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24 febbraio 2024
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Verso le comunali dell'11 giugno - 5) I 25 capoluoghi fra il 2012 e il 2014

Luca Tentoni - 20.05.2017

Fra il 2008 e il 2013 il panorama politico italiano cambia profondamente. I diversi rapporti di forza fra i partiti, le variazioni territoriali e complessive nelle percentuali dei "poli" (soprattutto di quello di centrodestra), l'ingresso di nuovi soggetti politici nell'arena elettorale contribuiscono - sotto la spinta di una devastante crisi economica e sociale - a mettere fine alla stagione della Seconda Repubblica, per entrare in una fase di transizione la quale, a tutt'oggi, non è conclusa. Nei venticinque capoluoghi oggetto del nostro studio - quelli dove si voterà l'11 giugno prossimo per eleggere sindaci e rinnovare i consigli comunali - il mutamento si avverte profondamente. In questi centri (e, come vedremo in una successiva occasione, in altri 39 comuni non capoluoghi con popolazione superiore a 30mila abitanti) si assiste a fenomeni elettorali "migratori" diversi a seconda delle zone del Paese e della loro pregressa "attitudine politica". Fra le elezioni del 2008 e quelle del 2013 cambia partito circa il 40% degli italiani (39,1% nazionale, 40,85% in questi capoluoghi). I partiti di centrodestra (Pdl, Lega Nord, Destra-FDI-Altri minori) passano dal 46,3% (-1,8% su MNaz) al 26,1% (-3% su MNaz), mentre tutti i soggetti politici di sinistra (Pd, socialisti, Sel e altri) scendono dal 43,8% (+1,6% su MNaz) al 33,2% (+1,6% su Mnaz). Oltre al progresso dei centristi (10,8%, +0,2% su Mnaz, +3,2% su 2008), dovuto principalmente leggi tutto

Macron: un uomo (solo) al comando?

Michele Marchi - 17.05.2017

Angela Merkel ha parlato, citando Hermann Hesse, di “magia dell’inizio”, riferendosi ai primi passi del nuovo presidente della Repubblica francese. Al netto della “Macron-mania” che sta contagiando il nostro Paese e, in generale, il Vecchio Continente, il nuovo inquilino dell’Eliseo, nei suoi primi passi da presidente eletto, ha fornito alcuni spunti interessanti che, se confermati, potrebbero rendere il suo quinquennato davvero storico almeno quanto lo è stata la sua elezione.

Sin dalla solennità della serata del Carousel du Louvre, confermata al momento del passaggio delle consegne e della sfilata sugli Champs-Elysées dopo aver reso omaggio al milite ignoto all’Arc de Triomphe, l’impressione è quella di una forte volontà di “ri-presidenzializzare” la funzione. Stile e contenuti sembrano già delineare una presidenza lontana sia da quella “bling-bling” di Sarkozy, sia da quella “normale” di Hollande. Macron pare aver compreso che la giovane età, la volontà dei francesi e la gravità del momento impongono il ritorno alla centralità del “monarca repubblicano”. E proprio a proposito della “gravità del momento”, il quarantenne ex-banchiere, ma non dimentichiamolo ex segretario generale aggiunto all’Eliseo (2012-2014), sembra consapevole di trovarsi dinanzi ad un nuovo inizio per il Paese, per certi aspetti simile a quello del 1958. L’ultimo quindicennio leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 4) I 25 capoluoghi fra il 1994 e il 2008

- 13.05.2017

Nei venticinque comuni capoluogo di provincia nei quali si voterà l'11 ed eventualmente il 25 giugno prossimo per le amministrative, il passaggio fra le elezioni del 1992 e quelle del 1994 è stato denso di mutamenti, in linea però col resto del Paese. Se nel 1992 i partiti di centro avevano avuto risultati meno brillanti rispetto alla media nazionale (34,9% contro il 37,4%; in particolare: Dc 25,9% contro 29,7%) soprattutto al Nord, quelli di destra avevano invece guadagnato proprio nelle regioni settentrionali molti dei voti perduti dai democristiani. In quanto ai partiti di sinistra, nel complesso erano arrivati ad avere il 45,2% dei voti, all'incirca quelli della media nazionale (44,8%). Dinamiche molto simili, come si accennava, si trovano nei dati relativi al 1994, cioè alla prima elezione della Seconda Repubblica. Il PPI, erede della Dc, ottiene nei capoluoghi appena l'8,8% dei voti contro l'11,1% della media nazionale, alla pari con la Lega Nord (la quale, tuttavia, ha l'8,4% nella MNaz). I partiti di sinistra conseguono, nel complesso, lo stesso risultato che nel resto d'Italia, con il Pds sottorappresentato (17,8% contro 20,4 MNaz) proprio come nel 1992 (14,2% contro 16,1% MNaz). Il nuovo sistema dei partiti che si va creando passa, ovviamente, attraverso una forte ristrutturazione e il travaso di forti quantità di voti da partiti tradizionali a soggetti nuovi. leggi tutto

Ritorno al partito?

Paolo Pombeni - 10.05.2017

Terminata la suspence per la definizione della segreteria del PD ci si attende che la politica italiana si rimetta in cammino. I media si affannano a costruire retroscena, ma spesso, ci permettiamo di notarlo, trascurano di analizzare la scena, la quale è più trasparente di quel che si ritenga.

La prima cosa da notare è che la performance delle cosiddette primarie del PD non ha portato ancora all’apoteosi del leaderismo senza partito, quanto piuttosto alla riaffermazione del partito del leader. Non si creda che ci stiamo perdendo in un gioco di parole. Almeno a prestar fede a quanto viene annunciato ora il PD avrà una segreteria che settimanalmente si riunisce per valutare l’azione del governo chiamando i ministri interessati ad interagire con il vertice del partito. Si potrebbe cavarsela dicendo che si tratta solo di un escamotage con il quale Matteo Renzi vuol tornare a fare il premier ombra, visto che ha dovuto lasciare quel posto. Sostiene l’interpretazione il fatto che quando l’attuale segretario del PD era anche il premier a qualcosa di simile non aveva mai pensato.

C’è del vero in questa osservazione, ma resta il fatto che viene formalmente resuscitata una modalità di rapporto fra governo e partito di maggioranza relativa leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 3) I 25 capoluoghi fra il 1972 e il 1992

Luca Tentoni - 06.05.2017

Il periodo fra il 1968 e il 1972 segna un punto di svolta nella storia politica e sociale italiana. Anche nei venticinque capoluoghi oggetto del nostro studio, nei quali si voterà l'11 ed eventualmente il 25 giugno prossimi, qualcosa cambia. I partiti di sinistra iniziano a compiere una progressione – inizialmente cauta, poi molto marcata nel 1975-'76 - che li poterà a sfiorare la maggioranza assoluta dei voti, anche nel Paese (pur considerando che, per mille ragioni ben note, una coalizione di governo dal Psdi alla sinistra estrema non avrebbe mai potuto costituirsi). Come nel periodo 1948-'68, nella famiglia politica del Centro la Dc è costantemente sottorappresentata rispetto alla media nazionale: ha il 36,3% nel 1972 (naz. 38,7%: -2,4%), sale al 38% nel '76 (-0,7% risp. MNaz), torna al 36,7% nel '79 (-1,6% MNaz) ma poi declina (30,3% 1983: -2,4% MNaz; 31,5% 1987: -2,9% MNaz; 25,9% 1992: -3,8% MNaz). La paura del sorpasso comunista, che nel resto del Paese non aumenta la percentuale democristiana (che resta nel '76 al 38,7%, come nel '72), porta alla Dc, nei capoluoghi oggetto del nostro studio, un progresso dell'1,7% che però è perduto quasi interamente già nel '79. I partiti liberaldemocratici, invece, hanno sempre risultati migliori rispetto alla media nazionale. Il Pri, in particolare, diventa il partito capace di catturare meglio il voto d'opinione del Nord (in questa fase, con Ugo La Malfa prima, poi con Giovanni Spadolini, ottiene risultati migliori rispetto al Pli). leggi tutto

Napoleone e il bipartitismo imperfetto

Paolo Pombeni - 03.05.2017

Più di un commentatore politico non vuole arrendersi all’idea che Renzi abbia le caratteristiche di un leader: grande o piccolo, destinato ad un lungo successo o legato a contingenze fortunate può essere materia di discussione, ma per capirlo oggi bisogna partire da quella caratteristica. Sinora la sua storia, esagerando un po’, rimane nell’idealtipo napoleonico, quello, per riprendere il famoso verso manzoniano, del “tre volte nella polvere, tre volte sugli altar”.

Di conseguenza Renzi ha bisogno di prendere ogni sconfitta come l’occasione per aprire una nuova fase che gli consenta di riaffermare quella che sente come la sua “missione” (o, se si preferisce un termine meno altisonante, come la sua peculiarità). Nella fase attuale aveva bisogno di mostrare a critici ed avversari che la sua visione di un PD diverso, capace di ambire alla guida reale della “svolta” italiana, aveva il necessario sostegno di militanti e simpatizzanti.

Con il suo notevole successo nelle elezioni per la segreteria del partito ha raggiunto il risultato. Cercare di ridimensionarlo ricordando i 3,7 milioni di voti raccolti a suo tempo da Prodi o i 2,8 che ebbero Bersani e lui nelle ultime “primarie” è solo un gioco retorico: erano non solo altri tempi, ma soprattutto non si tiene conto che tanta gente leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 2) I 25 capoluoghi fra il 1948 e il 1968

Luca Tentoni - 29.04.2017

Il nostro viaggio nei comuni dove si voterà l'11 e il 25 giugno prossimi inizia dai capoluoghi. Siamo andati molto indietro nel tempo, fino alle elezioni per la prima legislatura repubblicana. In questo articolo ci occuperemo del comportamento elettorale negli anni che vanno dal 1948 al 1968. Non si tratta di un esercizio di scuola, ma di un tentativo di individuare tendenze (se ce ne sono) capaci di resistere al tempo e di arrivare (più o meno intatte) fino ai giorni nostri. Anche se è evidente che del milione e 655 mila elettori che ha votato nei 25 capoluoghi il 18 aprile 1948 solo una piccola parte è ancora in vita (i più giovani sono del 1927, essendo allora la maggiore età fissata a 21 anni) ci sono però comportamenti elettorali "ereditati". La distribuzione dei consensi ai partiti ci aiuterà, inoltre, a dividere i venticinque capoluoghi in tre aree - alle quali abbiamo già fatto accenno nell'articolo precedente - che denominiamo "Nord bianco", "Zona rossa" e "Mezzogiorno allargato". Per costruirle abbiamo preso in considerazione il comportamento elettorale nelle tre zone durante il primo ventennio repubblicano. I capoluoghi italiani (non solo quelli in esame, ma nel complesso), è bene dirlo in via preliminare, hanno sempre avuto un voto meno orientato verso la Dc e più favorevole a laici e Msi leggi tutto

Alla corte di Grillo?

Paolo Pombeni - 26.04.2017

Vanno osservate con attenzione le aperture, più o meno esplicite, che si vanno facendo da vari ambienti verso il Movimento Cinque Stelle. In parte non è fenomeno recente, perché una rete come La7 da tempo ha aperto spazi tanto direttamente con esponenti Cinque Stelle quanto meno direttamente con giornalisti del quotidiano che li accredita. Tuttavia negli ultimi tempi ci sono stati altri episodi, il più noto dei quali è quello relativo al direttore del quotidiano della CEI, ma un po’ meno apertamente se ne sono notati altri.

Non è cosa che debba stupire più di tanto, perché ovviamente una forza politica stimata stabilmente al 30% dei consensi elettorali e che ha conseguito alcuni successi rilevanti deve per forza di cose trovare attenzione e valutazione. Tuttavia in questo caso c’è un dato in più che merita di essere messo in rilievo: la natura sfuggente per non dire ambigua di questa forza consente di prenderla in considerazione per così dire senza sporcarsi le mani. Ad essa ciascuno può attribuire quel significato che più gli aggrada e relegare i punti della sua proposta per lui meno convenienti ad elementi marginali, magari considerandoli frutto di un certo folclorismo e di tanta improvvisazione che ancora è presente in una forza “giovane” e che pertanto può essere perdonata. leggi tutto

Verso le comunali dell'11 giugno - 1) Il quadro d'insieme

Luca Tentoni - 22.04.2017

Il voto amministrativo del 2017 riguarderà circa un quinto della popolazione e del corpo elettorale, un quarto dei comuni capoluoghi di provincia, un ottavo circa dei comuni. L'11 giugno (con eventuale ballottaggio, ove previsto, il 25 giugno) si voterà infatti in 1021 centri, 858 dei quali con popolazione inferiore a 15mila abitanti. I comuni superiori sono dunque 163. Oltre ai 25 capoluoghi di provincia ne abbiamo altri 138, così ripartiti: 52 fra 15 e 20 mila abitanti, 47 fra 20 e 30mila, 20 fra 30 e 40mila, 12 fra 40 e 50mila, 4 fra 50 e 75mila (Legnano, Carrara, Portici, Molfetta) e 3 oltre 75mila (Sesto San Giovanni, Guidonia Montecelio e Pozzuoli). Fra i comuni con una popolazione compresa fra 20 e 30mila abitanti, venti sono al Nord, cinque al Centro, tredici al Sud, nove nelle Isole. Fra gli altri 39 non capoluoghi (da 30mila abitanti in su) ce ne sono tredici del Nord, dieci del Centro, tredici del Sud e tre delle Isole. In questa fascia di comuni, dunque, il test sembra particolarmente importante, perchè le elezioni amministrative coprono abbastanza bene le diverse realtà del Paese. I comuni capoluogo che vanno alle urne, invece, sono stavolta prevalentemente settentrionali: quattordici su venticinque (al Centro sono quattro, al Sud quattro, nelle Isole tre). Ciò nonostante, come vedremo nelle prossime puntate di questo lungo viaggio nelle amministrative del 2017, leggi tutto

Alternativa Berlusconi?

Paolo Pombeni - 19.04.2017

Le riflessioni sul tripolarismo vanno di moda. Ancora oggi per molti disegnano uno scenario di ingovernabilità che dopo le prossime elezioni ci costringerà rapidamente a tornare alle urne. Iniziano ad ingrossarsi però le fila di quelli che pensano ad una soluzione di sblocco con il prevalere di una coalizione di centro destra grazie alle abilità (taumaturgiche?) di Silvio Berlusconi.

Il ragionamento che si fa è più o meno questo, in uno scenario che vuole ragionare per classici blocchi evitando le coalizioni trasversali imprudentemente marchiate come “inciuci”. In assenza di informazioni certe su come sarà la futura legge elettorale, ci sono due ipotesi: la prima è che alla fine si introduca un premio a chi guadagna almeno il 40% dei suffragi (coalizione o lista si vedrà); la seconda è che si rimanga ad un proporzionale sostanzialmente puro. Il Movimento Cinque Stelle in questo quadro è quello messo peggio nonostante al momento sia accreditato dai sondaggi come il partito con la più alta percentuale di consensi. Nel caso di un premio a chi supera il 40% dei voti si giudica improbabile che possa far un salto nei consensi di almeno 10 punti. Nel caso di un proporzionale classico, può risultare il partito più votato, ma siccome si dice indisponibile a coalizzarsi, leggi tutto