Ultimo Aggiornamento:
13 luglio 2019
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Argomenti

Quer pasticciaccio brutto della scuola

Novello Monelli * - 07.07.2015

Stato di riforma permanente

 

Così ci siamo. Salvo improbabili sorprese, il maxi emendamento governativo, approvato in ultima lettura al Senato e che approderà nei prossimi giorni alla Camera, dovrebbe rappresentare l’ultima tappa della riforma della scuola targata Renzi. Diciamolo subito: è una pessima notizia. Perché prima ancora di ogni valutazione di merito sui contenuti, l’emendamento 1934 Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti segna il trionfo di uno sport anche troppo praticato nei palazzi romani: la riforma permanente. Non c’è in pratica esecutivo degli ultimi decenni che si sia sottratto alla voglia di marchiare con il nome dell’ambizioso ministro di turno il settore pubblico, confidando di affermare così il proprio decisionismo e la propria identità politica. La scuola si è sempre prestata particolarmente bene a questo desiderio: riserva di caccia protetta della DC sotto la prima Repubblica, è diventata poi terra di bracconaggio degli esecutivi in cerca di facile visibilità.

E perché no? Chi difende gli interessi (e la dignità) della scuola intesa come luogo di formazione e di merito? I sindacati no di certo, considerato che il loro interesse si esaurisce nel procacciare a più individui possibili un posto purché sia, infischiandosene della competenza, leggi tutto

Scuola, affettività, sessualità: educazione o “diseducazione”?

Chiara Sità * - 04.07.2015

L’anno scolastico si è concluso con una scia di polemiche sul ruolo della scuola in merito all’educazione all’affettività, alla sessualità e al contrasto della disparità di genere. Tra i molteplici punti discussi vi è il documento OMS del 2010 “Standard per l’educazione sessuale in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti”.

 

Il documento dell’OMS sull’educazione sessuale

 

In particolare, l’uso nel documento di specifici termini quali masturbazione infantile, amicizia e amore con persone dello stesso sesso, “il mio corpo appartiene a me” ha fomentato inquietudini e allarme, soprattutto in ragione dell’accostamento di questi temi all’infanzia.

Per comprendere meglio il contesto del dibattito, occorre innanzitutto ricordare che le linee guida sono un documento molto ampio di salute pubblica, e non programmi scolastici. Esse non offrono strumenti didattici né guide per l’implementazione di non meglio definiti “corsi di gender”.

Di cosa trattano dunque le linee guida? Sulla base di un’idea di sessualità come fondamentale componente dell’esperienza umana, l’OMS afferma la necessità per bambini e adolescenti di accedere a un’educazione alla sessualità appropriata alle diverse fasi dello sviluppo. L’obiettivo ultimo è formare le capacità di comprendere e rispettare i vissuti propri e altrui, considerate alla base di una vita relazionale equilibrata e soddisfacente. leggi tutto

Laudato si’. Un’enciclica attesa, anticipata e discussa.

Claudio Ferlan - 25.06.2015

L’attesa enciclica sul rapporto uomo/ambiente è stata resa pubblica lo scorso 18 giugno. Che Francesco vi stesse lavorando era noto da tempo e il documento non ha certo deluso chi si aspettava uno scritto ricco di spunti. L’analisi del testo richiede tempo e riflessione, ma vi sono alcune rilevanti considerazioni da fare a proposito di anticipazioni e reazioni alla “Laudato si’. Sulla cura della casa comune”.

 

La pubblicazione anticipata

 

La diffusione non autorizzata del testo italiano dell’enciclica su L’Espresso online è costata al vaticanista Sandro Magister la sospensione a tempo indeterminato dalla sala stampa vaticana. Si trattava di una bozza, ma come Magister non ha mancato di mettere in evidenza sul proprio blog, davvero molto prossima all’originale. Cosa ha indotto un giornalista di grande esperienza a rischiare una palese violazione della regola dell’embargo, che impone di non pubblicare un documento ufficiale concesso in visione anticipata? Vi sono due possibili risposte.

La prima si risolve nel semplice richiamo allo scoop e alla capacità di informare prima degli altri. Non si darebbe in verità nessuna violazione, dato che il documento sarebbe arrivato a L’Espresso da fonti vaticane. È la tesi di Magister, sostenuta da alcuni suoi colleghi e prospettata nelle brevi note di presentazione dello stesso Magister, secondo il quale l’enciclica “è comparsa all’improvviso sul sito online dell’Espresso … leggi tutto

Clet e la polemica intorno all'opera di Henry Moore a Prato

Fernando Algaba Calderón * - 18.06.2015

Chi abbia visitato Firenze negli ultimi anni avrà avuto occasione di osservare dei particolarissimi segnali stradali: segnali di strada senza uscita che diventano una croce per un Gesù stilizzato, altri di senso unico la cui freccia bianca attraversa un cuore rosso, come quelli che incidono gli innamorati sugli alberi, oppure divieti d’accesso in cui la striscia bianca si trasforma in decine di modi diversi per creare spiritose immagini. L'autore di tutte queste variazioni è Anacleto “Clet” Abraham, artista francese attivo in Toscana da circa dieci anni.

 

Le reazioni alle sue opere sono di ogni tipo e misura: da quelli che considerano queste opere di “street art” come semplici atti di vandalismo urbano fino a coloro che vedono della genialità nel modo in cui Clet riesce a reinterpretare la quotidianità, andando a modificare alcuni dei simboli più asettici delle nostre vite. Se in mezzo a questi due gruppi c'era un qualsiasi margine per l'indifferenza esso si è molto assottigliato dopo gli ultimi interventi dell'artista francese nella città di Prato.

 

Clet ha installato sulle diverse porte delle vecchie mura dei grandi occhi di metallo, che uniti all'apertura delle porte stesse hanno creato non solo diversi ritratti ma anche diverse sensazioni per chi varca le mura, che a questo punto viene praticamente “ingoiato” da questi personaggi dal volto più o meno amichevole. L'intervento si è completato con un'opera molto provocatoria sulla “porta” più recente della città, ovvero l'opera di Henry Moore “Forma squadrata con taglio”, risalente al 1974. leggi tutto

L’Università dimenticata

Paolo Pombeni - 04.06.2015

Va bene che la ministra Giannini sia impegnatissima con la riforma della scuola (peraltro con risultati poco brillanti), ma il suo disinteresse verso una regolare routine delle scadenze di vita dell’università italiana è veramente riprovevole. Dimostra, se ce ne fosse bisogno, che il Ministero funziona male, perché il primo requisito di una buona amministrazione è la capacità di gestire con regolarità le scadenze. Naturalmente si potrebbe aspettarsi qualcosa di più: che so, uno straccio di prospettiva strategica sullo sviluppo del nostro sistema di istruzione superiore, una qualche idea su come implementare le capacità del sistema di ricerca, un pensierino al tema del turn over dei docenti vista l’età media di questi.

Intanto però ci accontenteremmo di una gestione responsabile di alcune scadenze che non sono proprio cosette da nulla.

La prima è la valutazione del sistema della ricerca. Da mesi si vocifera nei corridoi che sta per partire la famosa valutazione ANVUR, i responsabili di questa agenzia ci informano negli incontri che dal loro punto di vista da tempo è tutto pronto, ma la valutazione non parte. Sappiamo tutti che contro questa modalità di valutazione ci sono molte opposizioni (corporative). Come sempre in Italia, la valutazione a parole la vogliono tutti, ma in concreto non ce ne è mai una che vada bene. leggi tutto

65 anni e non sentirli! La Formula Uno compie gli anni ma cerca un’anima per tornare giovane

Antonio Boselli * - 30.05.2015

La Formula Uno ha appena compiuto 65 anni di vita, dal primo Gran Premio a Silverstone il 13 maggio 1950. Dalla sua nascita questa categoria è al vertice del motorsport e, nel corso dei decenni, è diventato uno show mondiale capace di attrarre un’audience televisiva inferiore solo ai mondiali di calcio. Artefice di questo successo Bernie Ecclestone che da 40 anni decide su tutto e su tutti. Un visionario che capì con grande anticipo le potenzialità trasformando uno sport amatoriale in un’industria con un giro di affari da quasi 2 miliardi di euro. Proprio i successi, i soldi e forse il mancato rinnovamento generazionale della sua leadership hanno portato questo sport a vivere ora una crisi d’identità. In questo scenario è nata la Formula E, un campionato che ha debuttato quest’anno. Le monoposto che corrono in questa categoria sono alimentate elettricamente. Niente benzina, niente motore a scoppio, solo energia elettrica. Chi ha ideato questa categoria non ha mai avuto la velleità di «rubare» la scena alla Formula 1 perché è impensabile competere con la sua storia, i suoi budget e la sua esposizione mediatica. Pensato come un esperimento la Formula E in realtà si sta rivelando molto più che una semplice operazione di marketing. L’idea non è di competere con la Formula Uno ma di andare a occuparne gli spazi lasciati liberi. Dalla svolta completamente green, dal calendario il più possibile complementare con la F1, ai circuiti allestiti nel centro delle grandi capitali mondiali, al format delle gare, all’uso dei social network. leggi tutto

Il fumo denso della consulta

Gianpaolo Rossini - 23.05.2015

E’ la volta della tassazione sulle sigarette elettroniche. La consulta colpisce di nuovo e in maniera ancora più sorprendente. Dopo il duro colpo alla riforma Fornero delle pensioni  ora la corte costituzionale ne ha combinata un’altra delle sue. Ha infatti dichiarato illegittima l’imposta sulle sigarette elettroniche finora tassate con un’aliquota pari, ahimè, a quella delle diaboliche sigarette di fumo vero. Certo, da qualche parte si sostiene che le sigarette elettroniche siano meno dannose di quelle con tabacco e carta. Ma non c’è in verità una risposta unanime e chiara; molti dubbi restano dal momento che si tratta pur sempre di sigarette che consentono inalazione di nicotina, uno stimolante che dà assuefazione e che non è per nulla salutare. La pronuncia della Corte suprema suona insomma piuttosto stonata, con scarsa base scientifico sanitaria e ancora una volta va a toccare misure fiscali sulle quali la corte è l’unico attore istituzionale che si può permettere di farsi beffe dei vincoli costituzionali (articolo 81 della Costituzione) e dei pesanti impegni europei del nostro paese. La Corte sembra purtroppo muoversi come un attore che si dimentica di agire in maniera istituzionalmente responsabile e che ormai vuole impicciarsi di materie, che proprio non le competono, in maniera spregiudicata, complici anche avvocati dello stato che, invece di difendere l’istituzione che li paga profumatamente, operano come avvocati d’ufficio di serie B, o addirittura usano il loro ruolo per fare campagna contro il governo. Renzi non poteva quindi trovarsi di fronte di peggio. leggi tutto

Come uscire dal pasticcio rivalutazione pensioni

Gianpaolo Rossini - 12.05.2015

Ritorno sul pasticcio combinato dalla Consulta con la sentenza in cui impone al governo di ripristinare la compensazione per l’inflazione sulle pensioni sopra i 1486 euro. Il buco che questa sentenza produce nei conti pubblici sembra crescere ogni giorno. La quantificazione esatta desta preoccupazioni anche in chi sorveglia da vicino i nostri conti alla Commissione Ue a Bruxelles. In più gli effetti si estendono su un orizzonte temporale molto esteso gettando un’ombra lunga sui conti pubblici di molti anni a venire. Occorre trovare quindi una soluzione e in tempi brevi.

Casi in cui la Corte Suprema ha fatto lo sgambetto al governo si riscontrano anche in altri paesi. Negli Usa, ad esempio, la corte ha una composizione più politica che in Italia e, ancor peggio, i mandati dei giudici (justices) sono a vita. Qualcuno, seppur raramente, si ritira prima, complici acciacchi insormontabili dell’età. Capita che a fronte di una sentenza particolarmente invalidante e con una base giuridica debole, il governo ritorni alla carica con una nuova legge che cerca di sfuggire alle maglie occhiute della corte consentendo di salvare la sostanza di quanto la corte ha cassato. Accade nel 2009 quando la corte suprema degli Usa dichiara incostituzionale una delle prime leggi di Obama che riguarda la discriminazione sul posto di lavoro. leggi tutto

Internet business: esserci o non esserci

Patrizia Fariselli * - 09.05.2015

Gli sviluppi in corso nella Internet economy hanno recentemente impresso una spinta accelerata verso configurazioni che finora erano immaginate nei modelli di espansione del business attorno alle tecnologie digitali di rete, ma si manifestavano ancora per tentativi, a macchia di leopardo, in modo incoerente e con alta variabilità. Nell’universo anarchico della rete delle reti si sta progressivamente restringendo lo spazio di operatività delle sue contraddizioni, a favore del consolidamento delle posizioni forti, a scapito di quelle deboli.

La principale contraddizione emerge dal conflitto latente tra una rete progettata come bene pubblico – aperta, distribuita, neutrale, libera – e la sua gestione da parte di operatori di mercato che la usano per finalità private. Il  modello virtuale dell’architettura di Internet esclude che la rete sia appropriabile da parte di chi fornisce gli accessi a Internet (ISP), né che essi possano esercitare un controllo selettivo sui dati durante il loro percorso in rete. In questo consiste la neutralità della rete, di cui abbiamo già scritto in articoli precedenti. Su questa rete il ruolo degli ISP è cruciale, così come quello degli operatori che offrono servizi in rete (OTT), come ad esempio Google, agli utenti che vi accedono. leggi tutto

Internet: business globali, scambio ineguale

Patrizia Fariselli * - 09.04.2015

Non si finisce mai di parlare di Internet, almeno per due motivi.

Da una parte, le prospettive analitiche da cui osservare l’impatto delle tecnologie digitali di rete sui comportamenti e sulle attività delle persone e delle organizzazioni sono innumerevoli, e si possono riassumere in quattro grandi capitoli/domande: tecnologico-infrastrutturale (come è fatta la rete?); socio-politico-culturale (chi/cosa fa in rete?); economico-aziendale (quale valore produce e per chi?); normativo-istituzionale (quali diritti/doveri e quali autorità sono chiamati in causa?). In pratica, non rimane fuori niente dal raggio d’azione di Internet. Questi capitoli non sono indipendenti, anzi sono intrecciati tra loro. Ad esempio, il diritto alla privacy emerge come un problema aperto in relazione ai modelli di gestione dell’infrastruttura da parte degli operatori di rete (ISP), ai modelli di acquisizione dei dati degli utenti da parte degli operatori di servizi (come Google, Facebook, Amazon) e al loro scambio con gli operatori commerciali, ai modelli di diffusione e di condivisione delle informazioni personali pubblicate online da soggetti terzi entro social network, e tutto questo ancor prima che il problema venga affrontato in ambito giuridico.

Dall’altra parte, la penetrazione delle tecnologie digitali di rete nell’impianto socio-economico-istituzionale che si è consolidato nel tempo leggi tutto