Ultimo Aggiornamento:
24 settembre 2022
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Argomenti

Le elezioni amministrative del 2022

Luca Tentoni - 18.06.2022

In un decennio nel quale la mobilità elettorale si è rivelata enormemente superiore al passato, trarre previsioni sulle politiche del 2023 dalle amministrative del 12 giugno scorso è sbagliato. Tuttavia, ci sono delle linee di fondo che si colgono nel breve e nel medio periodo: così come l'ascesa dei Cinquestelle alle politiche del 2013 fu annunciata nel 2012 a Parma dall'inattesa vittoria di Pizzarotti e la vittoria del 2018 fu preceduta dalla conquista di Roma e Torino, anche il 34% della Lega alle europee del 2019 aveva visto il Carroccio crescere in modo sempre più impetuoso fra il 2015 e il 2018 e, in misura maggiore, nei test precedenti il voto per l'Europarlamento. Le tendenze di oggi sono molto chiare: la netta crescita di Fratelli d'Italia, che moltiplicando (nei ventisei capoluoghi di provincia) per quasi tre volte la percentuale ottenuta alle comunali del 2017 è il primo partito del destracentro, con Lega e FI in ripiegamento (il Carroccio perde un decimo dei consensi, gli azzurri un quinto); il primo posto del Pd in assoluto (con un progresso dell'1,9% rispetto al 2017); il netto declino del M5s, che perde 119mila voti su 156mila rispetto alle precedenti comunali, cedendo il 64% dei consensi anche nei capoluoghi regionali dove (in particolare Genova e Palermo) era più forte e strutturato. leggi tutto

Suggestioni dalle urne

Paolo Pombeni - 15.06.2022

La lettura dei dati elettorali è sempre complicata, ma lo è specialmente quella che deve estrarre dei trend nazionali da competizioni amministrative inevitabilmente caratterizzate dai fattori locali. L’esame tecnico lo lasciamo agli specialisti (lo farà il nostro Luca Tentoni sabato), noi ci limitiamo a valutare le suggestioni che emergono da quanto è accaduto domenica 12 giugno.

Il primo dato che ci colpisce è il calo della voglia di partecipazione politica. Quasi drammatico nel caso dei referendum (mal impostati e peggio gestiti), ma notevole anche per quanto riguarda realtà locali, grandi, medie e piccole, dove sostanzialmente quasi la metà degli elettori manifestano indifferenza circa il possibile risultato. Temiamo che stia montando sempre più la convinzione in larga parte dei cittadini che “questo o quello per me pari sono”, tanto poi i problemi non si risolvono. È un po’ qualunquistico dirlo, ma nella ricezione della gente Roma era invasa dai rifiuti e dai cinghiali con la Raggi e la situazione è più o meno uguale con Gualtieri. I due personaggi sono molto diversi, ma una realtà degradata non si lascia domare.

I partiti hanno fatto uno sforzo modesto per riportare i confronti per i sindaci nell’alveo di impostazioni “nazionali”, il che è abbastanza curioso visto che i comuni saranno enti

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Verso la scuola 4.0 nel PNRR, tra digitalizzazione, nuove forme di reclutamento e aggiornamento del personale

Francesco Provinciali * - 11.06.2022

La relazione del sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli  al Consiglio dei Ministri del 26 maggio u.s. ha fatto cenno ad alcune piste su cui intende muoversi il Governo per presentare un modello di scuola definito 4.0, in linea con il Decreto Legge PNRR/2- bis pubblicato sulla GU n.°100 del 30/4 e ora in discussione alle Camere, per aderire alle richieste dell’U.E. di innovazione del sistema formativo e per consentire l’accesso ai finanziamenti europei del Recovery Fund- Next generation EU.

Ambiziosamente la relazione aggiorna gli obiettivi di giugno per il piano di trasformazione del Paese, in tutto 30 di cui 18 definiti “conseguiti” e riguarda tutti i Ministeri: sullo sfondo la riconversione ecologica e il piano di trasformazione digitale della P.A.

In materia di istruzione, con il citato Decreto Legge è stata riformata la carriera dei docenti con la definizione di nuovi sistemi di reclutamento e di formazione.

Si prevede inoltre un Decreto ministeriale per l’adozione del piano Scuola 4.0 al fine di favorire la transizione digitale del sistema scolastico italiano per creare scuole innovative, nuove aule didattiche e laboratori, partendo dalla trasformazione di 100.000 classi in ambienti di apprendimento innovativi e alla creazione di laboratori per le nuove professioni digitali in tutte le scuole del II ciclo. leggi tutto

Dopo la Sibilla elettorale

Paolo Pombeni - 08.06.2022

Ricordate la storiella che ci raccontavano a scuola sulla Sibilla che ti dava un responso così ambiguo che si sarebbe comunque rivelato esatto consolidando così le facoltà divinatorie della Signora? “Ibis redibis non morieris in bello”, ovvero: andrai ritornerai non morirai in guerra. Tutto dipendeva da dove mettevi la virgola: se dopo “redibis non,” morirai, se dopo “redibis” allora non morirai. Ovviamente dove mettere la virgola toccava all’interprete, la Sibilla ti avrebbe reclamato la risposta giusta dopo che il fatto fosse accaduto.

Bene, questa storiella ci è venuta in mente vedendo il dibattito sul peso che avrà il test elettorale del prossimo 12 giugno, perché crediamo che sarà un enigma che tutti interpreteranno come vogliono e non ci sarà nessuna ricaduta “oggettiva”, ma solo un gioco di letture che ciascun contendente metterà in campo per dire di essere in buona salute (politica). Un po’ lo si è sempre fatto, ma questa volta ci sono tutte le condizioni per farlo alla grande.

Partiamo dalla lettura dei risultati del referendum. Nella previsione molto probabile che non si raggiunga il quorum questo verrebbe interpretato come una sconfitta di Salvini che fra i politici ne è stato il principale sostenitore. Ma si possono vedere le cose diversamente. Se leggi tutto

La dispersione scolastica implicita: un quindicenne su due non comprende ciò che legge

Francesco Provinciali * - 04.06.2022

A margine del Convegno “Impossibile” promosso da ‘Save The Children’ sulle problematiche (ricorrenti) e sulle aspettative (inevase) che riguardano bambini e adolescenti, restano i dati impietosi sciorinati, nella quattro giorni di confronto e riflessione, dal Presidente Claudio Tesauro.

Ci sono tendenze e derive che si stanno consolidando, come la cd. “dispersione scolastica implicita” che consiste nei deludenti risultati in termini di apprendimento e formazione che gli studenti conseguono nel corso del curricolo degli studi, già considerando le abilità di base. Se utilizzassimo come parametro di valutazione degli esiti di istruzione la tassonomia di Bloom (conoscenza-comprensione-applicazione-analisi-sintesi e valutazione) ci accorgeremmo che un quindicenne su due non è in grado di comprendere il significato di un testo scritto sottopostogli come lettura. Fermandosi forse ben prima dei livelli sopra richiamati: siamo lontanissimi dal conseguimento del ‘problem solving’, come capacità di coniugare intelligenza e intuizione, che presuppone il possesso di tutti i passaggi apprenditivi “a salire” enunciati nella tassonomia stessa. L’OCSE da tempo evidenzia una sorta di inefficacia formativa del sistema scolastico italiano, mentre i test INVALSI (per quanto antipatici, ostici e parziali) confermano questa scia negativa che si protrae e ingloba livelli e gradi del corso di studi: secondo i dati del 2021 due quattordicenni leggi tutto

L’Italia e le debolezze europee

Paolo Pombeni - 01.06.2022

I vertici europei raramente sono passeggiate, a meno che non abbiano all’ordine del giorno temi più o meno di facciata (un po’ di retorica non si nega a nessuno). Non è stato così in quello del 30-31 maggio che doveva misurarsi con la spinosissima questione delle sanzioni alla Russia. In questo frangente una volta di più è emersa la difficoltà di promuovere una politica unitaria fra 27 paesi che hanno interessi e problemi niente affatto convergenti. Soprattutto nel momento in cui si restringono le possibilità di distribuire a chi si trova in posizioni sfavorevoli quelli che col nostro vecchio linguaggio dei tempi di pandemia si sarebbero chiamati “ristori”.

La situazione è divenuta evidente quando si è dovuto affrontare il tema delle sanzioni sul petrolio russo. Qui si è subito presentata la questione del diverso peso che il blocco delle importazioni del greggio di Putin avrebbe avuto a seconda delle diverse collocazioni geografiche e non solo. Dal primo punto di vista era evidente che bloccare la possibilità di rifornirsi del prezioso combustibile avrebbe avuto ricadute diverse per quei paesi che potevano comunque acquistarne da altri fornitori sfruttando le vie marine, e chi come alcuni paesi del centro Europa (Ungheria, Cechia, Slovacchia) non avendo sbocchi al mare si vedeva leggi tutto

Scherzare col fuoco

Paolo Pombeni - 25.05.2022

La maggioranza non si sa se esista e soprattutto perché esista. Draghi sembra essersi stancato di lasciar correre sulle intemerate dei partiti incapaci di sottrarsi alle loro ansie elettoralistiche. La situazione internazionale si sta complicando e abbiamo bisogno di non perdere credibilità nei confronti dell’Europa e del mondo. Già la scelta di pubblicizzare alla buona un piano di pace per l’Ucraina non negoziato precedentemente con gli alleati non ci ha portato bene: l’unico che ha fatto mostra di prenderlo in considerazione è stato Putin, probabilmente perché ha visto che non trovava seguito, molti nostri partner hanno fatto sapere con fastidio di averlo appreso dai giornali anziché dai canali diplomatici (come dire: così fanno i dilettanti …).

Può essere considerato un episodio tutto sommato modesto, ma testimonia di un clima poco sereno. L’ulteriore botta è arrivata quando dopo un articolato e saggio intervento di Gentiloni che cercava di richiamare il nostro paese al dovere della serietà si è avuta la reazione isterica di Salvini che non contento di aver detto che noi non ci facciamo dettare la linea da nessuno ha aggiunto la volgarità di invitare la UE ad attaccarsi al tram.

A questi politici andrebbe ricordato che se non si volevano “lezioni”, cioè condizionamenti leggi tutto

La violenza simbolica, dalla distorsione pedagogica al potere dominante

Francesco Provinciali * - 21.05.2022

Di tutte le forme di persuasione occulta, la più implacabile è quella esercitata semplicemente dall’ordine delle cose. (P. Bourdieu)

Dobbiamo al sociologo francese Pierre Bourdieu – che la usò nei suoi saggi agli inizi degli anni ’70 – l’introduzione nel lessico, poi divenuto corrente, della locuzione “violenza simbolica”.

Essa intenzionalmente esplicita tutta una serie di forme di violenza agìte non in forma fisica, bensì attraverso una sorta di imposizione occulta, a partire dalla visione del mondo in senso lato per declinarsi nei ruoli sociali, nelle categorie cognitive, nelle forme mentali attraverso cui viene percepita e pensata la realtà, da parte di soggetti dominanti verso soggetti dominati. Essa si manifesta dunque in forma apparentemente invisibile anche se dagli esiti tangibili ad una attenta osservazione dei comportamenti individuali e sociali, configurando veri e propri rapporti di forza tra chi la esercita e chi la subisce: questo tema della distinzione tra dominante e dominato è un vero e proprio assioma che spiega i meccanismi della persuasione occulta o “dolce” , come la definisce lo stesso Bourdieu che formulò le sue deduzioni a partire da uno studio di tipo pedagogico sulla trasmissione del sapere nella sua forma istituzionalizzata e codificata del sistema scolastico francese, inoltre su uno studio leggi tutto

Un perverso gioco del cerino

Paolo Pombeni - 18.05.2022

Le forze politiche sembrano per lo più impegnate in un perverso gioco del cerino: se lo passano rapidamente di mano in mano nella speranza che a scottarsi, magari seriamente, sia il vicino. In questo caso dietro la metafora del cerino sta la permanenza del governo Draghi, che a parole nessuno, Meloni a parte (ma anche lei più per dire che per fare), intende far cadere, mentre molti lavorano a minarne la tenuta.

Poi sarà magari vero che per ora si accontentano di azzopparlo, perché nessuno vorrebbe veramente correre subito alle urne coi tempi che corrono, ma è piuttosto difficile immaginare che si possa andare avanti in queste condizioni senza che prima o poi scatti il corto circuito. Draghi comincia ad essere messo sotto accusa da una parte di commentatori che lo vedono troppo disponibile a retrocedere sulle riforme (e non parliamo dei non pochi membri dei gruppi dirigenti che non lo amano per via di passati diverbi o anche un po’ per l’invidia di non essere al suo posto). Non parliamo di Salvini e Conte che non perdono occasione per proporre alternative alle politiche del governo e per reclamare come loro grandi vittorie qualsiasi modesto aggiustamento delle riforme in itinere. leggi tutto

Draghi come Monti?

Luca Tentoni - 14.05.2022

Nonostante la guerra, le tensioni inflazionistiche e il rallentamento della crescita economica, talune forze politiche non rinunciano a cercare di indebolire l'Esecutivo. Alcune (la Lega, per esempio, ma in parte il M5s) lo fanno per riguadagnare il consenso elettorale perduto negli ultimi anni: per restare al periodo successivo all'insediamento di Draghi, i sondaggi ci dicono che il partito di Salvini avrebbe perso tre milioni di voti e quello di Conte un milione. Altre (il M5s) non hanno mai digerito il cambio a Palazzo Chigi (con l'arrivo dell'"usurpatore" Draghi al posto dell'"avvocato del popolo" Conte, il quale a suo tempo ha fatto - inutilmente - di tutto per salvare il governo giallorosa, persino imbarcare un gruppetto parlamentare raccogliticcio) e dipingono il presidente del Consiglio nel peggiore dei modi. A questo si aggiunge la campagna mediatica russa o filorussa (stretta parente di quella no-euro prima e no-vax poi) tendente ad indebolire l'Italia e la solidarietà europea, spingendo i nostri connazionali a preferire progressivamente "il condizionatore alla pace". In più, le elezioni amministrative sono alle porte e anche le politiche del 2023 sono ormai in vista. In un governo di solidarietà nazionale le forze politiche sono chiamate a smussare conflitti e ad ammainare le proprie "bandierine", leggi tutto