Ultimo Aggiornamento:
24 settembre 2022
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

La politica italiana dopo la crisi ucraina

Paolo Pombeni - 02.03.2022

La crisi ucraina è il secondo terremoto che si abbatte sulla politica italiana dopo quello innescato dalla crisi pandemica. Anche se ci auguriamo che quanto prima prevalga la ragione e si trovi una via d’uscita al confronto bellico scatenato con insensata decisione da un autocrate in crisi di lucidità, nemmeno in questo caso il mondo tornerà quello di ieri: quando un equilibrio politico va decisamente in crisi (le premesse c’erano già con il fallimento della presenza occidentale in Afghanistan), per ricostruirlo ci vogliono anni e intanto l’economia che si era organizzata intorno a quell’equilibrio entra in una fase di tensione e sofferenza.

Come si troverà il nostro paese in questa nuova congiuntura? Lasciamo perdere le varie cavalcate sull’onda delle emozioni del momento, da quelli che si riscoprono a fianco del debole minacciato dal prepotente di turno (e non a caso cogliamo in molti commentatori i riflessi condizionati che nella retorica riportano alla vicenda del Vietnam) a quelli che vorrebbero fare i vice-pontefice e riscoprono il “not in my name” solleticando in nome di un ipocrita spirito di dialogo la velleità di starsene fuori dal trauma del momento (anche questo uno schema mentale già visto durante la pandemia). Questa volta il tema leggi tutto

Quel rancoroso giudizio sociale

Francesco Provinciali * - 26.02.2022

In questa Italia di veline e demagoghi, di influencer e affabulatori, di indovini e sapientoni sembra proprio che tutti abbiano sempre qualcosa da dire.

L’esternazione di opinioni e sentenze a buon mercato è ormai diventata uno sport nazionale praticato in modo del tutto trasversale: tra incapienti ed evasori, caste e tesoretti, trame e raggiri, nefandezze e delitti, gli argomenti per discussioni e commenti ci rendono tutti pervasi da un sacro furore giustizialista, rivelando in molti una insospettata e diffusa vocazione a ricoprire il ruolo del pubblico ministero. La lunga pandemia è stata una ghiotta occasione per sparate e discussioni, molte sciocchezze a idiozie per un argomento serio che doveva far riflettere prima di aprir bocca.

Non sembra aver fatto proseliti l’invito del Duca Prospero ne “La tempesta” di Shakespeare, che nella riabilitazione successiva all’onta dell’esilio e della destituzione, invitava tutti ad essere più indulgenti nelle cose della vita.

Ognuno, si sa, ha la sua croce ma perchè siamo tendenzialmente portati a caricarla sulle spalle degli altri? Chi si esprime con fervore radica convincimenti opposti in chi è costretto ad ascoltare.

Persino nelle valutazioni delle vicende più dolorose della cronaca quotidiana non rinunciamo a cogliere spunti di presenzialismo e spettacolarizzazione: c’è sempre da puntare leggi tutto

Verso la fine delle convergenze parallele

Paolo Pombeni - 23.02.2022

“Convergenze parallele” fu l’etichetta che venne data all’accordo sostanziale del luglio 1960 fra tutti i partiti, escluso il MSI, per un governo di tregua che portasse il paese fuori dalle turbolenze dell’avventurismo dell’esecutivo Tambroni. Il termine fu a lungo attribuito alla fantasia linguistica di Moro, allora segretario della DC, che invece non lo usò mai. Venne reso pubblico da un articolo di Eugenio Scalfari, ma lo aveva già impiegato prima nel suo diario Pietro Nenni, segretario del PSI, per spiegare quell’intesa anomala. In sostanza i partiti convergevano in forme diverse (appoggio esterno, astensione, opposizione morbida) a far lavorare un governo monocolore dc guidato da Fanfani, ma ciascuno si riservava di continuare a perseguire i suoi scopi che non convergevano affatto.

Per dirlo in sintesi: una componente a destra voleva rimettere in sella il vecchio centrismo chiuso a sinistra, un’altra pensava ad “aperture” che includessero in vario modo una parte almeno dell’opposizione socialista. Finì storicamente dopo una lunga storia travagliata con l’avvio nel febbraio 1962 di un primo esperimento di centro-sinistra. I “convergenti” tornavano a divaricarsi, ma non più nelle vecchie sedimentazioni: se la destra liberale tornava all’opposizione, quella dc, si inseriva nel nuovo gioco, mentre la sinistra socialista, sotto pressione del PCI, leggi tutto

La tratta delle bambine in Afghanistan, aspetto agghiacciante di una crisi umanitaria

Francesco Provinciali * - 19.02.2022

A sei mesi dalla caduta di Kabul (15/08/2021) per l’evacuazione precipitosa delle forze militari occidentali (ricordo le parole del Prof. Lucio Caracciolo, Direttore di Limes: “gli americani se la sono squagliata”) e la presa di potere dei Talebani, per l’Afghanistan – già dilaniato da circa 40 anni di faide e di guerre tra fazioni – questo è certamente l’inverno più terribile della sua storia più recente. L’ordine imposto dal nuovo regime non ha apportato alcun miglioramento sotto il profilo delle condizioni di vita della popolazione, consumata dalla miseria, dalla fame, dalla precarietà delle condizioni igieniche, dal clima infame, dall’inesistenza di servizi pubblici, dalla mancanza di lavoro. L’ONU – attraverso il Segretario generale Antonio Guterres, il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (PAM) David Beasley e il direttore generale della FAO, Qu Dongyu - ha ufficialmente definito quella Afghana “la più grave crisi umanitaria del pianeta”, ormai sull’orlo di una catastrofe irrecuperabile. La commissaria europea agli Interni Ylva Johansson ha spiegato: “Per evitare che la crisi umanitaria diventi una crisi migratoria, dobbiamo aiutare gli afghani in Afghanistan”. Ma l’ingresso nel Paese di aiuti esterni diventa problematico a motivo dei vincoli di accesso, delle pregiudiziali ideologiche e delle restrizioni di transito imposte da un regime che non ammette ingerenze leggi tutto

Politica: scogli in vista

Paolo Pombeni - 16.02.2022

Come era prevedibile, usciti dal confronto sulle elezioni presidenziali, i partiti devono misurarsi con le scadenze del momento. Sarebbe saggio da parte loro lasciar fare al governo e a Mario Draghi vista la delicatezza della situazione, ma siamo in fase pre-elettorale e ormai si ragiona proiettandosi su quella prova. Problemi come una situazione economica non esattamente tranquilla per la crisi dei rifornimenti energetici, l’inflazione che riprende, una ripresa che sembra perdere lo slancio che aveva mostrato nell’ultima fase dello scorso anno vengono affrontati nella solita ottica della richiesta di sussidi, mance e quant’altro, perché così si spera di raccattare voti.

Alcuni lo fanno cercando di salvare le forme, altri con una sfrontatezza estrema (FdI vuole prolungare per 99 anni le concessioni balneari che dovremmo mettere a gara!), ma quasi tutti si fanno prendere dalle domande che arrivano da un paese che pullula di lobby, corporazioni e consorterie. Il vincolo esterno della subordinazione dei fondi UE per il PNRR alla realizzazione delle riforme e ad una buona gestione dei progetti sembra non funzionare più.

Complica tutto una situazione epidemica che sembra virare verso un approdo positivo, il che spinge però alla solita retorica del liberi tutti, che è la via più facile per raccogliere consenso. leggi tutto

La ricostruzione del sistema politico

Paolo Pombeni - 09.02.2022

Come era inevitabile dopo il pastrocchio delle elezioni quirinalizie si inizia a parlare di ricostruzione del nostro sistema politico. I due pilastri sono già stati individuati dall’andamento di quanto è accaduto: la presidenza della repubblica e i partiti.

Sul primo punto si torna a parlare di presidenzialismo, non certo “completo” sul modello americano, perché a questo non pensa nessuno, ma “semi” più o meno vagamente sul modello francese. Ci si sta rendendo conto che sarebbe necessario avere un’istituzione che possa porsi al di sopra dello scontro contingente fra i raggruppamenti politici e rappresentare al meglio l’unità della nazione. Lo si è potuto certo fare anche con il nostro attuale modello costituzionale, ma adesso in un quadro di tensioni e angosce sociali crescenti si vede che è rischioso puntare solo, come vorrebbe la nostra Carta, su un atto di responsabilità delle forze parlamentari. Questa volta è andata bene alla fine perché il parlamento ha forzato i capi partito a scegliere il congelamento della situazione, ma non si sa come potrebbe andare in futuro.

I problemi tecnici per un riaggiustamento della figura del Presidente della Repubblica sono molti a partire da una necessaria riforma costituzionale che non sarà facile ottenere con la maggioranza che la sottrarrebbe leggi tutto

Napolitano-Mattarella, dall'invettiva alla speranza

Luca Tentoni - 05.02.2022

Giovedì abbiamo ascoltato il secondo discorso di rielezione di un Capo dello Stato. Rispetto al precedente del 2013, quando Giorgio Napolitano colse l'occasione per sferzare i partiti che l'avevano costretto ad un sacrificio più grande delle proprie forze, necessitato dalle circostanze di un Paese che allora era senza un governo e stentava a scegliere il Capo dello Stato, il panorama è cambiato. Non nell'emergenza, come Mattarella ha ricordato: la pandemia ha anzi aggravato problemi già esistenti, ampliato la sofferenza sociale ed economica. Se però nel discorso di Napolitano si avvertiva la tensione verso la classe politica incapace di trovare soluzioni, nelle parole di Mattarella si è colto un nuovo inizio, per il Parlamento e per l'Italia. Napolitano puntò molto sulla drammaticità e sul rimprovero; Mattarella ha scelto la "pars construens". Quello di ieri è stato il discorso del riscatto di un Paese provato ma che ha grandi potenzialità e un’eccezionale guida morale al Quirinale. Le Camere tornano centrali: lo si capisce col riferimento al "necessario, indispensabile dialogo collaborativo fra Governo e Parlamento" e all'importanza che quest'ultimo "sia sempre posto in condizione di poter esaminare gli atti fondamentali e valutarli in tempi adeguati". In altre parole, Mattarella augura buon lavoro e un futuro fattivo al leggi tutto

Un sistema al capolinea?

Paolo Pombeni - 02.02.2022

Se si vuole una conferma che le elezioni quirinalizie sono state un test per quelle politiche future basta constatare che come accade dopo quelle tutti hanno proclamato di avere vinto. Non è proprio così e forse sarebbe giusto dire che non ha vinto nessuno, ma si è arrivati al capolinea col sistema che si era impiantato dopo il crollo della vecchia repubblica dei partiti.

Quel che pare di poter rilevare è che è andato in crisi lo schema del bipolarismo dominante: da una parte il centrodestra, dall’altro il centrosinistra. Il primo aveva orgogliosamente sostenuto che questa volta era il suo turno nel dare le carte, illudendosi di contare su una maggioranza parlamentare che sarebbe stata tenuta insieme dalla prospettiva di una sua sicura vittoria alle prossime elezioni. Questo è tutto da vedere perché è convinzione basata sui sondaggi che non solo fotografano le risposte di getto degli intervistati, ma non tengono conto di una quota molto alta che non si esprime. Comunque il corpo parlamentare non si è mostrato convinto della prospettiva e si è compattato nel proporre che per adesso si congelasse la situazione esistente.

Quanto al secondo, il centrosinistra ha offerto la prova provata della sua aleatorietà in quanto non si sa più se includa davvero leggi tutto

La consapevolezza della complessità non deve spingerci al nichilismo

Francesco Provinciali * - 29.01.2022

In un brillante saggio pubblicato dal Corriere della sera con l’intrigante titolo “Imparare a vivere- Un’epoca in bilico tra lumi e oscurantismo” il Prof. William John Morgan, Emerito alle Università di Cardiff e di Nottingham, traccia una rapida e vigorosa sintesi delle contraddizioni e delle potenzialità del nostro tempo, sotto vari profili di considerazione: colpisce la sua capacità di inquadrare in un efficace fermo-immagine una serie di tematiche di incalzante attualità e lo fa occupando lo spazio di una mezza pagina di giornale, partendo  da una ‘colossale monografia’ di Michael Grant – I gladiatori – scritta 50 anni fa, grazie anche all’impeccabile traduzione a cura dello Studio Annita Brindani (Busseto-Parma).

Nel vasto mondo romano, questo è il contesto storico considerato nell’incipit, “milioni di persone si sentivano inette, ignorate, trascurate, smarrite e soprattutto annoiate”: la metafora del ‘panem et circenses’ di Giovenale era la risposta della classe dirigente a questa alienazione di massa. Morgan ritrova questa condizione – a un tempo- di alienazione e di insoddisfazione nelle efferatezze perpetrate dall’umanità nei secoli successivi, fino al nostro tempo. Evidenziando peraltro come si viva oggi in un mondo che offre straordinarie opportunità di conoscenze e dotazione di mezzi per cercare un sostenibile equilibrio esistenziale. Impossibile che sia sfuggito leggi tutto

Il labirinto parlamentare

Paolo Pombeni - 26.01.2022

I partiti hanno trasformato il grande parlamento che deve eleggere il successore di Sergio Mattarella in un labirinto da cui non si riesce ad uscire. Tutti attendono che qualcuno porga loro il mitico filo di Arianna che li porti fuori, ma fino al momento in cui scriviamo (martedì 25 gennaio ore 21) non vediamo traccia di qualcosa di simile.

Il problema fondamentale è, come ormai hanno riconosciuto tutti, mettere insieme la soluzione del problema Quirinale con quella del governo e non solo nel caso, che al momento non sembra più molto probabile (ma in politica conta sempre l’ultimo minuto), in cui fosse Draghi stesso a salire al Colle. Il tema di fondo è che la soluzione trovata a febbraio scorso da Mattarella per risolvere la crisi di impotenza delle forze politiche rimane fortemente legata alla presenza chiave di Draghi, personalità capace di imporsi su una coalizione molto larga, ma anche all’equilibrio da lui trovato nella distribuzione dei ministeri. Intendiamoci: non tutte le scelte sono state meravigliose, non tutto funziona alla perfezione, ma non riusciamo a convincerci che ci siano le condizioni per ridisegnare in un modo migliore la compagine dell’attuale esecutivo.

Anche se ci sono state le sementite di prammatica, le indiscrezioni parlano del leggi tutto