Ultimo Aggiornamento:
25 maggio 2019
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Argomenti

Prigionieri delle ideologie

Paolo Pombeni - 06.02.2019

Parlare di ideologie per preconcetti e fissazioni trasformati in slogan elettorali è senz’altro tecnicamente sbagliato. Ma di questi tempi in cui l’uso di un linguaggio appropriato è ridotto al lumicino anche quella roba lì può essere fatta passata per ideologia. Comunque la si voglia mettere resta il fatto che la politica italiana, specie quella del governo, è bloccata da un sostrato di rappresentazioni propagandistiche su cui si è costruita la raccolta del consenso elettorale. E poiché come sempre accade il consenso ottenuto a base di slogan è volatile tutti vivono nella preoccupazione che il vento cambi direzione.

L’elenco delle materie in cui le pseudo-ideologie delle varie parti paralizzano una seria presa in carico dei problemi è presto fatta. Si può cominciare da due casi eclatanti, la TAV e il Venezuela.

Sulla telenovela della alta velocità fra Torino e Lione ormai siamo alle comiche finali, con i Cinque Stelle che non sanno più cosa inventarsi per fare i bulli senza poter esibire il famoso documento sulla valutazione costi-benefici, documento che deve sempre uscire, ma non esce mai. È sempre più evidente che si tratta di quelle che a torto potrebbero essere definite questioni di principio: M5S a dire che quei soldi sono buttati e che è meglio spenderli altrove leggi tutto

Una vittoria di Pirro?

Stefano Zan * - 02.02.2019

Lega e 5Stelle hanno vinto. I loro cavalli di battaglia, quota cento e reddito di cittadinanza, sono leggi dello Stato che devono essere implementate e in questo modo perderanno progressivamente quella forza propagandistica che hanno avuto fino a quando erano semplici promesse elettorali e che fino ad oggi hanno spiegato molto del loro consenso. Adesso sono diritti dei cittadini e i cittadini hanno sempre dimostrato scarsa riconoscenza nei confronti di chi ha loro garantito benefici specifici (vedi gli 80 euro di Renzi).

Ma le due vittorie hanno caratteristiche diverse che incideranno non poco sul confronto politico dei prossimi mesi.

Ai 5 Stelle l’approvazione della legge è costata, direttamente e indirettamente, un 7% dei consensi (stando ai sondaggi); alla Lega ha garantito il raddoppio dei consensi.

Quota 100 è di facile applicazione e non produrrà problemi dal punto di vista amministrativo gestionale.

Il reddito di cittadinanza, per i primi mesi, sarà di difficilissima applicazione e continuerà a creare problemi di varia natura applicativa, che si ripercuoteranno inevitabilmente anche sul valore del provvedimento in sé attirandosi critiche di ogni genere.

Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno “consumato” il loro grande cavallo di battaglia in positivo e si ritrovano con poche frecce al loro arco. leggi tutto

Un governo senza meta

Paolo Pombeni - 30.01.2019

Se volessimo giocare un po’ con le parole e le immagini, diremmo che l’attuale governo giallo-verde naviga senza avere a disposizione alcun porto sicuro di approdo. Visto quel che sta succedendo, l’immagine rischia di essere truce.

Imprigionati nelle loro strategie elettorali i due dioscuri, Salvini e Di Maio, sorvolano sui problemi profondi del paese e giocano soltanto a buttarla in caciara, si tratti di proclamare una immaginaria sacra difesa dei confini o di inneggiare al ritorno del welfare state grazie al reddito di cittadinanza. Naturalmente con un sistema mediatico che se li disputa, accanto all’ineffabile Di Battista, per i propri palcoscenici non c’è nemmeno da meravigliarsi troppo se lo spettacolo continua: si sa che la carne è debole.

Per chi volesse guardare le cose con un poco più di distacco la faccenda è ben più complicata. Innanzitutto la bocciatura da parte del Capo dello Stato del decreto semplificazioni è una figuraccia di non poco conto, soprattutto per un Presidente del Consiglio che è anche un professore di diritto, sia pure di diritto privato. Che l’abuso dei decreti legge come strumenti in cui infilarci di tutto e di più fosse oggetto di critiche pesanti lo sanno anche gli studenti dei corsi base di Diritto Pubblico. leggi tutto

Brevi appunti su "voti virtuali"

Luca Tentoni - 26.01.2019

Il sondaggio Ipsos pubblicato il 19 gennaio dal "Corriere della Sera" offre più spunti di riflessione, in vista delle elezioni europee. In primo luogo, l'analisi (e la nostra rielaborazione) di tutte le rilevazioni compiute dall'istituto di ricerca evidenzia come fino a ottobre l'indecisione degli intervistati sul voto e l'espressa intenzione di non andare ai seggi - attestata fra il 33 e il 35% del corpo elettorale - sia notevolmente aumentata con l'approvazione della legge di bilancio, arrivando a metà gennaio al 43,2%, in parallelo con un forte ripiegamento (dal 28,7% della rilevazione del 31 ottobre al 25,4% di quella attuale) del M5S, al quale non ha fatto riscontro un aumento di pari misura del consenso alla Lega (pur aumentato dal 34,7% al 35,8%). In rapporto all'intero elettorato, i voti al M5S, che il 4 marzo 2018 erano stati pari al 23,1% (32,7% dei votanti) erano a ottobre il 18,5%, mentre oggi sarebbero il 14,4%; quelli della Lega costituivano il 12,3% degli aventi diritto al voto (politiche), in ottobre erano saliti al 22,3% mentre a gennaio sono scesi al 20,3%. In pratica i consensi ai due partiti di governo sarebbero passati dal 34,4% del corpo elettorale (marzo '18) al 40,8% in ottobre, per tornare a gennaio al 34,7% (si tratta di "voti virtuali", ovviamente). Si può ipotizzare che la "luna di miele" sia trascorsa, forse leggi tutto

Di elezione in elezione (ma intanto il mondo va avanti …)

Paolo Pombeni - 23.01.2019

Campagna elettorale continua, ormai lo sappiamo, ma non è che questa continuità non provochi un bel po’ di guai. Mantenere il paese in tensione perché c’è sempre un test che verrà dalle urne non ha mai aiutato: non è una storia che sia iniziata oggi, anche se in quest’ultima fase è stata esasperata sino all’estremo. Si usa ripetere, un poco stancamente in verità, la vecchia storiella per cui l’uomo politico guarda alle prossime elezioni, mentre lo statista guarda alle prossime generazioni, cioè al lungo periodo, ma è vero solo se si tiene in considerazione un elemento: per permettersi di fare gli statisti bisogna disporre di quella virtù che consiste nel raccogliere la fiducia dei cittadini facendosi dare un mandato quasi in bianco per risultati che essi non vedranno nell’immediato. Stiamo parlando della prova più difficile per qualsiasi personaggio politico (ed è qui che si radica un preoccupante ritorno di aspettative per l’uomo forte).

Tuttavia non è neppure vero che un discorso sul futuro sia assente in coloro che puntano sugli immediati dividendi elettorali, anzi in loro c’è quello più perverso: il futuro è così poco luminoso che per la gente sarà meglio portare a casa subito quel poco che si può e poi si vedrà. leggi tutto

I gialloverdi fra consenso e competizione

Luca Tentoni - 19.01.2019

Qualche giorno fa, l'Istituto Cattaneo si è occupato, in un'analisi a cura di Marco Valbruzzi ("Lo strano caso del consenso al governo Conte") della particolarità dell'Esecutivo "giallo-verde" rispetto agli altri governi europei. I partiti che sostengono Conte hanno oggi circa il 58% dei voti, contro il 50% delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 (il governo, lo ricordiamo, è però in carica dal primo giugno). Valbruzzi si chiede, "rispetto agli altri governi europei attualmente in carica, quanto è anomalo il trend (in crescita) nei consensi per il governo italiano" (anche se, per completezza d’informazione, va detto che in Italia - considerando la media dei sondaggi elaborata da “Poll of Polls” - i consensi complessivi a M5S e Lega erano già al 57% il primo giugno 2018 e oggi sono al 58%). Va detto che il picco di "voti virtuali" è stato raggiunto fra ottobre e novembre, prima del varo definitivo della legge di bilancio, però il saldo resta positivo rispetto alle elezioni politiche. Inoltre, esaminando i ventotto governi dei paesi dell'Unione europea, l'Istituto Cattaneo fa notare che in media i suffragi dei partiti che sostengono i rispettivi Esecutivi nazionali sono rimasti, nei primi sei mesi, al di sotto di 0,7 punti rispetto alla percentuale ottenuta alle elezioni. La media, tuttavia, è influenzata dai picchi positivi leggi tutto

L’Europa come alibi

Paolo Pombeni - 16.01.2019

In questa campagna elettorale infinita l’Europa sta diventando l’alibi di molti partiti: tanto della Lega e dei penstastellati, quanto del PD. Naturalmente poi come condimento si usa qualsiasi cosa, dalla cattura di Battisti alla TAV, ma è della vicenda dell’Unione Europea che si cercherà soprattutto di farsi scudo. Potrebbe anche essere un fatto interessante, perché dimostra, sia pure in maniera contorta, che in qualche misura ci si rende conto che il futuro del nostro paese è iscritto in quel contesto e che una classe politica non può legittimarsi se non presentandosi come la più adatta a difendere e promuovere la presenza dell’Italia in quel contesto.

Salvini l’ha intuito da tempo, sia pure in una maniera più che discutibile. Il suo ragionamento è che l’Italia è una specie di ruota di scorta dell’Europa, che la usa per scaricarci addosso dei problemi dandoci ben poco in contraccambio. L’argomentazione è rozza, ma ha una sua efficacia, perché il leader della Lega l’ha connessa al problema delle migrazioni, cioè ad un tema che nell’immaginario collettivo di una quota cospicua dei nostri concittadini desta molte paure.

Di qui la sua azione per dimostrare che se ci si “impone” si portano a casa risultati, o quanto meno non si è supinamente assoggettati leggi tutto

Verso il test regionale del 2019

Luca Tentoni - 12.01.2019

Fino a qualche tempo fa, le elezioni regionali (quelle delle regioni a statuto ordinario, s'intende) erano concentrate negli anni che finivano col cinque (1975, 1985, 1995...) o con lo zero (1970, 1980, 1990...). Ora sono disperse e, aggiungendosi ai rinnovi dei consigli delle regioni a statuto speciale, finiscono per costituire importanti test elettorali annuali. Nel 2019 si voterà in Abruzzo (10 febbraio), Sardegna (24 febbraio), Basilicata (26 maggio), Calabria ed Emilia-Romagna: tutte regioni guidate da "governatori" del centrosinistra (e nelle quali - come è facile prevedere - il Pd non riuscirà a "fare il pieno" come la scorsa volta). Fra la fine del 2017 e il 2018, invece, si è votato in Sicilia, Molise, Lombardia, Lazio, Val d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e nelle province di Trento e Bolzano: in tutto, sette regioni (tre ordinarie e quattro speciali) contro le sei del 2019 (cinque ordinarie, una speciale). Il corpo elettorale della tornata 2018 è stato di poco inferiore ai venti milioni di aventi diritto. Quello che ci attende è un test compiuto su un campione di popolazione più ristretto, ma comunque significativo. Lo scopo di questa riflessione è cercare di vedere se, nel confronto fra il voto regionale del 2018 (più la Sicilia 2017) e quello politico del 4 marzo dello stesso anno ci sono differenze rilevanti e se ci sono comportamenti strutturali dell'elettorato, in relazione leggi tutto

La politica dell’immaginario

Paolo Pombeni - 09.01.2019

Superata la boa del varo della legge finanziaria, arrivano al pettine tutti i nodi di una politica che è un incredibile impasto di immaginario e cinismo. Difficile che potesse andare diversamente.

I Cinque Stelle si misurano con la differenza siderale che passa fra una politica da rappresentare su un palcoscenico, reale, mediatico o digitale che sia, ed una da realizzare nel concreto delle situazioni storiche. Un po’ di cultura non guasterebbe, ma se non c’è bisogna limitarsi a prenderne atto. Quasi tutte le proposte dei pentastellati hanno in mente un mondo immaginario in cui basta volere le cose buone (o presunte tali) perché possano dare a cascata buoni frutti. L’idea che la natura umana sia un po’ più complicata non li sfiora, al massimo prevedono pene severissime per chi si permettesse di non comportarsi secondo la loro visione. Che poi queste pene, sempre per via del principio di realtà, non solo siano difficili da applicare, ma anche poco dissuasive non importa. Avessero letto a scuola “I Promessi Sposi” saprebbero come minimo che esiste il precedente delle “grida” seicentesche su cui opportunamente attirava l’attenzione il Manzoni.

Il massimo livello dell’immaginario si è raggiunto con la proposta di riforma costituzionale per l’introduzione di un leggi tutto

L'"altra Italia" di Mattarella

Luca Tentoni - 05.01.2019

Il discorso di fine anno del Capo dello Stato ha stupito molti ascoltatori e commentatori per le argomentazioni e i toni "controcorrente" usati da Mattarella. Alcuni si aspettavano un cenno di risposta alle ingiurie, alle accuse immotivate che gli sono state mosse durante la gestione della più complessa crisi di governo del Dopoguerra. Se il presidente avesse replicato, avrebbe finito per rinfocolare polemiche, per accentuare attriti. In pratica, avrebbe dovuto rinnegare quel messaggio di unione, di ricerca dello stare insieme e di ricostruire le ragioni della comunità che invece ha affermato nel discorso di fine anno. Ha invece marcato la diversità di una comunicazione tradizionale ma non formale. Ha per un momento fatto tornare in primo piano il Paese che non vive di odio e di costruzione di paure e di nemici, ma l'Italia che ogni giorno si riscopre unita per superare le difficoltà e mettere le proprie grandi risorse umane, relazionali ed economiche a disposizione degli ultimi, dei dimenticati. Il filo del discorso di Mattarella è lineare. Lo si ritrova in tutti i principali momenti del messaggio agli italiani: l'accenno alla semplicità dell'appuntamento di fine anno che stride con la compulsiva attività dei politici (e di molti altri) che ormai leggi tutto