Ultimo Aggiornamento:
25 novembre 2020
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Argomenti

Chiarimenti necessari

Paolo Pombeni - 13.05.2020

Oramai è chiaro: il governo non sopravvivrà senza un chiarimento nella sua coalizione. Va bene puntare sul fatto che al momento non si vede una possibile alternativa al traballante esecutivo del premier Conte, ma a tutto c’è un limite. La partita di poker che si sta giocando sul decreto ex aprile e che forse in omaggio al gioco d’azzardo adesso è stato battezzato “rilancio” sarebbe tollerabile solo se non ci trovassimo in una situazione di emergenza come quella attuale.

Il nodo sono ormai chiaramente i Cinque Stelle ed il rapporto che sembra non risolvibile che Giuseppe Conte ha con loro. Fra le impuntature sul MES, che per loro non è mai abbastanza “adeguato”, e le chiusure senza senso sul tema della regolarizzazione dei migranti, stanno impedendo un indirizzo ragionevole alla politica di risposta alla crisi indotta dal coronavirus. Si potrebbe dire che anche gli altri partiti della coalizione fanno il loro gioco, ed è impossibile negarlo, ma alla fine nelle loro posizioni c’è una certa ragionevolezza che consente spazi di negoziato, mentre gli ex grillini sembrano non saper procedere che per impuntature su questo o quello dei loro mantra pseudo-ideologici.

Non è bastato un sostanziale fronte comune a difesa del ministro Bonafede, che non è proprio leggi tutto

Le divisioni storiche e il futuro del Paese

Luca Tentoni - 09.05.2020

La "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19 ha avuto i suoi effetti anche nell'opinione pubblica, riattivando le divisioni politiche. Infatti, come spiegano Roberto Biorcio e Fabio Bordignon nell'illustrare i dati di un sondaggio dell'Atlante politico per "Repubblica", mentre a marzo il 94% degli intervistati era a favore della linea del governo e dei provvedimenti adottati, oggi la quota scende al 64%, in modo però difforme a seconda della posizione politica degli interpellati. Nel centrodestra, c'è un 52% di critici contro un 47% di favorevoli, mentre nella coalizione giallorosa i giudizi positivi su quanto disposto dal governo costituiscono il 72% delle risposte. Va detto che le distinzioni riguardano anche le categorie socioeconomiche degli intervistati: i favorevoli sono il 76% fra operai e impiegati (che di solito votano di più per centrosinistra e M5s) ma solo il 55% fra gli autonomi (in questo gruppo la Lega è molto forte, come del resto tutta la destra). Difficile dire se la causa prima di questa divaricazione di pareri sia dovuta alla condizione economica oppure alla collocazione politica. Se fosse vera quest'ultima ipotesi - che a noi pare una concausa dell'altra - riaffiorerebbe ciò che dall'inizio della cosiddetta Seconda Repubblica è sempre stato evidente: ci sono due mondi che non si riconoscono legittimità a governare e leggi tutto

Se la goccia scava la roccia

Paolo Pombeni - 06.05.2020

Il governo Conte non ha alternative: ne sono convinti quasi tutti, ma quasi tutti aggiungono qualcosa che più o meno potrebbe essere tradotto in un “purtroppo”. Per carità, nell’eterno teatrino della politica italiana un po’ di opinionisti che lanciano un appello controcorrente si trova sempre: oggi è controcorrente sostenere il premier che non gode di grande fiducia. Ma come, si sente dire, se ha il 60% di gradimento nei sondaggi (peraltro a sentire la Ghisleri saremmo solo a circa il 42%)?  Già, i sondaggi che danno una lettura non molto spiegabile di quanto avviene coi Cinque Stelle che guadagnano qualche punto e non si sa in nome di cosa e Forza Italia che va e viene in continuazione, sia pure con percentuali basse sia di crescita che di arretramento, mentre tutto il resto rimane più o meno stabile. Con il particolare che circa il 40% degli intervistati rifiuta di schierarsi …

Tutto salvo la Lega che invece continua a perdere un po’ di punti e questo non è difficile da spiegare perché Salvini non ne sta più imbroccando una. Basta guardare all’incredibile iniziativa detta “Occupy Parlamento” smontata in fretta e furia a fronte dell’indifferenza generale.

In queste situazioni si può davvero essere convinti della tenuta del leggi tutto

Un errore di comunicazione

Luca Tentoni - 02.05.2020

Il presidente del Consiglio Conte ha presentato in televisione i provvedimenti per la "fase due" dell'emergenza legata al Covid-19, ma ha commesso errori di comunicazione e qualche imprudenza sul piano politico. Sul merito, le scelte si possono discutere: secondo alcuni sono poco tempestive, secondo altri ci vorrebbe maggior prudenza; inoltre, non si comprende bene se siano un compromesso fra una decisione politica e le indicazioni degli esperti o frutto più della prima o più delle seconde; infine, non si capisce perché, pochi minuti dopo la conferenza stampa, un piccolo partito della maggioranza (Italia viva, che ha una forte vocazione all'opposizione pur restando al governo) abbia criticato aspramente - se non sconfessato - alcune decisioni inerenti alla "fase due" e che lo stesso Pd, una volta letta la nota della Cei, si sia affrettato a invitare il governo a correggere la rotta sulle celebrazioni religiose (i leader della maggioranza non erano al corrente delle misure adottate?). Conte è apparso involuto, incerto, quasi timoroso nel presentare una fase due che in realtà sembra più una versione 1.2. della precedente; così, la parte relativa alle maggiori aperture (quelle nel mondo produttivo) è finita annacquata nell'ambiguità delle visite ai "congiunti", nel pasticcio relativo alla Messa domenicale (ingenerato anche dopo leggi tutto

La democrazia è un meccanismo delicato

Paolo Pombeni - 29.04.2020

C’è troppa disinvoltura da parte del governo nell’affrontare la reazione alla pandemia. Che sia un problema grave e complicato nessuno ne dubita. Che questo autorizzi a manomettere il delicato equilibrio di un sistema costituzionale non può essere accettato. Eppure sta avvenendo, per quanto ci sia poco interesse per il tema.

L’avvio della cosiddetta fase 2 ha posto drammaticamente in evidenza la scarsa o nulla sensibilità di Conte e dei suoi ministri per questi aspetti. Dopo avere pazientemente sopportato 45 giorni di sospensione delle libertà individuali per fronteggiare un’emergenza oscura i cui contorni non erano noti, la situazione dovrebbe essere maturata: adesso qualcosa di più si sa, e soprattutto si è giunti alla conclusione che almeno per un tempo non breve dovremo convivere con questo virus in circolazione. Il che significa che bisogna riflettere su come lo si deve fare senza ledere i diritti fondamentali delle persone, che non possono essere sospesi senza un adeguato inquadramento giuridico-costituzionale.

Questa valutazione non spetta alla selva di epidemiologi, virologi, medici che intasano task force, comitati e talk show. A loro spetta stabilire, se ne sono capaci, come si diagnostica il virus, come lo si cura, cosa si può individualmente e socialmente fare per prevenirlo nei limiti consentiti leggi tutto

Riparte la campagna elettorale

Luca Tentoni - 25.04.2020

Col decreto del 20 aprile scorso, il governo ha - di fatto - ridato il via alla campagna elettorale permanente, dopo un mese e mezzo di (finta) pausa del dibattito politico dovuta all'emergenza Covid-19. Fissando le elezioni regionali fra la prima domenica di settembre e la prima di novembre e le comunali fra il 15 settembre e il 15 dicembre, l'Esecutivo punta ad accorpare anche il voto sul referendum costituzionale in un solo appuntamento, il 27 settembre. Però le regioni hanno la possibilità di decidere la data del rinnovo dei propri consigli: Veneto, Liguria, Campania e Puglia scalpitano, perché avrebbero voluto aprire i seggi già il 12 luglio. Questo particolare non è irrilevante: chi pensa di trarre un beneficio dagli ottimi sondaggi che hanno premiato alcuni presidenti di giunte sa che gli umori degli elettori sono mutevoli e che da qui a settembre possono cambiare molte cose. In Campania, per esempio, Pd e Cinquestelle potrebbero trovare un candidato comune in luogo di De Luca (col duplice risultato di defenestrare l'uscente e di rendere - con la "grande alleanza" - meno competitivo lo schieramento avverso, quello di centrodestra), mentre in Liguria Toti ha oggi due avversari potenziali (rispettivamente del M5s e del centrosinistra) ma a settembre si potrebbe raggiungere un accordo leggi tutto

Il gioco pericoloso delle narrazioni

Paolo Pombeni - 22.04.2020

Siamo immersi in un continuo abuso di narrazioni, inventate al solo scopo di alimentare il perpetuarsi della guerriglia politica che si trascina dalle elezioni del marzo 2018. Il loro contenuto è a dir poco evanescente, e spesso le strumentalizzazioni che contengono rasentano la turlupinatura del pubblico. Prendiamo la telenovela sul MES e facciamo presto a rendercene conto.

Conosciamo tutti il contesto della diatriba, che non riguarda affatto la nostra collocazione in Europa, ma la tenuta o meno del governo Conte e la difesa della compattezza dei Cinque Stelle ormai privi di una bussola e spaccati in tante correnti. Tutto è parametrato su questo.

Alle spalle troviamo le pulsioni antieuropee della destra, su cui ha preso la prevalenza la narrazione demagogica di Salvini: la UE è il nemico che impedisce all’Italia di essere prospera e felice, anzi in specifico ciò dipende dalla moneta unica. Naturalmente non c’è alcun fondamento economico per questa convinzione. I Cinque Stelle hanno ereditato dal grillismo delle origini un’impostazione non troppo differente, inserita nella storiella della decrescita felice.

Adesso tutto ciò è riemerso perché con lo choc economico indotto dalla pandemia ci sarebbe bisogno di linee di credito europee e queste vanno trovate dove ci sono già i soldi, visto che per leggi tutto

Prigionieri del nostro passato (politico)

Paolo Pombeni - 18.04.2020

Raccapezzarsi nella politica attuale è un esercizio complicato, perché bisogna tenere insieme l’analisi sui problemi reali del paese con una classe politica che rimane prigioniera di un passato che non passa, sicché punta a chiudere i conti con quello e non a risolvere le domande che pone una situazione estremamente complicata.

Alcune vicende sono emblematiche, come la diatriba surreale sul MES. Non si ragiona su quello che realisticamente si potrebbe ricavare da un finanziamento a basso costo erogato dall’unico strumento di intervento europeo che è attivabile in tempi brevi, ma sulle ubbie di partiti che si inventano un drago a loro misura per far credere che sono capaci di batterlo. Il premier Conte prima ha detto, giusto per lisciare la coda ai Cinque Stelle, che l’Italia non avrebbe utilizzato quei fondi che mettevano a rischio la sua sovranità. Poi, di fronte ad una reazione per fortuna dura del PD, ha voluto spiegare che per il momento era inopportuno decidere, perché non si sa ancora se e quali condizionalità ci saranno. Una persona normale gli direbbe: scusi, ma se è così, perché ha creato un inutile problema dichiarando a vanvera che il MES non lo vogliamo?

Naturalmente la spiegazione è politicista (non politica, che leggi tutto

Scelte fiscali coraggiose

- 15.04.2020

Ci sono scelte fiscali e finanziarie da considerare in condizioni emergenziali e che non necessitano di negoziazioni a livello europeo. Ma occorre battere terreni nuovi senza paura, come fece il Governo degli Stati Uniti durante la Grande Depressione negli anni 30 del secolo scorso.

Il primo è quello della residenza in paradisi fiscali di imprese italiane. Miliardi di gettito ogni anno finiscono in Olanda, Lussemburgo, Inghilterra, Austria, Slovenia e altri paesi i quali ci fanno una concorrenza fiscale che a volte somiglia a grassazione. Uno studio del 2018 di Fatica e Gregori, ricercatori della Commissione Ue, evidenzia cospicua elusione fiscale nelle sedi in Lussemburgo e altri “paradisi” di banche italiane, tedesche e di altri nazionalità. Il fenomeno non riguarda  solo gli istituti di credito ma tutti i settori produttivi con cifre poderose. Cosa fare? Una via d’uscita potrebbe essere l’offerta a tutte le aziende italiane con sede legale all’estero le medesime condizioni del paese ospitante per un periodo di 5 anni in Italia. Alla fine dei 5 anni le imprese rientrate sarebbero assoggettate allo stesso regime fiscale delle imprese italiane con la possibilità di accordi specifici legati a piani di sviluppo e di investimenti in Italia. Per le imprese che non accettassero questa offerta di leggi tutto

Il Partito della "Libera uscita"

Luca Tentoni - 11.04.2020

Col passare dei giorni, le temperature diventano sempre più miti; siamo ormai a Pasqua, tradizionale occasione per le "gite fuori porta". Quest'anno, però, trascorreremo a casa il periodo festivo - e, verosimilmente, tutto il resto del mese di aprile, se non anche una parte di maggio - per via delle restrizioni legate al contenimento del Covid 19. Secondo un sondaggio di Index Research, il 75,4% degli italiani condivide le norme, mentre il 7,6% le vorrebbe addirittura più severe. Ma un 15,4%, che corrisponde circa a sette milioni e mezzo di italiani adulti, non è d'accordo. Il partito "della libera uscita", dunque, non è proprio una minoranza trascurabile, ed è destinato a raccogliere più consensi con l'andare del tempo, soprattutto se il governo procederà troppo gradualmente (un conto è chiarire che resteremo in casa per un mese, un altro conto è prorogare il blocco per tre volte ogni dieci giorni). Fra chi vorrebbe attenuare o cancellare il "lockdown" c'è chi vive nelle zone nelle quali la pandemia è stata meno ampia e violenta (molti cittadini non conoscono persone contagiate, soprattutto nel Centrosud, quindi non sono sempre in grado di percepire appieno la gravità della situazione); c'è chi non resiste in casa e va più volte al giorno a fare la spesa; chi ha leggi tutto