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Leggere per non perdersi nel presente
Dai potenti della Terra, ai luoghi di lavoro, al condominio, alla vita domestica: ogni giorno è una sarabanda di sorprese, smentite, polemiche, beghe senza fine, prevale l’immagine di una umanità accanita nell’accapigliarsi senza un barlume di idee, senza certezze, senza progetti.
Se questa è la globalizzazione vuol dire che siamo proprio messi male. Vittime del tempo, della fretta, della smania di protagonismo, del dire anche quando sarebbe bene tacere: non bastano le guerre, il riscaldamento globale, gli inganni della porta accanto, il rancore sottotraccia istigato dai social, gli episodi di violenza di ogni tipo, le nefandezze impensate, il catechismo laico del dio denaro che tutto travalica e sale sul podio di ciò che ci ispira per prevalere a tutti i costi, che ci insegna la dottrina della soccombenza altrui.
Ricordo le parole di Umberto Galimberti: “Se il denaro diventa la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualunque bene, allora il denaro non è più un mezzo ma diventa il primo scopo rispetto al quale si vedrà in che misura soddisfare bisogni e produrre beni. Se questo discorso lo applichiamo alla tecnica – come condizione universale per realizzare qualsiasi scopo – allora gli scopi vengono subordinati al raggiungimento del massimo potenziale tecnico e
Quando la storia insegna
Chissà se l’impegno del presidente Mattarella nell’essere presente alle celebrazioni a Merano il 5 settembre per l’80° dell’accordo De Gasperi-Gruber che avviò la sistemazione della questione del Sudtirolo sarà sufficiente per attirare una rinnovata attenzione su una pagina che ha molto da insegnare alla politica.
Perché non si trattò di un accordo facile, che infatti doveva sanare la vicenda poco onorevole di un ventennio appena concluso e che avrebbe impiegato più di un trentennio per mostrare appieno le sue potenzialità. Dunque una storia positiva perché poté contare sulla razionalità e sulla ragionevolezza di molti uomini politici, ma anche di uomini di cultura e di chiesa, che non si fecero ingabbiare dalle retoriche ereditate dal passato, da furori più o meno sacri, e seppero davvero guardare avanti.
Quando nell’estate del 1946 si lavorò a trovare l’accordo nell’ambito del trattato di pace che chiudeva la Seconda Guerra Mondiale c’erano sul terreno l’eredità della guerra del 14-18 con la fissazione del confine italiano al Brennero in nome di una visione geo-strategica che già non aveva allora molto senso, la vicenda dell’opera di tentata snazionalizzazione violenta della popolazione austriaca del Sudtirolo operata dal fascismo, quella di una adesione piuttosto entusiasta dell’Austria al nazismo che l’aveva inglobata nel
Sul concetto di tempo
"Nell'anno ci sono solo due giorni nei quali non si può fare niente. Uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani. È oggi il giorno per credere, amare, fare e, soprattutto, vivere." (DALAI LAMA)
Che cosa è il tempo? È una domanda che ci poniamo spesso nell’incessante turbinio della vita, altre volte la eludiamo in un’epoca in cui si vive più di ricordi che di speranze e lo stesso presente sembra incerto e fonte più di ansie che di certezze e di approdi rassicuranti. Scriveva Seneca nelle Lettere a Lucilio: “Dunque, caro Lucilio, fa' ciò che mi scrivi; fa' tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell'oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro’. (“Dum differtur, vita transcurrit”).
Una densa visione antropologica dell’esistenza ed anche una sollecitazione alla consapevolezza di abitare il presente che Seneca richiama nel De brevitate vitae: “Non è vero che abbiamo poco tempo, è che ne perdiamo molto”. Sul concetto di tempo Sant’Agostino esprime una considerazione decisiva che diventa un riferimento fatto proprio dalla scienza: il tempo non è qualcosa di esterno, ma abita dentro l’anima, in interiore homine. leggi tutto
Una politica oltre le sceneggiate
Agosto è nel dibattito pubblico tradizionalmente in Italia un mese di cosiddetti “ballon d’essai”: provocazioni più o meno a vuoto, raramente anticipi di strategie di lungo periodo, cose che i politici e i personaggi che ruotano loro intorno lanciano in quel tanto di mondo dei media che non può andare in vacanza (carta stampata e qualche talk show che supplisce alle ferie dei conduttori-star). Si sostiene che servono per prendere la temperatura, per misurare le tensioni che animeranno la vita politica alla ripresa autunnale. Figurarsi se non ci si è fatto attenzione quest’estate con la prospettiva dell’entrata nel vivo da settembre del confronto precoce per le prossime elezioni nazionali.
A dominare su tutto è stata la questione di individuare quali saranno le figure chiave che in vista delle battaglie prenderanno la guida delle varie forze, partiti o fazioni che siano. Può essere curioso che molto si sia concentrato in una storia al confine fra il picaresco e il grottesco, il caso Ranucci-Lavitola. Tutto è ruotato intorno alla plausibilità che un personaggio del sottobosco politico, già in passato coinvolto in vicende di manipolazioni, potesse davvero, come aveva finito di ammettere davanti agli inquirenti, avere montato una sceneggiata pericolosa per promuovere il lancio in politica di leggi tutto
Il Pianeta ha esaurito le risorse rigenerative: dal 31 luglio viviamo a debito
Un allarmante Rapporto del WWF di questi giorni ci pone di fronte ad una realtà di sostenibilità ambientale e antropologica che ha i connotati dello scenario distopico. Secondo l’organizzazione mondiale che da 60 anni si occupa di tutelare la salvaguardia e la sopravvivenza delle specie viventi a partire dal 30 luglio 2026 l’umanità ha azzerato le risorse naturali disponibili poiché nei sette mesi precedenti ha richiesto e utilizzato più risorse e servizi ecosistemici di quanti la Terra sia in grado di rigenerare in un anno. Dal giorno successivo vivremo quindi in debito ecologico, utilizzando risorse oltre la capacità di rigenerazione del Pianeta. Il WWF ricorda che oggi consumiamo infatti l’equivalente di 1,73 ‘pianeti Terra’ e che è necessario invertire questa corsa, in particolare intervenendo sulle città, responsabili di una quota rilevante del consumo di risorse e degli impatti ambientali. Esaurito questo budget medio annuale il Pianeta piomba in uno stato di debito ecologico al quale occorrerà far fronte. Questa data fatidica è chiamata Earth Overshoot Day cioè ‘Giorno del sovrasfruttamento della Terra’ o ‘Giorno dello sforamento’ ed è il preludio di una condizione deficitaria di compatibilità tra l’uomo e l’ambiente: si tratta peraltro di una situazione che si rinnova di anno in anno da circa mezzo leggi tutto
Un momento inquietante
I fatti di Chiomonte in Val di Susa pongono interrogativi inquietanti. Sono stati messi in rapporto con i tumulti degli antagonisti a Bologna ad inizio della scorsa settimana, ma il nesso è piuttosto ambiguo, sebbene in entrambi i casi si sia assistito alla degenerazione di manifestazioni che si muovevano in modo più o meno pacifico.
Insistiamo sul più o meno. Infatti mentre a Bologna la manifestazione di protesta per la morte del marocchino Fakir indetta un po’ troppo disinvoltamente da un sindaco in cerca di visibilità aveva una modalità denunciataria pacifica, non si può dire lo stesso per quella della Val di Susa che era programmaticamente antagonista, sia pure non necessariamente orientata al tipo di violenza che si sarebbe visto in atto. È significativo soffermarsi sulle differenze tra i due episodi. A Bologna c’è stata una azione dell’antagonismo diremmo ordinario, che cerca lo scontro con le forze dell’ordine ma nel quadro di un tumulto di piazza per quanto molto pesante che ha utilizzato come armi quel che ha trovato per strada. A Chiomonte si è vista in azione una forza militarizzata, addestrata, con divise, organizzazione, strumentazione preparata in precedenza, tutto pianificato. Non si è neppure trattato per la maggior parte di soggetti legati al leggi tutto
Fame e spreco il mondo diviso tra carenza e abbondanza
Nel 2024 circa 673 milioni di persone – pari all’8,2% della popolazione mondiale – hanno sofferto la fame secondo il più recente rapporto delle agenzie ONU sulla sicurezza alimentare.
Un dato in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma ancora superiore ai livelli pre-pandemici e lontano dagli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Ancora più ampio è il fenomeno dell’insicurezza alimentare: circa 2,3 miliardi di persone (28% della popolazione mondiale) vivono senza accesso stabile ad un cibo sufficiente e nutriente.
Il fenomeno è fortemente diseguale se rapportato alle aree più colpite: in Africa ci sono oltre 307 milioni di persone denutrite pari ad oltre il 20% della popolazione, in Asia occidentale si stima che circa il 12,7% della popolazione complessiva ne sia colpita, mentre in America Latina e in Asia meridionale vengono segnalate fragilità strutturali con segnali di lieve miglioramento.
In particolare i dati più recenti evidenziano come l’America Latina presenti una prevalenza della ‘condizione di fame’ intorno al 5-6%, pari a circa 41 milioni di persone, mentre nell’Asia meridionale il fenomeno assume dimensioni molto più rilevanti, coinvolgendo circa 229 milioni di individui, pari a oltre il 10% della popolazione. Tali differenze dimostrano che la fame non è un fenomeno uniforme, ma espressione di modelli diversi di disuguaglianza e accesso alle risorse alimentari.
Secondo le leggi tutto
In nome della demagogia
I tempi pre-elettorali sono per definizione propizi ad una impennata della demagogia, ma quando si sposano con fasi di grande crisi della politica gli argini che la contengono nei limiti della patologia dei mezzi di mobilitazione franano. Lo si sta vedendo molto chiaramente in questo momento con il parossismo a cui si è arrivati nella vicenda della richiesta di grazia a furor di popolo per il gioielliere Roggero condannato dopo tre gradi di giudizio per aver ucciso due rapinatori e cercato di farlo anche con un terzo membro della banda quando questi ormai stavano fuggendo dal suo negozio che avevano assaltato.
L’episodio era il tipico caso di cronaca che muove i sentimenti popolari più istintivi: si tratta di un uomo che, dopo essere stato non solo oggetto di aggressione personale ed essere stato testimone di pesante violenza contro la moglie e la figlia, aveva deciso di farsi giustizia da sé. Di conseguenza una quota robusta dell’opinione pubblica, scossa dal montare di violenza nella vita di tutti i giorni e dalla relativa capacità o possibilità delle forze di polizia di colpirla, si schierava istintivamente dalla parte di chi l’aveva fatta pagare ai delinquenti. Naturalmente un simile sentimento non trovava accoglienza nelle aule
L'ora dell'Europa
Per come pensa e scrive Vittorio Emanuele Parsi – ordinario di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, Accademico dei Lincei ed uno tra i più autorevoli politologi del nostro tempo – mi ricorda una definizione di cui mi aveva messo a parte Giulio Andreotti (anche se nello specifico riferita ad uno statista del 900): “usa più spesso e volentieri i sostantivi che gli aggettivi”. Significativamente un complimento perché Parsi esprime la rara capacità di andare al cuore dei temi che affronta e sui quali si misura con competenza e conoscenza indiscusse. Era stato così per ‘Titanic - Naufragio o cambio di rotta per l'ordine liberale’, e si conferma tale con altrettanta e forse più penetrante e mirata lucidità in questo libro “Contro gli imperi – Il futuro delle nostre democrazie nel nuovo ordine mondiale” edito nella collana Saggi Bompiani.
Quantomeno la consapevolezza di stringere i tempi per decollare con una presenza unita, forte, coesa dell’Europa è speculare al tambureggiante, imprevedibile incedere della politica estera di Trump in materia di alleanze e di difese strategiche comuni alle democrazie occidentali.
Se nella precedente riflessione Parsi considerava i pericoli di una lenta agonia dell’ordine liberale e del pensiero occidentale, pena l’inabissamento nell’irrilevanza geopolitica, in questo nuovo e recentissimo saggio leggi tutto
Pettegolezzi, storiacce, impasse della politica
Va bene, è estate, sicché tutto fa brodo per occupare l’attenzione dei lettori distratti dalle vacanze, però alcune vicende sono al limite dell’eccesso. Ci riferiamo innanzitutto alla vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci, che si è scoperto orchestrato, in maniera apparentemente dilettantesca, dal suo amico Valter Lavitola, faccendiere già noto alle cronache politico giudiziarie.
Senza entrare nella valutazione poliziesca di quanto è accaduto, visto che non si dispone neppure di un quadro indiziario un minimo interpretabile, ci limitiamo a segnalare come siamo di fronte alla solita storiaccia politica: un giornalista d’inchiesta, ovvero costruttore di storie di denuncia su casi che possono fare scandalo, prima glorificato come l’inquisitore/denunciatore delle nostre corruzioni tanto da farne un quasi idolo del radicalismo di sinistra, poi da quegli stessi sponsor citato come obiettivo emblematico di un potere che voleva “intimidirlo”, infine ridimensionato come professionista con almeno una frequentazione amicale a rischio, frequentazione che gli si sta ritorcendo contro. Tutto questo occasione non per suggerire ai politici un po’ più di cautela nel magnificare, così come nel demonizzare un giornalismo spettacolo, ma per rilanciare l’attenzione sulla corta visione e la mancanza di (auto)critica da parte di personaggi che pensano ancora di guadagnare credito gettando in caciara ogni fatto di cronaca: leggi tutto


