Ultimo Aggiornamento:
20 novembre 2019
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Argomenti

Voci del cattolicesimo indiano. Presupposti per un nuovo cammino

Claudio Ferlan - 18.10.2014

Oltre le polemiche tra cardinali, oltre la resistenza della parte tradizionalista alle aperture ipotizzate dagli innovatori, il sinodo sulla famiglia offre l’occasione per volgere lo sguardo a parti della Chiesa universale geograficamente e culturalmente molto lontane da Roma. Una di queste realtà è l’India.


Essere minoranza religiosa


Indirizzati dall’urgenza, musulmani e cristiani hanno ripetutamente unito la propria voce a quella di movimenti sociali impegnati nella lotta per la difesa dei diritti civili. L’allarme suona a causa dei sempre più frequenti attacchi subiti dalle minoranze religiose per mano di estremisti indù. I dati raccolti raccontano di addirittura seicento casi acclarati tra maggio e settembre 2014. Non si tratta solo di violenza e di preoccupazione per l’incolumità e per la libertà di espressione dei fedeli delle religioni minoritarie. È anche un problema politico. Emerge dall’appello dei gesuiti indiani (Jesuits in Social Action) e dal dossier reso pubblico da John Dayal (segretario del consiglio cristiano pan-indiano) come diversi leader politici, nazionali e locali, sostengano apertamente le azioni estremiste e garantiscano sovente l’impunità ai colpevoli di violenze anche efferate. Per avere un’idea dei rapporti numerici attuali nel panorama religioso indiano, si noti che quasi l’80% della popolazione si professa induista, i musulmani si attestano intorno al 13% e i cattolici poco sopra il 2%. leggi tutto

Il sinodo dei vescovi: uno sguardo sul futuro tra dottrina e disciplina.

Claudio Ferlan - 04.10.2014

Questa sera alle 18 inizierà la veglia di preghiera e riflessione che anticipa la riunione della III Assemblea Generale straordinaria del sinodo dei vescovi, prevista per domani, domenica 5 ottobre. Il tema scelto per l’assise è molto ampio: “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Le discussioni della vigilia si sono però concentrate su questioni che possono apparire marginali, quali soprattutto la liceità della comunione ai divorziati risposati e l’alleggerimento del procedimento per la nullità canonica del matrimonio.

 

La chiusura dei cinque cardinali


Una rilevante eco sui mezzi di comunicazione ha avuto l’annuncio dell’uscita del libro Remaining in the Truth of Christ. Marriage and Communion in the Catholic Church (Ignatius Press, edito in Italia da Cantagalli con il titolo Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica). Tra gli autori vi sono cinque cardinali: Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, Gerhard Müller (prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, l’antica Inquisizione). A muovere l’interesse non sono tanto i contenuti, in verità ben poco innovativi e in qualche caso semplice rielaborazione di scritti noti. Risalta piuttosto come alcuni cardinali prendano palesemente posizione contro le tesi esposte da un altro porporato, Walter Kasper, che nel febbraio scorso ha tenuto di fronte al concistoro una lunga relazione teologica sulla pastorale familiare (pubblicato in Il Vangelo della famiglia, Queriniana).  leggi tutto

Svolta o evoluzione? Le posizioni del Vaticano sulla guerra

Maurizio Cau - 04.10.2014

Il recente intervento del segretario di Stato vaticano all’ONU non è passato inosservato. Prendendo la parola davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il cardinal Parolin ha puntato il dito contro le responsabilità di una comunità internazionale incapace di fronteggiare con forza e coesione i conflitti che stanno infiammando Siria, Iraq e Ucraina: “E’ deludente – ha ammonito Parolin - che fino ad ora la comunità internazionale si sia caratterizzata per le sue voci contraddittorie se non per il silenzio. E’ fondamentale che ci sia una unità di azione per il bene comune, evitando il fuoco incrociato di  veti”. La rapida ascesa dell’ISIS e la minaccia di una guerra civile su larga scala alimentata da un terrorismo religioso in via di trasformazione hanno messo in evidenza lo stallo della comunità politica internazionale, a cui il Vaticano chiede di fornire “una risposta unitaria, basata su solidi criteri giuridici e su una volontà collettiva di cooperare per il bene comune”.

 

Dalla preghiera all’intervento armato


Se confrontata con gli interventi e le azioni che papa Bergoglio ha promosso al principio del suo pontificato, e che miravano a rilanciare il dialogo e la preghiera come strumenti validi ad evitare la guerra, si tratta di un’evoluzione di non poco momento. Le posizioni della Santa Sede in ordine alle complesse vicende internazionali hanno di recente subito un profondo mutamento, come suggerivano in agosto le dichiarazioni rilasciate da papa Francesco al ritorno dal viaggio in Corea del Sud: «È lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare. leggi tutto

Un gesuita in periferia. Il viaggio di Francesco in Albania

Claudio Ferlan - 23.09.2014

La domenica trascorsa dal papa in Albania molto può raccontare delle radici storiche e delle linee caratteristiche del pontificato in corso. Fin dai momenti successivi alla propria elezione Bergoglio ha auspicato di essere alla guida di una Chiesa povera per i poveri, capace di aprirsi alla periferia. Le sue attenzioni, i suoi gesti e le sue parole si sono rivolti poi con particolare insistenza alla Chiesa del dialogo interreligioso, della pace e del martirio: spesso infatti Francesco ha ricordato come oggi il numero di persone che perdono la vita per la propria fede sia superiore a quello registrato dal cristianesimo delle origini.

 

Missione e testimonianza


La presenza dei gesuiti in Albania cominciò a consolidarsi a metà del XIX secolo, quando i missionari provarono a rivitalizzare una sparuta minoranza cristiana. Riuscirono a organizzare qualche piccola scuola, ma il loro impegno si concentrava soprattutto nelle missioni volanti destinate ai villaggi più isolati, dove i missionari amministravano i sacramenti per i pochi credenti: matrimoni (a legalizzare la diffusa pratica del concubinato), confessioni e comunioni. Il loro sforzo mirava soprattutto a superare la mentalità della “legge del sangue”, quella che accettava la vendetta privata e la rappresaglia degli offesi contro i parenti leggi tutto

La nuova geografia della Chiesa. Storia di un prete in Nicaragua.

Claudio Ferlan - 07.08.2014

Ha avuto notevole eco la notizia che papa Francesco ha dato il suo assenso perché sia revocata la sospensione a divinis dell’ottantunenne padre Miguel d’Escoto Brockmann, religioso nicaraguense membro negli anni ottanta del governo sandinista.

Perché una notevole eco? Per comprenderlo serve fare un passo indietro e guardare alla storia recente della Chiesa latinoamericana.

 

Il viaggio di Giovanni Paolo II

 

In Nicaragua nel 1979 la rivoluzione sandinista riuscì a deporre la lunga dittatura della dinastia Somoza. Nel nuovo governo la presenza della Chiesa locale non era affatto marginale. Per fare alcuni esempi: D’Escoto aveva assunto la carica di ministro degli esteri, il gesuita Fernando Cardenal quella di ministro dell’educazione, suo fratello Ernesto quella di ministro della cultura. Erano gli anni in cui molti aderenti alla teologia della liberazione guardavano al marxismo come a un efficace metodo di analisi, di promozione della consapevolezza delle storture dell’ordine costituito. Lo consideravano anche un possibile leggi tutto

I diritti dei migranti. La presa di posizione della Chiesa cattolica in America centrale e negli Stati Uniti.

Claudio Ferlan - 24.07.2014

Nell’omelia della messa celebrata domenica scorsa nella cattedrale di Tegucigalpa (Honduras) il cardinale Maradiaga ha pronunciato parole dure, usando toni che ricordano la scomunica lanciata da papa Francesco contro i mafiosi. Il cardinale ha tuonato contro i coyotes, come vengono chiamati i trafficanti di persone che organizzano i viaggi della disperazione e con loro si arricchiscono. Coyote perché sono animali infidi, che si accaniscono su chi non si può difendere, mordono e fuggono. Ha detto Maradiaga: dovrebbero essere rinchiusi in carcere perché vivono dello sfruttamento dei poveri, dovrebbero pentirsi perché mettono in pericolo la vita dei sofferenti, dei bambini in particolare, aggiungendo che l’immigrazione non deve essere vista come un male. La sua non è una voce di poco conto nella gerarchia ecclesiastica leggi tutto

La verità in ritardo. L’assassinio del vescovo argentino Enrique Angelelli.

Claudio Ferlan - 08.07.2014

Se ne è scritto molto, non solo in Argentina: venerdì scorso, 4 luglio, il tribunale della città di La Rioja ha condannato all’ergastolo due ex militari, Luciano Benjamin Menéndez e Luis Fernando Estrella. Li ha riconosciuti quali mandanti (autores mediatos), dell’omicidio del vescovo di quella diocesi, Enrique Ángel Angelelli, e del ferimento di un suo assistente, il sacerdote Arturo Pinto. Si legge nel dispositivo della sentenza che i due ex-militari, stretti collaboratori del dittatore Videla sono stati “responsabili di un’azione premeditata, provocata ed eseguita nella cornice del terrorismo di Stato”. leggi tutto

“The House of One”. Tre religioni sotto lo stesso tetto

Claudio Ferlan - 26.06.2014

È un’idea che nasce a Berlino nella centrale Petriplatz, un pensiero tanto affascinante quanto innovativo: costruire un edificio che ospiti, tutte assieme, una chiesa, una moschea e una sinagoga (in ordine alfabetico). Non basta. In mezzo ci sarà un grande spazio per un luogo d’incontro, dibattito e mutua comprensione nel quale ciascuno è il benvenuto: non solo i fedeli delle tre religioni monoteiste, ma tutti i credenti e i non credenti; chiunque abbia voglia di ascoltare e discutere. “La meraviglia di Berlino”, l’ha definita qualcuno. leggi tutto

La Chiesa tra elogio alla povertà ed equilibrismi finanziari

Claudio Ferlan * - 14.06.2014

Esistono foto capaci di una portata evocativa superiore a quella di mille parole. Fortunatamente di parole noi ne abbiamo a disposizione di meno, così che rimanendo fedeli alla sintesi possiamo forse raccontare il senso di un’immagine senza dire né troppo, né troppo poco.

Lo scatto risale all’undici novembre 2007, quando a Champay (Argentina, provincia di Rio Negro) l’allora segretario pontificio Tarcisio Bertone proclamò beato Ceferino Namuncurá (1886-1905). Ceferino era un salesiano, come Bertone, di origine mapuche (araucane), una delle tribù che più di ogni altra in America del Sud oppose una strenua resistenza alla conquista spagnola e all’evangelizzazione. Accanto al segretario pontificio siede l’allora primate d’Argentina, cardinale Jorge Mario Bergoglio.

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La concretezza dei simboli. Parole e gesti di un gesuita diventato papa.

Claudio Ferlan * - 03.06.2014

Non si spegne l’eco del viaggio di Francesco in Terra Santa, anche perché il prossimo 8 giugno saremo testimoni di una prima sua conseguenza concreta, l’incontro di preghiera in Vaticano con i presidenti di Israele, Shimon Peres, e Palestina, Abu Mazen. Proprio la mancanza di consistenza è una delle accuse che più di frequente vengono mosse a Bergoglio, secondo alcuni molto abile nella comunicazione ma tutto sommato poco mobile nel percorso di rinnovamento della Chiesa che potrebbe avere, secondo i critici, solo formalmente avviato. Sono obiezioni comprensibili ma che rischiano forse di non tenere pienamente conto del contesto entro il quale un papa, e quello regnante in particolare, si muove. leggi tutto