Ultimo Aggiornamento:
25 novembre 2020
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Argomenti

Ecuador, Bolivia, Paraguay: un viaggio alle origini del cristianesimo popolare.

Claudio Ferlan - 16.07.2015

Il recentissimo viaggio di Francesco in America Latina si pone a buon diritto sulla via inaugurata fin dai primi giorni del suo pontificato. Così come accaduto in Europa, infatti, il papa ha preferito visitare le periferie e i paesi più poveri quali sono Ecuador, Bolivia e Paraguay. Le linee pastorali dell’azione di Bergoglio risaltano ancora più evidenti se analizzate alla luce del suo rapporto con il continente di origine.

 

Teologia del popolo

 

L’elezione di Francesco ha di molto accresciuto l’interesse per la cultura teologica latinoamericana: prima del 13 marzo 2013 in Europa ben pochi tra i non addetti ai lavori avevano sentito parlare di teologia del popolo. Si conosceva magari la teologia della liberazione, ma più per le sue implicazioni politiche che per i suoi fondamenti teorici. Tra le numerose pubblicazioni che negli ultimi due anni sono apparse (per lo più tradotte) nelle librerie italiane, una più di altre ci aiuta a comprendere ragioni e termini del recente viaggio. Mi riferisco a “Introduzione alla teologia del popolo. Profilo spirituale e teologico di Rafael Tello” (Emi 2015, ma l’edizione argentina è del 2012), scritto da Enrique Ciro Bianchi con prefazione dell’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio. In sintesi, il pensiero di Tello – teologo al quale Francesco deve molto leggi tutto

Laudato si’. Un’enciclica attesa, anticipata e discussa.

Claudio Ferlan - 25.06.2015

L’attesa enciclica sul rapporto uomo/ambiente è stata resa pubblica lo scorso 18 giugno. Che Francesco vi stesse lavorando era noto da tempo e il documento non ha certo deluso chi si aspettava uno scritto ricco di spunti. L’analisi del testo richiede tempo e riflessione, ma vi sono alcune rilevanti considerazioni da fare a proposito di anticipazioni e reazioni alla “Laudato si’. Sulla cura della casa comune”.

 

La pubblicazione anticipata

 

La diffusione non autorizzata del testo italiano dell’enciclica su L’Espresso online è costata al vaticanista Sandro Magister la sospensione a tempo indeterminato dalla sala stampa vaticana. Si trattava di una bozza, ma come Magister non ha mancato di mettere in evidenza sul proprio blog, davvero molto prossima all’originale. Cosa ha indotto un giornalista di grande esperienza a rischiare una palese violazione della regola dell’embargo, che impone di non pubblicare un documento ufficiale concesso in visione anticipata? Vi sono due possibili risposte.

La prima si risolve nel semplice richiamo allo scoop e alla capacità di informare prima degli altri. Non si darebbe in verità nessuna violazione, dato che il documento sarebbe arrivato a L’Espresso da fonti vaticane. È la tesi di Magister, sostenuta da alcuni suoi colleghi e prospettata nelle brevi note di presentazione dello stesso Magister, secondo il quale l’enciclica “è comparsa all’improvviso sul sito online dell’Espresso … leggi tutto

Il Kirchentag 2015: le Chiese evangeliche guardano al futuro analizzando il presente.

Claudio Ferlan - 09.06.2015

Domenica scorsa, 7 giugno, è terminata a Stoccarda la 35a edizione del Kirchentag, manifestazione che dal 1949 raduna i fedeli delle Chiese evangeliche tedesche. Tradizionalmente le giornate sono dedicate a temi che mettono in dialogo il mondo ecclesiastico con quello della società civile. Il motto scelto dagli organizzatori dell’appuntamento 2015 è stato: “Affinché diventiamo saggi” (Salmo 90,12), un versetto preso a simboleggiare l’impegno per la costruzione di modelli di vita più sostenibili. A testimoniare saggezza è stato quantomeno il comportamento dei visitatori, lodato dal direttore della polizia cittadina, Andreas Stolz, che ne ha evidenziato pazienza, cortesia e gentilezza. Di fronte a inevitabili code e lunghi tempi d’attesa, resi per di più disagevoli da un caldo poco abituale, tutto è filato alla perfezione; la disponibilità di tutti ha consentito la celebrazione di una vera e propria festa di pace, ha commentato Stolz.

 

Numeri e creatività


Come riassume efficacemente l’ottimo sito kirchentag.de, le cifre non mentono ed evidenziano la riuscita dell’evento: 100.000 presenze all’inaugurazione, 95.000 alla messa conclusiva, 600.ooo in totale le persone accorse nella capitale del Baden-Württemberg per il Kirchentag, più di 50.000 dei quali di fede cattolica. A dare conto della maestosità dell’iniziativa, va ricordata almeno un’altra cifra: 2.500 avvenimenti tra conferenze, dibattiti, studi biblici, celebrazioni, spettacoli teatrali, mostre, concerti, workshop. Impossibile dunque pretendere di riassumere quanto successo a Stoccarda, meglio porre la lente d’ingrandimento su alcuni temi portanti, che a nostro parere restituiscono la capacità delle chiese evangeliche di guardare al futuro con serenità e con la volontà di farvi attivamente parte. leggi tutto

Strumento di pace? Il Vaticano tra Cuba e Colombia, un anno dopo

Claudio Ferlan - 28.05.2015

La presenza della Santa Sede nelle azioni diplomatiche dell’America Latina è uno degli elementi fondanti l’azione sociale e politica del papa argentino. Un anno fa avevamo scritto, su questa testata, della spinta alla pace promossa da Francesco in due paesi chiave dell’area: Cuba e Colombia. Gli esiti che possiamo vedere oggi sono tra loro molto diversi, probabilmente anche inattesi.

 

Apertura cubana

 

È ben nota al lettore italiano la recente svolta segnata nelle relazioni internazionali di Cuba, così come è palese il riconoscimento del fondamentale contributo Vaticano alla sterzata. Il cardinale cubano Jaime Ortega y Alamino, raggiunti gli Stati Uniti per ricevere un dottorato honoris causa presso l’università gesuitica di Fordham (New York), non ha mancato di ricordare il contributo di Francesco alla riapertura delle relazioni tra i due (ex?) grandi nemici. Il cardinale ha rilevato come il papa sia impegnato nella costruzione di nuovi rapporti tra i paesi attraverso la forza della parola. Il suo pontificato lo prova. Ortega ha aggiunto che Bergoglio nei suoi colloqui con Obama ha sottolineato la centralità della questione cubana per la politica di Washington. I rapporti tra gli Stati Uniti e i paesi dell’America Latina passano necessariamente attraverso Cuba, avrebbe detto Francesco. 

Nell’attenzione verso l’isola caraibica entra un elemento basilare del magistero del papa argentino: l’affermazione della dignità dell’uomo, un tema assai caro anche alla politica cubana. leggi tutto

Cristianesimo al femminile, la distanza tra Canterbury e Roma

Claudio Ferlan - 02.04.2015

Il noto quotidiano online statunitense “The Huffington Post” ha proposto una pagina molto interessante per presentare il mese di marzo, dedicandolo alla storia delle donne. La sezione “Religion” del quotidiano ha salutato la ricorrenza scegliendo alcuni profili di donne capaci di “rompere le barriere” nel mondo delle religioni.  In un campo in cui c’è ancora molta strada da percorrere prima di arrivare alla condivisione delle responsabilità e al riconoscimento dell’importanza dell’azione femminile – si legge – vi sono stati nell’ultimo anno segnali di rinnovamento, simboleggiato dal alcune storie personali.

 

Libby Lane e Alison White

 

Il primo nome della lista è quello di Libby Lane, che lo scorso 17 dicembre è stata nominata primo vescovo donna nella Chiesa d’Inghilterra e molti giornali hanno scelto di riportare la notizia come l’inizio di una nuova era.  Consacrata il 26 gennaio, Libby Lane ha pronunciato il primo sermone davanti ai fedeli della diocesi di Stockport (Contea Greater Manchester) domenica 8 marzo, una data dal forte valore simbolico.

La strada per l’ordinazione femminile era stata spalancata dalla decisione della maggioranza dei membri del sinodo generale della Chiesa leggi tutto

I cattolici negli Stati Uniti. Una minoranza con un leader positivo

Claudio Ferlan - 12.03.2015

Gli Stati Uniti non hanno mai avuto nella loro storia una maggioranza cattolica. La storia stessa della costruzione del Paese racconta soprattutto di gruppi protestanti spinti a muoversi da una sponda all’altra dell’Atlantico, e, una volta arrivati oltreoceano, decisi a spostarsi verso Ovest alla ricerca di una Terra se non promessa, almeno abitabile. I seguaci della Chiesa di Roma, in questo processo, hanno giocato un ruolo di secondaria importanza, come dimostra anche la loro marginalità nella storia missionaria dell’America settentrionale.

 

Francesco, star dei sondaggi

 

Abbiamo raccontato in un articolo precedente che negli Stati Uniti è visibile una crisi del cristianesimo, un declino numerico che accomuna cattolici e protestanti. Se ci concentriamo sui cattolici, scopriamo che in soli otto Stati dei cinquanta costituenti la Federazione essi sono il gruppo religioso prevalente, quasi ovunque i loro numeri sono in calo e neppure là dove l’immigrazione ispanica ha fornito nuova linfa alla fede romana il trend negativo è invertito, anzi. Quando c’è, la maggioranza è striminzita, talvolta condivisa con altri, sempre relativa.

Uno di questi Stati è la Pennsylvania, dove il papa è atteso a fine settembre per l’incontro mondiale leggi tutto

Strategie di sopravvivenza alla crisi del Cristianesimo negli Stati Uniti

Claudio Ferlan - 05.03.2015

La Costituzione degli Stati Uniti d’America sancisce la separazione tra sfera istituzionale e religiosa e proibisce al Congresso di legiferare per il riconoscimento di qualsiasi religione. Uno Stato laico dunque, ma pur sempre religiosamente connotato, come dimostrano i ripetuti richiami a Dio presenti nell’immaginario popolare, nelle banconote, nelle formule dei giuramenti giudiziari, nei discorsi dei presidenti, nella normativa di alcuni stati del Sud che discriminano gli atei manifesti.

 

Un panorama religioso in mutamento

 

Una recente ricerca del Public Religion Research Institute (American Value Atlas) ha dimostrato che i richiami al Dio dei cristiani sono sempre meno efficaci per la sensibilità dei cittadini. Se infatti i cristiani (non i cattolici) rimangono la maggioranza nel Paese, le cose stanno rapidamente cambiando. Un censimento religioso datato 2007 fissava al 16% la percentuale di coloro che non si riconoscevano in nessuna affiliazione, cifra salita al 22% nel 2014. Atei e agnostici sono secondi solo ai cristiani, tra i quali i protestanti hanno perso la maggioranza assoluta (47%). L’indagine è molto dettagliata, approfondisce la situazione nei singoli stati e mostra come una delle ragioni della trasformazione sia il mutamento della composizione etnica e anagrafica della popolazione statunitense. Sono stati individuati alcuni indicatori del mutamento in leggi tutto

Romero non è solo. Il Perù, la violenza e la valenza politica delle nuove beatificazioni.

Claudio Ferlan - 07.02.2015

Lo scorso 3 febbraio papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i decreti per la beatificazione di cinque persone. Quattro di loro sono stati dichiarati martiri. Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, fu ucciso “in odio alla fede” il 24 marzo 1980 dagli squadroni della morte legati al governo autoritario del Paese. È un riconoscimento invocato da molto tempo. L’attesa ha indotto parte della Chiesa e dell’opinione pubblica a interrogarsi sul perché né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI abbiano compiuto il passo fatto invece da Bergoglio. Meno noto è il caso di Michal Tomaszek e Zbingiew Strzałkowski, francescani polacchi, e di Alessandro Dordi, sacerdote bergamasco, assassinati dai guerrieri maoisti di Sendero Luminoso il 9 e il 25 agosto 1991, a Pariacoto, diocesi di Chimbote (Perù costiero settentrionale). Vittime, i martiri, di violenze politiche provenienti da estremismi di desta e di sinistra e oggi uniti nella beatificazione, con una scelta che svela un equilibrismo politico poco casuale.

 

Roma: una Chiesa spaventata


Era allora vescovo di Chimbote Luis Bambarén Gastelumendi, gesuita, il quale iniziò presto il procedimento di beatificazione dei tre missionari, chiedendone il riconoscimento quali martiri uccisi in odio alla fede, proprio come Romero. La decisione per la beatificazione presumibilmente non è estranea alla visita che Bambarén Gastelumendi, oggi vescovo emerito di Chimbote, ha fatto al confratello Jorge Mario Bergoglio il 22 ottobre 2014. leggi tutto

Il viaggio apostolico, un cardine della politica vaticana

Claudio Ferlan - 22.01.2015

La storia sa correre veloce come un jet.

Gennaio 1964: Paolo VI fu il primo papa a salire su un aereo. Volò con destinazione Terra Santa e inaugurò così una nuova stagione nella vita della Chiesa: negli anni successivi papa Montini si sarebbe recato in Libano e India, Stati Uniti, Portogallo, Turchia, Colombia e Bermuda, Svizzera, Uganda e avrebbe portato a termine un lungo giro tra l’Asia e l’Oceania, dall’Iran fino in Australia (25 novembre-3 dicembre 1970).

Gennaio 2015: il viaggio di Francesco fa tappa a Manila dove viene celebrata una messa davanti a milioni di persone. Le stime oscillano tra sei e sette, padre Federico Lombardi – direttore della Sala Stampa della Santa Sede – ha parlato del più grande avvenimento della storia pontificia. Tra Paolo VI e Francesco sono stati tre gli eletti al soglio di Pietro. Fatta eccezione per il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I, di voli se ne contano davvero tanti. Soprattutto per iniziativa di Giovanni Paolo II, “il papa viaggiatore” che fu protagonista di centocinque visite fuori Italia. Ognuna di esse,  diceva Woytila, rappresentava “un autentico pellegrinaggio al santuario vivente del popolo di Dio”. Neppure Benedetto XVI si è risparmiato: ventiquattro volte si è spinto fuori dai confini italiani. leggi tutto

Invisibile. Il culto islamico in Italia e l’immagine fotografica

Maurizio Cau - 15.01.2015

Tra le reazioni seguite agli attacchi terroristici che hanno scosso la Francia, una delle più discusse e meno felici è stata senz’altro quella dell’assessore veneto all’Istruzione Elena Donazzan. In una circolare ai dirigenti scolastici dell’intera regione ha chiesto di condannare il terrorismo di matrice islamica, espressione di una «cultura che predica l'odio contro la nostra cultura», come dimostrerebbe – in un improbabile e spericolato gioco di specchi analogico – il recente accoltellamento di un uomo italiano da parte di un quattordicenne tunisino.

L’improvvida uscita di Donazzan mostra come in Italia la riflessione sulle forme di integrazione dei “nuovi cittadini” continui a percorrere strade incerte, segnata com’è da una profonda indifferenza (forse varrebbe la pena chiamarla ignoranza) rispetto al paesaggio sociale e culturale della comunità musulmana italiana. L’origine di questa indifferenza, vera e propria anticamera del pregiudizio, va del resto imputata, almeno in parte, agli stessi organi di informazione e di approfondimento, che nei rari tentativi di dare voce alle posizioni articolate e complesse del mondo islamico italiano non sembrano voler oltrepassare lo stereotipo. leggi tutto