Ultimo Aggiornamento:
14 dicembre 2019
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Argomenti

La lezione sempre attuale della Resistenza

Francesco Provinciali * - 20.04.2019

Finiremo con il riempire il calendario di “giorni dedicati”, di celebrazioni, ricorrenze e rivisitazioni retrospettive: ci sono occasioni per ricordare e altre per dimenticare, nulla della memoria collettiva deve andare perduto, l’oblio è la sintesi di ciò che non sopravvive allo scorrere del tempo.

La storia e la civiltà – nei chiaroscuri delle vicende umane – hanno accumulato un numero considerevole di eventi a cui, di volta in volta, va data una priorità rievocativa, fino a scandire l’esistenza con significati di cui ci corre l’obbligo di riscoprire una qualche attualità, pena il lento ed inesorabile scivolamento nel vuoto indefinito dell’assenza.

Salvo attribuire alle ‘date’ un significato soggettivo ed estraneo al loro originario significato: il compianto Sabino Acquaviva ricordava che Natale vuol dire regali e bagordi mentre Pasqua significa uova, sorprese e prime vacanze stagionali.

Un po’ di ingolfamento lo si nota già, le date ‘libere’ - da destinare- sono ormai poche e molto di ciò a cui il condiviso senso del dovere ci impone di dare spazio e visibilità esprime spesso più gli aspetti ritualistici e commerciali della commemorazione che il suo significato autentico.

E questa è un po’ una rivincita che il presente si prende sul passato, fino a confonderne il significato, allontanandosi a leggi tutto

Pasticcio libico, versione italiana

Paolo Pombeni - 17.04.2019

Chi venisse accusato di sottovalutare la crisi libica si offenderebbe: tutti si dicono estremamente preoccupati, ben consapevoli della portata del problema, e tutti fanno capire di avere dei piani per affrontare l’emergenza. Quali non è ovviamente dato di sapere, a meno che non ci si voglia fidar di qualche parola al vento. Sta di fatto che anche questa emergenza è una occasione per fare propaganda elettorale, non certo il miglior modo per rispondere ad una grave crisi alle porte di casa nostra.

Al solito si sta finendo per ridurre tutto alla possibilità che si presenti una emergenza migranti, che le drammatiche condizioni in Libia trasformerebbero ipso facto in rifugiati. Si sarà visto che su queste paure hanno subito speculato le parti in causa: Haftar per primo, perché il suo tentativo di conquistarsi la Tripolitania sperava venisse accettato visto che riteneva di potersi presentare come colui che era in grado di mettere ordine nel caos libico di cui profittano i trafficanti di esseri umani. Poi è arrivato Serraj, che si è affrettato a dare una intervista alla stampa italiana in cui sventolava la minaccia di 800mila persone pronte a salpare verso le nostre coste giusto per ottenere sostegno alla sua causa. leggi tutto

Se il pensiero non precede le parole

Francesco Provinciali * - 13.04.2019

Ricorre il 22 aprile il 110° anniversario della nascita di Rita Levi Montalcini, che ha lasciato una traccia indelebile nella cultura del Novecento a motivo della Sua poliedrica intelligenza e affascinante personalità.

La straordinaria opportunità di un’intervista con la scienziata mi ha lasciato in dono una sua considerazione, che trovo a un tempo altissima nella sua sintesi culturale e pratica nella gamma infinita delle sue possibili declinazioni.

“Pensare può essere utile mentre parlare non sempre è necessario”: si tratta di un’affermazione che nella sua apparente e sorprendente semplicità esprime in realtà un concetto denso di implicazioni utili nelle quotidiane circostanze della vita.

In genere accade infatti il contrario: si dicono e si ascoltano molte cose senza avere l’esatta percezione del loro significato.

Pensieri e parole non sono sempre legati da un nesso logico di causa-effetto, tanto è vero che molte delle incomprensioni nelle relazioni interpersonali sono dovute alla dissociazione e all’incoerenza tra le idee e i comportamenti.

Si utilizzano, cioè, stereotipi, considerazioni e opinioni come fossero beni di consumo, con disinvolta e spesso contraddittoria facilità si attinge al gran calderone delle frasi fatte e delle cose dette: trovandone già molte in libera circolazione risulta persino superfluo sforzarsi a pensarne delle proprie. leggi tutto

Per una economia responsabile

Michele Amicucci * - 13.04.2019

Nel suo Responsabili. Come civilizzare il mercato (Il Mulino, 2019) Stefano Zamagni individua nella “responsabilità” l’unica soluzione da opporre ai rischi odierni posti dal mercato globalizzato ed i suoi squilibri, dalla finanza deregolamentata ed oligopolistica, dalla digitalizzazione societaria e dagli avanzamenti, evidenti tanto quanto inquietanti, della tecno-scienza. Nell’attuale contesto globale l’autore specifica come sia facile per l’uomo commettere azioni collettive che suscitano effetti dannosi – non previsti e neppure a volte desiderati – sugli altri, delle quali tuttavia, in quanto individuo non riesce a sentirsi responsabile. Le conseguenze determinate dallo straripare della tecnica nella vita umana minano direttamente le “prospettive di sopravvivenza, nonché le stesse basi biologiche” dell’uomo in quanto tale.

È proprio l’innalzamento valoriale della responsabilità, etica e morale al tempo stesso su base individuale, che l’autore individua come risposta all’empasse odierno. Zamagni infatti pone l’esigenza di una nuova forma di responsabilità, attiva, dal carattere pubblico, legata alla reciprocità. Non è sufficiente “non fare più il male” ed il “rendere conto” (accountability), essere responsabili oggi deve significare “agire per il bene, prendersi cura”.

 

All’interno della sua ricerca, debitrice di una rilevante capacità leggi tutto

Rimborsi per i crack bancari: sono proprio giusti?

Gianpaolo Rossini - 10.04.2019

Le crisi bancarie italiane non sono state gestite bene. Certo si poteva fare anche peggio. Ma anche meglio. Serve a poco recriminare su chi abbia più colpe: il governo di allora, la Commissione Ue, la banca d’Italia o la Consob. Tutti hanno un pezzo di responsabilità. Nessuno però è unico colpevole. Abbiamo una moneta che ha compiuto 20 anni a inizio anno ma che mostra ancora alcuni caratteri adolescenziali. Non per colpa della BCE e del suo presidente. Ma dei governi che sono riluttanti nel devolvere l’intera fetta di sovranità che richiede una moneta federale come è l’euro. In questa situazione di limbo che da troppo tempo dura la crisi nata nel 2008 ha falciato alcune banche italiane di piccola dimensione e una grande, il Monte dei Paschi di Siena, l’istituto di credito più antico del pianeta. Nel caso di MPS si è proceduto con una nazionalizzazione, soluzione già ampiamente adottata ad esempio nella -a parole ma non nei fatti - iperliberista Gran Bretagna per la Bank of Scotland e altre minori. In Italia le banche minori in difficoltà sono state acquistate a costo zero da grandi banche come Banca Intesa. Ma cosa è successo agli individui coinvolti? Per chi aveva un deposito in conto corrente non leggi tutto

I cattolici nei tempi nuovi della cristianità

Francesco Provinciali * - 06.04.2019

Abbiamo imparato sui banchi di scuola a contestualizzare gli eventi, collocandoli nel presente e - insieme - nel flusso dei fatti della storia. La contestualizzazione è l’opposto del radicalismo ideologico e del dogmatismo: è aderenza alla realtà e sua lettura, attraverso gli strumenti del pensiero critico, della ragione e dell’etica.

Non significa “secolarizzare” o rendere relativo e avulso dalla storia il presente: al contrario implica uno sforzo di conoscenza, comprensione e interpretazione della realtà per vivere con maggiore consapevolezza il proprio tempo.

Siamo tutti in diversa misura attori e partecipi della vertiginosa accelerazione impressa al ‘modus vivendi’ e al ‘modus operandi’ nei costumi sociali e negli stili di vita individuali degli ultimi decenni, anche in relazione alla straordinaria incidenza che le nuove tecnologie e la loro diffusione hanno avuto nella deriva della globalizzazione e in quella opposta che le sta subentrando: poiché i corsi e ricorsi storici ci hanno insegnato che non esiste un anno zero, in cui tutto si annienta per dare spazio ad una improbabile teoria del cominciamento che escluda una continuità con il passato.

Siamo inesorabilmente legati a doppio filo alle coordinate spazio-temporali della storia, che è continuità, flusso, leggi tutto

Euro ed UE: un anno di tregua

Gianpaolo Rossini - 22.12.2018

Il sofferto via libera della Commissione Ue alla manovra finanziaria italiana per il 2019 è arrivato dopo estenuanti trattative e con costi molto alti per il bel paese. Il peso maggiore finora pagato è quello dovuto allo spread salito da circa 120 punti prima delle elezioni del 4 marzo agli oltre 320 dei giorni di maggiore tensione della trattativa con le autorità europee a novembre. Si tratta di un aggravio dei conti pubblici che si aggira intorno ai 3 miliardi l’anno ma che potrebbe salire a cifre ben più alte, se lo spread non ritornasse verso quota 100 abbastanza velocemente. La manovra ha comunque dimostrato che il governo non intende né oggi né in futuro rompere con UE ed euro. Ed è forse questo il segnale un po’ rasserenante per i cittadini italiani e per i “mercati”. Questi ultimi, non dimentichiamolo, non sono un’entità globale lontana e minacciosa, come qualcuno nel governo crede, ma sono cuciti anche nei portafogli degli italiani. Le cui scelte di investimento finanziario, o più semplicemente di risparmio, hanno un peso non indifferente nella determinazione dello spread. Lo abbiamo visto in occasione di una asta di BTP di alcune settimane fa riservata ai risparmiatori italiani il cui insuccesso ha dato un segnale particolarmente negativo ai leggi tutto

L’Italia cattiva del 52° rapporto Censis

Francesco Provinciali * - 22.12.2018

Non è necessario ricorrere alla macro-analisi sociale o essere supportati da percentuali e algoritmi, per cogliere il senso della lettura pessimista sull’Italia di oggi data dal 52° rapporto Censis: basta aprire il portone di un condominio, magari una qualsiasi porta di casa (visto che la decadenza dai rapporti interpersonali comincia proprio dallo sgretolamento interno alla famiglia), andare a fare la spesa al supermercato, visitare un ambiente di lavoro, chiamare un call-center, entrare in una scuola.

Anche i comportamenti individuali e sociali hanno il loro rating di valutazione ed è pur vero – per analogia – che esiste uno spread che ci separa – nella nostra poliedrica e ubiquitaria quotidianità - dal concetto perduto di normalità su cui insiste da tempo il filosofo Diego Fusaro.

L’Italia, a partire dal 44° Rapporto Censis, risultava un Paese sfiduciato e con un gap sempre più aperto tra Paese reale e Paese legale, nel quale prevalevano demotivazione, ritorno al privato, assenza di un modello di sviluppo sociale, sfaldamento dei corpi intermedi delle istituzioni, assenza di risposte ai bisogni della gente.  La deriva negativa è continuata impietosa nella descrizione del più importante istituto di ricerca socio-economica del Paese, fondato e diretto da mezzo secolo da uno speciale lettore ed interprete della fenomenologia sociale, qual è il Professor Giuseppe De Rita, leggi tutto

Geografia e storia cenerentole delle scuole superiori

Francesco Provinciali * - 08.12.2018

Geografia e storia non sono mai state molto amate dagli studenti: troppe date, avvenimenti, guerre, trattati, molta confusione sulle capitali, sui fiumi, i laghi, i confini regionali e nazionali. Eppure codificano le coordinate spazio-temporali della nostra vita, collocandoci nel mondo dalle sue origini al nostro presente.

Rappresentano le chiavi di accesso alla realtà nel suo divenire e nel suo essere consapevolezza del mondo.

Dopo la riforma Gelmini del 2008 la geografia è stata marginalizzata nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado ma specialmente nelle superiori la sua presenza è ridotta al lumicino: 1 ora la settimana in alcuni istituti tecnici, 3 ore nel biennio del liceo ma trasformata in geo-storia, un mostro culturale riduttivo e tutto da inventare. Ci pensa ora il Ministro Bussetti a togliere il tema storico dall’esame di maturità: peraltro statisticamente il meno scelto dai maturandi, circa il 3% delle scelte tra gli ambiti proposti negli ultimi anni.

Tutto molto significativo. Cavalcando una deriva di semplificazione culturale, di obsolescenza della memoria e della consapevolezza del mondo in cui viviamo (e da cui veniamo) viene dato più spazio ai temi di attualità, ai fatti di cronaca, alle libere opinioni svincolate dalla conoscenza.

Cacciare fuori a poco a poco la storia e la leggi tutto

Figli e figliastri

Francesco Provinciali * - 17.11.2018

Il prossimo 20 novembre sarà la Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Per celebrare questo importante momento “Mente Politica” è lieta di pubblicare questo intervento

 

Quando si sostiene che un figlio ha diritto ad avere un padre ed una madre si asseconda una regola imposta dalla natura e si esprime un concetto che implica una conquista culturale e sociale sotto il profilo del diritto positivo e della tutela del minore: si tratta tuttavia di un’affermazione che richiede più di una semplice asserzione per non cadere in una scontata ovvietà.

Poiché tra la teoria e la pratica corre il discrimine della quotidianità, sovente ricca di vissuti contradditori rispetto al nobile principio sopra enunciato. Ad ogni diritto corrisponde un dovere: peccato che se ne parli di rado, forse è un corollario dell’egoismo come forma di sentimento oggi prevalente.

Il dibattito sulle adozioni che sta movimentando la politica e scuotendo le coscienze individuali è stato finora prevalentemente centrato sulla rivendicazione dei diritti trascurando la speculare necessità di un chiarimento sui doveri. Della società, della famiglia, delle coppie di fatto, dei padri e delle madri. Essere genitore non è un mestiere, piuttosto è una vocazione, persino un evento casuale alcune volte non voluto. Già nella cosiddetta “famiglia tradizionale” come leggi tutto