Ultimo Aggiornamento:
28 ottobre 2020
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“The House of One”. Tre religioni sotto lo stesso tetto

Claudio Ferlan - 26.06.2014
Ben-Chorin, Hohberg e Sanci

È un’idea che nasce a Berlino nella centrale Petriplatz, un pensiero tanto affascinante quanto innovativo: costruire un edificio che ospiti, tutte assieme, una chiesa, una moschea e una sinagoga (in ordine alfabetico). Non basta. In mezzo ci sarà un grande spazio per un luogo d’incontro, dibattito e mutua comprensione nel quale ciascuno è il benvenuto: non solo i fedeli delle tre religioni monoteiste, ma tutti i credenti e i non credenti; chiunque abbia voglia di ascoltare e discutere. “La meraviglia di Berlino”, l’ha definita qualcuno.

Il coro degli ideatori

È il frutto dell’immaginazione concreta del rabbino Tovia Ben-Chorin, del pastore luterano Gregor Hohberg e dell’imam Kadir Sanci. Le loro voci si fondono come quelle di un coro ben affiatato nello spiegare l’iniziativa. Petriplatz è un luogo simbolo, lì è nata la città, lì è stata eretta la prima chiesa. Berlino è una città simbolo, lì è stato pianificato lo sterminio della Shoah, lì è stato eretto un muro di separazione. Un percorso di superamento delle divisioni già è avviato, ma certo ha bisogno sempre di nuove proposte. La capitale tedesca oggi è multiculturale e multi religiosa, abitata da donne e uomini provenienti da ogni parte del mondo. La “House of One” si candida come emblema della nuova strada intrapresa da Berlino e – si spera – da molte altre città, una strada costruita sulla giustizia, la pace e la conciliazione. Sono queste, prima ancora dei mattoni, le pietre sulle quali si vuole erigere l’inedito edificio. Lo dicono i tre uomini di religione che hanno dato il via al progetto, usando nel manifesto programmatico parole chiave come: non violenza, rispetto profondo, solidarietà, verità, uguaglianza. Che ci sia bisogno della realtà che sta dietro a questi termini lo dimostra la risolutezza con cui il coro risponde a chi chiede conto delle possibili resistenze al progetto: ci saranno, certo – non si illudono Ben-Chorin, Hohberg e Sanci – ma sarà un problema di chi non crede alla convivenza pacifica tra le religioni, non nostro. Perché se ti metti a pensare troppo alle conseguenze di quello che vuoi fare, rischi di restare fermo.

Mattone dopo mattone

L’ambizione si fa ancora più tangibile se teniamo conto di come si vuole finanziare l’edificio, che non costerà certo poco: 43,5 milioni di euro. Si spera di raccoglierli soprattutto con le donazioni, provenienti da ogni parte. Il progetto è appena partito e il fatto che ne abbiano parlato – in termini assai lusinghieri – la BBC e France 24 di certo può aiutare. C’è un sito molto chiaro, in quattro lingue (tedesco, inglese, francese e spagnolo), che racconta l’idea, spiega come fare per donare, anche un solo mattone per dieci euro, mostra immagini e filmati: www.house-of-one.org .

 

I modellini sono molto belli, Wilfried Kuehn, l’architetto che lo ha ideato, dice che nelle ricerche sulle quali ha basato l’idea ha scoperto più similitudini che differenze nella progettazione dei luoghi sacri delle tre religioni. E ci ha messo del suo, perché una chiesa non deve per forza avere un campanile, così come una moschea può esistere senza minareto: veniamoci incontro. Il 3 giugno scorso Ben-Chorin, Hohberg e Sanci si sono incontrati e hanno simbolicamente compiuto il rito della posa della prima pietra. Ma per costruire serve denaro, così come è necessario individuare un luogo preciso all’interno della Petriplatz. Si spera di raccogliere un quarto di quanto necessario per dare il via ai lavori veri e propri nel 2016.

Sentiamo dire spesso che sono le idee quelle che contano: lo sostiene chi crede nell’innovazione virtuosa, sia essa la rivoluzione informatica di uno Steve Jobs o di un Bill Gates, o quella di chi propone impensate soluzioni urbanistiche e industriali. La “House of One” è un piano non solo affascinante, ma che porta in sé una carica propositiva capace di coinvolgere e di indurre alla riflessione. Nasce da tre uomini di buona volontà, potremmo chiamarli così, e probabilmente per trovare concretezza non ha bisogno solo di mattoni, ma di alleati. Da cercare tra esponenti di altre fedi e tra tutti coloro che potrebbero essere interessati a occupare quella sala centrale deputata al dialogo. Detto per inciso, nel progetto è la più grande. Bisogna conoscerla, la “House of One”, e dunque parliamone. Magari se ci capita di andare a Berlino, proviamo a fare quattro passi in Petriplatz, immaginando un mondo più pacifico.