Ultimo Aggiornamento:
20 ottobre 2021
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Argomenti

Tre partiti ed una gamba (la quarta)

Paolo Pombeni - 20.01.2021

Abbiamo ceduto alla tentazione di parafrasare il titolo di un noto film di Aldo Giovanni e Giacomo, perché la situazione attuale ha più di qualche tratto di comicità surreale. La richiesta del premier Conte di costruirsi una “quarta gamba” per puntellare il suo ruolo avviene con l’adesione dei tre partiti che sono rimasti fedeli alla tesi che lui sia la chiave di volta di un sistema che altrimenti crollerebbe lasciando solo macerie. Eppure ognuno di questi dovrebbe avere ottime ragioni per riflettere se l’operazione non si tradurrà in una loro marginalizzazione.

Naturalmente si può condividere la famosa citazione di Romano Prodi della massima per cui “succhiare un osso è meglio che succhiare un bastone” (fatta a suo tempo a pro della riforma costituzionale di Renzi): tenersi Conte con questo governo è meglio che consegnare il paese alle destre con un ricorso al voto anticipato. Rimane però il fatto che un osso sarà meglio di un bastone, ma rimane un osso e come pasto per tenersi in piedi si potrebbe anche provare ad avere qualcosa di più appropriato.

Il problema su cui vorremmo attirare l’attenzione è peraltro diverso e verte sul significato di inventarsi a tavolino un partito che non c’è. Lasciamo perdere le leggi tutto

I nodi vengono al pettine

Paolo Pombeni - 13.01.2021

E’ sbagliato dire che questa crisi è inspiegabile, lo si fa solo per gettare fango sull’avversario con l’argomento, ambiguo, che così si mette a rischio la stabilità del paese. La realtà è un’altra. Vengono al pettine i nodi di una politica che si è basata sull’aritmetica anziché sulle idee, mentre la stabilità del paese purtroppo è già a rischio e non da ieri.

L’alleanza giallorossa era fondata su un interesse reciproco fra i contraenti: evitare le elezioni anticipate con la possibile, se non probabile vittoria del centrodestra. Non c’era alla base un patto politico, ma solo l’anti-salvinismo che a sinistra sostituiva l’anti berlusconismo. Sembra impossibile che la sinistra in Italia non riesca a mettersi insieme “per” qualcosa, sicché ripiega sull’unirsi in nome della comune opposizione a qualcos’altro.

In quel patto siglato nell’estate del 2019 a guadagnarci furono soprattutto i Cinque Stelle che riuscirono a mantenere i loro posti di potere e ad imporre alcuni dei loro pregiudizi ideologici. L’illusione di manipolarli piegandoli ad interpretazioni più razionali si è dimostrata fallace. Basta vedere come è andata dando il via libera al demagogico taglio dei parlamentari che doveva essere la premessa per sistemare molte questioni del quadro istituzionale-rappresentativo: il taglio i grillini l’hanno ottenuto, del resto si è persa traccia e memoria. leggi tutto

La democrazia è una cosa seria

Paolo Pombeni - 09.01.2021

Lo choc per i fatti di Washington è stato abbastanza forte. Si è visto come quella che era stata elevata a madre del costituzionalismo democratico sia finita ad essere teatro di un assalto al suo parlamento da parte di bande di facinorosi esagitati istigati a farlo da un presidente sconfitto alle elezioni. Vale il vecchio detto che chi semina vento (Trump e i suoi vari supporter) raccoglie tempesta. Purtroppo i seminatori di vento sono molti, anche in Italia, e la delegittimazione del sistema democratico è una tempesta che può sempre essere in procinto di scatenarsi.

Per questo ci permettiamo di attirare l’attenzione su alcuni argomenti pericolosi che vengono agitati durante la attuale crisi politica che non sappiamo ancora come potrà concludersi. Non tifiamo per nessuno degli attori che con maggiore o minore insensatezza occupano l’attuale ring politico, vorremmo semplicemente che si evitasse di diffondere argomentazioni che sono rischiose per la stessa tenuta del nostro sistema.

La più banale è l’affermazione che un partito che ha il 2% (stimato) dei consensi non avrebbe diritto a porre questioni di tenuta del governo. Ovviamente in democrazia chiunque è titolato ad intervenire sulla gestione della cosa pubblica. Se sono questioni fondate se ne dovrebbe tenere conto, perché è irrilevante la percentuale leggi tutto

Un discorso di alta politica

Luca Tentoni - 06.01.2021

C'è chi, ascoltando superficialmente il discorso di Mattarella, avrà pensato che il presidente, per l'occasione, abbia preferito evitare temi politici. Si tratta di un grave errore di valutazione: chi (come l'autore di questo articolo) ha commentato per i quotidiani i discorsi quirinalizi di fine anno dal 1993 in poi, ha compreso bene che quella di Mattarella è stata un’allocuzione eminentemente politica. La pandemia, la necessità di sconfiggere la mentalità antiscientifica, il nuovo ruolo dell'Europa che ha costretto i sovranisti sulla difensiva, l'importanza di allocare nel migliore dei modi i fondi del Next Generation, la sottolineatura sull'aumento delle diseguaglianze e sulle fragilità del Paese sono tutti argomenti politici, ma che vanno oltre le polemiche quotidiane da pollaio. Il Capo dello Stato si è dimostrato in sintonia con le reali esigenze degli italiani, con la scala di priorità imposta dai fatti e non da qualche leader in cerca di potere o desideroso di mantenere a tutti i costi quello acquisito. Mattarella è sembrato dire agli attori del sistema partitico che adesso c'è altro di cui occuparsi: "è questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare". Non è certo il caso di perdere tempo, perché "non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte"; è questo il leggi tutto

Alla ricerca di un futuro

Paolo Pombeni - 23.12.2020

Sarà che è tipico del periodo avvicinandosi il giro di boa di San Silvestro, ma anche per la politica italiana il problema è interrogarsi sul futuro: su quello immediato (cadrà o no il governo Conte? E che succederà dopo?) e su quello almeno a medio termine (come rimetteremo in piedi il Paese una volta che si riuscisse a lasciarsi alle spalle la pandemia?).

Sulla prima questione la nebbia è notevole, sulla seconda totale. E poiché le due questioni sono strettamente connesse, la preoccupazione, per non dire l’angoscia per il futuro è crescente e non basta questa volta il solito ottimismo di maniera di ogni periodo fra Natale e Capodanno. Per affrontare il futuro con qualche serenità occorrerebbe avere qualche segnale di speranza e non ce ne sono molti. Soprattutto manca il potersi riferire ad una classe politica capace di mostrare consapevolezza che c’è sul tavolo il futuro di tutti e non il suo.

Quello che sta succedendo sulla legge di bilancio è istruttivo. C’è un festival di richieste di bonus e mancette senza senso né significato: si va dal finanziare corsi di jazz nei licei al sostenere l’impianto di rubinetti che fanno risparmiare l’acqua e via con roba simile. Non che in sé queste siano cose scandalose: leggi tutto

Tre squilli nel nulla: i minori scomparsi

Francesco Provinciali * - 19.12.2020

Sono trascorsi 10 anni dalla scomparsa di Yara Gambirasio, una vicenda umana che aveva coinvolto emotivamente tutti noi, dal doloroso epilogo.

Sono molti i "minori scomparsi": pochi ritornano, di molti vengono restituite le spoglie, della maggior parte si perdono le tracce.

Vorrei dedicare a questi bambini e adolescenti questa riflessione, che segue la precedente sui "Minori senza pagina", oserei dire... la completa.

Sono storie tristi e spesso violente del nostro tempo: da sempre infanzia e adolescenza soccombono in un mondo non a loro misura.

Nel contesto antropologico contemporaneo peraltro le nuove tecnologie compaiono sempre più spesso sullo sfondo di queste vicende che riguardano i minori.

Mai come nel presente molti minori sono collocati al centro della cronaca ma non sempre per  buone notizie. Le numerose vicende che riguardano storie di adolescenti vittime di violenza sono diffusamente vissute come penetranti eventi mediatici, suscitano sentimenti, emozioni, paure, angosce, speranze, disperazione e dolore.

Spettacolarizzazione mediatica non scevra da curiosità morbose, alternate a passioni avvertite, pietà e attesa, condanna e assoluzione, indagini parallele, anticipazioni, notizie frettolose di vita e di morte, irruzioni intrusive nelle intimità personali e familiari, desiderio di riserbo, dignità, presenze che assumono improvvisamente le sembianze dei ricordi, minori svaniti nel nulla: li leggi tutto

Ritorno alla prima repubblica (seconda fase)?

Paolo Pombeni - 16.12.2020

A guardare quel che sta avvenendo nella politica di casa nostra si assiste ad un netto ritorno alla seconda ed ultima fase della prima repubblica, sia pure con differenze che non sono da sottovalutare. Non si tratta certo, come scrivono taluni, della riscoperta della “verifica” come strumento per sistemare le divergenze politiche interne ad una coalizione.

Quello è un fenomeno che è continuato anche durante la seconda, tanto nei governi di centrodestra (tensioni fra Berlusconi, Bossi e Fini) quanto nei governi di centrosinistra (le cui coalizioni sono sempre state piuttosto litigiose). La novità attuale è la presenza di una coalizione con una strutturale competizione interna per la leadership. Nello schema simil-bipolare della seconda repubblica quel tipo di competizione era quasi inesistente. Nel centrodestra il predominio assoluto di Berlusconi e del suo partito continuò sin quasi alla fine. Quando dall’interno lo si metteva in crisi era evidente che non di nuovi equilibri nella coalizione si stava parlando, ma di una svolta che, se non ricomposta, avrebbe portato al potere la coalizione avversaria.

Nel centrosinistra le cose erano più o meno simili, anche se ci poteva essere più spazio per l’illusione che si potesse semplicemente cambiare premier come avvenne nel passaggio da Prodi a D’Alema nel 1998, leggi tutto

Il sistema Italia: una ruota quadrata che non gira

Francesco Provinciali * - 12.12.2020

Al termine di un anno monopolizzato dalla crisi pandemica che ha sconvolto il pianeta, il 54° Rapporto del Censis offre - come è tradizione dell’Istituto fondato da Giuseppe De Rita - alcune chiavi di lettura delle derive che hanno caratterizzato la società italiana e lo fa con l’abilità e la maestria alle quali ci ha abituato, avendo accompagnato lo sviluppo del Paese dal secondo dopoguerra ad oggi con fermo-immagini e scandagli interpretativi sempre originali e connotativi, come attraverso una lente di ingrandimento che ci aiuta a conoscere la realtà del presente, le sue scaturigini occasionali e motivazionali e le proiezioni di una dinamica evolutiva che conserva i tratti di una spontanea e tenace continuità pur nella discontinuità degli eventi che accompagnano la cronaca e la Storia.

Possiamo dire che era particolarmente atteso - questo 54° Rapporto - per comprendere, riassumere e possibilmente spiegare e ricomporre in una visione d’insieme un anno decisamente inatteso, drammaticamente sorprendente, tangibilmente devastante rispetto ai nostri contesti di vita: se l’incipit è stata la diffusione repentina e pervasiva di un virus malefico, le conseguente si sono riversate e declinate sul piano economico, del lavoro, delle famiglie, della scuola, del sistema sanitario, della fruizione culturale, del tempo libero, in poche parole di tutte le nostre leggi tutto

La stabilità politica ha un prezzo

Paolo Pombeni - 09.12.2020

Di nuovo il governo balla e traballa senza che si assista ad alcun serio tentativo di stabilizzare la situazione. Una parte dei media, soprattutto televisivi, si è assunta il ruolo dei pompieri sostenendo che insomma ci vuole dell’irresponsabilità per far cadere Conte e lasciare il paese senza governo in questo delicato momento, un’altra parte quasi specularmente veste i panni degli incendiari accusando l’esecutivo di insensibilità e stupidità nella gestione dell’emergenza.

La situazione è molto complicata e secondo qualche indiscrezione fatta trapelare lo stesso Mattarella si starebbe stancando di un contesto in cui ben pochi lavorano per dare un orizzonte di tranquillità al paese. La critica va soprattutto al premier Conte, anche se non è l’unico responsabile di questo stato di cose.

Il fatto è che non si riesce ad affrontare nessun problema, perché altrimenti si tocca qualche sensibilità nella maggioranza, ma soprattutto la perdurante crisi dei Cinque Stelle impedisce una chiarificazione del quadro politico. Così in queste nebbie Conte continua ad interpretare  una doppia parte, da un lato quella dell’indeciso a tutto per non mettersi in discussione, dall’altro quella dell’accentratore spregiudicato per costruirsi comunque una alleanza con i poteri forti della burocrazia e forse non solo quelli.

L’ultimo episodio è il tentativo di varare la leggi tutto

Le sfumature del bipolarismo, cinque anni dopo

Luca Tentoni - 05.12.2020

Questo è l'ultimo appuntamento con la rubrica "L'analisi del sabato". Il primo risale al 18 aprile 2015, in un'altra era politica che sembra ormai lontanissima. Da questa rubrica (e da altri scritti per Mentepolitica, in una collaborazione che ho iniziato nel luglio del 2014 e non finirà con l'appuntamento del sabato) sono nati ben sei Quaderni che la nostra rivista ha pubblicato: "Maggio 2015: elezioni regionali e sistema politico italiano"; "Brevi cenni sulla Repubblica"; "Le elezioni comunali del 2016 nei capoluoghi di regione"; La lunga transizione"; " Le elezioni comunali del 2017"; "Le stagioni dell'incertezza". Dopo esserci occupati dell'evoluzione politica, istituzionale ed elettorale italiana e delle democrazie occidentali, torniamo all'oggetto del nostro primo appuntamento del sabato: "Centro-periferia: un doppio sistema partitico?". Nel 2015 eravamo agli esordi di un processo che avrebbe caratterizzato il voto in Italia negli anni successivi e che forse non si è ancora concluso. Analizzando il voto politico del 2013 e quello delle elezioni regionali svolte fra il 2012 e il 2014 (in vista di quelle, allora imminenti, della primavera 2015), si notava l'esistenza di "tre elezioni di tipo diverso: per la Camera (nazionali, mobilitanti), per le Europee (nazionali, poco mobilitanti, caratterizzate da una fedeltà di partito più "leggera") e per le Regioni (locali, basate su dinamiche spesso riconducibili a persone, leggi tutto