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Regionali: nessun esperimento
Ad una tornata elettorale a fine anni Cinquanta del secolo scorso la CDU di Adenauer si presentò con lo slogan: “Nessun esperimento!”. Potrebbe essere l’epitaffio che spiega l’andamento delle tre elezioni regionali appena concluse e che probabilmente verrà confermato per l’intero ciclo che si concluderà a fine novembre (la sola possibile incognita è la Campania, ma è difficile che inverta il trend).
Cosa è infatti accaduto? Semplicemente che sono usciti perdenti tutti i tentativi di cambiare la situazione dei governi in carica contrapponendo ad essi progetti fantasiosi che rincorrevano tendenze di moda nel teatrino della politica. I tre governatori confermati, ciascuno con buon, talora ottimo margine, cioè Acquaroli, Occhiuto, Giani, non sono personaggi da talk show, non hanno fatto campagne sfavillanti a suon di trovate per finire in prima pagina. Non sono certo omogenei come collocazione nelle rispettive coalizioni: Acquaroli è un meloniano storico, Occhiuto un uomo di FI che viene da un lontano passato DC, Giani un socialista niente affatto omogeneo al cerchio magico della Schlein (che infatti non lo voleva candidato, anche se adesso cerca di intestarsi la vittoria). Hanno però in comune una presenza costante nella gestione dell’amministrazione regionale: più o meno brillante a seconda dei casi, ma comunque costante.
Un docente con disabilità ha diritto ad una sede scolastica vicina al domicilio
Dopo l’entrata in vigore della legge 18 luglio 2025 n. 106 “Tutela dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche, invalidanti con invalidità del 75%”, si sono riscontrate disapplicazioni del principio di conservazione del posto di lavoro e della sede di servizio nei casi di assenze previste dall’art.1 della citata norma. La competenza esclusiva di un capo d’istituto nell’assegnazione del plesso ad inizio anno scolastico – prerogativa introdotta dal combinato disposto dello status dirigenziale e dell’autonomia scolastica – trova infatti un limite nel diritto soggettivo del docente a veder riconosciute alcune tutele che riguardano le proprie condizioni di salute. Si è già ampiamente evidenziato come l’art.21 della legge 104/92 stabilisca che un docente titolare di invalidità pari a 2/3 unita al possesso dei requisiti di cui all’art. 3 comma 1 della stessa legge 104 non consenta il suo spostamento di sede se non per urgenti ed indifferibili motivi organizzativi di cui spetta al dirigente scolastico produrre l’onere della prova, oltre all’obbligo di consultare il docente interessato e di acquisirne il consenso. Figuriamoci se ciò avviene spostando l’interessato fuori dal comune di domicilio, creando una situazione di evidente disagio. Sulla materia l’On.le Debora Serracchiani firmataria del DDL 153 presentato alla Camera che ha originato l’iter parlamentare che ha portato all’approvazione unanime e bipartisan della legge leggi tutto
Governare al centro paga
Che lettura dare dell’esito della seconda prova di elezioni regionali? Ha vinto il centro destra ed è uscito con le ossa rotte il cosiddetto campo largo: vero, ma banale. La faccenda è un poco più complessa e merita qualche riflessione, pur premettendo che ogni regione ha una sua storia specifica, il che vale ancora di più per una regione meridionale e fra queste particolare come è la Calabria.
Tuttavia qualche linea di tendenza si può scorgere se compariamo l’elezione ultima con quella delle Marche e con quanto ci si aspetta dalle prossime regioni chiamate al voto. Igor Taruffi, uno dei personaggi del PD più omogenei alla Schlein, ha invitato a fare i bilanci solo alla fine: lo ha detto per consolarsi di due sconfitte brucianti, ma noi lo prendiamo in parola.
Su cinque regioni che sono andate o che andranno al voto (lasciamo da parte la Valle d’Aosta, troppo atipica), in due hanno già vinto i governatori in carica e in Toscana ci si attende con buona approssimazione che avvenga lo stesso. Nelle tre in cui si voterà tra la settimana prossima e il 23-24 novembre non c’è possibilità di confermare i governatori in carica per via del divieto del terzo mandato, tuttavia i leggi tutto
Come Putin prepara la sua nuova escalation
Come già evidenziato il bilaterale di Ferragosto tra Trump e Putin alla Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage non ha proposto nulla di costruttivo: quel red carpet steso in onore dell’illustre ospite ha lasciato in totale imbarazzo il Presidente USA, ricordando implicitamente che dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca (e nella magniloquenza del programma elettorale) aveva affermato che la guerra in Ucraina si sarebbe conclusa in pochi giorni. L’incontro ha se mai rafforzato le mire strategiche del capo del Cremlino che si era presentato a quell’appuntamento ostentando una non scalfibile sicurezza. Il successivo vertice di Pechino, alla presenza dei leader del rassemblement anti occidentale con tanto di parata militare e sfoggio di potenza bellica nucleare non ha inviato al mondo alcun segnale di distensione e di pace ma un messaggio di coesione, compattezza, minaccia e di forza. Trump continua a tessere una tela che ricorda quella di Penelope: facendo e disfacendo, promettendo e smentendo, minacciando dazi come deterrente ritorsivo alle emergenze di una nuova geopolitica (da lui stesso incautamente provocata) deve combattere su due fronti: quello del consenso interno centrato sul progetto MAGA e quello esterno dove nelle relazioni internazionali predilige l’ostensiva mediazione con i tradizionali nemici piuttosto che leggi tutto
Marche: Bipolare la metà che vota
Il primo test elettorale d’autunno è arrivato e qualcosa ci dice, a prescindere dal solito balletto delle interpretazioni interessate, per cui chi vince vede un trend storico, chi perde la butta nel solito “è un test limitato”, “si sapeva che il governo ha più mezzi”, “tireremo le somme a fine anno”, ecc. ecc.
Il primo dato incontrovertibile è l’astensionismo che tocca nelle Marche un secco 50%: metà degli elettori non è interessato a votare. Ci si consola attribuendo il fenomeno ad una delusione verso la politica che non sarebbe credibile, ma è vero a metà. Più probabilmente una buona parte degli astenuti è convinta che chiunque governi non sarà in grado di risolvere problemi strutturali impossibili da mettere rapidamente sotto controllo (pensiamo anche solo ai problemi della sanità) per cui questi o quelli per me pari sono.
Per far tornare alle urne gli astenuti non servono i mezzucci a cui ricorrono i partiti: non serve radicalizzare lo scontro, fare appello a grandi emozioni pubbliche (vedi la faccenda pro Pal), e non serve neppure puntare sulla capacità di presenza mediatica dei personaggi (se valesse quella, Ricci avrebbe agilmente prevalso su Acquaroli, mentre è accaduto esattamente il contrario). Per la verità va detto che gran parte della corsa alla radicalizzazione, leggi tutto
Luigi Di Maio, il Qatar e il Golfo Persico
Dopo la frattura con Conte (che lui stesso aveva portato alla ribalta del Movimento) e i 5 Stelle (rimasti con il loro capo politico legati al palo della demagogia e dell’opposizione negazionista e preconcetta) e dopo la mancata rielezione in Parlamento con un proprio partito politico – “Impegno civico” in tandem con il Centro democratico di Bruno Tabacci – Luigi Di Maio ha da oltre due anni trovato una collocazione internazionale di prestigio. Proposto dal Governo a guida Mario Draghi (di cui aveva fatto parte come Ministro degli Esteri--incarico prorogato dal Conte-bis- dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022, giorno di insediamento del Governo Meloni e dimessosi da Segretario di impegno Civico) come Rappresentante speciale dell'Unione europea per il Golfo Persico, viene scelto in una rosa di quattro candidati dall'Alto rappresentante Josep Borrell come “rappresentante ufficiale dell’U.E. per il Golfo Persico e assume l'incarico il 1º giugno 2023. Viene riconfermato il 15 gennaio 2025 per ulteriori due anni da Kaja Kallas, donna politica estone, succeduta a Borrell nella carica di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a sua volta designata dal 1º dicembre 2024 dalla Presidente della Commissione U.E. Ursula von Der Leyen. Nel conferire la proroga dell’incarico di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, leggi tutto
Una nuova crisi del sistema dei partiti?
Entriamo nella settimana che ci porterà il primo “test” elettorale con le elezioni nelle Marche (ci sarebbero anche quelle in Valle d’Aosta, ma la situazione viene considerata peculiare e non se ne occupa quasi nessuno). Clima elettrico nei partiti, molto meno nel Paese in generale, ma sembra di capire nelle stesse Marche.
Il problema che tutti si pongono è capire come sta il nostro sistema politico: che lo si possa interpretare veramente dai risultati delle urne regionali è dubbio, ma qualcosa si può intuire da come i partiti le stanno affrontando. Qui la parola d’ordine è: polarizzazione ad ogni costo. Più scatenati nel destra-centro, per ragioni che esamineremo, appena un po’ meno scalmanati nel campo largo, ma anche qui la tensione è alta.
Tutto dipende dalla convinzione che ormai a votare vanno solo gli… arrabbiati, o almeno che sono questi a fare la differenza. La conseguenza è che bisogna eccitare lo spirito di fazione, l’identificazione nello scontro finale. A destra ci sono due strategie, che hanno punti di contiguità, ma non sono eguali. La Lega, o almeno Salvini e il suo complicato partner Vannacci, spingono per i temi più tradizionalmente reazionari: difendiamoci dall’invasione degli immigrati, basta con le tasse, alziamo tutte le barriere pseudo-identitarie che leggi tutto
Ascesa e declino. Una storia dell'economia italiana
‘Uno splendido libro’ l’ha definito Sabino Cassese, mentre Michele Salvati ritiene che si tratti di un volume che qualsiasi italiano preoccupato per il destino del suo Paese dovrebbe avere nella propria biblioteca.
Leggendo le 400 pagine di questa lunga e articolata riflessione sulle alterne vicende che hanno storicamente caratterizzato le fasi di ascesa e di declino dell’economia italiana, si coglie uno sforzo descrittivo e interpretativo legato a doppio filo alle evidenze: non solo nell’indagine retrospettiva e lungamente prodromica ed esplicativa che porta al presente ma anche nella visione lungimirante, scaltrita e prospetticamente aperta delle dinamiche in divenire. Il Prof. Emanuele Felice – docente allo IULM di Milano – consegna all’editrice Il Mulino un’esplorazione aggiornata che non si riduce ad un compendio per ‘addetti ai lavori’ cucito con i panni della monografia universitaria ma offre una rivisitazione documentata e connotativa delle criticità e delle potenzialità delle condizioni economiche del nostro Paese, legate a dinamiche socio-politiche interne – come vettori di sviluppo e di ritrazione - ma inquadrate in un contesto multipolare e globale sempre più incisivo e condizionante. Quando quella romana era l’espressione della ‘più prospera fra tutte le economie preindustriali che si siano viste nella storia’ (Willem Jongman), l’Italia era il faro di un mondo leggi tutto
Polarizzazione politica e clima d’odio
Che ci fosse un preoccupante incremento del fenomeno della polarizzazione nella vita politica italiana l’abbiamo scritto più volte, non certo compiacendocene. Adesso il salto di qualità è dato dalla scelta da parte della presidente Meloni di denunciarlo come espressione di un “clima d’odio” che potrebbe portare ad esiti preoccupanti, secondo un membro del suo governo addirittura ad un ritorno al clima degli anni di piombo. E tutto sarebbe colpa della “sinistra”.
È veramente così? La faccenda non può essere liquidata semplicemente né con una adesione acritica alle intemerate che piovono da destra, né sottoscrivendo disinvoltamente gli argomenti dell’opposizione che nega il pericolo accusando i suoi avversari di drammatizzare alcuni eventi per mobilitare meglio le sue falangi elettorali. La faccenda è seria e merita di essere analizzata.
Partiamo dalla considerazione che ogni contesto politico di democrazia con libertà di opinione prevede inevitabilmente qualche forma di polarizzazione. Senza questa non ci sarebbe competizione per guadagnare il consenso: se le forze politiche ammettessero di essere intercambiabili fra di loro, non esisterebbero più “partiti”, ma solo occasionali
aggregazioni attorno a degli obiettivi contingenti che cambiano nel tempo a seconda delle circostanze. Era quel che sognava uno dei primi analisti dei sistemi democratici di partito, Mosei Ostrogorski, che leggi tutto
Ezio Bosso, l’uomo che sussurrava a Čajkovskij
Direttore stabile e Artistico della Stradivari Festival Chamber Orchestra, oggi Europe Philharmonic, Sony Classical International Artist e Steinway Artist, Ezio Bosso è stato Testimone e Ambasciatore internazionale dell’Associazione Mozart14, eredità ufficiale dei principi sociali ed educativi del Maestro Claudio Abbado, Ezio Bosso è stato inoltre il testimone ufficiale della Festa Europea Della Musica per il 2018 e unico italiano invitato al Parlamento Europeo per una storica riflessione sullo stato della cultura europea.
Tra le Orchestre dirette ricordiamo London Symphony Orchestra, Czech National Symphony, Orquesta de Cámara de Madrid, Orchestra del Teatro Regio, Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino, Orchestra dell’Accademia della Scala di Milano, Orchestra Regionale del Lazio, Orchestra da camera di Torino, Wien Residenz Orchester, Bonn Kammer Orchester, Orchestra dell’Accademia Mozart, Orchestra Verdi di Milano, Sydney Youth Orchestra.
Sono trascorsi poco più di cinque anni dalla scomparsa di Ezio Bosso, musicista, direttore d’orchestra, studioso di storia della musica e dei suoi grandi protagonisti, uomo ricco di sensibilità straordinaria, mai ostentato nel porsi al grande pubblico ma davvero talentuoso e carismatico. Non credo sia necessario rispettare pedissequamente le date di nascita e di morte per evocare la memoria di personaggi come lui, ciò avrebbe il significato di un rituale postumo, di leggi tutto


