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05 agosto 2017
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Calamità naturali: un’occasione per solidarietà, mercato e un freno al cemento

Gianpaolo Rossini - 14.10.2014
Alluvione Genova 2014

A Genova il copione delle calamità naturali che si abbattono sul nostro paese si è ripetuto puntualmente la settimana passata. Poco importa che fosse o meno prevedibile. Purtroppo siamo sempre indietro con le opere di protezione dell’ambiente . Il problema resta e, al di là delle semplificazioni demagogiche non è di immediata soluzione. La Suprema Corte il 16 febbraio 2012   cancellò  per illegittimità costituzionale la norma che chiedeva alle regioni di partecipare con maggiori imposte locali al finanziamento delle emergenze dovute a calamità. Certo, lo scarico di responsabilità è un gioco che si ripete. Le colpe , quando ci sono, sono diffuse tra cittadini, spesso veri roditori del territorio, e vari organi  dello stato, nessuno escluso.

In ogni caso dobbiamo affrontare il finanziamento delle emergenze ambientali, dei grandi rischi e della Protezione Civile. Un modo meno impegnativo per le casse pubbliche potrebbe passare attraverso il ricorso ad assicurazioni private.  Le emergenze e i grandi rischi toccano in maniera imprevedibile e casuale zone diverse del paese lasciando altre temporaneamente immuni da danni. Nessuna area è immune da rischi anche se tra loro diversi. Si tratta quindi di eventi agevolmente assicurabili se il territorio nazionale viene coperto da assicurazione obbligatoria contro una vasta gamma di grandi rischi calamitosi.  A dire il vero, vi sono già alcuni soggetti, ad esempio imprese, che assicurano stabilimenti,  macchinari e manufatti contro questo tipo di rischi. Ma per molti altri non è così. Per le residenze abitative una tale copertura è quasi assente. Così come per molti edifici pubblici e infrastrutture.

Un’assicurazione obbligatoria contro  rischi sismici, geologici e atmosferici per le abitazioni avrebbe numerosi effetti positivi. Consentirebbe di affrontare ricostruzioni e riparazioni con una automatica solidarietà tra diverse aree del paese perché chi paga un premio assicurativo e non è colpito (ma è comunque a rischio come tutto il territorio italiano) aiuta chi ha subito danni. L’obbligatorietà farebbe  scendere i premi a livelli  accessibili a tutti.  Gli immobili potrebbero essere assicurati sulla base della rendita catastale per cui svanirebbe  l’interesse dei contribuenti ad avere valori bassi. Non solo. Un’assicurazione obbligatoria contro i grandi rischi stanerebbe una buona parte del patrimonio immobiliare non accatastato, che sfugge al fisco, ma che il cittadino si affretterebbe a dichiarare, pena la non assicurabilità. Certo, per molti immobili si richiederebbero interventi di messa in sicurezza, senza i quali le assicurazioni non saranno disposte a stipulare contratti che ad esempio includono la copertura antisismica. Questi lavori potrebbero rivitalizzare il settore delle costruzioni in maniera virtuosa sotto il profilo urbanistico e ambientale. Potremmo insomma stimolare l’edilizia senza nuove colate di cemento e si avrebbe un freno automatico dell’abusivismo perché un’abitazione illegale non sarebbe assicurabile.

Oltre agli immobili privati ad uso abitativo, commerciale e industriale si potrebbe pensare anche a forme di assicurazione estese ad altri soggetti, alcuni in parte già coperti ma spesso su semplice base volontaria.  E’ il caso di porti, aeroporti, autostrade, ferrovie, reti locali di gas, acqua, energia elettrica, strade, autostrade e via dicendo.

Una copertura assicurativa estesa contro  le calamità naturali renderebbe le assicurazioni paladine del miglioramento ambientale, urbanistico e della gestione del territorio perché tutto questo renderebbe meno rischioso il paese e meno onerose le ricostruzioni. 

Al 2011 in Italia c’erano circa 59 milioni di immobili accatastati, per oltre il 90% riferiti a residenze con una rendita catastale media di poco meno di 600 Euro. Se ipotizziamo un premio assicurativo medio di 100 euro, alle assicurazioni arriverebbero quasi 6 miliardi di euro. In realtà la stima dei premi complessivi è per difetto per tante ragioni tra cui, ad esempio, il patrimonio della Chiesa che non è compreso ma che andrebbe assicurato. Infine una imposta del 10% sulle polizze darebbe un gettito annuo di circa 600 milioni da destinare alla Protezione Civile.

Ma forse le assicurazioni non bastano finchè non introduciamo una moratoria severa sui volumi degli edifici privati. Le recenti leggi sulla casa sono state un veicolo perverso per ennesimi scempi. Dobbiamo imporre da oggi per i prossimi 5 o 10 anni un congelamento dei volumi degli edifici privati in tutto il paese consentendo l’espansione solo ad edifici pubblici come ospedali, scuole ed edifici di interesse pubblico non adibiti ad uso privato. Per l’insediamento di nuovi stabilimenti produttivi occorre incentivare il riutilizzo di quelli dismessi e consentire quelli nuovi in aree che le amministrazioni locali devono indicare in maniera obbligatoria e sostenibile dal punto di vista ambientale.