Ultimo Aggiornamento:
23 ottobre 2019
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Sentiero di pace. Il cammino di Francesco in Terra Santa.

Claudio Ferlan * - 22.05.2014

Ha radici profonde, l’imminente viaggio di papa Francesco in Terra Santa. Radici che richiamano la storia recente del Vaticano e la biografia di Jorge Mario Bergoglio prima che fosse eletto papa. Ciò che ha ispirato il viaggio è la volontà di commemorare i cinquant’anni dall’incontro del gennaio 1964 tra Paolo VI e il massimo rappresentante della chiesa ortodossa, il patriarca di Costantinopoli Atenagora. Ma gli appuntamenti con alte personalità politiche e soprattutto religiose saranno molti, e non solo tra cristiani. Le modalità del pellegrinaggio, così viene riconosciuto, sono in verità molto nuove e trovano origine anche dalla vita di Bergoglio come arcivescovo di Buenos Aires. Lì promosse con varie e permanenti iniziative il dialogo interreligioso e strinse amicizia con altri leader religiosi come lui interessati e aperti al confronto, in particolare Abraham Skorka e Omar Abboud. Di fede ebraica Skorka, rettore del seminario rabbinico latinoamericano; di fede musulmana Abboud, presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso di Buenos Aires. È la prima volta nella storia dei viaggi pontifici che leader di altre religioni fanno parte della delegazione ufficiale di accompagnamento del papa. L’amicizia tra Bergoglio e Skorka in particolare comincia a essere indicata come il simbolo del dialogo non solo pacifico ma altamente costruttivo tra cristiani ed ebrei, che trova origine nel Concilio Vaticano II e nella dichiarazione “Nostra Aetate”. È una simpatia nata a Buenos Aires che ha già dato parecchi frutti: una serie di incontri pubblici e televisivi, un libro a quattro mani “Il cielo e la terra” (Mondadori 2013 l’edizione italiana, quella originale argentina è del 2010), un testo che ha tutte le carte in regola per fare storia. Basta leggerne qualche passo per capire che la costruzione del loro agire trae origine soprattutto dalla condivisione. Vi sono affrontate questioni dirimenti come, tra le altre, il fondamentalismo, l’economia e il denaro, l’eutanasia e il rapporto con la morte, nelle quali è riconoscibile un raffinato sforzo per la ricerca della concordia tra le due religioni e per l’identificazione di un atteggiamento etico, fondato teologicamente, che riconosca e rispetti le priorità delle fedi. leggi tutto

Strumento di pace? Il Vaticano tra Cuba e Colombia

Claudio Ferlan * - 10.05.2014

Appena eletto, papa Francesco salutò la scelta dei “suoi fratelli cardinali” esclamando quasi con stupore che per trovare un vescovo di Roma essi fossero andati “quasi alla fine del Mondo”. In poche parole Bergoglio anticipò due linee caratteristiche del proprio pontificato: uno stile di comunicazione improntato a un linguaggio familiare e il riferimento alle proprie origini, che non sono solo argentine ma latinoamericane.

Oggi vediamo che i confini del Mondo si avvicinano, si ridisegnano, come ci insegna anche l’esempio di una delle terre figuratamente più lontane dal Vaticano: la Repubblica di Cuba. Certo, la strada che può collegare Roma e L’Avana fu aperta dalla visita di Fidel Castro in Vaticano nel 1996, disegnata dallo storico incontro del gennaio 1998 tra Giovanni Paolo II e lo stesso Fidel nella capitale cubana e consolidata dal viaggio di Benedetto XVI del 2012. Oggi quella strada sta continuando a procedere, lo dimostrano i fatti. leggi tutto

Santificati… cum juicio?

Claudio Ferlan * - 29.04.2014

Le dimensioni della festa e la risonanza sui media di tutto il mondo evidenziano l’eccezionalità della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Di fatti straordinari, unici addirittura, ne annotiamo almeno due: l’elevazione contemporanea di due pontefici, la presenza in piazza San Pietro del papa regnante a celebrare e di quello emerito a concelebrare. Non tutto, però, è unico: possiamo rimarcare un processo di continuità storica e politica nella celebrazione di domenica 27 aprile e nel suo significato.

I santi della Chiesa cattolica hanno una peculiarità rispetto alle figure straordinarie delle altre religioni: per essere dichiarati tali non basta il riconoscimento popolare. Hanno bisogno della canonizzazione, un procedimento di diritto canonico che spesso ha una forte valenza politica. Gli esempi sono tanti. Prendiamo il caso del 1622, quando furono elevati alla santità in quattro, con una solennità di grande sfarzo vissuta in molti luoghi d’Europa. Erano tre spagnoli: Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù (l’ordine di papa Francesco), il suo confratello Francesco Saverio, un contadino spagnolo vissuto nell’XI secolo, Isidoro e un italiano, Filippo Neri, ispiratore della Congregazione dell’Oratorio. leggi tutto