Ultimo Aggiornamento:
20 aprile 2024
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La Chiesa tra elogio alla povertà ed equilibrismi finanziari

Claudio Ferlan * - 14.06.2014

Esistono foto capaci di una portata evocativa superiore a quella di mille parole. Fortunatamente di parole noi ne abbiamo a disposizione di meno, così che rimanendo fedeli alla sintesi possiamo forse raccontare il senso di un’immagine senza dire né troppo, né troppo poco.

Lo scatto risale all’undici novembre 2007, quando a Champay (Argentina, provincia di Rio Negro) l’allora segretario pontificio Tarcisio Bertone proclamò beato Ceferino Namuncurá (1886-1905). Ceferino era un salesiano, come Bertone, di origine mapuche (araucane), una delle tribù che più di ogni altra in America del Sud oppose una strenua resistenza alla conquista spagnola e all’evangelizzazione. Accanto al segretario pontificio siede l’allora primate d’Argentina, cardinale Jorge Mario Bergoglio.

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La libertà nella ricerca scientifica

Francesco Domenico Capizzi * - 14.06.2014

Nel contesto liberal-democratico  scienza e cultura dovrebbero essere pienamente libere di ricercare indirizzi autonomi rispetto ai poteri economici e politici, al riparo dalle reprimende dei tempi lontani. Non tanto lontani se l’idealità scientifica, teorizzata tra i secoli XVII e XIX a partire da Francis Bacon, risultasse  ostacolata fino a vanificare la sua indipendenza nella realtà dello straordinario sviluppo industriale e nell’espansione inedita delle potenze finanziarie con il rischio di blandire la scienza, e la cultura, per acquisire obiettivi predeterminati e solidali ad interessi particolari. E’ vero che investire in ricerca comporti competitività e che un mancato suo sviluppo conduca ad arretramenti economici e sociali, ma è altrettanto vero che la libertà di ricerca scientifica deve essere garantita ed incoraggiata, mentre l’industria e la finanza sono disposte a finanziare programmi finalizzati redditizi: larga parte della ricerca biomedica leggi tutto

Soldi e cultura. Perché se l’Italia va a rotoli la colpa è dell’ignoranza al potere.

Marco Mondini * - 12.06.2014

In un recente intervento alla trasmissione “Otto e Mezzo” il presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato, ha dichiarato che affrontare un nuovo rinascimento e uscire da una crisi «non esclusivamente economica» è possibile solo attraverso la cultura. E’ un’opinione di notevole intelligenza, soprattutto perché espressa dal rappresentante di una categoria, quella degli industriali, che non ha mai brillato per fiducia nel sapere e nell’istruzione. Si può sperare che le parole di Zuccato, che è anche presidente della Fondazione Campiello, segnino uno spartiacque tra l’elogio dell’ignoranza, che ha sovente caratterizzato molti suoi colleghi di corporazione, e il riconoscimento che formazione e ricerca sono le basi per la sopravvivenza nell’economia globale? leggi tutto

Collusione e corruzione

Stefano Zan * - 12.06.2014

I comportamenti collusivi tra pubblica amministrazione (nelle sue varie declinazioni) e imprese realizzatrici delle diverse opere pubbliche che frequentemente salgono agli onori della cronaca non possono essere spiegati (solamente) con la disonestà di numerosi individui ma vanno invece compresi nelle loro caratteristiche strutturali e sistemiche. Il punto di partenza è che esiste una straordinaria asimmetria informativa tra l’ente appaltante e l’ente realizzante. Il altri termini la PA non ha al suo interno le competenze  per valutare se l’offerta presentata dall’ente proponente ha le caratteristiche tecnico-scientifche in linea con il livello delle conoscenze in essere e nemmeno le competenze leggi tutto

La ricerca di base e lo sviluppo economico

Dario Braga * e Fiorenzo Stirpe ** - 05.06.2014

Il presidente Napolitano, nel suo discorso d'insediamento, parlò del "valore delle proposte...per potenziare l'istruzione e il capitale umano, favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese". Fu ammirevole l'accostamento fra queste voci e preveggente: le società colte, quelle che investono di più in formazione e ricerca, stanno recuperando molto più rapidamente rispetto ai tempi della crisi di quelle, come la nostra, con una tradizione di scarsi investimenti nella ricerca. E' un fatto che le imprese crescono se fanno innovazione, e che l'innovazione è figlia della ricerca.


In sintonia con il Presidente Napolitano, il fisico inglese Brian Cox nella Faraday Lecture della Royal Society di Londra afferma che raddoppiare i fondi per l'università e la ricerca sarebbe un ottimo investimento. Questo è leggi tutto

Qualità vo cercando. De-meritocrazia e ope legis uccidono la scienza, impoveriscono il paese (e annientano una generazione)

Marco Mondini * - 03.06.2014

Non è un paese per meritevoli


La recente presentazione del rapporto ISTAT 2014 ha sollevato la consueta ondata di gemiti ed alti lai sul destino di una nazione che sta diventando sempre di più un deserto di talenti e cervelli. Negli ultimi cinque anni, quasi centomila “giovani” in età lavorativa (fino a 34 anni) hanno lasciato l’Italia in cerca di miglior fortuna all’estero: una parte rilevante di costoro (il 25% degli emigrati nel solo anno di rilevamento 2012) è costituita da personale altamente qualificato, in possesso di una laurea o di un titolo post-lauream. leggi tutto

La concretezza dei simboli. Parole e gesti di un gesuita diventato papa.

Claudio Ferlan * - 03.06.2014

Non si spegne l’eco del viaggio di Francesco in Terra Santa, anche perché il prossimo 8 giugno saremo testimoni di una prima sua conseguenza concreta, l’incontro di preghiera in Vaticano con i presidenti di Israele, Shimon Peres, e Palestina, Abu Mazen. Proprio la mancanza di consistenza è una delle accuse che più di frequente vengono mosse a Bergoglio, secondo alcuni molto abile nella comunicazione ma tutto sommato poco mobile nel percorso di rinnovamento della Chiesa che potrebbe avere, secondo i critici, solo formalmente avviato. Sono obiezioni comprensibili ma che rischiano forse di non tenere pienamente conto del contesto entro il quale un papa, e quello regnante in particolare, si muove. leggi tutto

Progresso e sviluppo: i problemi della medicina

Francesco Domenico Capizzi * - 29.05.2014

La parola progresso è sparita dal vocabolario, in disuso nella politica e nelle organizzazioni e aggregazioni sociali. E’ assorbita da sviluppo, come se l’un termine equivalesse all’altro in una confusione fra progresso sociale e crescita industriale e tecnologica. Non che i due concetti debbano contrapporsi, anzi ambedue possono appartenere al medesimo circolo virtuoso. Questa constatazione vale anche per la Medicina, attiva sull’evento patologico ma  indifferente di fronte alle connessioni fra fattori patogeni e condizioni di vita subordinate all’espansione economico-produttiva al punto da ergersi centrale rispetto ad un diritto fondamentale: la tutela della salute, ormai affidata a tecnologie che generano tecnologie, a macchine che producono macchine, fino all’occultamento dei legami fra malattia, cultura ed organizzazione sociale. leggi tutto

La generazione mai. I precari della ricerca che erano troppo giovani per la de-meritocrazia e oggi sono troppo vecchi per il giovanilismo.

Marco Mondini * - 22.05.2014

C’è un fantasma che si aggira per i corridoi delle università italiane, quello di una generazione che non è mai stata.

Nati negli anni Settanta, studenti negli anni Novanta, questi spettri tra i trenta e i quarant’anni sono un paradosso vivente. Sono il primo segmento generazionale che ha fruito in modo massiccio dei dottorati di ricerca e di un sistema di borse ancora relativamente ricco. E costituiscono anche il primo gruppo anagrafico ad aver avuto compattamente la possibilità di vivere buone esperienze internazionali. Per un giovane studioso impegnato in una ricerca di buon livello, tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, trascorrere un soggiorno all’estero, candidarsi per partecipare ad un convegno internazionale, tentare di pubblicare su una rivista straniera non era solo una patente di nobiltà accademica, era quasi un obbligo morale. Ciò non significa che tutti abbiano fatto tesoro di queste opportunità, ma ci sono pochi dubbi che i trentenni e quarantenni che hanno affollato le selezioni per dottore di ricerca, e successivamente per borsista, assegnista e magari ricercatore rappresentino l’insieme mediamente più qualificato e dinamico che l’università italiana ricordi. leggi tutto

Il Sistema Sanitario Pubblico (SSN): a dead walking man?

Giovanni Brandi * - 17.05.2014

Gli allarmi sulla sostenibilità del SSN, sono quotidiani. Più che frutto di analisi, questi warning sembrano dei mantra di avvertimento. Si dovrà credere che parametri obiettivi insormontabili, hanno portato a ciò. La causa prospettata è il moloch del debito pubblico. Si è riusciti occultare i veri responsabili della crisi (ricordate Lehman Brothers?) innalzando il debito pubblico ad un moloch devastante, cresciuto spaventosamente negli ultimi tempi. Guardando i dati reali si vede che la sostenibilità economica del paese sembra migliore di molti paesi europei. Il debito pubblico è alto, ma negli ultimi anni è cresciuto meno che altrove e dal 2000 al 2013 nel rapporto debito pubblico/numero di cittadini adulti siamo stati superati da almeno USA e Francia. Per debito aggregato (pubblico+privato) risultiamo i meno indebitati assieme alla Germania e superati da USA, GB, Francia. Dal confronto con altri paesi si vede che l’Italia eredita i suoi problemi dal passato mentre gli altri li stanno sviluppando ora. Politiche di austerity restrittive/recessive possono portare alla distruzione non solo d’industrie potenzialmente ancora sane ma anche al collasso d’interi sistemi complessi. Ricordiamo l’esempio della Tatcher che ha raso al suolo il sistema manifatturiero e quello sanitario inglese che ora si trova a spendere cifre superiori a molti altri paesi europei per ottenere risultati inferiori in termini di salute e di sopravvivenza. leggi tutto