Ultimo Aggiornamento:
25 maggio 2022
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Argomenti

Imparare a scrivere: meglio con la penna o con il tablet?

Francesco Provinciali * - 13.11.2021

Per un Paese come la Finlandia che destina oltre il 7% del PIL nazionale alle spese di istruzione decidere di abolire l’apprendimento della lingua scritta con il corsivo per sostituirlo con l’uso del tablet in classe da parte di ciascun alunno fin dal primo anno della scuola dell’obbligo potrebbe rivelarsi nel tempo una scelta lungimirante, visto che le scuole della Repubblica Finlandese sono considerate dall’OCSE tra le più avanzate al mondo in quanto a metodologie didattiche ed efficienza-efficacia del sistema formativo. Occorre tuttavia un fisiologico periodo di sperimentazione prima di arrivare a conclusioni enfatiche o affrettate. Tutto questo è peraltro già in atto dal 2016: l’introduzione dell’apprendimento della letto-scrittura attraverso le tecnologie informatiche sta avvenendo in forma estensiva ma graduale, il corsivo è sostituito dalla digitazione della tastiera ma la scrittura a stampatello continuerà ad affiancare il nuovo metodo come insegnamento facoltativo (Finnish National Agency for Education EDUFI - Istituto Nazionale per l’Educazione Finlandese). Ciò comporta non solo un grande investimento in dotazioni tecnologiche ma anche una preliminare e obbligatoria formazione del personale docente all’uso quotidiano in classe dei mezzi informatici. Il livello di padronanza delle nuove tecnologie nelle giovanissime generazioni già prima del loro ingresso a scuola dovrebbe rendere più facile il compito dei leggi tutto

Domande a cui i partiti non vogliono rispondere

Paolo Pombeni - 10.11.2021

Stacchiamoci un attimo dal totonomi per il Quirinale, che è sempre più un gioco di “influencer” che sperano di farsi dei meriti sostenendo questo o quello. Le questioni più importanti sono altre e dipendono da domande che i partiti politici si rifiutano di prendere in considerazione.

La prima riguarda come si pensa di continuare a tenere insieme questa maggioranza larghissima che quasi tutti giudicano imprescindibile per la messa sui giusti binari del PNRR. Una almeno relativa coesione nazionale si stenta a vedere. Tutti rincorrono il mantenimento e l’allargamento del proprio bacino di consenso, come si nota benissimo dai vari interventi sulla legge di bilancio. Non c’è un clima diverso rispetto al solito: ciascuno punta a tutelare qualche sacca di privilegio, grande o piccolo che sia, e le alleanze sono più che altro “competitive” nel disputarsi il consenso di qualche settore specifico.

Forse si sarà colto che, per esempio, da un lato si manifesta qualche preoccupazione perché il rialzarsi dell’inflazione erode le possibilità di spesa di molte famiglie, e poi si continua a spingere nella politica dei “bonus” tipo quello per le terme che invero non ci sembra un prioritario obiettivo di rinascita. Ma è solo un esempio, basta spulciare le cronache e leggi tutto

Scuola: si va verso la riduzione dei posti di docente di sostegno?

Francesco Provinciali * - 06.11.2021

Per comprendere la domanda posta nel titolo è utile fare riferimento ad un documento elaborato e diffuso dalla UIL SCUOLA, che riassume in una scheda alcuni quesiti e interrogativi posti a seguito della attivazione di corsi di formazione in servizio per il personale docente da parte del Ministero dell’Istruzione, segnatamente quello sul tema della ‘sicurezza’ e quello relativo al ‘sostegno educativo-didattico”.

Nel primo caso si tratta di un corso già svolto in larga parte delle scuole, nel secondo di una iniziativa di formazione in atto nel corrente anno scolastico che prevede 25 ore di impegno obbligatorio. In entrambe le fattispecie il Sindacato scuola UIL ribadisce e ricorda che la partecipazione deve intendersi compresa nelle 40 ore annuali di aggiornamento/formazione previste dal vigente contratto nazionale di lavoro. Sulla adesione la UIL ricorda inoltre che il piano della attività di cui trattasi deve essere deliberato dal collegio dei docenti, nell’ottica dell’autonomia scolastica, tenendo conto che il Contratto del 19 novembre 2019 assegna agli istituti scol.ci il 60 % delle risorse disponibili mente il restante 40% viene gestito direttamente dall’Amministrazione della P.I.

La UIL argomenta intorno al concetto di obbligatorietà dei due corsi sopra descritti: nel primo caso si tratta di una iniziativa che riguarda la formazione sul tema della sicurezza, leggi tutto

Successione al Quirinale: una questione delicata

Paolo Pombeni - 03.11.2021

Si sta esagerando nel ridurre il problema della successione a Mattarella ad una questione di competizione fra i partiti. La vicenda dell’affossamento del DDL Zan, ampiamente prevedibile e prevista, ha innescato un’esplosione di più o meno sacri furori nelle varie componenti parlamentari che sono subito corse a proiettarli sulle prossime elezioni quirinalizie.

Nell’ottica dei dibattiti a cui assistiamo sembra che tutto si riduca a decidere se sia possibile utilizzare questo passaggio per stabilire quale sia la “coalizione” (termine sicuramente eccessivo) che può ambire a guidare il paese anticipando le prossime elezioni o se convenga trovare una soluzione di tregua momentanea puntando su una figura abbastanza “neutra” in modo che possa poi adattarsi al risultato che emergerà al più tardi dalle urne del 2023.

Tutto è nascosto sotto un involuto dibattito sulla scelta fra tenere Draghi alla guida del governo perché avvii in maniera più compiuta il PNRR o l’inviarlo sul Colle perché metta la sua statura internazionale a servizio della credibilità dell’Italia. C’è una buona dose di ipocrisia in questo modo di porre il problema. Innanzitutto perché per consentire davvero che l’attuale premier riesca nell’operazione di dare un solido avvio al PNRR sarebbe necessario che i partiti fossero disposti a lasciarlo lavorare leggi tutto

Verso un mondo post-globale

Francesco Provinciali * - 30.10.2021

In attesa della pubblicazione ormai prossima del 55° Rapporto CENSIS, Giuseppe De Rita ci fa dono di una riflessione che certamente ne anticipa temi e contenuti.

Non da ieri il grande sociologo argomenta intorno all’autoreferenzialità del presente, tanto dibattuto da rendersi “asfissiante”: una politica di corto respiro che non va oltre il rimuginamento sull’esistente, la blandizie verso la cronaca e il chiacchiericcio inconcludente, quando non si lancia invece nel tratteggiare disegni incompleti e astratti, avvinghiati a prospettive incerte e di maniera. La dimensione di un futuro immaginabile e gestibile attraverso la proposta di modelli sociali ed economici capaci di innescare e padroneggiare lo sviluppo sembra non le appartenga: per questo De Rita, riflettendo – forse con inguaribile ottimismo- su una rapida uscita dalla crisi pandemica che ci ha costretti ad una “casalinghità” di piccolo cabotaggio, argomenta sulla necessità di riprendere il cammino con piglio e vigore, attraverso idee e decisioni che esprimano la consapevolezza di un “profondo passaggio di fase o di ciclo di tutta l’economia… verso la costruzione di un mondo post-globale”.

Una caratteristica di questo mondo nuovo dovrebbe consistere- mi permetto di osservare – nel recupero del concetto di identità: la globalizzazione è stata un mare magnum indistinto e omologato verso il leggi tutto

Si fa presto a parlare di riformismo

Paolo Pombeni - 27.10.2021

Sembra che stia tornando di moda il riformismo, eterno fantasma che vaga nei territori della lotta politica. Forse si è capito che ridurre il bipolarismo fra destra e sinistra al desueto scontro fra generici fascisti ed altrettanto generici antifascisti era diventato una stucchevole commedia. Non che i rigurgiti di fascismo siano scomparsi: chi vuole mostrarsi un superuomo si attacca dove può ed ha bisogno di ideologie d’odio verso quello che percepisce come un mondo ostile. È però una patologia che fa parte delle debolezze umane e una quota marginale continuerà ad esserci: se non ci si riparerà sotto quell’ombrello pseudo-ideologico, se ne troveranno altri.

Non stiamo parlando però del grande contrasto che divide in due il campo del confronto politico. Oggi esso è tornato ad essere incentrato sul confronto tra massimalismo e riformismo. Che poi sia anche un retaggio di quel che successe cent’anni fa con l’affermarsi del fascismo fa parte della reazione ad una nuova incertezza sul nostro futuro: allora fu quella di ciò che sarebbe accaduto dopo una “Grande Guerra” che aveva sconvolto il mondo, oggi l’innesco è una pandemia da cui non sappiamo bene come e quando usciremo e che ha messo a nudo le molte debolezze del nostro contesto storico. leggi tutto

Il ruolo degli intellettuali contro la pandemia dell'ignoranza

Francesco Provinciali * - 23.10.2021

                                     Breve recensione del libro “Intellettuali” di Sabino Cassese

Il libro di Sabino Cassese, eminente giurista, già Ministro e Giudice Emerito della Corte Costituzionale, non poteva forse trovare collocazione migliore di quella che la casa editrice Il Mulino gli ha riservato nella collana “parole controtempo”. E nell’incipit della sua opera l’autore riassume una formula che spiega perché egli abbia dedicato la sua riflessione al tema degli “intellettuali”, una tipologia metastorica di pensatori, che origina dagli esordi delle prime civiltà e conserva vivi ed attuali il suo ruolo e la sua missione: “se uno vale uno, l’uno vale l’altro, non c’è differenza tra il sapiente e l’ignorante”. Ed è proprio nei “tempi bui” che si avverte l’assenza e insieme la necessità degli intellettuali, oltre a quella dei mezzi di cui possano avvalersi per farsi ascoltare”. Non è necessario un tomo ponderoso al Prof. Cassese per esplicitare la sua argomentazione sul tema, gli sono sufficienti un centinaio di pagine ed una appendice ricca di citazioni bibliografiche che esprimono una cultura metabolizzata che apre ad una visione ampia della realtà.

Perché un vero intellettuale è innanzitutto una persona colta e desiderosa di conoscere e di sapere, requisiti necessari e prodromici per chi vuole spiegare, “disvelando” e illuminando. leggi tutto

La legge del pendolo (che si muove veloce)

Paolo Pombeni - 20.10.2021

Lasciate perdere le dichiarazioni di leader nazionali, di vincitori e perdenti locali: è roba più o meno di repertorio, retorica per i media. Aiutano fino ad un certo punto le pur importanti analisi tecniche su variazioni e flussi del consenso. Il tema vero in politica è sempre il significato da dare a quanto è accaduto in questa tornata di elezioni amministrative.

E allora proviamoci. Il primo punto è che queste elezioni hanno avuto un significato più di tendenza del sentimento pubblico (nazionale) che di radicamento nelle realtà amministrative. Almeno per le città maggiori, tranne il caso di Milano, c’era poco da giudicare sulle capacità di governo dei candidati, personaggi nuovi o comunque marginali come “leader” (significa: guide) delle rispettive comunità cittadine. Hanno pesato molto di più i riflessi di scelte demagogiche assunte a livello nazionale. La dissennata campagna propagandistica di Salvini e Meloni alla rincorsa di quella che pensavano fosse la “pancia” del paese ha delegittimato un centrodestra che ha raccolto un doppio frutto avvelenato: un restringimento del suo perimetro di consenso e una spinta di gran parte del paese verso il rifiuto della politica da talk show, come si è visto con l’esplosione dell’astensionismo.

Questo ci consegna una nuova geografia del consenso politico? leggi tutto

L'autorevolezza di Draghi frena le pregiudiziali ideologiche

Francesco Provinciali * - 16.10.2021

Sta dimostrando di possedere le buone doti del decisore politico che lui stesso aveva enunciato nella lectio magistralis alla Cattolica per il conferimento della laurea ad honorem, Mario Draghi, nella sua attuale veste di Presidente del Consiglio.

Al punto che ancora da Palazzo Chigi o dal Quirinale, la sua presenza si rivelerebbe salutare per la buona politica e rassicurante per il popolo italiano. Se quelle doti sono ancora la conoscenza-competenza, il coraggio e l’umiltà, il premier dimostra una accurata conoscenza dei meccanismi istituzionali e si muove a suo agio nei meandri del politically correct ma con un occhio di riguardo alle dinamiche internazionali, puntando su un più saldo accreditamento dell’Italia nell’Unione europea e nella geopolitica mondiale, esprime il coraggio necessario ad affrontare i problemi reali a livello economico e sociale nel perdurare dell’allerta pandemico e sa essere umile al punto giusto – come gli potrebbe raccomandare  William Shakespeare (“presta a molti il tuo orecchio e a pochi la tua voce”) -  nel considerare con par condicio le forze politiche del rassemblement atipico che sta sostenendo l’azione di Governo.

La sua esperienza ai vertici della Banca d’Italia e della BCE ha affinato le doti personali e il talento innato e si sta rivelando leggi tutto

La demagogia e la questione fiscale

Paolo Pombeni - 13.10.2021

Quando non è impegnato coi migranti, green pass, e altro, Salvini si butta volentieri sulla questione fiscale. La sua richiesta di avere un “impegno scritto” a non aumentare le tasse sulla casa nel 2026 è semplicemente ridicola: non solo perché anche in tempi normali (e questi non lo sono) è impossibile prevedere come saremo fra cinque anni, ma perché nessuno sa che maggioranza politica ci sarà allora (come minimo ci sarà stata una tornata di elezioni nazionali) e che governo sarà in carica. Ammesso e davvero non concesso che Draghi possa essere così balordo da infilarsi a sottoscrivere un impegno del genere, non avrebbe nessun valore, non diciamo giuridico, ma neppure politico.

Ciò che tuttavia stupisce di più è che non si riesca mai a impostare un serio discorso sul problema fiscale. Certo ogni tanto qualcuno ricorda che c’è un abisso fra quel che si raccoglie con la tassazione e quel che lo stato spende: secondo l’istituto “Itinerari previdenziali” nel 2019 con l’IRPEF si sono incassati 15 miliardi, per scuola, sanità, assistenza, ecc. se ne sono spesi 174. Ovviamente ci sono altre forme di entrate a cui lo stato può attingere, come la tassazione indiretta, ma nessuno crede che bastino a colmare questo divario, sicché alla fine è tutto debito pubblico, leggi tutto