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Adesso viene il bello…

Paolo Pombeni - 27.05.2014
Elezioni europee maggio 2014

Risultato a sorpresa quello delle elezioni Europee, che hanno confermato, nelle peculiari circostanze di questo momento, la loro natura di test sul sistema politico italiano. Non ci si aspettava un successo tanto clamoroso di Renzi, così come non si immaginava un arretramento del consenso a Grillo. Il modesto risultato di un Berlusconi ormai icona della sua stessa decadenza era invece atteso da molti osservatori.

Citiamo i nomi dei leader e non dei partiti, perché la prova del 25 maggio scorso è stata un confronto fra personalità e non una questione di scelta per questo o quel programma o ideologia. Infatti chi non disponeva di un leader forte e visibile è risultato perdente, mentre la stessa Lega Nord ha potuto avere un rilancio grazie al suo segretario Salvini che ha combattuto una sua spregiudicata battaglia di immagine.

Tuttavia quel che si è visto non è l’emergere di una stabilizzazione, ma piuttosto l’avvio di una fase, probabilmente turbolenta, di risistemazione del quadro politico.

Renzi è indiscutibilmente il vincitore della lotta per il consenso personale, perché il risultato trionfale del PD si deve quasi integralmente al suo fiuto ed alla sua capacità di tenere la scena. Ha inaugurato un nuovo modo di essere “di sinistra” che fa uscire il suo partito dalla scomoda posizione di semplice erede del consenso al PCI (che risultati simili non li ha mai neppure sfiorati) , con qualche appendice di consenso che veniva della ex “sinistra cattolica”, però ha ancora una rappresentanza parlamentare (e una struttura di militanza e di sostegno di opinione) per lo più legata a quel passato.

 

Il nuovo quadro politico


Grillo è indiscutibilmente lo sconfitto nella sua pretesa di ribaltare definitivamente il tavolo, ma ha ancora un consenso elettorale più che ragguardevole e se rivedrà i suoi estremismi comizianti e accetterà di entrare nella dialettica dei riposizionamenti parlamentari sarà in grado di creare molti problemi e anche di ampliare nuovamente il suo consenso.

Perché la questione fondamentale che ora si propone è proprio questa: come faranno il governo e la sua coalizione a soddisfare le grandi aspettative di cui sono stati investiti dal voto popolare, visto che hanno una situazione parlamentare piuttosto difficile? Infatti è inutile nascondersi dietro un dito: se il governo Renzi riuscisse anche solo abbastanza bene ad avviare una politica di riforme e a cogliere dei risultati per una qualche ripresa dell’economia e dell’occupazione, la sua posizione di arbitro della politica italiana diverrebbe difficile da scalzare e sarebbe destinata a consolidarsi nel tempo.

Certo anche nel PD non mancano quelli non esattamente entusiasti della affermazione così massiccia di Renzi, ma ormai tutti si rendono conto che oggi come oggi affossarlo significherebbe affondare con lui. A parte qualche fanatico che può sempre esserci, nessuno ha intenzione di sacrificare sé stesso e il proprio futuro politico sull’altare dell’abbattimento dell’uomo solo al comando.

 

La tentazione del sabotaggio


Ovviamente quelli che hanno il massimo interesse ad impedire il successo della politica del premier sono i grillini, perché sanno benissimo che solo il potere contare sulla delusione riguardo ad una aspettativa di riforme che non si concretizza può rimetterli al centro del governo dell’opposizione. Però il gioco dell’arroccamento totale è un rischio anche per loro, perché se non riescono a bloccare il cammino del governo, finiranno condannati alla marginalizzazione come inutili e per di più presuntuosi.

In questo contesto resta da vedere sia cosa farà Berlusconi, sia come si muoveranno nella palude parlamentare tutti i restanti partiti e partitini, che nel complesso non controllano numeri così ininfluenti. Il leader di FI è in posizione difficile, sia perché non può rompere con Renzi regalandogli così delle elezioni anticipate di cui sarebbe “colpevole” FI e che giustificherebbero il governo dal non aver raggiunto risultati definitivi; sia perché deve far fronte alla tentazione che fiorirà nelle sue fila di aggregarsi ad Alfano, che almeno, stando al governo, può distribuire qualche… incentivo elettorale.

Non tragga in inganno il risultato modesto del NDC alle europee: in elezioni di quel tipo la possibilità di trarre profitto dal sottopotere governativo è limitatissima (vedi il naufragio di SC), mentre il merito dei successi più visibili (i famosi 80 euro mensili per i redditi medio-bassi) è stato lasciato a Renzi, perché Alfano e compagni, per sfuggire alle bordate di FI, sono stati tiepidi nell’identificarsi col governo di cui fanno parte. Però dopo il flop di Berlusconi quel timore sarà quanto meno ridimensionato.

Dunque il bello per Renzi inizia adesso . Davvero qui si vedrà se oltre l’indubbia stoffa del grande comunicatore ha anche il realismo progettuale del vero politico. Il premier deve guardarsi da quella che abbiamo qualche numero fa definita la “sindrome di Napoleone”: a parole l’ha fatto negando di essere lui al centro della scena, ma era un gioco troppo facile, perché si sapeva benissimo che non era così. Deve anche lavorare per perfezionare proposte di riforma che vanno consolidate sul piano razionale, altrimenti lasciano spazio a critiche e manovre di sabotaggio in parlamento (e su questo terreno sin qui Renzi ha mostrato più di una debolezza).