Ultimo Aggiornamento:
18 maggio 2024
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Argomenti

Una contingenza difficile

Paolo Pombeni - 06.09.2023

Non è un momento facile per la politica italiana. Innanzitutto perché il bilancio dello stato non è messo bene: arrivano al pettine i nodi di politiche avventurose (bonus più o meno super dispensati alla leggera), la situazione economica dei nostri partner essenziali per le esportazioni non è buona (a cominciare dalla Germania), l’inflazione non è ancora sotto controllo né si capisce quando e come lo sarà. Tutto questo mentre ci sarebbe bisogno di interventi di sostegno al welfare: al di là del pur grave tema della povertà in espansione, c’è un sistema sanitario che funziona a macchie di leopardo (in piccola parte ottimo, in un’altra parte accettabile, in una grande porzione non funziona affatto) e c’è il tema del basso livello di troppi salari, in parte insufficienti per vivere adeguatamente, in parte comunque contratti tanto da non poter permettere la ripresa della domanda interna.

Sarebbe sbagliato sostenere che il governo non si renda conto della situazione: almeno una parte dei ministri (dalla premier a Giorgetti e a qualcun altro) ha davanti il quadro e se ne preoccupa. Che poi da questo riesca a trarre indicazioni su come uscirne, è un altro paio di maniche.

Come si è detto molte volte gli appetiti elettorali dei partiti, specie leggi tutto

Dalla partitocrazia all'oligocrazia

Luca Tentoni - 02.09.2023

Il progresso sta allontanando i rappresentanti dai rappresentati. La disintermediazione sta trasformando il rapporto fra cittadini ed eletti in quello fra followers e leader. Durante la Prima Repubblica, fino alle prime Tribune politiche (1960) nessuno aveva mai potuto vedere un personaggio politico se non guardando le foto sui giornali o partecipando ai comizi. I partiti "entravano in casa", o quasi: avevano sezioni dovunque, erano presenti in alcuni casi persino sui posti di lavoro o comunque si facevano vivi attraverso associazioni di categoria o sindacati collaterali ai principali soggetti politici. Il rapporto fra leader e cittadini era dunque quasi "fisico", almeno per il primo ventennio della Repubblica, ma anche in seguito, fino alla metà degli anni Novanta, era ancora basato su una rete di contatti e di relazioni che passavano per strutture di partito (un po' meno per i comizi, perché la televisione cominciava a far conoscere meglio i leader, che iniziavano a partecipare negli anni '76-'80 - da "Bontà loro" in poi - ai primi talk show). Il numero degli iscritti ai partiti, sebbene in costante calo, restava a quote comunque ragguardevoli. Il crollo della Prima Repubblica ha - di fatto - portato allo smantellamento di questo sistema (tranne che per pochissimi partiti). leggi tutto

Un autunno impegnativo

Paolo Pombeni - 30.08.2023

L’estate sta finendo e la politica riprende il suo lavoro, si spera quello vero, non le diatribe a vanvera su chiacchiere da bar di un generale, su estati più o meno militanti, su egemonie televisive da imporre e via di questo passo. La riunione del consiglio dei ministri di lunedì 28 agosto dovrebbe riportare tutti al confronto con la realtà: il governo e la maggioranza per la sua parte, l’opposizione per la propria.

I principali problemi sono tre: l’ondata eccezionale di immigrazioni, la crescita dei prezzi e la connessa inflazione, l’elaborazione di una legge di bilancio che non faccia perdere al nostro paese il suo equilibrio insieme al suo credito internazionale. Sono tre aspetti profondamente interconnessi che sicuramente non possono essere risolti nella prima seduta post ferie del Consiglio dei ministri. Si inizia a discutere, si saggiano reciprocamente le posizioni, poi ci vorrà tempo per avviare una vera progettazione politica (sperando che le tensioni presenti nella maggioranza e la voglia di fare agitazione da parte delle opposizioni consentano un confronto costruttivo).

Iniziamo dalla questione della legge di bilancio, che è molto delicata. Non si tratta solo di far quadrare gli appetiti di partiti e fazioni che vogliono ottenere vantaggi per il proprio elettorato: leggi tutto

Una Autonomia oltre i confini. De Gasperi e il primato del bene comune

Francesco Provinciali * - 26.08.2023

Organizzato dalla Fondazione Trentina “Alcide De Gasperi” .si è tenuto a Pieve Tesino (TN) l’annuale Seminario di Studi sulla figura del grande Statista. L’autorevole relatrice incaricata di esporre la ventesima lectio degasperiana si è soffermata in modo magistrale sul significato del concetto di confine nella vita di De Gasperi, entro il tema dell’autonomia. Il senso di confine e quello di autonomia si sono intrecciati in una storia comune. De Gasperi non visse mail il confine come un muro da abbattere o un recinto entro cui serrare un hortus conclusus ma come linea di collegamento, una cerniera per unire. Rispetto ad un popolo che aspirava ad autogovernarsi è stata in lui centrale l’idea concreta dell’autonomia: non di quella astratta, parlata o ideologica ma di quella legata alle azioni politiche da compiere, per realizzare il buon governo, il bene comune, relazioni positive, la buona amministrazione, l’interesse generale. la pacifica convivenza. Non si rinvengono molte definizioni di autonomia negli scritti degasperiani. Uomo di confine accomunato ad altri grandi protagonisti che con lui hanno fatto l’Europa si misurò nelle situazioni in cui si trovò ad operare come uomo politico, facendo pratica costante in rapporto a situazioni di confine sempre decise altrove che traevano origine dalla storia dei popoli: leggi tutto

Piano con le parole

Paolo Pombeni - 26.07.2023

Un tempo l’estate era il momento del libero sfogo delle provocazioni politiche: li chiamavano “ballon d’essai” e si pensava servissero a buttare dei sassi nello stagno di un’estate in cui la gente, sotto l’ombrellone o sui monti, lasciava correre dando a quelle parole il peso inconsistente che avevano.

Non è più così, un po’ perché i periodi di ferie si sono ridotti anche per i politici, un po’ perché nella pubblica opinione le preoccupazioni per il futuro crescono: sia quelle dipendenti dalle angosce esagerate a cui indulge la comunicazione, sia quelle che nascono da analisi più serie su una contingenza che non si capisce ancora come potrà evolversi.

Proprio per questo sarebbe bene che i politici imparassero a misurare le parole in vista delle scadenze che ci attendono. Un esercizio certo non facile con la pressione dei talk show e con la convinzione che se non si sta costantemente sotto i riflettori non si guadagnano voti. Eppure, come si è visto più volte, il buttarsi in spericolati esercizi retorici porta poi a vedersi chiedere conto di quel che si è promesso e delle intemerate sui più diversi argomenti propalate a piene mani.

Sarebbe bene che tutti iniziassero a prendere in considerazione il fatto leggi tutto

Elogio della moderazione

Francesco Provinciali * - 22.07.2023

Nella società dei localismi e della globalizzazione, attraversata da contrasti, sovrapposizioni di identità, difetto di motivazione partecipativa ma caratterizzata da soggettività radicate e polarizzazioni “forti”, spetterebbe soprattutto alla politica il ruolo del dialogo, della mediazione e della ricomposizione.

Il condizionale è d’obbligo visto che proprio la politica è invece molto spesso il luogo della differenziazione, delle diaspore e della inconciliabilità.

La stessa parcellizzazione interna del quadro politico, così come si è configurata nella lunga deriva di riposizionamento ideologico successiva alla fine della cosiddetta “prima Repubblica” (e ai suoi immaginifici derivati: seconda, terza e persino quarta…), esprime un’evidente difficoltà di rappresentazione e aggregazione del contesto sociale di cui pure è espressione.

Una sorta di riproposizione in chiave sociologica della contrapposizione tra paese legale e paese reale, anche se la vocazione autentica della politica è quella di stabilire le regole per il governo della società. C’è un quadro d’insieme caratterizzato da instabilità, disaffezione, debolezza sistemica.

Dove sono finite le ideologie che hanno attraversato il secolo scorso consegnando il declino dei partiti al sistema bipolare?

Certamente molta parte della loro ragion d’essere si è spenta, oltre la crisi del sistema, in una società complessa dove la differenziazione ideologica non è più la chiave d’accesso, di lettura e di spiegazione dei leggi tutto

Demagogia Fiscale

Paolo Pombeni - 19.07.2023

La riproposizione da parte di Matteo Salvini dell’usurato slogan della pace fiscale ho suscitato un coro di critiche non solo da parte delle opposizioni, ma anche da ogni commentatore che non voglia svendersi all’adulazione della maggioranza in carica. Il leader della Lega è un demagogo sperimentato e quindi intuisce temi che gli consentono di allargare il suo spazio: non tanto conquistando elettori, quanto consolidando una sua posizione all’interno del blocco della destra-centro.

Nessuno dei tre partiti che lo compongono è alieno dal predicare il mantra di uno stato oppressore che succhia il sangue del povero contribuente: si tratta di un argomento classico, specie nel nostro paese abituato storicamente a considerare lo stato come un potere esterno ed estraneo. Se era relativamente comprensibile in epoche assai lontane in cui le tasse servivano più che altro a sostenere spese che magari una parte dei cittadini non rilevava come incisive nella sua vita (difesa, amministrazione, comunicazioni, ecc.), lo dovrebbe essere molto meno oggi quando prevale la domanda di servizi gratuiti (sanità, istruzione, previdenza), anzi questa si allarga a dismisura con continue richieste di accollare alle casse dello Stato e dei poteri locali la soddisfazione delle più diverse esigenze (dal ristoro nelle calamità, ai bonus, al leggi tutto

Giustizia: un nodo da sciogliere

Paolo Pombeni - 12.07.2023

Non dovrebbe essere vittima di una coazione a ripetere lo scontro del sistema giudiziario con il mondo politico: come hanno autorevolmente detto alcuni commentatori responsabili non giova a nessuna delle due parti e nuoce gravemente al paese. Tangentopoli non ha migliorato il nostro sistema, anzi lo ha inutilmente avvelenato. Andare oltre quella fase sarebbe un bene per tutti.

Il punto centrale è che bisogna superare una reciproca delegittimazione. Da un lato il sistema giudiziario è pesantemente gravato dall’accusa di essere in mano ad una corporazione che cerca di salvare le sue abitudini di lavoro e che cede non di rado alla volontà di guadagnare spazi usando a sproposito i suoi poteri inquisitori. Dal lato opposto il sistema politico è presentato come profondamente corrotto, una casta rinserrata nei propri fortilizi che vorrebbe porsi al di riparo dalle incursioni dei magistrati che puntano a costituirsi arbitrariamente come un tribunale di salute pubblica.

Non è certo difficile trovare casi che portino l’acqua al mulino tanto dell’una quanto dell’altra parte. Che però questo riguardi il funzionamento dell’intero sistema giudiziario e dell’intero sistema politico è sostanzialmente falso. Come sempre nell’uno e nell’altro campo tendono ad occupare gli spazi della comunicazione pubblica coloro che approfittano degli opposti stereotipi per consolidare il rispettivo potere. leggi tutto

Insidie metropolitane

Francesco Provinciali * - 08.07.2023

Gli agglomerati urbani sono giganteschi contenitori di polveri sottili, reticoli senza identità, luoghi di addensamento e solitudine.

Ma sono anche affascinanti barnum di contaminazioni etniche, crocevia di incontri cosmopoliti, multiproprietà dei sentimenti condivisi, contesti di vita vera.

Qui uno spazio, pur minimo, quasi rubato, è pur sempre appannaggio di chi arriva primo: uno può sostare e osservare, passeggiare e indugiare, il palcoscenico è grande, ci sono tante comparse e non si paga il biglietto.

Nel suo genere ogni città sa ospitare democraticamente.

Le città e le metropoli assomigliano a enormi mantici che ogni giorno aspirano e soffiano i mille indistinti rivoli di varia e colorata umanità.

Uno esce al mattino ed è subito inghiottito da questi flussi che ondeggiano come serpenti ubriachi.

In città non ci si muove mai da soli.

È come se ci si sentisse trasportati da un invisibile tappeto volante con infinite code svolazzanti: tutti al bar, tutti, in autobus, tutti in metropolitana, tutti in coda.

Finché non si arriva alla meta – il luogo di lavoro, l’ambulatorio, la scuola, il negozio – si è come mescolati in un impasto di gambe che corrono, di mani che gesticolano, di voci che si coprono, di rumori che si sovrastano. leggi tutto

Centrosinistra: ripartire dai territori

Luca Tentoni - 05.07.2023

I risultati delle ultime elezioni amministrative e regionali segnano una difficoltà del centrosinistra nel guadagnare posizioni. Per essere più precisi, nei capoluoghi di provincia la partita con la destra è finita male, tranne che in alcuni casi (come Vicenza) dove il candidato si connotava come civico e aperto alla società civile. Eppure, l'analisi della sconfitta fatta dal Pd - Molise compreso, dove l'abbraccio col M5s si è dimostrato come sempre letale - non è esaustiva. Sembra che, in fin dei conti, tutte le energie e le prospettive siano volte verso la "battaglia finale" delle europee del 2024, quando si voterà con la proporzionale. È come andare a giocare alla roulette e puntare tutta la posta su un singolo numero. Bisognerebbe invece considerare che i capoluoghi di provincia, le grandi città (anche le piccole e medie che non sono state ancora perse) e le poche regioni rimaste (Toscana, Emilia-Romagna, Campania e Puglia: al prossimo turno il Pd è certo di riconquistarle?) sono l'unico patrimonio di un partito in crisi di identità e di risultati. Quando il centrosinistra (anche prima della nascita del Pd) ha dovuto affrontare lunghe "traversate nel deserto", durante i governi di centrodestra guidati da Berlusconi, c'era una forte presenza sul territorio. Il controllo della stragrande maggioranza leggi tutto