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Dizionario del politicamente scorretto
Parliamo prima dell’abito che del monaco-laico-pensatore: questo è un bel volume anche per la veste che la casa editrice ‘Liberilibri’ gli ha dato. È un piacere sfogliarlo e questa sensazione tattile gioca la sua parte ma quando lo apriamo per scoprirne il contenuto l’autore si riprende la centralità della scena.
Se l’obiettivo del libro di Filippo Facci è quello descritto dall’autore a pagina 37 dell’introduzione, cioè “spaventare, allarmare e far desiderare di lanciarlo dall’ altra parte della stanza”, non si può consigliare al lettore di tenerlo sul comodino, pena rimuginamenti interiori e notti insonni. Ma se scopo della lettura è quello di suscitare riflessioni e uso del pensiero critico per riconsiderare con un approccio nuovo e diverso le metafore della vita e le descrizioni che le accompagnano, da quello generalmente ricorrente nell’immaginario collettivo, allora questo ‘Dizionario del politicamente (s)corretto’ è un libro che vale la pena di scoprire.
L’autore punta l’indice contro i luoghi comuni del pensare, prevalentemente contro la cd. ‘cultura woke’ ma non solo: pur non annoverandoli tra le proprie citazioni si può scorgere tra le righe l’influenza esercitata dai detrattori della violenza simbolica perché ‘non guarda veramente dentro le cose chi non guarda dentro le parole: e chi guarda dentro le parole é condannato leggi tutto
Schermaglie da comari, mentre il mondo fibrilla
La definizione di lite delle comari per uno scontro fra Beniamino Andreatta e Rino Formica nel 1982 ci è tornata in mente a proposito delle schermaglie fra maggioranza e opposizioni sul ruolo internazionale dell’Italia. Intendiamoci: i due citati sopra erano dei giganti a confronto dei propagandisti demagogici dei nostri giorni, nonostante alcuni di questi ultimi abbiano avuto o abbiano posizioni di governo. È abbastanza stupefacente che i commentatori politici non colgano la superficialità strumentale con cui tutta la faccenda è trattata.
Le relazioni internazionali sono sempre state un terreno complesso in cui non valgono le regole che si applicherebbero ai rapporti personali o anche istituzionali di altro tipo. Per esempio la questione dell’essere coinvolti o esclusi in una trattativa non è riducibile a singoli episodi, ma va inquadrata nello svolgimento complessivo delle vicende. Del resto si è visto benissimo che Meloni non ha partecipato all’incontro fra i cosiddetti “volonterosi” di Tirana, ma il ministro degli esteri del suo governo ha partecipato ad incontri più o meno simili in un altro luogo, e infine la nostra premier è tornata al tavolo con Macron, Starmer, Merz e Tusk in una successiva occasione in cui di nuovo si sono sentiti con Trump ed è poi stata ulteriormente coinvolta. leggi tutto
Tutte le parole della politica
Ci sono tutte le parole della politica nel prezioso libro del Prof. Gianfranco Pasquino, emerito all’Università di Bologna e socio dell’Accademia dei Lincei: rivisitate e aggiornate rispetto alla precedente edizione del 2000. Da ‘antipolitica’ a ‘ulivo’ il frasario ricorrente nelle esternazioni e nei siparietti televisivi delle giaculatorie mandate a memoria, ma anche nelle stanze e aule nobili delle istituzioni ascoltate in questo quarto di secolo, viene descritto utilizzando gli stilemi linguistici sopravvissuti alla vera alternanza del politicamente corretto: quella della parola, sovente ridotta a mero e vuoto flatus vocis.
Ai tempi della famigerata Prima Repubblica quando le alleanze non reggevano più si faceva ricorso ai “governi ponte”, ai “governi balneari”, “di transizione” e a quelli per “il disbrigo degli affari correnti”: termini oggi desueti, al pari di ‘compromesso storico’, ‘convergenze parallele’, ‘manuale Cencelli’, ‘equilibri più avanzati’, ’politica dei due forni’, ‘strategia dell’attenzione’, di fatto spariti dal dizionario oggi prevalente e sostituiti da mappe concettuali adatte ai tempi. Il vero rinnovamento da tutti auspicato finisce in un gioco di parole nuove.
Allora nessuno si ispirava apertamente a Max Weber, infatti non si parlava di beruf o competenza, ma la scaltrezza delle argomentazioni era affinata nei congressi di partito, qualche calibro da novanta leggi tutto
Forse un tornante nella politica internazionale
Senza perderci a parlare di miracoli in conseguenza dell’elezione di papa Leone XIV, dobbiamo notare che forse qualcosa si sta muovendo nella politica internazionale. Intanto sembra depotenziata la crisi fra India e Pakistan e non è poco: non solo per il potenziale impiego di armi atomiche (per fortuna poco credibile), quanto per ciò che significherebbero la destabilizzazione di un paese come il Pakistan che ha una forte componente di integralismo islamico e la delicata posizione in cui si troverebbe l’India che ha un ruolo chiave fra i cosiddetti BRICS.
Qualcosa sembra muoversi anche nella guerra russo-ucraina. Non sappiamo se gli incontri fra le due parti ad Istanbul giovedì 15 maggio ci saranno e se concluderanno qualcosa, ma l’aver costretto Putin a fingere almeno di accettarli è una novità. Certo lo zar russo non ha accettato, almeno per ora, di sospendere le ostilità in vista dei colloqui, il che significa che è intenzionato ad andare avanti con le sue operazioni belliche, ma comunque è stato costretto a prendere atto che si trova sempre più isolato nel perseguire i suoi sogni imperiali. I suoi sostenitori, anche in Italia, magnificano varie presenze alla parata di Mosca il 9 maggio, ma non sono state gran che. L’amicizia della Cina è quel leggi tutto
La demografia come studio delle trasformazioni quantitative e strutturali della popolazione
Un secolo fa la popolazione mondiale era di circa 1,9 miliardi di persone. Oggi tutte le fonti di rilevazione statistica dei dati -a cominciare dall'Onu- stimano come tale cifra abbia ampiamente superato gli 8 miliardi, con una crescita vertiginosa, pari a + 106 % nel solo ultimo mezzo secolo.
Basterebbero questi dati significativi per accreditare la demografia come scienza al servizio dell’uomo e come studio delle coordinate spazio-temporali dei flussi stanziali e migratori anche nella dimensione analitica e di approfondimento dei fattori di sostenibilità generazionale, considerando tre fondamentali fenomeni dell’esistenza: la natalità, la mortalità e la mobilità, quest’ultima intesa sia in termini territoriali che di status sociale (cambiamento di professione, stato civile, cittadinanza, di religione e livello di istruzione). Giancarlo Blangiardo – illustre demografo e professore emerito nonché Presidente dell’ISTAT dal 2019 al 2023, ci consegna – edito da Il Mulino- un compendio aggiornato (‘Elementi di demografia’) su questi temi, utile sia per la formazione a livello universitario che come strumento prezioso per quanti sono chiamati ad affrontare – in campi diversi – le principali questioni demografiche di cogente attualità. Competenza professionale e rigore scientifico sono alla base di questa pubblicazione che considera i pregressi storici, la dimensione analitica del presente e quelle di tipo deterministico e probabilistico delle previsioni demografiche: leggi tutto
Alla ricerca dell’escamotage elettorale
Il mondo è senz’altro impegnato in cose più serie e talora drammatiche (guerra russo-ucraina, tensione in crescita in Medioriente, Conclave, ecc.), ma la politica italiana va avanti, come è anche inevitabile che sia. Oscilliamo sempre fra teatrini che parlano di un paese immaginario a seconda del narratore e necessità di venire a capo di scadenze che non si possono lasciare senza risposta.
A questa seconda tipologia va senz’altro ascritta la convocazione del Consiglio di Difesa che deve in qualche modo fare i conti con le problematiche relative ai progetti di difesa europei. Si tratta di un tema più che scivoloso, non solo per le spaccature che ci sono nella stessa maggioranza di governo (e tralasciamo il caos in cui sulla questione versano le opposizioni), ma per i problemi di spesa che comporta. Tuttavia l’Italia non può far finta di nulla se non vuole indebolire la sua capacità di presenza a livello internazionale, specie in questo momento che è piuttosto favorevole per ciò che riguarda il nostro paese. Vedremo se Mattarella, che presiede il Consiglio di Difesa, riuscirà a guidare il confronto verso un esito positivo.
Sul primo fronte siamo sempre alle prese coi rumors su un possibile ricorso ad elezioni anticipate. La premier leggi tutto
Come evitare l'esplosione dell'Europa
Sylvie Goulard, già europarlamentare e collaboratrice di Romano Prodi nel periodo della sua presidenza della Commissione (2001/2004) ci consegna un interessante saggio dove si misura con un tema di grande attualità: l’allargamento dell’U.E. come deriva incalzante e persino ineludibile su cui sembrano convergere da tempo i leader del vecchio continente più di quanto siano stati e siano tuttora impegnati al consolidamento dell’U.E. L’autrice pone una questione procedurale ed enfatizza la sua propedeuticità rispetto all’ingombrante assillo della crescita numerica dei Paesi membri dell’Unione: fondamentalmente il tema riguarda l’aspetto identitario di un rassemblement di quasi 400 milioni di abitanti degli attuali 27 Stati membri che dovrebbe essere da tempo la principale preoccupazione dei governi avvicendatisi nei Paesi che sono parte dell’U.E.
A fronte dell’ipotesi di una ulteriore inclusione di altri Stati nel consesso dell’U.E. (si tratta di Ucraina, Moldavia, Georgia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia: quest’ultima, che figura nell’elenco della comunicazione della Commissione dell’8/11/2023, nonostante le negoziazioni con Ankara siano a un punto morto, porterebbe in dote qualcosa come 90 milioni di abitanti. “Un’inezia” come la definisce eufemisticamente la Goulard, che porterebbe la popolazione europea a oltre 500 milioni di abitanti. Nell’un caso o nell’altro si passerebbe infatti a 36 o 37 Stati membri. leggi tutto
Un sistema internazionale sempre più in crisi
L’entusiasmo per l’immagine dello scambio di opinioni fra Trump e Zelensky nella cornice della basilica di San Pietro si è rapidamente ridimensionato: il mondo rimane intrappolato nella crisi degli equilibri internazionali, anzi la situazione con la pesante tensione fra India e Pakistan è addirittura peggiorata.
Iniziamo pure da questa novità. Può trattarsi di uno dei ripetuti scontri fra i due stati per la questione della frontiera del Kashmir, episodi che in passato sono stati più o meno riassorbiti, ma può darsi che in questo caso ci sarà qualcosa di più, considerando il ruolo sempre più importante che l’India sta assumendo nello scacchiere internazionale e la forte impronta nazional-imperialista del suo attuale governo. Non si dimentichi che entrambi i contendenti hanno a disposizione armi nucleari, il che certo non tranquillizza.
L’inserirsi di questa nuova crisi nella delicata situazione che ben conosciamo non può essere sottovalutato. L’India ha problemi storici con la Russia, è uno dei paesi chiave dei cosiddetti BRICS, si inserisce nel contesto della politica asiatica della Cina. Il Pakistan è un paese dove l’estremismo islamico è molto radicato e sappiamo cosa questo significhi con quanto è in corso nella regione mediorientale: la politica della terra bruciata che il governo israeliano continua a perseguire, selvaggiamente a Gaza, leggi tutto
La farsa di Putin e l'egoismo di Trump
Dopo aver annunciato una tregua pasquale di 30 ore delle operazioni militari in Ucraina, Putin non ha mantenuto la parola e l’esercito russo ha continuato a bombardare con attacchi aerei, a mezzo di droni e via terra il martoriato Paese. Una promessa senza esito, forse per dimostrare agli USA una disponibilità al dialogo che facesse seguito al massacro di Sumy: in realtà nemmeno un’ora è stata sospesa l’aggressione e l’annuncio di tregua da parte del Cremlino appariva in sé riduttiva, una farsa rispetto ai trenta giorni proposta dagli americani negli incontri bilaterali di Riad. Lo zar ha per l’ennesima volta dimostrato la propria inaffidabilità e pervicace intransigenza, continuando a colpire l’Ucraina come era accaduto in occasione del Natale ortodosso il 7 gennaio scorso: solo lo scambio di prigionieri (246 soldati russi e 277 soldati ucraini) parrebbe aver avuto luogo. La strategia di Mosca è saldamente e crudelmente ancorata alla scelta del massacro e dello spargimento di sangue, anche dei civili, delle donne e dei bambini, che continua ininterrottamente dopo Bucha e Kramatorsk, bombardando ospedali e abitazioni senza ripensamenti o remissioni.
Come abbia potuto mentire e poi presentarsi davanti al Patriarca Kirill insieme al sindaco di Mosca Sergey Sobyanin per partecipare alla funzione ortodossa per la Pasqua leggi tutto
In un quadro di incertezze irrisolte
La morte improvvisa di papa Francesco ha sottolineato la fase di incertezze in cui continuiamo a vivere. Non che il pontefice potesse mettere fine a questa situazione, ma la sua voce era un monito che aveva pur qualche peso, sostenuta da un lavoro discreto della diplomazia vaticana. L’avere quella “sede vacante” con le inevitabili incertezze sull’esito di un conclave che deve unificare un collegio cardinalizio di nuovo tipo è un elemento che certo non concorre a favorire una qualche stabilizzazione del quadro internazionale.
Il 70% dei cardinali è stato nominato da Bergoglio, ma si tratta anche di personalità che risiedono sparse per il mondo con limitate occasioni di contatto, il che non contribuisce alla maturazione di un comune sentire orientato sui bisogni della chiesa universale. Nelle nomine sono state in parte privilegiate figure di “pastori” (Francesco voleva persone che si portassero addosso l’odore delle loro pecore) che da un lato non è detto siano pienamente formate alla visione globale della politica vaticana e che dall’altro per inesperienza potrebbero facilmente essere catturate da quei cardinali più avvezzi alle manovre politiche. Si sa bene che ci sono lotte di gruppi, se non vogliamo chiamarli fazioni, i quali da tempo ragionano sulla successione a Bergoglio: può darsi leggi tutto


