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Dappertutto e rasoterra
Caro Presidente Giuseppe De Rita, vorrei inizialmente riprendere il tema dell’autopropulsione sociale e del suo personale, ‘tenace continuismo’ nell’esplorarla. Rileggendo il suo saggio su ‘Sviluppo e divenire’ si comprende come curiosità e meraviglia sono stati due fantastici sentimenti di una sorta di ‘innamoramento’ che ha accompagnato e assecondato la naturale propensione ad utilizzare lo sviluppo come chiave di lettura “dappertutto e rasoterra”, entrando nei meandri più reconditi della dimensione economica, culturale, istituzionale del Paese. La spinta autopropulsiva conserva dunque una forza che spinge verso la conservazione e il progresso, nonostante emergano tendenze negative sottotraccia?
Da quando, esattamente 70 anni fa, ho cominciato a lavorare sui temi dello sviluppo, io mi sento emotivamente legato al divenire, spesso spontaneo, delle società. Allora mi occupavo di programmare lo sviluppo, di pianificare i conseguenti interventi, di esaltare lo Stato come “soggetto generale dello sviluppo”; ed è stato, lo confesso, un periodo bellissimo.
Mi son reso però conto anno dopo anno, che lo sviluppo non è il frutto di processi e soggetti esterni alla società ma nasce dal basso, dall’intima vitalità di ogni società. Non a caso l’unico libro che ho scritto sullo sviluppo italiano ha come titolo “Dappertutto e rasoterra”.
Non è stato facile far passare nella cultura leggi tutto
Una radicalizzazione pericolosa
Non è un bel clima quello che incombe sul nostro Paese. Sarà per la campagna elettorale in vista della consultazione referendaria del 22-23 marzo, ma non ci pare riducibile a quello. Piuttosto è la situazione di incertezza generale che, come sempre, si riflette sulle trame della tela che rappresenta la attesa angosciosa per un futuro che rimane piuttosto oscuro.
Non tutto si collega per via razionale, ma le connessioni si intuiscono. È vero che si potrebbe dubitare che la gente percepisca con chiarezza una tendenziale mutazione nelle relazioni internazionali. Dopo una fase in cui sembrava che, con tutti i pasticci che sappiamo, una relativa stabilizzazione potesse essere in vista, improvvisamente ecco due segnali che non sottovaluteremmo: nei negoziati fra USA e Iran, il regime di Teheran ha indurito le posizioni riproponendo il suo ruolo di forza antagonista nell’area; a Gaza, Hamas ha dichiarato di non accettare il disarmo e l’avvio di una amministrazione esterna. Può darsi che siano mosse solo scenografiche, ma vengono in un momento in cui Trump appare in difficoltà, vittima dei suoi infantilismi polemici e alle prese con un dissenso interno che si rafforza. Per contorno l’asse europeo, che nel condizionare relativamente il quadro dei conflitti ha un ruolo più importante
Occidente contro Occidente
Disincanto e nostalgia: questi sentimenti leggo nell’incipit di questo splendido libro di Luigi Marco Bassani, edito da Liberilibri, uno dei più intriganti e ‘vissuti’, intimistici saggi di ispirazione politica che abbia letto negli ultimi anni. Un libro scritto ripercorrendo un cammino personale, nella convinzione che la libertà debba essere il tabernacolo laico della dignità umana: principio che per l’autore, nato a Chicago e vissuto a lungo in Italia significa potersi esprimere con cognizione ed esperienza su temi di cogente attualità (essendo cresciuto e formatosi tra le due sponde dell’Atlantico), distinguendosi in un caravanserraglio di opinionisti che discettano del tutto non avendo conoscenza se non del nulla. Quasi come ‘avvertenza’ (così denomina la prefazione) si professa “conservatore”, un termine che oggi suona spesso come bieco e reazionario in un mondo che si spende e si consuma nell’oblio ma che in realtà – considerata la mission della narrazione – vuole salvare l’Occidente e i suoi valori, radicati nella storia, che l’Europa non ha saputo preservare mentre l’America- con tutte le sue ibridazioni e contraddizioni anche attuali – rielabora come il più grande esperimento storico nel campo della libertà. “L’Occidente, se inteso nella sua verità più profonda non è una realtà geografica né una somma di civiltà, leggi tutto
I dilemmi europei e una politica italiana prigioniera del radicalismo
Non era facile immaginare due eventi più drammaticamente agli antipodi come la fiammata insurrezionistica a Torino e il discorso di Draghi in Belgio in occasione del conferimento di una laurea honoris causa. Da un lato il fenomeno di una esplosione di violenza anarcoide senza radici razionali al di là di una confusa (ed eterna) aspettativa da parte di minoranze emarginate della rivoluzione alle porte. Dall’altro lato una personalità che sempre più si fa apprezzare come la voce della coscienza dei tempi nuovi, voce che proclama la fine dell’ordine globale. Eppure entrambi gli eventi, l’uno confusamente, l’altro lucidamente, segnano la presenza di un epocale tornante storico.
Ad esso non si può rispondere predicando la violenza levatrice della storia: quello era uno slogan che funzionava quando c’era ancora un po’ di “filosofia” nelle rivolte di piazza, oggi siamo al distruggere per il gusto di mostrare, facendolo a pezzi, una ipotetica superiorità rispetto al mondo così com’è. Altrettanto è illusorio pensare che ai conati violenti si possa contrapporre semplicemente la repressione: per renderla almeno ipoteticamente efficace si dovrebbe arrivare alla soppressione di tutte le libertà, il che, anche a lasciar da parte considerazioni morali, sarebbe nocivo, probabilmente mortifero per il nostro sistema socio-politico occidentale. leggi tutto
Il crepuscolo dell'umano
Il fluire degli eventi della Storia, nella sua ininterrotta continuità, finisce per caratterizzare l’evoluzione del pensiero e le sue declinazioni esistenziali. Da tempo questa epoca pare dominata dal tema dei rapporti tra uomo e tecnica, fino ai più recenti sviluppi dell’I.A., della digitalizzazione (che secondo Gordon E. Moore, fondatore di INTEL” è il motore del mondo”) come processo irreversibile e del metaverso, rappresentazione simbolica della declinazione del reale nel virtuale. Si tratta di una deriva del 900 che già Martin Heidegger aveva anticipato intuendone sviluppi e conseguenze, seguito da Walter Benjamin, Ernst Cassirer e che molti illustri filosofi hanno poi ripreso, basti considerare i saggi di Emanuele Severino, Giulio Giorello, Umberto Galimberti, per rimanere dalle nostre parti. Capitalismo dominante e globalizzazione dilagante hanno favorito questa emergenza tematica che non riguarda solo la dimensione antropologica in senso stretto ma suscita e richiama riflessioni ontologiche e assiologiche, fino ad interrogarsi sui destini dell’umanità, in un contesto caratterizzato dall’accelerazione vorticosa impressa dall’innovazione e dal conseguente spaesamento di senso e di orientamento. Quel rifugiarsi nel presente per viverlo e dominarlo segnala una carenza di memoria del passato, travolto dai cascami che la tecnica produce attraverso la tecnologia e un’incapacità di progettare modelli di vita pur circoscritti leggi tutto
L'Europa e Trump
I fuochi pirotecnici di Trump continuano a costituire una grossa incognita per il futuro degli stati europei, sia come singoli, sia come associati nella UE. Interpretare le uscite del presidente americano è un’impresa pressoché impossibile, tanto sono in continuo cambiamento e contraddittorie fra loro (fino al punto da far sospettare sulla sua salute mentale…). Tuttavia i leader europei devono di necessità fare i conti con questo inaspettato politico a cui si potrebbe applicare il ritratto feroce che venne fatto per Bismarck: un giocoliere con tre palle di cui una sempre in aria.
Per chi governa il problema è come affrontare il rapporto con un personaggio che sta distruggendo i rapporti con l’Europa e non si capisce bene a qual fine. Indubbiamente interpreta un sentimento isolazionista che in America è sempre esistito e che oggi, anche per i tempi di crisi globale che stiamo affrontando, guadagna un maggiore consenso fra quella parte di popolazione che è incerta sul proprio futuro. Tuttavia per lisciare il pelo a questi sentimenti non ci sarebbe bisogno di spingersi in scontri che non hanno un senso compiuto.
Prima la politica folle sui dazi (rientrata abbastanza rapidamente, ma la cui ripresa è continuamente minacciata), poi la pretesa di annettersi la Groenlandia dove leggi tutto
La legge che muove il mondo è la digitalizzazione
Preceduto da una minuziosa e argomentata presentazione di Alessandro Aresu (già consulente scientifico del Governo Draghi) , l’agile volumetto di Liberilibri riporta una serie di saggi di Gordon E. Moore (Cramming More Components onto Integrated Circuits (1965) - Progress In Digital Integrated Electronics (1975) - Lithography and the Future of Moore's Law (1995) - Intel: Memories and the Microprocessor (1996) - Speech at the International Solid-State Circuits Conference (2003)), tradotti per la prima volta in italiano a cura del prefatore.
Riletti tenendo presenti le date di redazione e rivisitati alla luce dell’illuminante introduzione di Aresu, questi scritti-conferenze, esprimono una lungimirante e profetica predizione di ricerca pura ed applicata in materia di elettronica e digitalizzazione nei processi di conoscenza, archiviazione e utilizzo dei dati.
Da un genio della chimica, dell’informatica e dell’imprenditoria come Gordon Moore, fondatore di INTEL e ideatore della cd. “Legge di Moore”, non ci si poteva attendere qualcosa di diverso, una spiegazione semplicistica, una riduzione ai minimi termini della straordinaria evoluzione scientifica che ha caratterizzato la storia dei transistor, dei diodi e dei semiconduttori.
Non si tratta di pedanti nozioni teoretiche ma di un percorso di innovazione che ha cambiato il concetto di elaborazione, conservazione, utilizzazione dei dati e dei processi, raccontato attraverso la descrizione di evidenze pratiche. leggi tutto
Oltre la piccola tattica pre-elettorale
Con un mondo impazzito che rischia di deragliare non si sa bene in quale direzione, dalla politica italiana ci sarebbe da aspettarsi qualcosa di meglio di una trita rincorsa alla demagogia pre-elettorale. D’accordo, alle elezioni politiche manca circa un anno e qualche mese, potrebbe anche darsi che venissero anticipate un poco anche se a stare alle previsioni di chi frequenta i gangli della vita politica l’ipotesi non trova grande credito (a meno, ovviamente, di sussulti oggi imprevedibili). Si capisce che alle forze politiche sembri un tempo non così ampio se si vogliono spostare in modo significativo dei consensi da un campo all’altro, magari riuscendo a recuperare un poco di astensione.
L’idea largamente condivisa nei loro vertici è che, se la distribuzione del voto rimane più o meno quella che si può ricavare dai sondaggi, la partita sia assolutamente in bilico, con un’alta probabilità di avere un parlamento senza una solida maggioranza, dunque soggetto a tutte le possibili fluttuazioni con una classe politica in cui se non tutti, una buona parte alla fine in circostanze del genere si comporta senza seguire le indicazioni dei partiti. Gli inglesi chiamano questa situazione “il parlamento appeso”, ma tant’è: il nocciolo duro è che in condizioni del leggi tutto
La Mission della nuova Silicon Valley
Preceduto da un’ampia e approfondita, erudita prefazione di Andrea Venanzoni che introduce il saggio di Peter Thiel come esempio di tecnoteologia politica, il libro che ora la casa editrice Liberilibri diffonde anche in versione cartacea è – come presentato dall’editore – ‘una cavalcata nella mission della nuova Silicon Valley, concepita sempre meno quale spazio esclusivamente economico-finanziario e sempre più come argine contro la stagnazione e la decadenza della civiltà occidentale’. L’autore è decisamente accreditato per proporre una linea ermeneutico-interpretativa delle derive attualizzate negli indirizzi politici di governo e di gran parte dell’immaginario collettivo a stelle e strisce: Peter Thiel è infatti uno dei più influenti venture capitalist della Silicon Valley, già allievo di René Girard e tra i primi giganti del Tech ad aver sostenuto Donald Trump. In questa argomentata narrazione egli traccia le ragioni filosofiche della piena convergenza tra innovazione tecnologica e sicurezza, con ampi riferimenti culturali a Leo Strauss e al tema dell’intelligenza artificiale, a Carl Schmitt e agli algoritmi, alla Palantir Technologies (azienda statunitense specializzata nell'analisi dei big data, fondata nel 2003 dallo stesso Thiel e di sua proprietà) e alla teoria mimetica. Tutto ciò partendo retrospettivamente da John Locke, padre del liberalismo moderno e ampiamente rivisitando la palingenesi ottimista e razionalista dell’Illuminismo leggi tutto
La vera storia di Bettino Craxi
L’incipit di questa seconda edizione del libro di Fabio Martini “Controvento. La vera storia di Bettino Craxi”, pubblicato da Rubbettino, contiene un’affermazione che dovremmo mandare a mente, ogni volta che ci si esprime – nell’immediatezza degli eventi – sul presente che sta diventando passato prossimo: da sempre la Storia (con la S maiuscola) si ripensa e si riscrive più volte in modo direttamente proporzionale al trascorrere del tempo. Più ci si allontana dai fatti e più la loro narrazione viene rivisitata, più i contorni delle vicende e dei loro personaggi vengono focalizzati con meno enfatizzazione emotiva e più discernimento critico.
E’ una regola non scritta che trova conferma ‘molti anni dopo’ per usare una celebre espressione di Gabriel Garcia Marquez, senza che si debba cadere forzatamente in una sorta di revisionismo di maniera, addirittura la narrazione acquisisce dettagli – persino inediti – che emergono a poco a poco e inducono a ripensamenti perché nei corsi e ricorsi storici di vichiana memoria il passato si compara con il presente e quella che un tempo appariva come verità scontata e assoluta viene invece contestualizzata per essere meglio interpretata, con maggior discernimento critico.
Anche la biografia personale e politica di Bettino Craxi, politico controverso e carico di leggi tutto


