Ultimo Aggiornamento:
16 ottobre 2019
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Pos, Bot, contante: come ridurre il peso del debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 05.07.2014
POS

L’idea di rendere obbligatoria la disponibilità del POS presso tutti gli esercizi commerciali per pagamenti sopra i 30 euro può essere forse utile per ridurre un po’ l’evasione, ma finisce per indebolire l’attività economica in misura determinante in un momento molto critico per la nostra economia. Quello che si recupera dall’evasione potrebbe inoltre rivelarsi molto inferiore del gettito fiscale derivante da una attività economica più sostenuta senza i POS. Probabilmente  rivedremo di nuovo quello che è successo per tante misure a capocchia del governo tecnico di Monti, che hanno messo in ginocchio in serie piccola cantieristica, porti turistici, produzione di auto di lusso  e tante altre attività economiche.  La regola dei POS è poi, nella lunga scia montiana, un indubbio beneficio al sistema bancario che conquista una ulteriore fetta nel sistema dei pagamenti.

Ma questo non è tutto. C’è un ulteriore effetto che non va trascurato e che riguarda la sensazione che molti piccoli operatori economici, vitali per il paese, hanno di vivere in una condizione d’assedio fiscale e regolamentare. Questo stato deprime la voglia di fare, la creatività economica e infine anche la libertà. Non solo, vi sono enormi risorse che oggi rimangono inutilizzate a causa di una eccessiva severità e invasività delle regole e della macchina fiscale, che , paradossalmente, alla fine si trova a dover concentrarsi su una base sempre più ristretta di attività economica. E’ il caso delle nuove regole sul contante e quelle che già da tempo applicano le banche. Forse hanno dato qualche frutto, ma non è chiaro se al netto i benefici siano maggiori, ancora una volta, della riduzione di attività sia legale che marginale che ne è conseguita. Oggi non possiamo più permetterci di tenere queste enormi risorse inutilizzate. Gran parte di esse potrebbero infatti essere mobilizzate soprattutto a beneficio del debito pubblico e contribuire alla riduzione del suo peso. L’Italia sarebbe in grado, se avesse il coraggio, di abbattere il livello dei tassi d’interesse raggiungendo quelli tedeschi con un enorme risparmio sul servizio senza aspettare il Godot degli annunci della BCE. Ma in che modo?

La strategia richiede di lanciare sul mercato titoli del tesoro al portatore con scadenze a 6 mesi, 1 anno, 2 anni, 3 anni, 5 anni e 10 anni con tranche a partire da 1000 euro fino 10000 euro. Si tratterebbe di certificati al portatore acquistabili presso la Banca d’Italia, le poste e le banche anche in contanti e senza obbligo di identificazione del portatore all’atto dell’acquisto. Andrebbero emessi a zero coupon, ovvero l’interesse corrisposto sarebbe dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello che viene pagato alla scadenza del titolo. L’interesse corrisposto sarebbe già decurtato dalle imposte sui titoli del tesoro. Questa operazione mobilizzerebbe enormi risorse che oggi giacciono inutilizzate in cassette di sicurezza, nei materassi, in banche estere, in paradisi fiscali. Farebbe scendere i tassi d’interesse probabilmente più di ogni altra mossa della BCE e renderebbe il servizio e l’abbattimento del debito pubblico italiano molto più semplici. Certo una parte di queste risorse in contanti sono frutto di evasione e a volte di attività illegali. Ma sono mezzi vitali per il paese per riscattarsi. E quindi la loro colpa sarebbe in parte emendata. Il sistema bancario non ne soffrirebbe perché questi titoli assorbirebbero l’enorme massa di contante e di fondi in paradisi fiscali che non viene circolata dal sistema bancario italiano, ma che a consuntivo potrebbe finire in parte anche al sistema bancario che vedrebbe espandere la sua attività.  Con la regola dei POS finiremmo per caricare sul sistema dei pagamenti l’onere di una battaglia contro l’evasione fiscale e i paradisi fiscali che deve invece essere svolta senza incidere negativamente sul livello dell’attività economica e senza consegnare enormi risorse finanziarie o a banche ombra offshore o ai materassi o alla inutilizzazione. Se non basta, titoli pubblici al portatore di piccolo taglio acquistabili in contanti sarebbero un ottimo modo per mettere in circolazione una buona parte del risparmio sempre più cospicuo di emigrati e di persone in condizioni marginali. Sarebbero infatti strumenti facili, semplici e accessibili anche agli emigranti che vogliono risparmiare in una forma facile, liquida e non soggetta a complicati ed invasivi controlli. Dobbiamo poi considerare le misure ancor più spregiudicate di queste adottate per la tassazione delle imprese e delle attività finanziarie da Irlanda, Spagna, Inghilterra, Lussemburgo e via dicendo. Al confronto di queste vi sono poche manovre fiscali o finanziarie che possono essere giudicate scandalose.

Con i livelli di debito pubblico che oggi abbiamo occorrono mosse coraggiose e forse anche un po’ spregiudicate. Ma non si creda. Si tratta comunque sempre di mosse meno spregiudicate e scandalose di quelle avanzate qualche giorno fa da economisti, come al solito “neutrali”. Dalle pagine di grandi quotidiani, che riservano loro un’ eco più che sospetta, hanno cominciato ad adombrare possibili tagli del valore del debito pubblico italiano alla maniera greca. Fanno finta di non sapere che questo potrebbe portare in pochi giorni ad un innalzamento esiziale dei tassi d’interesse e a condizioni ingestibili. Meglio guardarsi dalle false neutralità e ingenuità pronte ad essere coperte da lacrimose scuse postume. E ancor meglio è avviare misure coraggiose senza falsi pudori.