Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Le tante "Italie" del 4 marzo (2)

Luca Tentoni - 24.11.2018

Il voto del 4 marzo scorso per il rinnovo di Camera e Senato non è soltanto il prodotto di una congiuntura politica, sociale, economica, ma di movimenti molto profondi che hanno interessato l'Italia e che sono giunti al punto attuale dopo anni, forse decenni, di evoluzione e sedimentazione. In questa seconda puntata del viaggio nelle "più Italie" non ci occupiamo dei risultati delle elezioni del 2018 e neppure della loro riconducibilità diretta a status socio-economici. Tuttavia, come si vedrà, l'esito del voto è sempre in qualche modo presente nel filo che seguiremo, quello del ragionamento di Renato Mannheimer e Giorgio Pacifici sulla "sociologia del plurale" ("Italie, sociologia del plurale", Jaca Book). In effetti, come scrivono gli autori, "la lettura del sistema politico italiano si presenta assai più difficile di quello che poteva essere trenta o anche soltanto venti anni fa. L'assetto del nostro paese è divenuto ancora più complesso di quanto fosse in passato e assai meno sistemico. È meno rilevante il peso delle ideologie, ma anche inevitabilmente quello di ogni insieme di valori che pretendesse di avere una validità generale"; nello stesso tempo, "i vincoli all'interno delle singole componenti e tra le diverse componenti del sistema socio-politico si sono allentati, sino in certi casi a leggi tutto

Scossoni politici

Paolo Pombeni - 21.11.2018

Non è il caso di derubricare a folklore propagandistico lo scontro sui termovalorizzatori fra Salvini e Di Maio. La faccenda è più seria di quel che potrebbe apparire a stare alla banale sostanza della cosa, perché davvero di contenuto immediato ce n’è pochino. La pretesa di Di Maio di risolvere il problema dei rifiuti in Campania (e altrove) con la storiella della raccolta differenziata e dell’economia circolare non può che suscitare ilarità in chi ha visto in TV i cumuli di rifiuti di cui sono piene le strade di varie contrade in quella regione (e, se per questo, anche di Roma). Non si vede davvero per quale miracolo l’inciviltà di chi lascia ogni tipo di immondizia per strada dovrebbe sparire in un attimo e come si possa attivare rapidamente una “circolarità” il cui contenuto è al momento solo una sfilza di belle parole.

D’altra parte però anche la proposta di Salvini di dare l’avvio alla costruzione di termovalorizzatori è sensata, ma non tale da risolvere nell’immediato una emergenza, perché si tratta di impianti che comunque richiedono tempo per essere costruiti ed entrare in funzione. Dunque c’è da chiedersi perché abbia aperto uno scontro che al momento è puramente ideologico.

È qui che va esercitata un po' leggi tutto

Le tante "Italie" del 4 marzo (1)

Luca Tentoni - 17.11.2018

Un paio di settimane fa, il Corriere della Sera ha pubblicato un interessante sondaggio realizzato da Ipsos, secondo il quale i rapporti di forza fra i partiti - in particolare, ma non solo, fra quelli di maggioranza - sono molto cambiati rispetto al voto del 4 marzo scorso. In appena otto mesi, infatti, la Lega è passata dal 17,4% dei voti al 34,7% delle intenzioni di voto (+17,3%: il doppio), il M5S dal 32,7% al 28,7% (-5%), il centrosinistra dal 22,9% al 20,2%, Leu dal 3,4% al 2,1%, FI dal 14% all'8,7%, FdI dal 4,3% al 2,7%; l'astensionismo potenziale è del 6,2% superiore a quello effettivo delle politiche 2018. La volatilità, che abbiamo calcolato sui dati del sondaggio, oscilla intorno al 18%: poco più di un elettore su sei, insomma (uno su cinque se includiamo gli astenuti aggiuntivi) ha già cambiato idea rispetto al 4 marzo. Il dato più interessante, però, riguarda la diversa distribuzione del voto nelle cinque aree in cui Ipsos divide il Paese: la Lega guadagna al Nord oltre il 18%, ma se a pagarne le spese è, nel Nord-Ovest, soprattutto il resto del centrodestra (-9%) e il M5s (-5,7%), nel Triveneto sono i Cinquestelle ad essere più colpiti (-7,9%). Nelle regioni del Centronord il centrodestra cede "solo" il 4,8% e la Lega guadagna "appena" il 14,1%, ma il M5S perde il 6,6% e il centrosinistra il 3%. leggi tutto

La società nel mare dell’incertezza politica

Paolo Pombeni - 14.11.2018

È un paese stanco quello che assiste al caos che domina l’attuale fase politica, tutta chiusa in lotte intestine fra partiti e all’interno di partiti, senza che ci si ponga minimamente il problema di come tirare fuori il nostro paese dall’incertezza che domina un po’ in tutti i campi.

Certo molti si affidano alla speranza sopravvalutando fenomeni che testimoniano un qualche risveglio della società civile. La grande manifestazione di Torino a favore della TAV, ma più che altro contro il vuoto ideologismo dei Cinque Stelle, è indubbiamente un fatto interessante, ma non va sopravvalutato. Si tratta di un moto di orgoglio, e in parte di stizza, che muove una città che non è disponibile per alcuna “decrescita felice”, ma come questo possa trasformarsi in una proposta politica alternativa non è affatto chiaro, non fosse altro perché ad essa manca un vero leader carismatico. Altrettanto si dica per le manifestazioni contro il progetto di riforma Pillon sull’affido dei figli nelle coppie che si sciolgono: al momento un confluire di istanze diverse che prendono spunto dalla proposta pasticciata di un politico che parla di cose su cui non ha competenza, ma che nascono da retroterra che vanno dal femminismo radicale al tradizionalismo para-cattolico.

Lasciamo da parte leggi tutto

Perché è successo qui

Luca Tentoni - 10.11.2018

Su Mentepolitica ci occupiamo spesso del voto del 4 marzo scorso e del "caso italiano", inserito in un contesto internazionale che vede la crescita e lo sviluppo dei partiti antiestablishment. Ci siamo avvalsi - e lo faremo in futuro - di studi politologici e di saggi scritti da accademici. Questa volta scegliamo un altro punto d'osservazione, quello di Maurizio Molinari, direttore della "Stampa" e per quindici anni corrispondente dai principali paesi occidentali. Il suo viaggio all'origine del populismo italiano ("Perché è successo qui", La Nave di Teseo) potrebbe essere un vademecum per un pubblico di lettori stranieri, perché spiega alcuni aspetti del nostro Paese in modo comprensibile anche per chi non ha vissuto direttamente l'evoluzione politica, economica e sociale italiana, ma è utile anche e soprattutto per noi, per lo stile asciutto e la concretezza delle affermazioni che l'autore fa, supportate da dati e fatti. I suoi sono dodici "percorsi nell'identità nazionale" per cogliere gli aspetti meno conosciuti e più sorprendenti del paese in cui viviamo. A questi si aggiunge l'analisi di come i partiti populisti hanno utilizzato "cinque tabù della politica italiana: il timore dell'Islam, la competizione economica con i migranti, la paura di perdere l'identità nazionale, l'insofferenza per l'Europa come insieme di regole leggi tutto

Quando il gioco diventa duro…

Paolo Pombeni - 07.11.2018

La battuta “quando il gioco diventa duro, i duri iniziano a giocare” è una citazione abusata. Tuttavia è quel che viene in mente ad osservare come si sta evolvendo la situazione italiana, dove il gioco sta diventando più che duro. Peccato che in questo caso di duri che cominciano a giocare non se ne vedano in giro. Al più un po’ di bulletti che giocano a fare i duri.

La contingenza attuale è difficile. Il paese è stato vittima di una catastrofe naturale di proporzioni più che notevoli: sono danni ingenti che richiederanno interventi finanziari sostanziosi, ma soprattutto, se non si vuole per l’ennesima volta lasciar cadere tutto nel dimenticatoio, interventi di riordino strutturale del nostro sistema di prevenzione. E già questo è un problemino spinoso, che spacca in due il paese, perché al Nord si tratta di sistematizzare una situazione, al Sud di capovolgere una mentalità che trova radici e compiacenze nella pubblica amministrazione locale. Una faccenda non facile da affrontare per una coalizione governativa dove convivono nordisti e sudisti, tanto per cavarcela con una battuta.

Inoltre il nostro paese si trova al centro di una vicenda internazionale che temiamo si stia sottovalutando. In un contesto in cui si stanno ridisegnando molti scenari, leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (2)

Luca Tentoni - 03.11.2018

L'onda lunga della grande recessione che ha colpito l'Europa nel 2007-2008 ha dispiegato i suoi effetti per quasi un decennio, soprattutto nei paesi del Sud Europa. Tuttavia, ancora oggi, vistosi cambiamenti politici, talvolta vere e proprie pesanti "ristrutturazioni" dei rapporti di forza fra i partiti (con l'affermazione di soggetti politici nuovi o percepiti come tali) continuano a manifestarsi in molti degli appuntamenti elettorali principali (persino dove, - per esempio in Germania - la crisi non è stata così profonda come altrove, ma dove la Cdu-Csu e la Spd perdono costantemente consensi, come si è visto anche recentemente in Assia e in Baviera). Non tutti i paesi mediterranei hanno vissuto allo stesso modo questo decennio. Il caso italiano è diverso da quello spagnolo, così come da quello greco e da quello portoghese (quest'ultimo, caratterizzato da una sfiducia astensionista più che dall'emergere di nuovi soggetti politici forti): di queste dinamiche si occupa il recentissimo volume di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo "Come la crisi economica cambia la democrazia" (Il Mulino). Secondo gli autori, "gli elettori di due paesi - Portogallo e Grecia - che sono stati colpiti più duramente dalla crisi, reagiscono in modi diversi che sono, però, del tutto coerenti con le loro tradizioni di voto. Il Portogallo mostra leggi tutto

A sinistra una strana voglia di listoni

Paolo Pombeni - 31.10.2018

Scorrono i classici fiumi di inchiostro sulla crisi delle sinistre in Europa e l’Italia non può certo presentarsi come una eccezione. In Germania si parla, da qualche tempo, di una crisi dei Volksparteien, cioè dei partiti “di popolo”: la traduzione in “partiti di massa” è a nostro avviso imprecisa, perché invece si tratta proprio della crisi di poter avere dei partiti che rappresentano “tutti”. Si può magari pensare che ciò sia strano mentre imperano populismi che tendono a presentare come “del popolo” qualsiasi loro scelta, dai bilanci pubblici alla lotta contro le grandi infrastrutture.

In realtà la cosa è più complicata, e vale la pena di cercar di capirla. I partiti “popolari” non erano nella loro struttura populisti, ma, per usare un vecchio linguaggio, interclassisti. Supponevano cioè di essere capaci di rappresentare le diverse componenti da cui era formato il popolo, armonizzandole e portando a sintesi le rispettive esigenze. Il politologo tedesco, a lungo emigrato in America, Otto Kirchheimer inventò a metà anni Cinquanta la formula del “catch all party”, il “partito pigliatutto”: guarda caso lo fece contrapponendo la CDU che era interclassista alla SPD che in quella fase voleva ancora essere un partito operaio. Ma ben presto anche la SPD, sotto leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (1)

Luca Tentoni - 27.10.2018

Dopo aver approfondito, negli interventi dedicati al voto del 4 marzo in Italia, gli aspetti relativi alla formazione e alla distribuzione del consenso nel nostro Paese, passiamo ad occuparci di un orizzonte più vasto: le democrazie dell'Europa del Sud. In Spagna, Grecia, Portogallo e Italia la crisi economica del 2008 e il decennio convulso che l'ha accompagnata e seguita hanno prodotto trasformazioni sia nel sistema dei partiti, sia nel rapporto fra cittadini e istituzioni, sia sulla partecipazione politica. In questo breve, nuovo viaggio, articolato in due puntate, la nostra analisi sarà agevolata dalla lettura di due volumi appena usciti per il Mulino: "Le quattro crisi della Spagna" di Anna Bosco; "Come la crisi economica cambia la democrazia" di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo. Per comprendere meglio il voto italiano del 4 marzo 2018 non si può prescindere dal contesto europeo. In questo caso, partiamo dalla Spagna, nella quale - fra settembre del 2015 e dicembre del 2017 - si sono svolte quattro consultazioni cruciali: le elezioni regionali in Catalogna (27 settembre 2015) vinte dai partiti indipendentisti che - come spiega Anna Bosco, "aprono una legislatura di pre-indipendenza che si conclude con la convocazione di un referendum sulla secessione dalla Spagna (1° ottobre 2017) e una dichiarazione unilaterale di indipendenza (27 ottobre)" alla quale il leggi tutto

Segnali per l’Italia dai nostri confini?

Paolo Pombeni - 24.10.2018

In un momento difficile per la politica italiana, con il governo giallo-verde che mostra crepe e soprattutto scarsa lungimiranza e con il PD sempre più prigioniero dei personalismi di lotte intestine, fa notizia l’esito delle elezioni in Trentino-Alto Adige /Südtirol. Due provincie autonome e due parziali peculiarità fino a ieri: il Trentino con una maggioranza di governo di “centrosinistra” (spiegheremo fra un attimo le virgolette) che ha resistito lungo tutto il percorso del berlusconismo e del suo declino; il Sudtirolo con una maggioranza saldamente in mano al partito di raccolta della popolazione tedesca (SVP) che lasciava spazio solo per alleanze utili al suo rapporto con Roma.

Con le elezioni di domenica 21 ottobre il Trentino si è rivelato un convertito alla Lega e il Sudtirolo ha tolto alla SVP il controllo assoluto della politica provinciale, per di più facendo anche qui della Lega il secondo partito nella città che raccoglie la componente italiana per eccellenza, cioè Bolzano.

Vale davvero a spiegare tutto una assimilazione della Marca di confine ai trend della politica “italiana”? Senza negare che ovviamente ricadute ci siano state (i talk show li guardano anche da quelle parti), ci permettiamo di dubitare che il nocciolo della questione stia lì. leggi tutto