Ultimo Aggiornamento:
26 settembre 2020
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Il sinodo dei vescovi: uno sguardo sul futuro tra dottrina e disciplina.

Claudio Ferlan - 04.10.2014
Cardinale Kasper

Questa sera alle 18 inizierà la veglia di preghiera e riflessione che anticipa la riunione della III Assemblea Generale straordinaria del sinodo dei vescovi, prevista per domani, domenica 5 ottobre. Il tema scelto per l’assise è molto ampio: “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Le discussioni della vigilia si sono però concentrate su questioni che possono apparire marginali, quali soprattutto la liceità della comunione ai divorziati risposati e l’alleggerimento del procedimento per la nullità canonica del matrimonio.

 

La chiusura dei cinque cardinali


Una rilevante eco sui mezzi di comunicazione ha avuto l’annuncio dell’uscita del libro Remaining in the Truth of Christ. Marriage and Communion in the Catholic Church (Ignatius Press, edito in Italia da Cantagalli con il titolo Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica). Tra gli autori vi sono cinque cardinali: Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, Gerhard Müller (prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, l’antica Inquisizione). A muovere l’interesse non sono tanto i contenuti, in verità ben poco innovativi e in qualche caso semplice rielaborazione di scritti noti. Risalta piuttosto come alcuni cardinali prendano palesemente posizione contro le tesi esposte da un altro porporato, Walter Kasper, che nel febbraio scorso ha tenuto di fronte al concistoro una lunga relazione teologica sulla pastorale familiare (pubblicato in Il Vangelo della famiglia, Queriniana). Secondo Kasper – che a opinione di molti è in piena sintonia con il papa – la comunione ai divorziati risposati, così come la revisione del procedimento di nullità del matrimonio sono questioni non dottrinali ma disciplinari, dunque passibili di revisione. Ed è chiaro che un dibattito su questi temi sia in agenda. Gli autori di Matrimonio e Comunione sostengono che tale dibattito non s’ha da fare. Fondando la propria tesi su passi biblici e opinioni dei padri della Chiesa, rifiutano ogni possibile apertura alla disciplina (dottrina?) del secondo matrimonio.

 

La strategia della tradizione


L’eccezionalità di un’esplicita contrapposizione tra cardinali ha certo messo in allarme la Chiesa di Roma, alcune voci parlano di un papa – ufficialmente in silenzio sul fatto – infastidito. La strategia di far uscire il libro contra Kasper nell’immediata vigilia del sinodo lascia intendere una Chiesa divisa. Da diverse alte personalità della curia romana provengono ripetuti inviti all’unità, alla necessità di un dialogo costruttivo. L’impressione di spaccature anche piuttosto nette si rinforza. Kasper ha proposto un’interpretazione del dissenso molto coerente con gli insegnamenti fornitici dalla storia della Chiesa: i cardinali più legati alla tradizione temono un effetto domino, hanno paura che il cambiamento su un singolo punto possa mettere in discussione l’intera dottrina. Per questo si sono mossi in maniera così eclatante. Bisogna però evitare – aggiunge il cardinale – un’interpretazione ideologica del Vangelo. Rifiutando il fondamentalismo, Kasper invita a riflettere sulla Parola di Dio non come fosse un codice di norme, ma quale dono dello Spirito Santo, realtà che vive nella storia. E per questo, inevitabilmente, si evolve. Ecclesia semper reformanda, la Chiesa deve sempre essere riformata: un’espressione dalle forti connotazioni luterane usata anche dai cattolici riformisti al tempo del Concilio Vaticano II. 

 

Concilio Vaticano III?


È lecito interrogarsi sull’effettiva rilevanza di problemi che non investono in prima persona la maggioranza delle famiglie cattoliche e che non di rado – lo dice la prassi – sono risolte senza interpellare la teologia. Lo stesso sinodo sulla famiglia sarà chiamato a confrontarsi con temi che vanno ben al di là della comunione ai divorziati. Si pensi alla sessualità e alla contraccezione, alla rinnovata composizione delle famiglie cattoliche che non è più riconducibile all’esclusivo modello tradizionale uomo e donna sposati secondo il rito religioso e figli battezzati in tenerissima età. Il Concilio Vaticano II (1962-1965) riconobbe che la Chiesa era chiamata a rinnovarsi anche alla luce del cambiamento della società. È evidente che simile rinnovamento non sia stato portato a compimento nel corso dei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Lo stesso papa Francesco poco dopo la propria elezione ha richiamato l’eredità del Vaticano II, chiedendosi: “Dopo 50 anni, abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto lo Spirito Santo nel Concilio?”. La sua risposta: “No. Il Concilio è stato largamente inapplicato”. Non c’è bisogno di un Vaticano III, quanto piuttosto di un’attuazione del Vaticano II. La convocazione del sinodo può essere anche interpretata come un passo in questo senso? Probabile, ma rimane da vedere se, come successe dopo il Concilio del secolo scorso, la parte più conservatrice della gerarchia saprà indirizzare la politica ecclesiastica, nel timore dell’effetto domino di cui si scriveva. Le crepe sono evidenti, ma è verosimile che il sinodo ci suggerirà una direzione per i futuri plausibili.