Ultimo Aggiornamento:
17 luglio 2019
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Politica debole e magistratura forte o viceversa?

Mauro Pellegrini * - 22.06.2019
Luca Lotti

Lo scandalo che ha destato la diffusione delle intercettazioni che provano le pressioni di Luca Lotti ai vertici della magistratura impone, probabilmente, una riflessione in merito al rapporto tra politica e magistratura. Almeno per come esso si è palesato ai più in questi ultimi anni. Prima del decisionismo “facciotuttista” renziano, del quale Lotti è stato forse il più ardente sostenitore e consigliere, l’Italia è stata caratterizzata da una sperequazione profonda in merito all’influenza di due dei tre poteri che dovremmo (il condizionale è più che mai d’obbligo) mantenere in pieno equilibrio: la magistratura, forte della estrema debolezza degli esecutivi e della sterilizzazione (fortemente complice) dei due rami del parlamento, ha vissuto anni ruggenti. L’eco di Mani Pulite, mantenutasi forte ben oltre gli effettivi risultati raggiunti da Di Pietro, Davigo, Colombo et similia, ha avuto gioco facile a manifestarsi in tutto il proprio potenziale di contrapposizione nei confronti di maggioranze all’apparenza forti (si vedano gli anni della contrapposizione tra il berlusconismo e il prodismo), ma in realtà sotto perenne scacco del controllo esercitato dalla magistratura. Un controllo del tutto aiutato dalla condotta troppo spesso almeno equivoca di molti protagonisti di quella stagione: destra e sinistra predicavano ciò che, in realtà, non erano. L’una, una forza liberista dedita ad una serie di riforme di stampo thatcheriano; l’altra, una coalizione orientata a promuovere con forza i temi dei diritti, dell’egualitarismo e del neo-keynesismo economico. Tutte proposizioni di facciata, che nascondevano, ad essere alquanto ottimisti, una perdurante incapacità di influenzare le vere radici dell’economia e della società nostrane. Cosa c’entrano, in tutto questo, Renzi ed il suo renzismo? Il buon Matteo ha rotto lo schema, o almeno ha cercato di farlo, introducendo però, con ferrea e forte consapevolezza, una novità di grande discontinuità con i precedenti anni berlusconiani: il recupero in grande stile della primazia della politica sulla magistratura. Il potere con il quale il vecchio Silvio ha litigato per tutta la sua lunga fase politica, sarebbe dovuto essere invece imbrigliato in una minuziosa tessitura di nomine, clientele e favori, tali da poterlo gestire “off the records” in tutta tranquillità, proprio come succedeva prima di mani pulite. Luca Lotti, in questo senso, sarebbe stato una pedina fondamentale di questo scacchiere, dai contorni molto vintage: un manovratore capace di sollecitare, rallentare, indirizzare e ammonire i vari giudici a lui legati. Una pratica del tutto consueta nella prima repubblica, da recuperare cancellando il residuo eco dell’effetto “Mani Pulite”.

Cosa ha prodotto tutto questo? Sicuramente uno scoglio nella scalata giallo-verde al potere. Proprio per questo 5Stelle e Lega, pur con approcci fortemente diversi, e spesso divergenti, si sono fin da subito interessati al caso, cercando a loro volta di entrare in questa importantissima partita. Ma chi ne esce abbastanza male è proprio la magistratura: che la politica sia rapace si sa, da sempre. Ma che la magistratura sia, almeno in alcuni propri ambiti e persone, manipolabile fino a rendersi complice di operazioni a tinte fosche, e con questa disorientante disponibilità di mettersi al servizio dello stakeholder più potente di turno, questo purtroppo non fa e non farà affatto bene al nostro Paese.

 

 

 

 

* Consulente di marketing e comunicazione; coordinatore ufficio marketing Confcommercio nazionale