Ultimo Aggiornamento:
16 ottobre 2019
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La Chiesa tra elogio alla povertà ed equilibrismi finanziari

Claudio Ferlan * - 14.06.2014
Bergoglio e Bertone

Esistono foto capaci di una portata evocativa superiore a quella di mille parole. Fortunatamente di parole noi ne abbiamo a disposizione di meno, così che rimanendo fedeli alla sintesi possiamo forse raccontare il senso di un’immagine senza dire né troppo, né troppo poco.
Lo scatto risale all’undici novembre 2007, quando a Champay (Argentina, provincia di Rio Negro) l’allora segretario pontificio Tarcisio Bertone proclamò beato Ceferino Namuncurá (1886-1905). Ceferino era un salesiano, come Bertone, di origine mapuche (araucane), una delle tribù che più di ogni altra in America del Sud oppose una strenua resistenza alla conquista spagnola e all’evangelizzazione. Accanto al segretario pontificio siede l’allora primate d’Argentina, cardinale Jorge Mario Bergoglio.

 

Il denaro


Tarcisio Bertone è recentemente finito al centro di due polemiche, non le prime che lo riguardino in verità. Una è legata alle spese di ristrutturazione dell’appartamento che andrà a occupare nel palazzo San Carlo, all’interno delle Mura Leonine. L’altra invece richiama un’ardita operazione finanziaria che ha visto passare quindici milioni di euro dalle casse dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) a quelle della Lux Vide, società di produzione televisiva che confeziona per la RAI fiction di chiara ispirazione cattolica (una su tutte, don Matteo). Lux Vide è una creatura di Ettore Bernabei, già direttore della Rai tra 1960 e 1974, e ora è diretta dai suoi figli Matilde e Luca. Il trasferimento dell’ingente somma sarebbe stato disposto proprio da Bertone, è stato il quotidiano tedesco Bild Zeitung a rilevarlo, per venire in soccorso della società dell’amico Bernabei che nel 2012 si trovava in crisi di liquidità. Il direttore della Sala stampa della Santa Sede Federico Lombardi ha dichiarato ufficialmente che non vi sono indagini penali nei confronti di Bertone, ma che la questione non sia di poco conto lo provano almeno due altre voci.

René Brülhart, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), ha dichiarato di non poter né confermare, né smentire quanto scritto dal quotidiano tedesco. L’AIF è l’organismo vaticano creato da Benedetto XVI per adeguare lo IOR alle norme internazionali in materia di movimenti finanziari, in particolare in tema di riciclaggio, fondi neri e finanziamenti illeciti. Norme dalle quali la “Banca del Vaticano” si è tenuta per troppo tempo distante: un problema che va ben oltre i presunti equilibrismi finanziari di un singolo.

Durante la conferenza stampa concessa sull’aereo che lo riportava a Roma dopo il viaggio in Terra Santa, Francesco è andato oltre: “quell’affare dei quindici milioni è una cosa che è allo studio, non è chiara quella cosa. Forse potrebbe essere vero, ma in questo momento non è definitivo, quel problema: è sotto studio, per essere giusto”. Anche se non ci fosse nulla di penalmente rilevante, dunque, c’è pur sempre un’inchiesta. E che quei soldi dalle casse dello IOR siano venuti a mancare è un fatto assodato.

 

Gli immobili


Quanto all’appartamento, si è molto discusso della sua metratura (settecento, seicento, trecento?), ma rimane il fatto che si tratti di un attico lussuoso e che la difesa di Bertone a chi gliene chiedeva conto ha suscitato la sorpresa, addirittura il malumore di molti fedeli e della parte della Chiesa più vicina a papa Francesco. Il cardinale infatti ha dichiarato di aver provveduto alla ristrutturazione a proprie spese e ha fatto un riferimento – a molti parso fuori luogo – alla “presunta ristrettezza della residenza pontificia”, lasciando intendere che la proclamata sobrietà di Bergoglio forse potrebbe non essere tale. Entrambe le argomentazioni hanno suscitato scalpore: davvero un alto prelato è in grado di finanziarie “a sue spese” dei lavori dal costo quantomeno impegnativo? Davvero un cardinale può insinuare velatamente un dubbio sull’effettiva corrispondenza del predicato e del vissuto di un pontefice? Sono forse segnali della tanto chiacchierata spaccatura negli ambienti vaticani causata dalla scelta di un papa che proviene dalla fine del mondo?

 

Al di là delle parole, ciò che stride è l’incompatibilità tra queste intricate vicende e quanto disse Francesco appena eletto anche per spiegare la scelta del nome: “Quanto vorrei una Chiesa povera per i poveri”. Il teologo Juan Carlos Scannone, uno dei maestri di Bergoglio, spiega che nella storia vi è sempre stata una differenza tra una Chiesa-Specchio e una Chiesa-Fonte, la prima riflette la realtà, la seconda la costruisce. L’indubbia ventata di novità – potremmo dire di simpatia – che è nata dall’elezione del pontefice argentino spinge oggi molti, fedeli e non, a cercare di capire quale modello di Chiesa riuscirà a diventare fonte.

 

 

 

* Ricercatore Fondazione Bruno Kessler – Istituto Storico Italo-Germanico