigue in cui non è sempre chiarissimo da subito se siamo di fronte ad un reato o ad un comportamento che potrebbe anche solo essere considerato riprovevole sul piano appunto morale, o perché addirittura si tratta più che di reati consumati di comportamenti che potrebbero sfociare in reati ma che non sono ancora venuti per così dire a compimento.

Una serena discussione sul complesso problema di cosa significhi “affermare il diritto” (questo significa letteralmente giurisdizione) potrebbe essere di grande vantaggio per tutti e soprattutto per l’equilibrio di un sistema politico che è, leggi tutto

Transizioni energetiche e trivelle. Sul referendum del 17 aprile

Duccio Basosi * - 22.03.2016

Per quanto se ne sa in giro, il referendum abrogativo del 17 aprile potrebbe anche averlo convocato Tyler Durden. La prima regola della libera stampa nazionale pare infatti essere: “non parlate mai del referendum del 17 aprile”. La seconda: “non dovete mai parlare a nessuno del referendum del 17 aprile”. Il quesito referendario, è vero, non è di quelli che fanno venire subito voglia di salire sulle barricate: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, 'Norme in materia ambientale', come sostituito dal [...]”? Il fatto che non se ne parli, tuttavia, è un brutto sintomo dello stato della politica e dell'informazione in Italia.

Infatti, dietro la formula del quesito si nasconde anzitutto una questione pratica ritenuta importante da nove Regioni italiane: si chiede di cancellare la norma che consente alle società minerarie di cercare ed estrarre gas e petrolio, senza limiti di tempo, entro le 12 miglia marine dalle coste. Le espressioni chiave sono “entro le 12 miglia marine” e “senza limiti di tempo”. La prima chiarisce quali impianti di estrazione di idrocarburi sono riguardati dal referendum: non quelli sulla terraferma e non quelli in mare a una distanza superiore alle 12 miglia marine dalla costa. La seconda chiarisce che l'eventuale vittoria del “sì” non determinerebbe l'immediata cessazione delle attività di ricerca e estrazione nemmeno nell'area così delimitata, leggi tutto

L’Italia non è più un paese per Enrico Mattei? Alcune considerazioni sul Referendum del 17 aprile “No-Triv”

Massimo Bucarelli * - 17.03.2016

L’importanza di Enrico Mattei nella storia politica ed economica del nostro paese è ben chiara e nota a molti, se non a tutti. Mattei ebbe l’intuito imprenditoriale e soprattutto la capacità politica di non liquidare l’AGIP, considerata un’inutile eredità del regime fascista. Ne rilanciò, anzi, le attività di perforazione del territorio nazionale e ne fece l’asse portante dell’ENI, l’ente di Stato istituito nel 1953 su sua proposta per provvedere al fabbisogno energetico nazionale. Grazie alle iniziative di Mattei e dei suoi successori, l’ENI è riuscito a inserirsi in breve tempo nel mercato mondiale degli idrocarburi, diventando una delle maggiori multinazionali nel settore energetico (attualmente il sesto gruppo petrolifero al mondo) e la prima azienda italiana per fatturato.

L’azione di Mattei ebbe l’appoggio dei politici, che avevano le maggiori responsabilità di governo, e il consenso dell’opinione pubblica, interessata a recuperare il gap economico e sociale con gli altri paesi industrializzati. Pur essendo arduo fare comparazioni e confronti tra la classe dirigente e la società civile dell’epoca e quelle attuali, per la diversità del contesto politico, delle situazioni economiche e dello sviluppo tecnologico, forse non sarebbe azzardato affermare leggi tutto

In ricordo di Umberto Eco

Giulia Guazzaloca - 27.02.2016

Innumerevoli sono stati in questi giorni i ricordi, le commemorazioni, le analisi della personalità e dell’eredità intellettuale di Umberto Eco. Ma gli elogi in memoria della grandi personalità scomparse lasciano sempre il tempo che trovano; si tratta di un «genere» giornalistico che probabilmente Eco avrebbe incenerito con una battuta. Mentre era in vita, la sua personalità complessa e la sua opera non hanno goduto solo di successi e riconoscimenti. Il carattere caustico e sferzante, l’amore estremo per il paradosso gli hanno provocato, infatti, frequenti attacchi e polemiche; la sua produzione non è sfuggita a critiche anche dure, specie all’uscita de Il cimitero di Praga, e prima ancora con Il pendolo di Foucault.

Ma questo in fondo capita alle grandi personalità che lasciano il segno. Un segno che nel caso di Eco non sta tanto nelle singole opere, o non solo in esse: che fossero celebri romanzi o le note della Bustina di Minerva, rubrica che per trent’anni ha tenuto sul settimanale «L’Espresso»; che fossero complessi scritti avanguardistici sulla filosofia del linguaggio, dove Aristotele spiegava Joyce e viceversa, o saggi teorici sull’estetica. Il segno, Umberto Eco lo ha lasciato ancor più nel tipo di intellettuale che è stato: un intellettuale atipico, vulcanico, fuori dal coro. leggi tutto

The Spotlight: il ruolo cruciale dell’inchiesta giornalistica

Francesca Del Vecchio * - 23.02.2016

Dal 18 febbraio 2016 è in programmazione nelle sale The Spotlight, di Tom McCarthy. Il film-  presentato fuori concorso alla 72ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia- racconta la storia dell’omonimo pool d’inchiesta del Boston Globe che, nel 2001, inizia un’indagine sugli abusi sessuali ai danni di minori. Abusi perpetrati da alcuni sacerdoti dell’Arcidiocesi di Boston e immediatamente insabbiati dall'autorità ecclesiastica, l’arcivescovo Bernard Francis Law. Nel corso del 2002 il quotidiano pubblica oltre 600 articoli, documentando un migliaio di casi di violenze, attestando le responsabilità di circa 70 sacerdoti, tra cui spicca il nome di Padre Geoghan. Nel 2003 al giornale viene assegnato il Premio Pulitzer nella categoria “pubblico servizio”. The Spotlight non ha nulla a che vedere con i film hollywoodiani tutti star e colpi di scena, né vuol scimmiottare il mèlo dai toni stucchevoli. Al contrario: ricostruisce in maniera capillare la genesi dell’inchiesta che ha fatto luce sul fenomeno della pedofilia, raccontando sia le pressioni da parte delle istituzioni laiche, che le intimidazioni ricevute da quelle religiose nella cittadina più cattolica d’America. I personaggi proposti sembrano essere fedeli agli originali, e- per questo- senza pretese di mitizzazione. Il risultato è un film apprezzabile. Il silenzio in cui è avvolta la sala alla fine della proiezione spinge a fare alcune considerazioni. Ovviamente il tema non è nuovo al pubblico, non dopo il racconto di alcune vicende disseppellite- in Italia -dalle Iene. leggi tutto