Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Un gesuita in periferia. Il viaggio di Francesco in Albania

Claudio Ferlan - 23.09.2014

La domenica trascorsa dal papa in Albania molto può raccontare delle radici storiche e delle linee caratteristiche del pontificato in corso. Fin dai momenti successivi alla propria elezione Bergoglio ha auspicato di essere alla guida di una Chiesa povera per i poveri, capace di aprirsi alla periferia. Le sue attenzioni, i suoi gesti e le sue parole si sono rivolti poi con particolare insistenza alla Chiesa del dialogo interreligioso, della pace e del martirio: spesso infatti Francesco ha ricordato come oggi il numero di persone che perdono la vita per la propria fede sia superiore a quello registrato dal cristianesimo delle origini.

 

Missione e testimonianza


La presenza dei gesuiti in Albania cominciò a consolidarsi a metà del XIX secolo, quando i missionari provarono a rivitalizzare una sparuta minoranza cristiana. Riuscirono a organizzare qualche piccola scuola, ma il loro impegno si concentrava soprattutto nelle missioni volanti destinate ai villaggi più isolati, dove i missionari amministravano i sacramenti per i pochi credenti: matrimoni (a legalizzare la diffusa pratica del concubinato), confessioni e comunioni. Il loro sforzo mirava soprattutto a superare la mentalità della “legge del sangue”, quella che accettava la vendetta privata e la rappresaglia degli offesi contro i parenti leggi tutto

La nuova geografia della Chiesa. Storia di un prete in Nicaragua.

Claudio Ferlan - 07.08.2014

Ha avuto notevole eco la notizia che papa Francesco ha dato il suo assenso perché sia revocata la sospensione a divinis dell’ottantunenne padre Miguel d’Escoto Brockmann, religioso nicaraguense membro negli anni ottanta del governo sandinista.

Perché una notevole eco? Per comprenderlo serve fare un passo indietro e guardare alla storia recente della Chiesa latinoamericana.

 

Il viaggio di Giovanni Paolo II

 

In Nicaragua nel 1979 la rivoluzione sandinista riuscì a deporre la lunga dittatura della dinastia Somoza. Nel nuovo governo la presenza della Chiesa locale non era affatto marginale. Per fare alcuni esempi: D’Escoto aveva assunto la carica di ministro degli esteri, il gesuita Fernando Cardenal quella di ministro dell’educazione, suo fratello Ernesto quella di ministro della cultura. Erano gli anni in cui molti aderenti alla teologia della liberazione guardavano al marxismo come a un efficace metodo di analisi, di promozione della consapevolezza delle storture dell’ordine costituito. Lo consideravano anche un possibile leggi tutto

I diritti dei migranti. La presa di posizione della Chiesa cattolica in America centrale e negli Stati Uniti.

Claudio Ferlan - 24.07.2014

Nell’omelia della messa celebrata domenica scorsa nella cattedrale di Tegucigalpa (Honduras) il cardinale Maradiaga ha pronunciato parole dure, usando toni che ricordano la scomunica lanciata da papa Francesco contro i mafiosi. Il cardinale ha tuonato contro i coyotes, come vengono chiamati i trafficanti di persone che organizzano i viaggi della disperazione e con loro si arricchiscono. Coyote perché sono animali infidi, che si accaniscono su chi non si può difendere, mordono e fuggono. Ha detto Maradiaga: dovrebbero essere rinchiusi in carcere perché vivono dello sfruttamento dei poveri, dovrebbero pentirsi perché mettono in pericolo la vita dei sofferenti, dei bambini in particolare, aggiungendo che l’immigrazione non deve essere vista come un male. La sua non è una voce di poco conto nella gerarchia ecclesiastica leggi tutto

La verità in ritardo. L’assassinio del vescovo argentino Enrique Angelelli.

Claudio Ferlan - 08.07.2014

Se ne è scritto molto, non solo in Argentina: venerdì scorso, 4 luglio, il tribunale della città di La Rioja ha condannato all’ergastolo due ex militari, Luciano Benjamin Menéndez e Luis Fernando Estrella. Li ha riconosciuti quali mandanti (autores mediatos), dell’omicidio del vescovo di quella diocesi, Enrique Ángel Angelelli, e del ferimento di un suo assistente, il sacerdote Arturo Pinto. Si legge nel dispositivo della sentenza che i due ex-militari, stretti collaboratori del dittatore Videla sono stati “responsabili di un’azione premeditata, provocata ed eseguita nella cornice del terrorismo di Stato”. leggi tutto

“The House of One”. Tre religioni sotto lo stesso tetto

Claudio Ferlan - 26.06.2014

È un’idea che nasce a Berlino nella centrale Petriplatz, un pensiero tanto affascinante quanto innovativo: costruire un edificio che ospiti, tutte assieme, una chiesa, una moschea e una sinagoga (in ordine alfabetico). Non basta. In mezzo ci sarà un grande spazio per un luogo d’incontro, dibattito e mutua comprensione nel quale ciascuno è il benvenuto: non solo i fedeli delle tre religioni monoteiste, ma tutti i credenti e i non credenti; chiunque abbia voglia di ascoltare e discutere. “La meraviglia di Berlino”, l’ha definita qualcuno. leggi tutto

La Chiesa tra elogio alla povertà ed equilibrismi finanziari

Claudio Ferlan * - 14.06.2014

Esistono foto capaci di una portata evocativa superiore a quella di mille parole. Fortunatamente di parole noi ne abbiamo a disposizione di meno, così che rimanendo fedeli alla sintesi possiamo forse raccontare il senso di un’immagine senza dire né troppo, né troppo poco.

Lo scatto risale all’undici novembre 2007, quando a Champay (Argentina, provincia di Rio Negro) l’allora segretario pontificio Tarcisio Bertone proclamò beato Ceferino Namuncurá (1886-1905). Ceferino era un salesiano, come Bertone, di origine mapuche (araucane), una delle tribù che più di ogni altra in America del Sud oppose una strenua resistenza alla conquista spagnola e all’evangelizzazione. Accanto al segretario pontificio siede l’allora primate d’Argentina, cardinale Jorge Mario Bergoglio.

  leggi tutto

La concretezza dei simboli. Parole e gesti di un gesuita diventato papa.

Claudio Ferlan * - 03.06.2014

Non si spegne l’eco del viaggio di Francesco in Terra Santa, anche perché il prossimo 8 giugno saremo testimoni di una prima sua conseguenza concreta, l’incontro di preghiera in Vaticano con i presidenti di Israele, Shimon Peres, e Palestina, Abu Mazen. Proprio la mancanza di consistenza è una delle accuse che più di frequente vengono mosse a Bergoglio, secondo alcuni molto abile nella comunicazione ma tutto sommato poco mobile nel percorso di rinnovamento della Chiesa che potrebbe avere, secondo i critici, solo formalmente avviato. Sono obiezioni comprensibili ma che rischiano forse di non tenere pienamente conto del contesto entro il quale un papa, e quello regnante in particolare, si muove. leggi tutto

Sentiero di pace. Il cammino di Francesco in Terra Santa.

Claudio Ferlan * - 22.05.2014

Ha radici profonde, l’imminente viaggio di papa Francesco in Terra Santa. Radici che richiamano la storia recente del Vaticano e la biografia di Jorge Mario Bergoglio prima che fosse eletto papa. Ciò che ha ispirato il viaggio è la volontà di commemorare i cinquant’anni dall’incontro del gennaio 1964 tra Paolo VI e il massimo rappresentante della chiesa ortodossa, il patriarca di Costantinopoli Atenagora. Ma gli appuntamenti con alte personalità politiche e soprattutto religiose saranno molti, e non solo tra cristiani. Le modalità del pellegrinaggio, così viene riconosciuto, sono in verità molto nuove e trovano origine anche dalla vita di Bergoglio come arcivescovo di Buenos Aires. Lì promosse con varie e permanenti iniziative il dialogo interreligioso e strinse amicizia con altri leader religiosi come lui interessati e aperti al confronto, in particolare Abraham Skorka e Omar Abboud. Di fede ebraica Skorka, rettore del seminario rabbinico latinoamericano; di fede musulmana Abboud, presidente dell’Istituto per il dialogo interreligioso di Buenos Aires. È la prima volta nella storia dei viaggi pontifici che leader di altre religioni fanno parte della delegazione ufficiale di accompagnamento del papa. L’amicizia tra Bergoglio e Skorka in particolare comincia a essere indicata come il simbolo del dialogo non solo pacifico ma altamente costruttivo tra cristiani ed ebrei, che trova origine nel Concilio Vaticano II e nella dichiarazione “Nostra Aetate”. È una simpatia nata a Buenos Aires che ha già dato parecchi frutti: una serie di incontri pubblici e televisivi, un libro a quattro mani “Il cielo e la terra” (Mondadori 2013 l’edizione italiana, quella originale argentina è del 2010), un testo che ha tutte le carte in regola per fare storia. Basta leggerne qualche passo per capire che la costruzione del loro agire trae origine soprattutto dalla condivisione. Vi sono affrontate questioni dirimenti come, tra le altre, il fondamentalismo, l’economia e il denaro, l’eutanasia e il rapporto con la morte, nelle quali è riconoscibile un raffinato sforzo per la ricerca della concordia tra le due religioni e per l’identificazione di un atteggiamento etico, fondato teologicamente, che riconosca e rispetti le priorità delle fedi. leggi tutto

Strumento di pace? Il Vaticano tra Cuba e Colombia

Claudio Ferlan * - 10.05.2014

Appena eletto, papa Francesco salutò la scelta dei “suoi fratelli cardinali” esclamando quasi con stupore che per trovare un vescovo di Roma essi fossero andati “quasi alla fine del Mondo”. In poche parole Bergoglio anticipò due linee caratteristiche del proprio pontificato: uno stile di comunicazione improntato a un linguaggio familiare e il riferimento alle proprie origini, che non sono solo argentine ma latinoamericane.

Oggi vediamo che i confini del Mondo si avvicinano, si ridisegnano, come ci insegna anche l’esempio di una delle terre figuratamente più lontane dal Vaticano: la Repubblica di Cuba. Certo, la strada che può collegare Roma e L’Avana fu aperta dalla visita di Fidel Castro in Vaticano nel 1996, disegnata dallo storico incontro del gennaio 1998 tra Giovanni Paolo II e lo stesso Fidel nella capitale cubana e consolidata dal viaggio di Benedetto XVI del 2012. Oggi quella strada sta continuando a procedere, lo dimostrano i fatti. leggi tutto

Santificati… cum juicio?

Claudio Ferlan * - 29.04.2014

Le dimensioni della festa e la risonanza sui media di tutto il mondo evidenziano l’eccezionalità della canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Di fatti straordinari, unici addirittura, ne annotiamo almeno due: l’elevazione contemporanea di due pontefici, la presenza in piazza San Pietro del papa regnante a celebrare e di quello emerito a concelebrare. Non tutto, però, è unico: possiamo rimarcare un processo di continuità storica e politica nella celebrazione di domenica 27 aprile e nel suo significato.

I santi della Chiesa cattolica hanno una peculiarità rispetto alle figure straordinarie delle altre religioni: per essere dichiarati tali non basta il riconoscimento popolare. Hanno bisogno della canonizzazione, un procedimento di diritto canonico che spesso ha una forte valenza politica. Gli esempi sono tanti. Prendiamo il caso del 1622, quando furono elevati alla santità in quattro, con una solennità di grande sfarzo vissuta in molti luoghi d’Europa. Erano tre spagnoli: Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù (l’ordine di papa Francesco), il suo confratello Francesco Saverio, un contadino spagnolo vissuto nell’XI secolo, Isidoro e un italiano, Filippo Neri, ispiratore della Congregazione dell’Oratorio. leggi tutto