Ultimo Aggiornamento:
04 aprile 2020
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Lo spreco di suolo in Italia

Tiziano Tempesta * - 17.11.2015

Il suolo costituisce una componente fondamentale di ogni ecosistema, sia esso naturale sia esso antropico, e non è quindi il mero supporto fisico delle attività umane. Il suolo è in grado di produrre numerosi servizi ecosistemici tra i quali vanno ricordati: la funzione produttiva primaria, la funzione di regolazione del ciclo dell’acqua, la funzione di regolazione dei cicli degli elementi fondamentali per la vita, la funzione di conservazione della biodiversità, la funzione di regolazione climatica dovuta alla capacità del suolo di immagazzinare anidride carbonica grazie all’accumulo di sostanza organica. Il consumo di suolo in generale può essere definito come la riduzione della capacità dei suoli di produrre uno o più dei servizi ecosistemici richiamati. I fattori che possono causare il consumo di suolo sono molteplici anche se sicuramente quello che ha assunto maggiore rilevanza nei paesi sviluppati a partire dalla seconda metà del Novecento è l’urbanizzazione dei terreni coltivati.

Si noti però che il trasferimento di fattori di produzione e risorse da settori a bassa produttività a settori ad alta produttività costituisce uno dei motori dello sviluppo economico. Ciò vale sia per il capitale e il lavoro sia per la terra e le altre risorse naturali. Quindi, lo sviluppo economico comporta necessariamente un trasferimento di suolo da usi primari ad usi che potremmo definire urbani in senso lato: la città è da sempre il motore leggi tutto

Suggestioni per una scuola del futuro (ma anche del presente…)

Angela Maltoni * - 10.11.2015

Nella prefazione al libro “Nascita di una Pedagogia Popolare”, Elise Freinet, moglie di Célestin, scrive: “E’ il perenne problema del fanciullo, con le pressanti esigenze del suo presente e del suo avvenire, che determina l’accrescersi della massa di artigiani dediti all’opera educativa. Così si foggia senza pretese il bel mestiere dell’insegnante, così si costruisce una pedagogia valida per tutti i figli del popolo e non per una ristretta minoranza di privilegiati”.

Proprio partendo da questa frase, secondo me, ci si deve muovere per cercare di capire che cosa “dovrebbe” essere la scuola e soprattutto cosa occorra realmente ai bambini per imparare. Tenendo conto del contesto in cui viviamo, sempre più caotico e denso di problematiche socio-culturali, è necessario individuare azioni pedagogiche, metodi d’insegnamento e strategie che si adattino al momento attuale. Sicuramente, a differenza di allora – si parla della Francia negli anni ’50 del secolo scorso – i bambini hanno acquisito una maggiore consapevolezza  riuscendo a ritagliarsi, forse loro malgrado, una maggiore attenzione.

Se da un lato, almeno in apparenza , sono diventati più autonomi grazie all’avvento delle tecnologie – anche se mi viene da pensare che probabilmente lo erano ancor di più quando sapevano utilizzare le mani per costruirsi giochi da usare in strada – dall’altro, purtroppo, sono sempre più spesso in balìa di un mondo dove il tempo è il vero motore di tutto, con i genitori che tendono ad impegnarsi di più per realizzare i loro sogni di “ex adolescenti” leggi tutto

Limite al contante o alla libertà?

Gianpaolo Rossini - 31.10.2015

Siamo in un periodo di deflazione che rischia di essere più profonda e lunga di quanto non ci aspettiamo.  I tassi d’interesse sui titoli di stato fino a due anni sono entrati in zona negativa. Questo a cascata impone alle banche di rasare quanto i risparmiatori e le imprese depositano su un conto corrente imponendo ai clienti tassi negativi. Se depositiamo 1000 euro in banca dopo 12 mesi ce ne ritroveremo 990 o 980. Se invece  tengo nel materasso i 1000 euro faccio un affare.  Già questo primo aspetto dovrebbe indurre a cautela i paladini della soglia per l’uso del contante a 1000 euro estesa dal governo Renzi a 3000.  Riportare la soglia  sotto i 3000 euro significa infatti imporre una tassa sul risparmio liquido che finisce in larga parte nelle casse delle banche.  Insomma un ennesimo balzello che,  ahimè,  non va all’erario.   Ci sono comunque ulteriori elementi che rendono incomprensibile la battaglia di una parte della magistratura e dei partiti politici per la riduzione drastica nell’uso del contante.

All’estero e in Italia sovente pago in contanti anche cifre alte perché mi fanno lo sconto – con regolare ricevuta o scontrino. Risparmiamo io e il venditore. Evitiamo la costosa intermediazione bancaria privata (implicita in pago bancomat o carta di credito). leggi tutto

Tanto gentile e tanto oneste paion l’italica deflazione e la manovra di Matteo

Gianpaolo Rossini - 17.10.2015

Non c’è politica espansiva della BCE che tenga. A Francoforte stampano moneta. Ma forse non lo fanno abbastanza o, come ho più volte scritto, hanno preso ad annaffiare l’economia europea di liquidità quando ormai buona parte delle piante si era seccata. E così ora siamo dentro fino al collo ad una bella deflazione con prezzi che scendono. L’Istat ci informa che a settembre 2015 i prezzi al consumo in Italia sono diminuiti dello 0.4% su agosto. Su base annua sono aumentati di un misero 0.2%. Il primo dato è preoccupante. In un solo mese i prezzi hanno ceduto quasi mezzo punto percentuale. Un evento raro nell’economia italiana degli ultimi 70 anni. Più simile ai ritmi della deflazione della grande crisi degli anni ‘30 del secolo scorso o alla grande deflazione della seconda metà ottocento. Il secondo dato è ancor meno rassicurante. Stiamo viaggiando velocemente verso inflazione zero o sottozero. Una anoressica deflazione ci sta soavemente abbracciando con le sue diafane e fredde membra. In molti osservano prezzi degli immobili in caduta, negozi che chiudono, capannoni sui quali cresce l’erba e faticano a legare il tutto alla deflazione. Dobbiamo fare qualcosa anche se c’è qualche aspetto positivo che però fatica a fugare interamente i nostri pensieri negativi. I nostri sistemi economici slittano e si inceppano con la deflazione. leggi tutto

Il pastore e le pecorelle in cerca d’orientamento. Considerazioni a margine del Sinodo sulla famiglia

Claudio Ferlan - 15.10.2015

Non è certo in un clima sereno che si è aperta la XIV Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi (4-25 ottobre), dedicato a “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Come ampiamente noto, all’inizio dei lavori è stata consegnata al papa una lettera privata, firmata da tredici cardinali, nella quale si ponevano delle critiche – neanche troppo blande – alla preparazione e ai contenuti del Sinodo.

 

La forma

 

Cominciamo dai fatti: immediatamente prima dell’apertura dei lavori dell’assemblea (5 ottobre) il cardinale australiano George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, consegna la lettera a Bergoglio. Il recapito prima dell’inizio dei lavori testimonia che il contenuto è stato preparato da tempo. Il successivo 12 ottobre il vaticanista de L’Espresso Sandro Magister pubblica sul suo blog il testo della lettera inviata al papa e l’elenco dei tredici cardinali firmatari. Magister, ricordiamolo, è un esponente di spicco dell’opposizione interna al papa argentino, di stampo conservatrice. È lui il protagonista della diffusione anticipata della bozza dell’enciclica Laudato si’, cosa che ha motivato la sua sospensione a tempo indeterminato dalla sala stampa vaticana. leggi tutto

Canone Rai, Tasi: Matteo lascia in pace la casa

Gianpaolo Rossini - 08.10.2015

L’ annuncio fa rumore. Dopo quello sul taglio dell’Imu ora viene quello sulla riduzione del canone Rai che però dovremmo saldarlo nella bolletta elettrica. Sul canone Rai il premier promette una riduzione a 100 euro da 113. Come misura contro l’evasione ce lo troveremo però sulle bollette elettriche. Ma quali? Tutte le utenze elettriche avranno associato il canone Rai? Se una persona ha più di una utenza, caso molto comune, dovrà pagare il canone Rai per ciascuna utenza? E chi non ha televisione o è ipovedente? Cadiamo nel ridicolo anche se l’iniziativa appare più grave di quello che sembra. Il tutto infatti si trasforma in una ennesima tassa sugli immobili che controbilancia e forse è ancor più pesante della Tasi in via di abolizione. Con l’aggravante che sposta le entrate dai comuni all’azienda Rai. Un bel risultato! Senza contare che ormai ci sono molti gestori elettrici tra loro indipendenti. Come facciano questi ad applicare il canone Rai sulle loro bollette senza produrre una enormità di sciocchezze e sovrapposizioni è un bel mistero. Tagliare il canone del 10% significa far scendere le entrate della Rai di circa 170 milioni all’anno. E questo potrebbe spinger qualcuno a che evade a pagarlo. In ogni caso la compensazione per il minor gettito potrebbe venire su due fronti. leggi tutto

Parametri di Maastricht e contabilità nazionale

Francesco Lefebvre D’Ovidio * - 08.10.2015

Dall’inizio della recessione in atto la stampa e i politici discutono con frequenza ossessiva i celebri “parametri” sulla finanza pubblica stabiliti nel Trattato di Maastricht, interpretati da molti come dei vincoli astratti e inutili, che costringerebbero i popoli a una condizione economica svantaggiosa, la deprecata “austerità”.

 

In questa sede prescindiamo dall’analisi delle ragioni per le quali i parametri vengono criticati e ci limitiamo a osservare come le istituzioni pubbliche hanno reagito alla loro imposizione – evidentemente sgradita – modificando le modalità di calcolo dei dati statistici.

 

Ormai hanno rilievo solo due dei 5 parametri originari: il tasso di inflazione è irrilevante in quanto da anni ormai è (ovunque) stabilmente vicino allo 0; la quotazione della valuta nazionale non è irrilevante da quando le valute nazionali sono state sostituite dalla “moneta unica”; il tasso d’interesse nominale a lungo termine degli Stati è irrilevante dal momento che i tassi oggi non sono determinati dal mercato ma dagli acquisti delle banche centrali.

 

Prendiamo quindi in esame l’obbligo previsto per gli Stati membri leggi tutto

Una giustizia di pancia. A margine del caso Scattone.

Maurizio Cau - 29.09.2015

Cera una volta il garantismo. A seguire le polemiche sul caso Scattoneviene da chiedersi cosa ne sia, nel paese che ha dato i natali a Beccaria e Filangieri, dei principi intorno a cui si èsviluppata la penalistica moderna, quella che ha portato al riconoscimento del valore costituzionale del principio del finalismo rieducativo della pena, richiamato nellart. 27, comma 3 (le pene [] devono tendere alla rieducazione del condannato).

Naturalmente non basta che un principio sia riconosciuto a livello costituzionale perchéne sia garantita lefficacia. La giurisprudenza costituzionale ha peròspecificato a piùriprese che la necessitàcostituzionale della rieducazione, «lungi dal rappresentare una mera generica tendenza riferita al solo trattamento, indica invece proprio una delle qualitàessenziali e generali che caratterizzano la pena nel suo contenuto ontologico e laccompagnano da quando nasce, nellastratta previsione normativa, fino a quando in concreto si estingue» (Sent. 313 del 1990). Se la rieducazione del condannato rappresenta il fine essenziale della pena c’èda interrogarsi sulle ragioni di una reazione tanto nervosa mostrata da unampia parte dellopinione pubblica al percorso riabilitativo di Giovanni Scattone, il quale dopo aver saldato i propri debiti con la giustizia ha ottenuto una cattedra di ruolo in un liceo romano, prontamente abbandonata a seguito delle polemiche sorte intorno al caso. leggi tutto

Le mani sull’università.

Novello Monelli * - 24.09.2015

Di riforma in riforma

 

L’intervento di Francesca Puglisi, comparso in parallelo sulle pagine de “Il Messaggero” e “Il mattino” del 21 settembre, ha aperto ufficialmente la campagna autunnale dell’ennesima riforma universitaria. Pochi governi della cosiddetta Seconda Repubblica hanno perso l’occasione per portare il proprio contributo allo smantellamento del sistema della ricerca e della formazione superiore. Non uno ha mai saputo affrontare (se non a parole) i reali problemi delle università e della rete degli istituti di ricerca: un cronico sottofinanziamento, aggravato da un dissennato ricorso ai tagli lineari, e un meccanismo di reclutamento dominato da clientelismi di varia natura o da logiche familistiche, raramente dalla volontà di promuovere il merito e l’originalità. A netto degli slogan di prammatica («vogliamo ridare importanza a istruzione e ricerca»), le rivoluzioni copernicane immancabilmente messe in campo da ogni esecutivo hanno portato a molte perdite di tempo, per adempiere a sempre nuovi obblighi burocratici, ma a pochi miglioramenti effettivi. Le due migliori conquiste di questi anni turbolenti sono state il principio di uno sbarramento selettivo in ingresso, che ha portato all’abilitazione scientifica nazionale, e l’esigenza di assicurare una valutazione costante al livello di produzione della ricerca e della didattica, che si esprime nella VQR. Si tratta di due istituti perfettibili, senza dubbio, ma che hanno almeno il merito di tentare un primo passo verso l’articolazione di un sistema sano, dove chi insegna e fa ricerca è il più bravo, non il più affine per prossimità ideologica o parentale. leggi tutto

Una questione fra storia e diritto: le misure coercitive di prevenzione

Fulvio Cammarano ° - 08.09.2015

Alcuni non lo sanno e molti non ci fanno caso, ma il sistema giudiziario italiano prevede la possibilità di prendere “misure coercitive”. Si tratta di provvedimenti che il Pubblico ministero chiede e il giudice può o meno concedere di fronte a determinati tipi di reato ritenuti potenzialmente reiterabili. In sostanza, attorno al soggetto che subisce questa misura, in attesa della sentenza, è possibile creare un recinto virtuale - in sostituzione di quello reale della cella dove potrebbe essere rinchiuso in via preventiva - in modo che torni a delinquere. Il Daspo, ad esempio, impedisce all’ultrà colpevole e scalmanato di frequentare lo stadio e dintorni, luoghi privilegiati per l’esercizio del tifo violento. Un’altra misura è il divieto imposto allo stalker di avvicinarsi  entro una certa distanza dall’oggetto delle sue ossessioni. C’è in queste coercizioni una logica  che intende salvaguardare persone ed  ambiti ben individuabili e circoscritti. Più complicata appare invece la fattispecie del divieto di dimora perché in questo caso la persona colpita dal provvedimento viene espulsa dall’intero suo mondo - quello della città in cui lavora e ha relazioni sociali - e non solo da una piccola porzione di esso. Tale misura, ancora presente nel nostro codice di procedura penale (art. 283, comma 1: “con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive all'imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice”), rappresenta il residuo storico di un’interpretazione paternalistica della cultura liberale: leggi tutto