Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Argomenti

I nodi al pettine

Paolo Pombeni - 30.10.2019

Discutere se il voto in Umbria abbia o no valenza nazionale è una disputa accademica: non dipende da quel voto in sé, ma da quanto ne scaturirà. Il problema è la tenuta del quadro politico che si è tentato di costruire dopo il dissolversi dell’alleanza gialloverde: se questo riesce a ritrovare le ragioni del nuovo assetto e si consolida il voto umbro verrà considerato un segnale di pericolo a cui è eseguita una pronta reazione; se quel quadro va a pezzi lo si considererà il primo passo verso un nuovo assetto stabile della politica italiana.

Al di là di quel che viene detto a favore di telecamere e taccuini dei cronisti, più o meno tutti sono consapevoli di questa banale verità. Il dibattito che si svolge fuori della luce dei riflettori riguarda infatti il tema di come si deve andare avanti “dopo” quel che ha rilevato il voto regionale del 27 ottobre. Ne discutono tanto i perdenti, cioè M5S e per converso il PD, quanto i vincitori, cioè in primis Salvini, ma anche Berlusconi e la Meloni.

La debacle a Cinque Stelle che si è registrata mostra, se si vuole guardare le cose con un certo realismo, la crisi profonda in cui versa un agglomerato di leggi tutto

L’incerto futuro della coalizione giallo-rosa

Luca Tentoni - 26.10.2019

Alla vigilia delle elezioni regionali in Umbria (che saranno seguite nei prossimi mesi da quelle in Emilia-Romagna e Calabria, prima del turno primaverile per altre sei regioni ordinarie) è opportuno soffermarsi sull’attuale configurazione dell’alleanza (giallo-rosa) che governa il Paese, confrontandola con la precedente (giallo-verde). Le due maggioranze che nella legislatura in corso hanno sostenuto i due Esecutivi guidati da Giuseppe Conte hanno infatti in comune, oltre al presidente del Consiglio e a qualche punto programmatico, la presenza del M5s (una novità assoluta, nella storia italiana). Per il resto, il quadripartito attuale è diverso non solo dal bipartito precedente, ma anche – per certi versi – dal tripartito M5s-Pd-Leu nato a inizio settembre, prima della scissione renziana. Nel 2018, subito dopo il voto per il rinnovo del Parlamento e a seguito di una lunga e faticosa ricerca di intese fra i partiti, è nata l’alleanza giallo-verde fra la Lega e il M5s. La dinamica coalizionale si è rivelata quasi subito molto più sbilanciata a favore del partito di Salvini (soprattutto per la sovraesposizione mediatica del leader sovranista), facendo intravvedere fin dai primi sondaggi un sostanziale allineamento fra la forza elettorale del soggetto politico più votato nel 2018 e l’alleato leghista. Nei mesi successivi, la Lega ha completato il recupero leggi tutto

Se si riforma l’affido sull’onda di Bibbiano

Chiara Sità * e Paola Ricchiardi ** - 23.10.2019

Nel mese di luglio è stata presentata alla Camera una proposta di legge di riforma dell’affido (l. 2047, prima firmataria Stefania Ascari, avvocato, M5S), definita “necessaria e urgente” alla luce di due scandali: quello documentato dall’inchiesta giornalistica “Veleno” su allontanamenti di minori dalle loro famiglie effettuati nel modenese negli anni 1997-98 e rivelatisi infondati, e l’inchiesta giudiziaria in corso “Angeli e Demoni”, descritta come la scoperta di “un gravissimo caso di presunto sfruttamento illecito del sistema degli affidamenti di minori, anche al fine di arricchimenti personali, noto come « caso Bibbiano »”.

La proposta di legge riprende gli articoli di giornale che hanno accompagnato le due vicende e fa riferimento a “impressionanti” dati statistici nazionali sui collocamenti di minori all’esterno della famiglia. Proviamo qui a verificare punto per punto i problemi posti al cuore del testo di legge come sintomi di un sistema che non funziona.

Innanzitutto è utile analizzare i dati statistici definiti “impressionanti” sui collocamenti esterni alla famiglia, che proverebbero la leggerezza con cui vengono attuati. Il testo parla di 40.000 minori fuori famiglia, quando in realtà sono 26.600 tra affidamento familiare e collocamento in struttura. L’Italia allontana i minori dalla famiglia di origine molto meno di altri Paesi europei (il 3 per mille sul totale della

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Appunti su riforme, maggioranza e durata della legislatura

Luca Tentoni - 19.10.2019

Il nuovo sistema elettorale dovrebbe essere sottoposto all'esame delle Camere dopo la legge di riforma costituzionale che potrebbe abolire la "base regionale" di elezione dei senatori e parificare l'elettorato attivo a quello per Montecitorio. Diversamente, l'unico modo per cercare di uniformare i meccanismi dei due rami del Parlamento consisterebbe nel disegnare collegi - per Camera e Senato - corrispondenti alle regioni, attribuendo (col d'Hondt, per esempio) tutti i seggi in loco, senza recupero proporzionale. Ma, come sa chiunque abbia una minima conoscenza dei sistemi elettorali, se i deputati sono il doppio dei senatori (saranno 400 contro 200, dando per scontato il sì popolare al referendum) la dimensione della circoscrizione per Montecitorio è doppia: dunque si possono avere 10 deputati e 5 senatori in una regione, con soglie implicite d'accesso molto diverse; per avere un seggio alla Camera può essere sufficiente il 6-7%, ma il doppio per il Senato. Quindi non avremmo risultati omogenei. Palazzo Madama avrebbe quasi solo rappresentanti di grandi partiti, mentre Montecitorio ne avrebbe anche qualcuno dei piccoli. La revisione della "base regionale" e dell'età per eleggere il Senato è però una riforma che richiede tempo. Intanto, possono nascere tentazioni, quale per esempio quella di attendere il referendum "taglia-seggi" e poi andare subito a nuove elezioni che leggi tutto

Governare è decidere e scegliere

Paolo Pombeni - 16.10.2019

Che la scrittura della legge di bilancio sia un passaggio complicato lo sanno tutti: è sempre stato così da metà Ottocento ad oggi e non solo in Italia, ma ovunque si sia avuto un sistema di libera concorrenza fra partiti. Quando poi ci sono governi di coalizione, i problemi sono anche più complicati. Quel che stupisce dunque di questa fase della nostra politica non sono le difficoltà di trovare una sintesi fra le richieste dei quattro partiti al governo, ma piuttosto che non si siano prese da subito misure per contenere le tensioni.

In fondo la coalizione gialloverde era stata più furba, premurandosi di mettere a base del suo accordo un simulacro di “contratto” in cui ciascun contraente si garantiva che l’altro lo avrebbe supportato nel raggiungere certi obiettivi (poi non ha funzionato tanto, ma questa è un’altra storia). È vero che per arrivare a quella conclusione allora c’era stato più tempo, mentre la crisi di agosto ha costretto i partiti a chiudere in fretta senza predisporre alcun programma comune degno di questo nome. Tuttavia adesso i nodi del mancato accordo di quadro stanno venendo al pettine.

Ogni componente ha due problemi da risolvere: farsi vedere il più possibile (perché ci sono un leggi tutto

Orientarsi in Siria: alcuni suggerimenti

Gli eventi bellici in corso nel Nord della Siria, che vedono l’esercito turco bombardare e invadere i territori a ridosso del confine da mercoledì 9 ottobre sono purtroppo la nuova tappa della drammatica guerra in Siri: guerra che combina forze interne, regionali ed internazionali. Per orientarsi nel drammatico conflitto, che dura da oltre otto anni, risulta utile ricordare alcuni punti fermi, o processi di lungo respiro che possano dare un senso alla cronaca militare, umanitaria e politica di questi giorni.

 

In primo luogo, sia per motivi etici che politici bisogna ricordare le sofferenze umane patite dalla popolazione siriana, con quasi cinque milioni di rifugiati all’estero, sette milioni di rifugiati interni e una stima di quasi mezzo milione di morti su una popolazione di circa 23 milioni di persone nel 2011 e una generazione di bambini e ragazzi che ha perso anni scolarizzazione ed è cresciuta in contesti di deprivazione e violenza. Questa guerra è sì “stupida” ma non “ridicola” come sostiene il Presidente Usa Trump nella sua sincera e violenta discriminazione.

 

In secondo luogo, se l’esistenza individuale e collettiva dei siriani ha senso ovviamente per loro stessi, tutte le altre forze esterne hanno considerato la Siria come uno strumento per realizzare le proprie ambizioni politiche leggi tutto

Una politica sospesa

Paolo Pombeni - 09.10.2019

Che dire della attuale fase della politica italiana? Tutto sembra sospeso, eppure agli scricchiolii che si avvertono in continuazione non corrisponde al momento alcun reale pericolo di crollo della situazione, per la semplice ragione che nessuno può permettersi una crisi. Le ragioni sono quasi banali. La prima è che siamo ormai in area di legge di bilancio. Dopo aver predicato per mesi sui pericoli dell’esercizio provvisorio, dopo i continui “vade retro” proclamati contro l’aumento dell’Iva, chi potrebbe presentarsi agli elettori essendo responsabile di avere aperto la strada alla realizzazione di quanto era stato presentato come disastroso?

Qualcuno sostiene, per certi versi non a torto, che è proprio questa situazione bloccata che consente a tutti i vari giochetti della politica pirotecnica: si possono fare i fuochi d’artificio, ma si è sicuri che non si incendierà nulla. Un po’ di fan si confermeranno nella loro fiducia nelle potestà taumaturgiche dei leader, ma questi non dovranno sobbarcarsi la responsabilità di gestire una crisi. I più maligni sussurrano che qualcuno (il solito Renzi?) potrebbe più banalmente sfruttare questa situazione bloccata non per far cadere il governo e andare alle elezioni, ma semplicemente per cambiare il premier.

L’ipotesi ci pare frutto di un ragionamento poco realistico. Per sbarazzarsi leggi tutto

L’autunno caldo della politica, fra taglio dei parlamentari e referendum elettorale

Luca Tentoni - 05.10.2019

Il nodo della riforma elettorale non è destinato a sciogliersi in poche settimane. La questione sarà presente nel dibattito politico per almeno tutta la prima metà del 2020. Il destino del sistema di trasformazione dei voti in seggi è legato a due fattori: la revisione costituzionale che sta per ridurre da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori e il referendum proposto dalle regioni di centrodestra e presentato da Salvini e Calderoli in Cassazione. Per quanto riguarda la legge che “taglia” i parlamentari, il percorso non è affatto concluso: il voto ormai imminente della Camera inaugura un nuovo iter, che può prevedere un referendum (i favorevoli alla riforma, infatti, sono stati meno di due terzi dei componenti nella seconda lettura in Senato, quindi anche un voto a larghissima maggioranza da parte di Montecitorio non scongiurerebbe la consultazione popolare). In tal caso, entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge costituzionale (quindi entro metà gennaio 2020) un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori, o cinque consigli regionali possono chiedere di affidare al popolo la decisione se dar corso o meno alla riforma. La domanda è presentata in Cassazione, all’ufficio centrale per il referendum, che decide entro un mese leggi tutto

Un governo senza coesione

Paolo Pombeni - 02.10.2019

Arriva il primo passo per la legge di bilancio, cioè il Documento di Economia e Finanza (DEF) che è una specie di sommario delle buone intenzioni del governo, poi si vedrà nella legge vera e propria come verrà dettagliato. Vale dunque la pena di discuterne a fondo? Per certi versi no, ma per un altro decisamente sì: siccome è un documento di prospettiva vale la pena di chiedersi se la prospettiva c’è.

Un’analisi impietosa del contesto spinge ad esprimere forti dubbi al proposito e per due ragioni. La prima è che il documento è stato scritto di fatto sotto dettatura delle attese indotte nella pubblica opinione da una lunga estate di agitazioni. Evitare che scattassero le clausole di aumento dell’Iva era il mantra agitato da tutti, ma soprattutto da coloro che hanno spinto per il varo della nuova maggioranza. Alla fine si è rimasti intrappolati da quei discorsi, impedendo che si potesse anche solo discutere seriamente di una rimodulazione delle aliquote Iva. Ci si è aggiunta un po’ di retorica sull’economia verde e roba simile.

Non c’è da meravigliarsi che sotto l’attacco delle opposizioni i partiti di maggioranza avessero difficoltà sul tema del blocco degli aumenti Iva, ma soprattutto i Cinque Stelle, che dovevano giustificare il leggi tutto

Il "caso Umbria"

Luca Tentoni - 28.09.2019

La convergenza di Pd e M5S su un candidato alla presidenza della regione Umbria, per le elezioni del 27 ottobre prossimo, rappresenta un elemento di novità nel panorama politico nazionale. Per la prima volta, sia pure con le cautele che i partiti della nuova coalizione cercano di utilizzare per definire l'intesa umbra (civica, ma in realtà politica) i Cinquestelle non si presentano da soli alle regionali, dopo aver perso tutte le consultazioni di questo tipo dal 2010 ad oggi. È, come quella del 2018, una svolta. Se prima non ci si alleava con nessuno per dar vita ad un governo (nel 2013 la proposta del Pd fu respinta in modo molto brusco, durante l'incontro trasmesso in streaming), in questa legislatura i pentastellati hanno prima creato una maggioranza con la Lega (col pretesto, però, del "contratto", che da un lato serviva a delimitare le aree e i provvedimenti di rilievo per Carroccio e M5S e dall'altro giustificava l'esistenza di un'alleanza che veniva presentata come basata sulle cose da fare e non come una coalizione classica), poi un tripartito con Pd e Leu (senza più contratti, con i ministri divisi secondo criteri ben precisi; insomma, un governo come tanti altri). L'ultimo elemento di diversità, quello dell'ostinazione a leggi tutto