Argomenti
Bipartitismo imperfetto o pluralismo polarizzato?
La duplice interpretazione sul sistema politico della prima repubblica proposta a suo tempo da Giorgio Galli e da Giovanni Sartori torna più che mai in campo dopo l’ennesimo test proposto dalla tornata di elezioni regionali di questo autunno. Spieghiamo in sintesi le due letture. Il bipartitismo imperfetto, figlio di un’epoca in cui si pensava che sul modello anglosassone la perfezione politica fosse la spaccatura dell’elettorato in due partiti, guardava all’idea che in Italia la “imperfezione” di avere molti partiti nascondesse il fatto che in realtà a contare davvero erano solo due, la DC e il PCI (che si trainava più o meno il PSI). Il pluralismo polarizzato proponeva invece di considerare che la pluralità dei partiti nel sistema italiano era un dato di fatto in cui ognuno stava saldo nell’occupazione della sua fetta di opinione pubblica, salvo per tutti la spinta a coalizzarsi per necessità intorno a dei “poli” che si contrapponevano.
Bene, a questo punto siamo ancora, se vogliamo guardare alle ultime tornate elettorali e ai tormenti che attanagliano i partiti nazionali. Le prove delle urne sembrano confermare l’instaurarsi di un nuovo tipo di pluralismo rispetto a quello della prima repubblica, ma simile ad esso sia per tecniche di
Sull'eguaglianza di tutte le cose
Il saggio di Carlo Rovelli – balzato subito in cima alle classifiche di vendita – è una raccolta argomentata e sequenziale di sette lezioni tenute dal Professore nel novembre-dicembre 2024 presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Princeton, accorpate in un libro affascinante curato dalla casa Editrice Adelphi.
Così l’autore presenta la sua opera e la concatenazione di riflessioni correlate tra loro: si tratta di una ricerca che Rovelli conduce da decenni e che avevamo già apprezzato in “Buchi bianchi”. Essa spazia dall’osservazione della realtà e delle sue rappresentazioni viste dal fisico quantistico che intercetta le implicazioni filosofiche della rivoluzione scientifica e culturale in atto. Scrive dunque Rovelli: “«Sull’eguaglianza di tutte le cose» ( 齊物論) è il titolo dello straordinario secondo capitolo del « Zhuangzi », uno dei grandi libri dell’antichità. Allude all’antifondazionalismo a cui ritengo ci conduca la scienza moderna: elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda. Questo è il mondo che vedo emergere dalla rivoluzione scientifica del XX secolo…. È un mondo che non è fatto di oggetti, non occupa uno spazio, non si svolge in un tempo e non è governato da cause ed effetti. È tessuto da relazioni, composto dall’intrecciarsi di leggi tutto
Mattarella: Un orizzonte minaccioso
Il discorso del presidente Mattarella di fronte al parlamento tedesco lo scorso 16 novembre non è stato affatto un discorso d’occasione, pur importante e pensoso come imponeva la giornata dedicata al lutto per i caduti delle guerre, È stato un autorevole atto di messa in guardia di fronte al crinale su cui si sta affacciando il mondo in questa tormentata e rischiosa fase della storia: perché le vittime che si celebravano nel ricordo erano “cadute negli abissi della storia, nelle insidie tese da altri uomini”.
A partire da questa impegnativa affermazione, che contraddice ogni retorica celebrativa, il nostro presidente richiama appunto quegli abissi iniziati con le guerre mondiali e che paiono non volersi chiudere. “Da allora, il volto della guerra non si riflette soltanto in quello del combattente, ma diviene quello del bambino, della madre, dell’anziano senza difesa. È quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza. La guerra totale esige non la sconfitta, la resa del nemico, ma il suo annientamento. Un accrescimento di crudeltà”.
E c’è di peggio. Ora “con l’era atomica, un solo gesto può cancellare una città e l’innocenza stessa del mondo”. Non è un generico ritorno alla preoccupazione per l’olocausto nucleare, quello che decenni fa si era considerato pazzia (MAD: mutual leggi tutto
L'eredità politica e culturale del conservatorismo di Margaret Thatcher
La casa editrice Liberilibri ci fa dono di una raccolta di sei saggi curati da Luca Bellardini che – a distanza di cento anni dalla nascita di Margaret Thatcher e a dodici dalla sua scomparsa – ne rievocano la figura di donna e di statista, considerando gli aspetti caratteriologici della persona e la sua visione olistica che somma politica, economica, etica, concezione antropologica e welfare ridefinendo per l’epoca – e rendendoli ancora attuali – i concetti di conservatorismo e liberismo che una frettolosa agiografia ha consegnato ai posteri in modo certamente caratterizzante ma in taluni casi forzato e semplificativo. Si tratta di un’eredità complessa di cui vengono colte le sfaccettature più denotative che si ricompongono in un quadro d’insieme che potremmo definire interessante storicamente e quanto mai attuale in un contesto in cui l’essere “conservatore”, in un mondo che cambia troppo rapidamente e in modo convulso, ci restituisce i valori della tradizione e delle radici culturali di appartenenza, derive utili a fronte di un processo di globalizzazione e omologazione troppo spesso caratterizzato da confusioni semantiche e riduttive, prive di ideali e di riferimenti alti e dirimenti. Il volume a lei dedicato si compone di contributi e riflessioni di alto livello e profonda conoscenza del leggi tutto
Alla fine dei conti
La stucchevole polemica per il referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario non conosce soste nei talk e meno intensamente sulla stampa, ma al momento non sembra appassionare l’opinione pubblica. La stessa politica, lasciato quell’argomento per lo più ai vari personaggi-spettacolo, al momento si concentra su altro, cioè sulla legge di bilancio che deve essere approvata entro fine anno.
Il rituale è più o meno il solito: in vista di un piccolo, ma non del tutto insignificante spazio di dibattito parlamentare in cui qualche limatura si potrà avere, intanto ci si prepara con attacchi di diverso genere: abbastanza scomposti e populisti da parte dell’opposizione, più settoriali e talora subdoli da parte di categorie più vicine alla maggioranza.
Il nocciolo della questione è che siamo di fronte al fare parti uguali fra disuguali: la celebre frase di don Lorenzo Milani, divenuta titolo di un importante libro di Ermanno Gorrieri uscito dal Mulino nel 2002, ed ora oggetto di un bel docu-film liberamente visibile in rete. Oltre a questo sarebbe da citare un altro bel libro di Gorrieri, “la giungla retributiva” (1972), perché coglieva, mezzo secolo fa, il tema che è al centro dell’attuale diatriba.
Tutto infatti si impernia, in ultima istanza, sul problema di chi e come debba leggi tutto
Storia di Gaza: terra, politica, conflitti
Scrivere un libro su Gaza di questi tempi potrebbe evocare la metafora del lanciare un sasso nello stagno.
Il conflitto israelo-palestinese, originato dall’attacco terroristico di Hamas “Operazione Diluvio al-Aqṣā” del 7 ottobre 2023 (nel giorno del cinquantesimo anniversario dello scoppio della guerra arabo-israeliana del 1973), con l’uccisione di 1200 tra civili e militari israeliani e il sequestro di altri 250 tenuti in ostaggio per oltre due anni (restituiti in parte vivi o morti), si è risolto in una tragedia umanitaria, con l’uccisione di 65 mila vittime e il ferimento di altre 166 mila persone. In mondovisione è stato rappresentato uno scenario raccapricciante, città, case, villaggi rasi al suolo, una belligeranza estesa a gran parte del Medioriente, il massacro della popolazione inerme, le tendopoli, gli accampamenti, la fame, le malattie, le mutilazioni – con un numero spropositato di bambini uccisi, almeno 16 mila – stimato come la guerra più sanguinosa del XXI secolo. Il pogrom di Hamas ha spaccato il mondo politico, suscitando deprecazione non solo come aspetto dell’estremismo terroristico e del fondamentalismo religioso mentre molti osservatori hanno duramente biasimato la reazione di Israele che pure è stata sostenuta dagli USA e da larga parte del mondo occidentale. Anche in Italia le manifestazioni di piazza pro-Pal hanno raggiunto un parossismo distruttivo che è arrivato a
Un referendum per spaccare il paese
In politica la radicalizzazione esasperata degli scontri è una brutta bestia. Lo sanno tutti, ma è come per il vizio: ben pochi lo difendono, moltissimi ci cascano e lo praticano. È quel che purtroppo ci attende con l’apertura della campagna per il referendum confermativo della riforma che passa sotto il nome di separazione delle carriere.
Ragionarci con distacco è impresa ardua, ma noi, nel nostro piccolissimo, ci proviamo. Il punto di partenza è che si discute di due temi che a rigore non dovrebbero essere neppure strettamente connessi (ma, lo vedremo, lo sono): l’organizzazione delle funzioni dal momento che si è deciso di passare nel processo penale al sistema accusatorio (riforma Vassalli: 1988!!); l’autogoverno corporativo dei magistrati.
In sé nel momento in cui si era passati al nuovo regime (quello “all’americana”, che gli anziani come chi scrive avevano appreso in TV nei telefilm di Perry Mason) avrebbe dovuto essere inevitabile una specializzazione del ruolo del P.M. che si diversificava da quello del giudice. Si poteva trattare di adeguare il nostro ordinamento a quel che è in vigore in quasi tutti gli stati democratici che hanno il sistema accusatorio, e infatti abbiamo dagli anni Ottanta del secolo scorso in avanti molteplici proposte di agire in quella direzione, proposte che
Ricordo di Alda Merini: il silenzio e il perdono possono renderci migliori
Sono trascorsi quasi sedici anni dalla scomparsa di Alda Merini, anima bella e sofferente, ricca di umanità e passioni (“poeti si nasce, non si diventa”): le siamo tutti debitori di sentimenti ed emozioni che la sua esperienza umana e letteraria ci hanno lasciato in dono come scintille di luce in uno scrigno prezioso.
Spinto dalla curiosità di conoscere alcuni testimoni del nostro tempo (e scoprendo – frequentandoli - che il loro essere grandi coincide spesso con una naturale vocazione alla semplicità, essendo capaci di lasciarsi attraversare dai marosi della vita conservando l’innocenza del cuore, la lucidità della ragione, le rare virtù della dignità e del pudore) ebbi la fortuna di incontrarla nella sua casa dei Navigli a Milano e di realizzare l’ultima intervista della sua vita. Un dono incommensurabile, per la straordinaria personalità della donna e dell’artista. L’avevo contattata con titubanza, mi ero presentato come “persona desiderosa di conoscerla”: mi aveva sorpreso il suo assenso a ricevermi. Suonando due giorni dopo alla sua porta di casa ebbi il timore di un suo ripensamento: sull’uscio era incollato un perentorio avviso: “non si ricevono giornalisti per interviste”. Ma poco dopo sentii la sua voce: “Entri pure, le ho lasciato la porta aperta”. Era a
Le trasformazioni del PD
Ricordate la balena bianca. Era il nomignolo che Giampaolo Pansa aveva affibbiato alla DC per la sua capacità di uscire indenne da mille tentativi di annientarla come la mitica Moby Dick. Oltre a questo l’immagine rimandava però ad un corpaccione che teneva dentro di tutto e tutto re-impastava: destra, centro, sinistra, con molteplici sfumature per ciascuna.
Viene in mente questa rappresentazione di fronte a quanto sta accadendo nel PD, anch’esso un corpaccione in cui sta di tutto e di più e che, come il fu partito cattolico, cerca di tenerlo insieme con una strutturazione sempre più evidente in correnti. Difficile definire il PD come una balena con un colore: rossa la vorrebbero alcuni, altri preferirebbero un colore più mélange, fate voi. Cerchiamo piuttosto di vedere se il modello dc, che apertamente nessuno accetterebbe di sottoscrivere, possa reggere.
Si potrebbe partire dalla sottolineatura che nei partiti-balena è l’occupazione del potere a fare da collante. La Democrazia Cristiana storica il potere lo deteneva innanzitutto con il controllo, a lungo insostituibile, poi comunque centrale del governo nazionale (poi venivano comuni, regioni e quant’altro). Il PD nelle sue varie versioni un potere in dimensioni simili non lo ha mai avuto, se non in alcune leggi tutto
Buio americano
Densità ed attualità dei temi ed ampiezza e pertinenza dell’analisi politologica sono due capisaldi di un affascinante libro del Prof. Mario Del Pero, Docente all’Università di Parigi di Storia internazionale e Storia degli Stati uniti, edito dalla casa Editrice Il Mulino. Si tratta di due valori aggiunti utili per comprendere in modo connotativo e documentato tutto il coté della trattazione divulgativa ed essoterica che la presenza di Trump – soprattutto nell’accelerazione impressa al secondo mandato Presidenziale – ha pervaso in modo dirompente il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella configurazione immaginifica e plastica di un nuovo ordine mondiale commisurato ai rapporti di forza tra le superpotenze in una contingenza epocale caratterizzata da scenari economici mutevoli e dal condizionamento degli eventi bellici in atto in Ucraina e in Medioriente. L’autore presenta Trump come il teorico di una strategia di rottura e scompaginamento della globalizzazione: sono se mai da un lato l’interdipendenza tra politica estera e politica interna USA (‘intermestic’, come mix tra ‘international’ e ‘domestic’) e l’impegno a rilanciare la supremazia della potenza americana negli scenari internazionali sottraendoli ai vincoli (e agli orrori, descritti in toni apocalittici e distopici) dell’interdipendenza dagli ambiti mondialistici (si pensi all’unilateralismo energetico, agli accordi sul clima da leggi tutto


