Ultimo Aggiornamento:
18 ottobre 2017
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La libertà nella ricerca scientifica

Francesco Domenico Capizzi * - 14.06.2014
British Medical Journal

Nel contesto liberal-democratico  scienza e cultura dovrebbero essere pienamente libere di ricercare indirizzi autonomi rispetto ai poteri economici e politici, al riparo dalle reprimende dei tempi lontani. Non tanto lontani se l’idealità scientifica, teorizzata tra i secoli XVII e XIX a partire da Francis Bacon, risultasse  ostacolata fino a vanificare la sua indipendenza nella realtà dello straordinario sviluppo industriale e nell’espansione inedita delle potenze finanziarie con il rischio di blandire la scienza, e la cultura, per acquisire obiettivi predeterminati e solidali ad interessi particolari. E’ vero che investire in ricerca comporti competitività e che un mancato suo sviluppo conduca ad arretramenti economici e sociali, ma è altrettanto vero che la libertà di ricerca scientifica deve essere garantita ed incoraggiata, mentre l’industria e la finanza sono disposte a finanziare programmi finalizzati redditizi: larga parte della ricerca biomedica si svolge presso laboratori industriali con segretazione dei risultati fintantoché il prodotto non venga propagandato e immesso nel mercato. Richard Horton, su Lancet 2005, sostenne che l'industria condiziona i meccanismi di validazione dell'informazione garantendosi la presenza di uomini fidati incaricati di redigere le linee-guida, che condizioneranno le scelte terapeutiche. In sostanza le riviste scientifiche divengono luoghi di riciclaggio di materiale informativo fornito dalle industrie farmaceutiche. Richard Smith, nello stesso periodo sul British Medical Journal , scrisse che grande parte delle Riviste scientifiche  funzionano come la longa manus dell' ufficio marketing delle industrie farmaceutiche  e che la resa di un articolo “ben organizzato” supera la pubblicità esplicita di molte migliaia di pagine.  Se le cose stanno così ne consegue che vale più la borsa che la salute e l’ incolumità dei cittadini

           E’ inevitabile che una scienza dipendente dai poteri politico-economici privilegi interessi di parte e contribuisca alla definitiva decadenza della sua autonomia che, al contrario, va difesa con flussi di finanziamenti nazionali ed internazionali per una ricerca libera basata sulla curiosità scientifica come previsto dalla Carta europea. La ricerca privata, sebbene meritoria, pone seri dubbi in assenza di garanzie e bilanciamenti. Basti ricordare le vicende dei brevetti sui farmaci salvavita. Un esempio: nel 1997 il Mandela medical act fronteggiò l’emergenza aids con una moratoria verso i brevetti mentre l’indiana Cipla, nonostante le numerose diffide, offrì ai Governi africani il farmaco al prezzo di 600 $ per ogni malato contro i 10-15.000 $ dell’industria occidentale. Tre dozzine di compagnie multinazionali denunciarono il Mandela Act, ma nel 2001 prevalse la pressione dell’opinione pubblica schierata con le ragioni impersonate da Mandela. Davvero, per citare J.J.Rousseau  “nulla merita di essere comprato a prezzo di sangue umano”.

 

* già Direttore della Chirurgia generale dell’Ospedale Maggiore di Bologna e docente di  Chirurgia   generale nell’Università di Bologna