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Dalla società senza padri alla società senza figli
C’è un trait d’union, una continuità tematica e di riflessione che lega “La cappa” con questo corposo saggio che Marcello Veneziani ha intitolato “Senza eredi”. E dobbiamo esser grati oltre all’autore anche alla casa editrice Marsilio che con i suoi tipi ha dato un seguito di coerenza alle due opere. Essere opinionisti in un mondo di polverizzate ed effimere opinioni potrebbe portarci a confondere il tutto con il niente. Non è il caso di Veneziani, il quale - volendo sostanziare il radicamento culturale che sostiene il suo ragionato incedere nell’esplorazione delle identità perdute in una società rarefatta e deprivata di fondamenti culturali rassicuranti - si appoggia ad una raccolta di sessantaquattro (più alcune citazioni fuori paragrafo) “miniature di saggi, succinte biografie e profili non convenzionali” (taluni criticamente sconvenienti). Possono sorprendere gli accostamenti della sequenza, persino gli autori scelti: ci sono assenti illustri ma anche autorevoli presenze e ciascuna risulta eloquente e significativa rispetto alla traccia che le unisce, poiché essi stessi non hanno più eredi. C’è una tesi di fondo che Veneziani esplicita affinché sia dimostrata: viviamo in un mondo che ha perso gli ancoraggi con il passato e le tradizioni culturali specialmente quelle legate alla civiltà letteraria che tramonta per assenza di leggi tutto
Torna il sogno della bacchetta magica elettorale?
Si discute adesso dell’uscita dell’on. Dario Franceschini che ritorna sul tema, non sappiamo se sempre verde o secco, ma immarcescibile, di una nuova legge elettorale come chiave per quella riforma del sistema politico italiano che non si è riusciti ad avviare.
Per la verità non è che non se ne sia mai discusso. Se si vuol risalire molto indietro si può ricordare il tentativo di introdurre nel 1953 una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione vincitrice. Presidente del Consiglio era Alcide De Gasperi, la riforma divenne legge dopo battaglie parlamentari furibonde, era valida per le elezioni di quell’anno, ma non poté avere effetto perché prevedeva che la coalizione vincitrice per aggiudicarsi il premio dovesse raccogliere il 50%+1 dei suffragi e nelle urne l’obiettivo fu mancato per piccolo numero di voti (la coalizione di centro guidata dalla DC si fermò al 49,8%). In quell’occasione la riforma fu denominata “legge truffa” per la banale constatazione che solo la coalizione di centro poteva in realtà raccogliere eventualmente il quorum necessario, mentre non era possibile una coalizione alternativa in grado di competere perché le opposizioni erano divise fra partiti di destra e partiti di sinistra chiaramente non coalizzabili fra loro.
Quella legge fu cancellata subito leggi tutto
Scuola: la riforma Valditara tra anticipazioni, illazioni e pregiudizi
Tra tutte le chiavi di lettura del testo di revisione dei programmi scolastici anticipato a grandi linee dal Ministro Valditara in una intervista al Giornale non ce n’è una che sia in grado di definire una traccia organica del disegno riformatore, la sua ampiezza, la sua portata, le materie oggetto di trattazione, in un certo senso le ambizioni sottese, la cornice e i contenuti organici, l’ordine e il grado di istruzione interessati.
Per ora lo stesso Ministro ha riferito di “nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo” che prenderanno corpo non prima di marzo anche se è probabile che l’ipotesi iniziale possa poi estendersi alla scuola secondaria.
Nessuna di queste chiavi – rubricate nell’armamentario degli opinionisti e dei preconcetti oppositori - apre il cassetto della scrivania del titolare del dicastero di Viale Trastevere dove è custodita la bozza in progress del testo che la Commissione incaricata della materia sta gradatamente assemblando. Non è neppure chiara la veste giuridica che assumerà il provvedimento: si parla di un decreto ministeriale, di un disegno di legge, di una normativa che sarà posta al vaglio del Parlamento per poi assumere lo status di DPR, alla stregua dei cd. “decreti delegati” del 31/5/1974 che hanno appunto compiuto mezzo secolo. Perché è fondamentale l’assetto, leggi tutto
Riforma giustizia: una china pericolosa
Temiamo che tutti stiano prendendo troppo alla leggera i problemi che sono connessi con la riforma del sistema giudiziario promossa dal ministro Nordio ed ora approvata alla Camera in prima lettura. Questa volta la questione non sta tanto nel contenuto della legge, quanto nello scontro istituzionale che finisce per innescare.
Diciamo subito che la previsione di due distinte carriere fra la magistratura giudicante e la magistratura inquirente non comporta di suo alcuno sconquasso. In altri sistemi democratici esiste questa distinzione in varie forme, così come nei sistemi autoritari invece tutto, inquirente e giudicante, è accentrato sotto il potere del governo. La riforma Nordio mantiene le guarentigie costituzionali per entrambe le categorie e se si ragiona, come propone l’ANM, temendo che i PM senza l’avvallo dei colleghi giudici possano finire nelle spire del governo di turno, si può obiettare che quello è un pericolo costante in tutte le relazioni di potere e non è eliminabile se non con la diffusione di una etica del ruolo che la categoria riesce ad imporre quando cessa di essere una corporazione con relativo sindacato.
Il problema vero riguarda il mantenimento o meno della magistratura non come potere neutro, così come dovrebbe essere per la tradizione del costituzionalismo, ma leggi tutto
La Corte Costituzionale dichiara illegittima la normativa della provincia autonoma di Trento che richiede la residenza di dieci anni sul territorio nazionale per le prestazioni in materia di edilizia residenziale pubblica
Il primo colpo di piccone alla legislazione autonoma che genera situazioni di differenziazione di ‘status’ è stato dato e per ora riguarda l’edilizia residenziale pubblica nella Provincia di Trento. Le Sentenze della Consulta sono orientate a valutare le leggi ordinarie in rapporto al principio giuridico della loro costituzionalità. Dal sito della Corte Costituzionale si riporta uno stralcio della sentenza emessa il 3 gennaio 2025 che aprirà ad una riconsiderazione della materia abitativa sull’intero territorio nazionale.
“La Corte costituzionale, con la sentenza numero 1, ha dichiarato, in riferimento agli articoli 3 e 117, primo comma, della Costituzione, l’illegittimità costituzionale degli articoli 5, comma 2-bis, e 3, comma 2-bis, della legge della Provincia autonoma di Trento 7 novembre 2005, numero 15, nella parte in cui richiedono, per l’assegnazione dell’alloggio a canone sostenibile e per il contributo integrativo del canone di locazione, la residenza in Italia per almeno dieci anni, di cui gli ultimi due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo. (omissis)
Con riferimento a prestazioni che assicurano un’esistenza dignitosa e sono funzionali alla piena realizzazione della persona umana e all’effettivo esercizio degli altri diritti costituzionali, la previsione del requisito della residenza di dieci anni sul territorio della nazione non è sorretta da
Ancora il dilemma del centro
Mentre nei sondaggi cresce il gradimento di Giorgia Meloni, in una politica abbastanza stanca si torna a discutere del dilemma di una formazione centrista in grado di contrastare la corsa alla radicalizzazione, in Italia per la verità ora un poco ridimensionata (anche per il fenomeno dell’astensionismo), ma in altri paesi europei in espansione specie sulla destra (basterà citare i casi di Germania e Austria, ma anche in Francia il fenomeno tiene ancora banco e persino in Gran Bretagna si riaffaccia sulla scena).
Da noi la situazione è abbastanza diversa per quanto riguarda il destra-centro e per quanto riguarda il centro sinistra. Nel primo caso Forza Italia, con l’appendice di “Noi moderati” di Lupi, sta saldamente occupando quell’area, pur con presenze geograficamente a macchia di leopardo: abbastanza forte in alcune aree, molto debole in altre. Non si può dire che eserciti un peso decisivo nella coalizione di governo, ma certo è efficace nel contrastare il salvinismo consentendo alla Meloni anche di tenere a freno qualche nostalgia barricadiera dei suoi. Poi FI ottiene qualche poltrona nelle spartizioni (vedi quel che avviene per il rinnovo dei giudici della Consulta), ma non riesce ad imporre qualche sua battaglia significativa come quella sul cosiddetto “ius scholae” per leggi tutto
Uso smodato delle tecnologie e impoverimento cognitivo e linguistico
Tutto ciò che sta cambiando nei nostri stilemi comunicativi non è dovuto – come in passato – solo ad un avvicendamento generazionale. L’irrompere della tecnologia e ciò che inizia ad emergere con le applicazioni dell’intelligenza artificiale recano il senso di una sorta di rivoluzione sintattica, semantica e simbolica nell’uso delle parole fino alla loro sostituzione con nuove espressioni lessicali. Mettiamoci un attimo nei panni di quel docente che – ritirando i temi assegnati ai suoi alunni – si è accorto che la quasi totalità degli svolgimenti era stata fatta utilizzando ChatGPT: un’applicazione basata su intelligenza artificiale e apprendimento automatico, sviluppata da OpenAI e specializzata nella conversazione con un utente umano che ha mostrato notevoli capacità nel generare un testo simile a quello usato dalle persone. Credo che avremmo conferma della pervasività dei sistemi informatici e del fatto che gradualmente hardware e software si avvieranno a sostituire la logica del ragionamento pensato, come scrive il Prof Andreoli usando il cervello che teniamo in tasca piuttosto che quello che abbiamo in testa. Un recente Rapporto OCSE sulle competenze cognitive degli adulti ha evidenziato una carenza di comprensione di un testo (literacy), nella logica matematica semplice (numeracy) e nel problem solving, che piazzano l’Italia al quartultimo posto tra i Paesi industrializzati. leggi tutto
Meloni fra Usa e UE
Era inevitabile che si speculasse sul significato del viaggio lampo di Giorgia Meloni a Mar-a-Lago ospite di Trump. Vi contribuiscono la natura semi-segreta dell’iniziativa almeno nella sua prima parte, perché poi le si è data ampia pubblicità, ma altrettanto i molti aspetti impliciti nella costruzione di un rapporto particolare fra il nuovo presidente americano e la premier italiana.
Essendo tutto molto aggrovigliato, è comprensibile che ci sia ampia possibilità di scelta sugli aspetti che ciascuno può privilegiare nella propria lettura dell’evento. Uno che ha colpito molto, ma che a nostro avviso è interpretato superficialmente, è il carattere personale-solitario dell’incontro che almeno sul versante italiano non ha coinvolto le articolazioni istituzionali del governo, in primis il ministro degli Esteri. Al di là delle scontate riflessioni sul carattere sempre più leaderistico dei vertici politici, cosa che peraltro non è una novità (De Gasperi nel ’47 non andò negli USA col ministro degli Esteri; De Gaulle, Brandt, Kohl e tanti altri si sono mossi in maniera simile), c’è un dato formale da tenere presente: la legge americana e le consuetudini non consentono ad un presidente eletto, ma non ancora in carica, di avere interlocuzioni istituzionalizzate con i vertici di altri stati. Per questo era necessario salvare la finzione leggi tutto
La condizione di povertà sanitaria in Italia
In una recente pubblicazione intitolata “Tra le crepe dell’universalismo – Disuguaglianze di salute, povertà sanitaria e Terzo settore in Italia”, edita da Il Mulino e presentata alla Camera dei Deputati, l’Osservatorio povertà della Fondazione Banco Farmaceutico, ribalta lo stereotipo del malato immaginario di Moliere, schizofrenico e diffidente di natura, sulla base dei dati raccolti in una indagine che riguarda le cure mediche, quelle differite o a cui si rinuncia e l’acquisto e il consumo dei farmaci. Le persone malate e bisognose di cure per davvero, in condizione di border line economico o di vera e propria povertà, sono in difficoltà e alcune, per essere aiutate, si rivolgono ai 2011 enti e associazioni del terzo settore convenzionati con Federfarma oppure gettano la spugna e rinunciano a curarsi senza per questo essere negazioniste. L’evidenza dei dati- come ho imparato dal Prof. Giancarlo Blangiardo, già Presidente Istat e illustre demografo, nonché componente dell’Osservatorio insieme ad altri autorevoli esperti come il Prof. Silvio Garattini– è incontrovertibile e apre un versante di considerazione del fenomeno della povertà in Italia, recentemente evidenziato dalle Ricerche Istat e Caritas ma anche dal 58° Rapporto del CENSIS: quello della povertà sanitaria. Anche il cotè sanitario-medicale concorre a rimarcare fratture e gap tra benestanti leggi tutto
La sicurezza sui posti di lavoro è un principio di civiltà giuridica
In tema di sicurezza non va trascurato quanto essa sia importante – oltre che nella vita sociale in generale – anche sui posti di lavoro: è un aspetto del più ampio contenitore della sicurezza individuale e collettiva, come principio di civiltà giuridica per il quale esistono previsioni normative di tutela ma del quale ci si ricorda in occasione di fatti di cronaca purtroppo ricorrenti e in crescita. Nei primi dieci mesi del 2024 sono stati ben 890 i morti sul lavoro, 22 persone in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un aumento del 2,5 %.
La recentissima tragedia di Calenzano e altri episodi successivi a questa rilevazione dell’INAIL ci mettono di fronte ad una evidenza che non è più possibile ignorare: è lo stesso Presidente della Repubblica a ricordarlo con autorevolezza e intensità, usando toni che richiamano una sorta di piaga sociale a cui occorre porre rimedio.
Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell‘articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” definisce e regolamenta in Italia tutta la normativa in materia di sicurezza sul lavoro. Questo decreto è comunemente conosciuto come Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” e – oltre a statuire una regolamentazione nazionale leggi tutto


