Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2026
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Argomenti

Ricordo di Alda Merini: il silenzio e il perdono possono renderci migliori

Francesco Provinciali * - 01.11.2025

Sono trascorsi quasi sedici anni dalla scomparsa di Alda Merini, anima bella e sofferente, ricca di umanità e passioni (“poeti si nasce, non si diventa”): le siamo tutti debitori di sentimenti ed emozioni che la sua esperienza umana e letteraria ci hanno lasciato in dono come scintille di luce in uno scrigno prezioso.

Spinto dalla curiosità di conoscere alcuni testimoni del nostro tempo (e scoprendo – frequentandoli - che il loro essere grandi coincide spesso con una naturale vocazione alla semplicità, essendo capaci di lasciarsi attraversare dai marosi della vita conservando l’innocenza del cuore, la lucidità della ragione, le rare virtù della dignità e del pudore) ebbi la fortuna di incontrarla nella sua casa dei Navigli a Milano e di realizzare l’ultima intervista della sua vita. Un dono incommensurabile, per la straordinaria personalità della donna e dell’artista. L’avevo contattata con titubanza, mi ero presentato come “persona desiderosa di conoscerla”: mi aveva sorpreso il suo assenso a ricevermi. Suonando due giorni dopo alla sua porta di casa ebbi il timore di un suo ripensamento: sull’uscio era incollato un perentorio avviso: “non si ricevono giornalisti per interviste”. Ma poco dopo sentii la sua voce: “Entri pure, le ho lasciato la porta aperta”. Era a

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Le trasformazioni del PD

Paolo Pombeni - 29.10.2025

Ricordate la balena bianca. Era il nomignolo che Giampaolo Pansa aveva affibbiato alla DC per la sua capacità di uscire indenne da mille tentativi di annientarla come la mitica Moby Dick. Oltre a questo l’immagine rimandava però ad un corpaccione che teneva dentro di tutto e tutto re-impastava: destra, centro, sinistra, con molteplici sfumature per ciascuna.

Viene in mente questa rappresentazione di fronte a quanto sta accadendo nel PD, anch’esso un corpaccione in cui sta di tutto e di più e che, come il fu partito cattolico, cerca di tenerlo insieme con una strutturazione sempre più evidente in correnti. Difficile definire il PD come una balena con un colore: rossa la vorrebbero alcuni, altri preferirebbero un colore più mélange, fate voi. Cerchiamo piuttosto di vedere se il modello dc, che apertamente nessuno accetterebbe di sottoscrivere, possa reggere.

Si potrebbe partire dalla sottolineatura che nei partiti-balena è l’occupazione del potere a fare da collante. La Democrazia Cristiana storica il potere lo deteneva innanzitutto con il controllo, a lungo insostituibile, poi comunque centrale del governo nazionale (poi venivano comuni, regioni e quant’altro). Il PD nelle sue varie versioni un potere in dimensioni simili non lo ha mai avuto, se non in alcune leggi tutto

Buio americano

Francesco Provinciali * - 25.10.2025

Densità ed attualità dei temi ed ampiezza e pertinenza dell’analisi politologica sono due capisaldi di un affascinante libro del Prof. Mario Del Pero, Docente all’Università di Parigi di Storia internazionale e Storia degli Stati uniti, edito dalla casa Editrice Il Mulino. Si tratta di due valori aggiunti utili per comprendere in modo connotativo e documentato tutto il coté della trattazione divulgativa ed essoterica che la presenza di Trump – soprattutto nell’accelerazione impressa al secondo mandato Presidenziale – ha pervaso in modo dirompente il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella configurazione immaginifica e plastica di un nuovo ordine mondiale commisurato ai rapporti di forza tra le superpotenze in una contingenza epocale caratterizzata da scenari economici mutevoli e dal condizionamento degli eventi bellici in atto in Ucraina e in Medioriente. L’autore presenta Trump come il teorico di una strategia di rottura e scompaginamento della globalizzazione: sono se mai da un lato l’interdipendenza tra politica estera e politica interna USA (‘intermestic’, come mix tra ‘international’ e ‘domestic’) e l’impegno a rilanciare la supremazia della potenza americana negli scenari internazionali sottraendoli ai vincoli (e agli orrori, descritti in toni apocalittici e distopici) dell’interdipendenza dagli ambiti mondialistici (si pensi all’unilateralismo energetico, agli accordi sul clima da leggi tutto

Europa e Italia nella crisi internazionale

Paolo Pombeni - 22.10.2025

Sebbene i travagli dei partiti dopo la prima tornata delle regionali e in attesa della seconda a fine novembre non siano di poco conto, a determinare l’andamento della politica italiana saranno molto di più le crisi internazionali che sono ancora lontane dal trovare una soluzione. La gente magari fatica cogliere questo passaggio convinta tanto il nostro Paese quanto l’Europa siano soggetti marginali in ciò che sta avvenendo. È così, se si pensa solo al tavolo di regia delle crisi, ma non lo è se si considera che quanto avverrà avrà riflessi su una pluralità di ambiti.

Gestione delle politiche del commercio internazionale a cominciare dai dazi, impulso o depressione alle politiche economiche che possono venire da situazioni post belliche che richiederanno investimenti, spese più o meno accentuate per fronteggiare i nuovi imperialismi e le loro espansioni, tutto questo avrà ricadute anche non banali sui bilanci degli stati europei e su quello della UE. E non parliamo dei turbamenti che essi trasmettono nelle opinioni pubbliche e che mettono alla prova la tenuta dei governi toccando la gestione degli equilibri sociali nonché di quelli tra le forze politiche (peraltro già precari).

Per l’Europa il conflitto più impattante è indubbiamente quello russo-ucraino, nonostante le opinioni pubbliche leggi tutto

La prima vittima a morire in guerra è la verità (Eschilo)

Francesco Provinciali * - 19.10.2025

Sono trascorsi oltre 1300 giorni dall’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia e – a parte le 19 sanzioni comminate dall’U.E. all’aggressore (peraltro mai illustrate nei dettagli e negli auspicati esiti) e il progressivo disimpegno di Trump dal massacro in atto con tutti gli impliciti e le evidenze del caso – le istituzioni politiche del mondo occidentale hanno reagito con sostegni militari non risolutivi del conflitto e ora i Paesi dell’U.E. stanno prendendo atto delle vere intenzioni di Putin che provoca e minaccia con presìdi dei territori e dei confini, con sorvoli aerei e incursioni di droni. Le prese di posizione nonostante una pletora di incontri mai drasticamente risolutivi (nemmeno nella considerazione dell’ipotesi di sospendere le acquisizioni dalla Russia di gas e petrolio, una scelta che avrebbe sferrato un duro colpo all’economia di Mosca) sono state una polifonia stonata per intensità differenti, indisponibilità ad azioni unitarie, dissonanti prese di posizione: in estrema sintesi un bailamme ben descritto da Mario Draghi come ‘evaporazione ed evanescenza’ di una visione sostanzialmente acefala.  

Di converso è cresciuta nella pubblica opinione una sorta di indifferenza mista a insofferenza per il protrarsi del conflitto che – in misure diverse – ha sottratto risorse ed energie alle economie nazionali. Se la guerra in leggi tutto

Regionali: nessun esperimento

Paolo Pombeni - 15.10.2025

Ad una tornata elettorale a fine anni Cinquanta del secolo scorso la CDU di Adenauer si presentò con lo slogan: “Nessun esperimento!”. Potrebbe essere l’epitaffio che spiega l’andamento delle tre elezioni regionali appena concluse e che probabilmente verrà confermato per l’intero ciclo che si concluderà a fine novembre (la sola possibile incognita è la Campania, ma è difficile che inverta il trend).

Cosa è infatti accaduto? Semplicemente che sono usciti perdenti tutti i tentativi di cambiare la situazione dei governi in carica contrapponendo ad essi progetti fantasiosi che rincorrevano tendenze di moda nel teatrino della politica. I tre governatori confermati, ciascuno con buon, talora ottimo margine, cioè Acquaroli, Occhiuto, Giani, non sono personaggi da talk show, non hanno fatto campagne sfavillanti a suon di trovate per finire in prima pagina. Non sono certo omogenei come collocazione nelle rispettive coalizioni: Acquaroli è un meloniano storico, Occhiuto un uomo di FI che viene da un lontano passato DC, Giani un socialista niente affatto omogeneo al cerchio magico della Schlein (che infatti non lo voleva candidato, anche se adesso cerca di intestarsi la vittoria). Hanno però in comune una presenza costante nella gestione dell’amministrazione regionale: più o meno brillante a seconda dei casi, ma comunque costante.

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Un docente con disabilità ha diritto ad una sede scolastica vicina al domicilio

Francesco Provinciali * - 11.10.2025

Dopo l’entrata in vigore della legge 18 luglio 2025 n. 106 “Tutela dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche, invalidanti con invalidità del 75%”, si sono riscontrate disapplicazioni del principio di conservazione del posto di lavoro e della sede di servizio nei casi di assenze previste dall’art.1 della citata norma. La competenza esclusiva di un capo d’istituto nell’assegnazione del plesso ad inizio anno scolastico – prerogativa introdotta dal combinato disposto dello status dirigenziale e dell’autonomia scolastica – trova infatti un limite nel diritto soggettivo del docente a veder riconosciute alcune tutele che riguardano le proprie condizioni di salute. Si è già ampiamente evidenziato come l’art.21 della legge 104/92 stabilisca che un docente titolare di invalidità pari a 2/3 unita al possesso dei requisiti di cui all’art. 3 comma 1 della stessa legge 104 non consenta il suo spostamento di sede se non per urgenti ed indifferibili motivi organizzativi di cui spetta al dirigente scolastico produrre l’onere della prova, oltre all’obbligo di consultare il docente interessato e di acquisirne il consenso. Figuriamoci se ciò avviene spostando l’interessato fuori dal comune di domicilio, creando una situazione di evidente disagio. Sulla materia l’On.le Debora Serracchiani firmataria del DDL 153 presentato alla Camera che ha originato l’iter parlamentare che ha portato all’approvazione unanime e bipartisan della legge leggi tutto

Governare al centro paga

Paolo Pombeni - 08.10.2025

Che lettura dare dell’esito della seconda prova di elezioni regionali? Ha vinto il centro destra ed è uscito con le ossa rotte il cosiddetto campo largo: vero, ma banale. La faccenda è un poco più complessa e merita qualche riflessione, pur premettendo che ogni regione ha una sua storia specifica, il che vale ancora di più per una regione meridionale e fra queste particolare come è la Calabria.

Tuttavia qualche linea di tendenza si può scorgere se compariamo l’elezione ultima con quella delle Marche e con quanto ci si aspetta dalle prossime regioni chiamate al voto. Igor Taruffi, uno dei personaggi del PD più omogenei alla Schlein, ha invitato a fare i bilanci solo alla fine: lo ha detto per consolarsi di due sconfitte brucianti, ma noi lo prendiamo in parola.

Su cinque regioni che sono andate o che andranno al voto (lasciamo da parte la Valle d’Aosta, troppo atipica), in due hanno già vinto i governatori in carica e in Toscana ci si attende con buona approssimazione che avvenga lo stesso. Nelle tre in cui si voterà tra la settimana prossima e il 23-24 novembre non c’è possibilità di confermare i governatori in carica per via del divieto del terzo mandato, tuttavia i leggi tutto

Come Putin prepara la sua nuova escalation

Francesco Provinciali * - 04.10.2025

Come già evidenziato il bilaterale di Ferragosto tra Trump e Putin alla Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage non ha proposto nulla di costruttivo: quel red carpet steso in onore dell’illustre ospite ha lasciato in totale imbarazzo il Presidente USA, ricordando implicitamente che dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca (e nella magniloquenza del programma elettorale) aveva affermato che la guerra in Ucraina si sarebbe conclusa in pochi giorni. L’incontro ha se mai rafforzato le mire strategiche del capo del Cremlino che si era presentato a quell’appuntamento ostentando una non scalfibile sicurezza. Il successivo vertice di Pechino, alla presenza dei leader del rassemblement anti occidentale con tanto di parata militare e sfoggio di potenza bellica nucleare non ha inviato al mondo alcun segnale di distensione e di pace ma un messaggio di coesione, compattezza, minaccia e di forza. Trump continua a tessere una tela che ricorda quella di Penelope: facendo e disfacendo, promettendo e smentendo, minacciando dazi come deterrente ritorsivo alle emergenze di una nuova geopolitica (da lui stesso incautamente provocata) deve combattere su due fronti: quello del consenso interno centrato sul progetto MAGA e quello esterno dove nelle relazioni internazionali  predilige l’ostensiva mediazione con i tradizionali nemici piuttosto che leggi tutto

Marche: Bipolare la metà che vota

Paolo Pombeni - 01.10.2025

Il primo test elettorale d’autunno è arrivato e qualcosa ci dice, a prescindere dal solito balletto delle interpretazioni interessate, per cui chi vince vede un trend storico, chi perde la butta nel solito “è un test limitato”, “si sapeva che il governo ha più mezzi”, “tireremo le somme a fine anno”, ecc. ecc.

Il primo dato incontrovertibile è l’astensionismo che tocca nelle Marche un secco 50%: metà degli elettori non è interessato a votare. Ci si consola attribuendo il fenomeno ad una delusione verso la politica che non sarebbe credibile, ma è vero a metà. Più probabilmente una buona parte degli astenuti è convinta che chiunque governi non sarà in grado di risolvere problemi strutturali impossibili da mettere rapidamente sotto controllo (pensiamo anche solo ai problemi della sanità) per cui questi o quelli per me pari sono.

Per far tornare alle urne gli astenuti non servono i mezzucci a cui ricorrono i partiti: non serve radicalizzare lo scontro, fare appello a grandi emozioni pubbliche (vedi la faccenda pro Pal), e non serve neppure puntare sulla capacità di presenza mediatica dei personaggi (se valesse quella, Ricci avrebbe agilmente prevalso su Acquaroli, mentre è accaduto esattamente il contrario). Per la verità va detto che gran parte della corsa alla radicalizzazione, leggi tutto