Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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A sinistra una strana voglia di listoni

Paolo Pombeni - 31.10.2018

Scorrono i classici fiumi di inchiostro sulla crisi delle sinistre in Europa e l’Italia non può certo presentarsi come una eccezione. In Germania si parla, da qualche tempo, di una crisi dei Volksparteien, cioè dei partiti “di popolo”: la traduzione in “partiti di massa” è a nostro avviso imprecisa, perché invece si tratta proprio della crisi di poter avere dei partiti che rappresentano “tutti”. Si può magari pensare che ciò sia strano mentre imperano populismi che tendono a presentare come “del popolo” qualsiasi loro scelta, dai bilanci pubblici alla lotta contro le grandi infrastrutture.

In realtà la cosa è più complicata, e vale la pena di cercar di capirla. I partiti “popolari” non erano nella loro struttura populisti, ma, per usare un vecchio linguaggio, interclassisti. Supponevano cioè di essere capaci di rappresentare le diverse componenti da cui era formato il popolo, armonizzandole e portando a sintesi le rispettive esigenze. Il politologo tedesco, a lungo emigrato in America, Otto Kirchheimer inventò a metà anni Cinquanta la formula del “catch all party”, il “partito pigliatutto”: guarda caso lo fece contrapponendo la CDU che era interclassista alla SPD che in quella fase voleva ancora essere un partito operaio. Ma ben presto anche la SPD, sotto leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (1)

Luca Tentoni - 27.10.2018

Dopo aver approfondito, negli interventi dedicati al voto del 4 marzo in Italia, gli aspetti relativi alla formazione e alla distribuzione del consenso nel nostro Paese, passiamo ad occuparci di un orizzonte più vasto: le democrazie dell'Europa del Sud. In Spagna, Grecia, Portogallo e Italia la crisi economica del 2008 e il decennio convulso che l'ha accompagnata e seguita hanno prodotto trasformazioni sia nel sistema dei partiti, sia nel rapporto fra cittadini e istituzioni, sia sulla partecipazione politica. In questo breve, nuovo viaggio, articolato in due puntate, la nostra analisi sarà agevolata dalla lettura di due volumi appena usciti per il Mulino: "Le quattro crisi della Spagna" di Anna Bosco; "Come la crisi economica cambia la democrazia" di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo. Per comprendere meglio il voto italiano del 4 marzo 2018 non si può prescindere dal contesto europeo. In questo caso, partiamo dalla Spagna, nella quale - fra settembre del 2015 e dicembre del 2017 - si sono svolte quattro consultazioni cruciali: le elezioni regionali in Catalogna (27 settembre 2015) vinte dai partiti indipendentisti che - come spiega Anna Bosco, "aprono una legislatura di pre-indipendenza che si conclude con la convocazione di un referendum sulla secessione dalla Spagna (1° ottobre 2017) e una dichiarazione unilaterale di indipendenza (27 ottobre)" alla quale il leggi tutto

Segnali per l’Italia dai nostri confini?

Paolo Pombeni - 24.10.2018

In un momento difficile per la politica italiana, con il governo giallo-verde che mostra crepe e soprattutto scarsa lungimiranza e con il PD sempre più prigioniero dei personalismi di lotte intestine, fa notizia l’esito delle elezioni in Trentino-Alto Adige /Südtirol. Due provincie autonome e due parziali peculiarità fino a ieri: il Trentino con una maggioranza di governo di “centrosinistra” (spiegheremo fra un attimo le virgolette) che ha resistito lungo tutto il percorso del berlusconismo e del suo declino; il Sudtirolo con una maggioranza saldamente in mano al partito di raccolta della popolazione tedesca (SVP) che lasciava spazio solo per alleanze utili al suo rapporto con Roma.

Con le elezioni di domenica 21 ottobre il Trentino si è rivelato un convertito alla Lega e il Sudtirolo ha tolto alla SVP il controllo assoluto della politica provinciale, per di più facendo anche qui della Lega il secondo partito nella città che raccoglie la componente italiana per eccellenza, cioè Bolzano.

Vale davvero a spiegare tutto una assimilazione della Marca di confine ai trend della politica “italiana”? Senza negare che ovviamente ricadute ci siano state (i talk show li guardano anche da quelle parti), ci permettiamo di dubitare che il nocciolo della questione stia lì. leggi tutto

Alle origini del

Luca Tentoni - 20.10.2018

Dopo aver fornito un quadro generale delle ultime elezioni politiche (col libro di Bordignon, Ceccarini e Diamanti) e del risultato della Lega (col volume di Passarelli e Tuorto) ci occupiamo dei Cinquestelle, alleati del Carroccio nella coalizione che governa il Paese. La storia e l'evoluzione organizzativa, politico-sociale ed elettorale del M5S sono oggetto di una recentissima opera di Roberto Biorcio e Paolo Natale ("Il Movimento 5 Stelle: dalla protesta al governo", edizioni Mimesis). Il M5s, come si spiegava nelle precedenti puntate di questo nostro viaggio nel voto del 4 marzo scorso, ha ottenuto i suoi migliori risultati nelle fasce di elettorato che sono o si sentono sconfitte dalla congiuntura economica e dalla globalizzazione, esprimendo inoltre una critica al sistema e all'establishment che sconfina spesso in un'aperta ostilità, frutto di una disillusione che ha le sue origini più remote nella crisi del 2008-2011 e nel disincanto che prima (già dal 2007-2008) colpisce il centrosinistra e la sinistra e poi (dal 2011-2012) investe anche l'ex CDL. Il centrosinistra riesce, nel 2008 ma soprattutto alle europee del 2009 e alle regionali 2010, a trattenere una parte dei voti "in fuga" grazie all'apporto dell'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che fino alla vigilia delle elezioni del 2013 (quando si dissolverà in pochi leggi tutto

A ognuno il suo: cliente

Paolo Pombeni - 17.10.2018

Dunque la manovra del governo del cambiamento è passata. Non è cambiato nulla nel costume politico dei governi italiani, della prima, seconda e terza repubblica: alla fine si deve trovare l’accordo, a meno che non si voglia far saltare l’esecutivo, e il prezzo è che ogni componente possa avere di che accontentare i propri “clienti”, almeno a parole.

Che l’attuale governo non possa saltare è chiaro a tutti o quasi: non c’è ricambio possibile se non con elezioni anticipate che in questo momento dell’anno non possiamo permetterci e che nessuno vuole, né nella maggioranza né nell’opposizione. I due partiti di governo capiscono bene che andare alle urne con sulle spalle la responsabilità di aver messo in grosse difficoltà il paese (per non dire di peggio) non è nel loro interesse. Oltre tutto dovrebbero presentarsi alle elezioni combattendosi e questo renderebbe difficile poi tornare a governare insieme. Quanto alle opposizioni sono così falcidiate da lotte intestine che non riuscirebbero ad avere un successo tale da rimetterle in pista per una posizione adeguata nel nuovo parlamento.

Dunque i due dioscuri Salvini e Di Maio sapevano benissimo che dovevano “trovare la quadra” come avrebbe detto il vecchio Bossi. Spettava solo a loro, perché né Conte, né Tria e leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (2)

Luca Tentoni - 13.10.2018

Nel nostro viaggio dedicato al voto del 4 marzo scorso, dopo l'inquadramento generale (per il quale abbiamo fatto ricorso al volume di Bordignon, Ceccarini e Diamanti "Le divergenze parallele" - Laterza) passiamo ad analizzare il soggetto politico che ha ottenuto il maggior progresso elettorale (dal 4% del 2013 al 17% del 2018) e che - nei mesi seguenti - è salito ancora nelle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, fino a raggiungere quota 30-32%: la Lega di Salvini. Il partito dell'attuale ministro dell'Interno ha prima capitalizzato - in cinque anni, con un picco fra febbraio e inizio marzo 2018 - l'ondata di paura e protesta del Nord e del Centro (con una moderata ma significativa espansione al Sud e nelle Isole), poi ha ottenuto un progresso analogo nei pochi mesi di governo. Si tratta di un caso - non unico, ma raro - di un soggetto che, con una storia di sistema-antisistema alle spalle (le spinte secessioniste degli esordi, poi i lunghi anni di governo col centrodestra di Berlusconi, quindi il ritorno all'opposizione e la svolta di Salvini nel 2013-2014) ha conquistato consensi manifestandosi prima come "partito di lotta" (2014-2018) poi come "partito di lotta che sta al governo". Le vicende della Lega sono narrate, , sul piano storico e su quello dell'analisi dell'elettorato e della classe politica, leggi tutto

Sfida all’Europa?

Paolo Pombeni - 10.10.2018

Ormai si parla sempre più apertamente di una sfida all’Unione Europea da parte dei due partiti di governo. C’è qualche andirivieni retorico, giusto per alzare un po’ di polvere, ma la sostanza è piuttosto chiara. In risposta le forze di opposizione all’attuale maggioranza riscoprono un europeismo di maniera, aggiustato ovviamente dalla precisazione che comunque questa Europa andrà rifatta.

Non è però ben chiaro come gli uni e gli altri intendano davvero muoversi in un contesto che è gravido di incognite e che non lascia intravvedere molte occasioni di formare realistici blocchi di forze unite da obiettivi comuni.

Iniziamo dai partiti al governo. Scommettono che il futuro parlamento europeo sarà dominato da componenti di orientamento ben diverso da quello attuale. Anche se ciò avvenisse, e non è detto perché le elezioni europee sono delle cabale, non c’è prova che si tratterebbe di forze che poi convergerebbero su linee comuni. L’attesa che esse si uniscano a smantellare la costruzione attuale è ingenua. La UE è un formidabile centro per manovre politiche e per cavare risorse a proprio vantaggio. Come sempre succede, i nuovi dominatori vorranno semplicemente usare a proprio vantaggio queste opportunità e scopriranno di essere in conflitto fra di loro. Cancellare l’euro per tornare alle monete nazionali leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (1)

Luca Tentoni - 06.10.2018

A sette mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo la maggioranza Lega-M5S sta affrontando la prova più difficile, quella relativa ai conti pubblici. Al di là delle valutazioni e degli aggiornamenti su quanto sta accadendo, è opportuno soffermarsi in questa sede sul voto e sulle motivazioni delle scelte elettorali degli italiani, dalle quali discendono direttamente le decisioni governative di questi giorni e, di conseguenza, le reazioni internazionali. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati tre volumi che - partendo da angolazioni diverse e con approcci differenti - analizzano il voto del 4 marzo: c'è un'opera più generale ("Le divergenze parallele", di Bordignon, Ceccarini e Diamanti - Laterza) che descrive come l'Italia sia passata "dal voto devoto al voto liquido" e ci sono due saggi più specifici, uno dedicato alla Lega ("La Lega di Salvini", di Passarelli e Tuorto - Il Mulino) e l'altro al M5S ("Il Movimento 5 stelle: dalla protesta al governo", di Biorcio e Natale - Mimesis). Li analizzeremo in un viaggio in tre puntate dedicato al voto del 2018.

La disamina di Luigi Ceccarini parte da lontano, dalle elezioni del 2006 e del 2008, delineando una tendenza di lungo periodo: si passa da una situazione nella quale "due votanti su tre affermavano di non avere mai avuto dubbi verso quale leggi tutto

Le incognite del futuro politico

Paolo Pombeni - 03.10.2018

Si fa un gran parlare della vittoria del duo Salvini-Di Maio nello scontro col ministro Tria e dei risultati che essi sbandierano di avere portato a casa. In realtà che cosa abbiano realmente ottenuto, a parte un’occasione per un ulteriore spettacolo di propaganda, non è affatto chiaro. Una volta di più il diavolo si nasconderà nei dettagli.

Si fa infatti presto a parlare di “finanziaria del popolo” e ad inscenare balconi da cui si annunciano vittorie a pretoriani esultanti (ma Salvini, che è furbo, è stato più prudente). Sarà molto più complicato non deludere il consenso di massa che si è ottenuto promettendo il ritorno ad un meraviglioso mondo in cui tutto funziona come si vorrebbe sperare (ritorno è una parola sbagliata, perché quel mondo così non è mai esistito).

Prendiamo il caso emblematico del reddito di cittadinanza. Come sarà e a chi veramente andrà non è chiaro, mentre l’aspettativa generale è che arrivi miracolosamente nelle tasche di tutti quelli che non hanno al momento un reddito su cui fare affidamento. Ovviamente non sarà così, perché in quel caso ci sarebbe da fronteggiare la rivolta di tutti quelli che un reddito non tanto differente se lo devono conquistare lavorando. Ecco allora che ci si spreca in dichiarazioni sul leggi tutto

Appunti sulle elezioni europee, a otto mesi dal voto

Luca Tentoni - 29.09.2018

Alla fine di maggio del 2019, gli italiani saranno chiamati per la nona volta ad eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma forse sarà la prima occasione, a quaranta anni dal voto del ‘79, per esprimere davvero un'opinione sull'Europa. È vero che in passato ci furono momenti di grande coinvolgimento, come appunto il voto del 10 giugno 1979 (una settimana dopo le elezioni politiche: fu la prima prova di partecipazione popolare - con un'affluenza dell'86,1% sul territorio nazionale - alla vita di quella che allora era la CEE) e quello del 18 giugno 1989 (col contemporaneo referendum consultivo pro-Europa, che ebbe un sì plebiscitario), ma è anche vero che gli italiani hanno sempre utilizzato le "europee" per esperimenti politici (voti "in libera uscita": nel 1979 verso Pli e Radicali, nel 1984 verso il Pci in memoria di Berlinguer, nel 1989 verso i Verdi e la Lega lombarda, nel 1994 portando Forza Italia al 30%, nel 1999 premiando i Democratici di Prodi e la lista Bonino, nel 2009 rafforzando l'Idv dipietrista e nel 2014 facendo arrivare il Pd di Renzi al 40,8%), considerandole appuntamenti poco importanti. Lo scarso interesse verso il voto europeo è stato testimoniato dal crollo della partecipazione popolare, più marcato rispetto a quello delle politiche: nel 1979, il 3 giugno, l'affluenza alle urne per il rinnovo della Camera dei leggi tutto