Ultimo Aggiornamento:
28 marzo 2020
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I tedeschi al voto senza sbarramento

Gabriele D'Ottavio - 03.05.2014
Giudici tedeschi a Karlsruhe

Alle prossime elezioni europee i tedeschi voteranno con una legge elettorale senza sbarramento. Lo ha deciso la Corte costituzionale di Karlsruhe con la sentenza del 26 febbraio scorso. In Italia la notizia è passata sotto silenzio. Eppure sono diversi gli elementi di interesse. Innanzitutto, scopriamo che l’Italia non è l’unico Paese in Europa a votare con leggi elettorali che vengono successivamente dichiarate incostituzionali. È dal 1979, infatti, che in Germania la legge elettorale per le elezioni del Parlamento europeo prevedeva uno sbarramento. Nel 2011 il Bundestag aveva provveduto ad abbassare la soglia dal 5% al 3%, in seguito a un pronunciamento del Tribunale costituzionale federale con cui i giudici di Karlsruhe avevano di fatto già cassato la legge elettorale vigente per le elezioni europee. Da quanto si apprende dalla motivazione della sentenza del 26 febbraio, il problema evidentemente non era la percentuale della soglia, ma lo sbarramento in sé e per sé. Secondo i giudici di Karlsruhe lo sbarramento lederebbe il principio di pari opportunità dei partiti. Viene da chiedersi quali conseguenze la nuova legge elettorale senza sbarramento avrà sull’esito delle elezioni del prossimo maggio. Stando ad alcuni recenti sondaggi commissionati dalla rete televisiva ZDF all’istituto Forschungswahlen, l’unica vera novità dovrebbe essere l’accesso al Parlamento dell’Alternative für Deutschland (AfD), il partito euroscettico che, pur ottenendo quasi 2 milioni di voti alle scorse elezioni nazionali, è rimasto fuori dal Bundestag. Non meno rilevante è la questione delle ricadute che questa sentenza potrebbe avere sulla legge elettorale nazionale. Come sanno bene i molti estimatori italiani del modello tedesco, anch’essa prevede uno sbarramento del 5%. In Germania a sollevare il problema sono stati soprattutto i partiti più piccoli, che sono ovviamente interessati alla soppressione di quello che essi considerano un ostacolo illegittimo alle proprie aspirazioni di accedere al Bundestag. D’altra parte, se si legge con attenzione la motivazione della sentenza si capisce anche che la Corte costituzionale tedesca non sembra affatto intenzionata a far valere a livello nazionale quanto deciso per le elezioni europee. In questo caso, infatti, lo sbarramento è stato dichiarato incostituzionale in quanto ritenuto non necessario ai fini del funzionamento del Parlamento europeo. Pur riconoscendo al Parlamento europeo importanti e crescenti poteri di controllo nei confronti della Commissione europea, tali poteri non sono tali da equipararlo al Parlamento nazionale, dove invece – così recita la sentenza –  «è necessaria la formazione di una maggioranza per eleggere e sostenere nel tempo un governo funzionante».

 A ben vedere, si tratta di una sentenza coerente con la più recente giurisprudenza in materia europea della Corte di Karlsruhe che non perde occasione per ribadire l’esistenza di una differenza costitutiva tra il sistema politico nazionale e quello europeo. Già in passato la Corte aveva suscitato un grande clamore con la sentenza sul Trattato di Lisbona del 30 giugno 2009, con cui si era schierata a difesa di una interpretazione del principio democratico che, riconoscendo il primato della Costituzione nazionale, rimetteva così in discussione la precedente giurisprudenza tedesca sul rapporto tra diritto nazionale e diritto comunitario. In genere, i politici tedeschi si astengono dal commentare le sentenze della Corte costituzionale. Questa volta però ci sono state delle eccezioni e questo dà la misura della rilevanza politica che si attribuisce alla dichiarazione di incostituzionalità dello sbarramento. Una delle più significative è stata quella dell’attuale Presidente del Bundestag, Norbert Lammert (CDU), il quale durante un intervento pubblico alla Konrad Adenauer Stiftung ha di fatto tacciato i giudici di Karlsruhe di coltivare un euroscetticismo strisciante. Se così fosse, per l’Italia la scoperta di non essere l’unico Paese a votare con leggi elettorali poi dichiarate incostituzionali sarebbe una consolazione (ammesso che di consolazione si possa parlare) assai magra.