Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
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Argomenti

L’esempio felice del Portogallo nella lotta al COVID -19

Alessandro Micocci * - 29.04.2020

In questo periodo di profonda crisi europea sembra risultare difficile trovare un paese che abbia fornito un modello adeguato di difesa contro la pandemia di Coronavirus. La Germania aveva i mezzi sanitari ed economici per fronteggiare il virus e li ha dispiegati, riuscendo a garantire ai propri cittadini una difesa contro le conseguenze devastanti dell’epidemia. Tuttavia anche un paese economicamente e politicamente meno importante rispetto ai giganti europei sta imponendosi come un modello virtuoso di gestione della pandemia: il Portogallo.

Il paese aveva invece tutti i presupposti per entrare nella lista della nazioni che più avrebbero ricevuto il duro colpo del Coronavirus: una delle popolazioni con la più alta percentuale di ultraottantenni d’Europa, seconda solo all’Italia, una percentuale di posti in terapia intensiva più bassa rispetto alla popolazione (4,2 ogni 100 mila abitanti). Eppure il paese risulta avere intorno ai 20.000 casi accertati di contagio da Covid-19, un dato sorprendente se paragonato ai numeri del vicino spagnolo. La tesi secondo cui il Portogallo si sarebbe “salvato” in ragione della sua posizione periferica non regge al fatto che gli scambi con la Spagna sono intensi e dunque forieri di una più drammatica diffusione del virus.

Le ragioni di questo piccolo miracolo portoghese sono da leggi tutto

Il gioco pericoloso delle narrazioni

Paolo Pombeni - 22.04.2020

Siamo immersi in un continuo abuso di narrazioni, inventate al solo scopo di alimentare il perpetuarsi della guerriglia politica che si trascina dalle elezioni del marzo 2018. Il loro contenuto è a dir poco evanescente, e spesso le strumentalizzazioni che contengono rasentano la turlupinatura del pubblico. Prendiamo la telenovela sul MES e facciamo presto a rendercene conto.

Conosciamo tutti il contesto della diatriba, che non riguarda affatto la nostra collocazione in Europa, ma la tenuta o meno del governo Conte e la difesa della compattezza dei Cinque Stelle ormai privi di una bussola e spaccati in tante correnti. Tutto è parametrato su questo.

Alle spalle troviamo le pulsioni antieuropee della destra, su cui ha preso la prevalenza la narrazione demagogica di Salvini: la UE è il nemico che impedisce all’Italia di essere prospera e felice, anzi in specifico ciò dipende dalla moneta unica. Naturalmente non c’è alcun fondamento economico per questa convinzione. I Cinque Stelle hanno ereditato dal grillismo delle origini un’impostazione non troppo differente, inserita nella storiella della decrescita felice.

Adesso tutto ciò è riemerso perché con lo choc economico indotto dalla pandemia ci sarebbe bisogno di linee di credito europee e queste vanno trovate dove ci sono già i soldi, visto che per leggi tutto

Europa, Germania, Italia alla prova del coraggio

Francesco Cannatà * - 11.04.2020

“Qualcosa di utile alla mia patria ma dannoso all’Europa o qualcosa di utile all’Europa ma dannoso al genere umano, per me sarebbe un crimine”. Parole, scritte nel XVIII secolo da Montesquieu, da tenere presenti mentre un rabbioso dibattito lacera il nostro continente. La crisi che viviamo è un prisma dalle molte facce. Dal punto di vista sanitario una pandemia imparagonabile a quelle del passato, da nuovo volto a questioni antiche. Quella tra razionalità e irrazionalità. Quella tra vite umane da salvare e i costi della recessione. Quella tra autocrazie e diritti dei popoli. Infine quella tra la costruzione o la dissoluzione europea. Un’equazione che in Italia sembra dipendere solo dalla questione tedesca. O meglio dal suo eterno ritorno.
Il processo europeo di integrazione, non è stato altro che il costante tentativo di armonizzare “un sistema di distinzioni”.  Chi si occupa di relazioni internazionali deve onestamente riconoscere la storia europea come un susseguirsi di continuità e discontinuità. La vita delle nazioni e quella del continente è da sempre un intreccio tra fratture e linearità. A ciò si aggiunge il lungo “dissidio tra Germania ed Europa”, la “sua lontana preparazione” e il momento, ancora recente, della “sua terribile esplosione”. Anche questa discordia però non è altro leggi tutto

Il nome della cosa

Francesco Provinciali * - 11.04.2020

Quando lessi le 40 pagine di evidenze scientifiche, priorità e raccomandazioni ai governi redatte dal 29/4 al 4/5 2019 in sede OCSE,  dai rappresentanti di 130 Paesi  aderenti all’Ipbes ( la piattaforma intergovernativa  scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi) per esaminare un Rapporto dell’ONU stilato in 3 anni di lavoro da parte di oltre 150 esperti, volto allo studio e all’approfondimento dei rischi delle biodiversità, ebbi la sensazione  di un  imminente “tsunami” globale che potrebbe portare in tempi definiti “relativamente brevi” all’estinzione di una serie di specie viventi che popolano i mari e la Terra, fino ad 1/8 di quelle attualmente censite pari ad una cifra mostruosa di circa un milione di ‘specie’ animali e vegetali.

In questo caso oggetto di studio e dei risultati della ricerca condotta dagli scienziati era l’erosione lenta ma graduale della “biodiversità”: in pratica il pericolo paventato e sottoposto alla responsabilità dei governanti a livello planetario riguarda la scomparsa di specie viventi- animali e vegetali – a causa del deterioramento della “salute” degli ecosistemi che inglobano l’uomo e le altre forme di vita.

Ciò che influisce sull’alterazione delle biodiversità esistenti sono i comportamenti umani: sfruttamento del suolo e delle risorse naturali, come leggi tutto

L’Italia, l’Europa e i “vincoli esterni”

Paolo Pombeni - 08.04.2020

Il grande nodo della politica italiana è il rapporto con l’Unione Europea e in specifico la questione degli “aiuti” che da questa possono venire per superare la crisi economica indotta dal Covid-19. La tesi prevalente da noi è che si devono trovare strumenti europei che finanzino la nostra ripresa, ma senza imporci controlli sulla gestione del nostro bilancio. La questione è dunque quella di superare l’intervento del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) che prevede l’impiego dei controlli.

Per capire bene la questione nei termini politici e non semplicemente economici bisogna ricostruire un quadro accurato. Non che si eviti di farlo, ma in genere si tende a mettere in luce quel che a ciascuno fa piacere, evitando di prendere in considerazione il complesso dei problemi.

Cominciamo dunque col dire che effettivamente, come è stato messo in luce, il MES è stato creato per affrontare quelle che pudicamente vengono chiamate “crisi asimmetriche”, cioè il caso di uno o pochi stati che si trovino in gravi difficoltà di bilancio mettendo in crisi l’intero sistema. Il non detto è che si suppone che normalmente queste situazioni dipendano da “colpe gravi” dei paesi sull’orlo del default. Oggi per un malinteso pietismo si evita di dire che la Grecia a suo tempo è leggi tutto

Memorandum per la Germania

Massimo Nava * - 01.04.2020

Di fronte all’ampiezza della crisi per l’epidemia del coronavirus, prudenze e riserve di parte tedesca per un’azione finanziaria convergente a livello europeo sembrano fuori luogo e fuori tempo. Non solo minacciano la definitiva implosione dell’Europa, ma vanno contro gli stessi interessi della Germania. Angela Merkel rischia di passare alla Storia non per avere salvato l’Europa e dato finalmente al suo Paese un ruolo di guida e indirizzo, ma per avere difeso fino all’ultimo un castello di regole non più adeguato all’emergenza che ci sta travolgendo.

All’indomani della riunificazione, un grande cancelliere, Helmuth Schmidt, disse : « Noi tedeschi abbiamo accresciuto la nostra capacità di ricostruzione negli ultimi decenni non da soli, non solo con le nostra forze. Questa capacità non sarebbe stata possibile senza gli aiuti delle potenze vincitrici occidentali, senza il nostro inserimento nella comunità europea e senza la fine della dittatura comunista. Abbiamo il dovere di mostrarci degni della solidarietà ricevuta con la nostra solidarietà nei confronti dei vicini. La classe politica non è sufficientemente consapevole di questa solidarietà (...) Non abbiamo bisogno solo di razionalità, ma anche di un cuore che sappia immedesimarsi nei nostri vicini e partner. »

Schmidt non è stato ancora ascoltato. Né ieri, né oggi.

Il 28 giugno 1919 fu firmato leggi tutto

“QU’EST CE QUE EST L’EUROPE?”

Francesco Domenico Capizzi * - 25.03.2020

In questi giorni drammatici per l’Italia, per i Paesi europei e il Mondo intero si assiste ad una sostanziale assenza della Unione europea, come anche di Organismi internazionali: principalmente l’ONU con la sua Agenzia che risponde al nome di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Mancano progetti e coordinamenti sovranazionali comuni per fronteggiare l’avanzata del virus. La dichiarazione, inevitabile, di “pandemia” non esaudisce le attese, che conferirebbero valore ad Unione europea ed Organizzazioni internazionali, di un coordinato soccorso scientifico e materiale che, ovviamente, non può che essere realizzato globalmente e con metodo interlocutorio con le realtà epidemiche rapidamente cangevoli che si affacciano in ogni istante in tutte le Regioni geografiche del Pianeta. Nella realtà ed in sostanza, ogni Stato pensa a sé stesso come se i confini politico-geografici possano limitare, differenziare e addirittura impedire l’impatto dell’onda epidemica.

Ridiventa così attuale, in verità senza mai aver perso i suoi connotati amletici, l’antico aforisma del XVII secolo coniato da Bernard le Bouyier le Fontenelle, membro della Académie Royale des Sciences de Paris, applicabile alle attività di varie Organizzazioni e Assemblee internazionali: leggi tutto

Furbi e pericolosi. AfD spaccherà la Germania

Francesco Cannatà * - 07.03.2020

Vagabundierender Hass. Odio deambulante. Cosi nel 2015 Heinz Bude descriveva le viscere della società tedesca. Per il docente di sociologia dell’Università di Kassel il 10% della popolazione del proprio paese agisce dominata dal rancore sociale. Un umore alla base di una aggregazione definita dal ricercatore lega degli amareggiati. Dietro questo concetto un po’ fumoso si trovano persone “con un grado di istruzione relativamente alto”, una visione del mondo da essi definita “aperta” ma ossessionati da una “esistenza” vissuta “al di sotto delle proprie possibilità”. Un destino “sopportato”. Un fato causato da condizioni impossibili da “determinare, gestire e controllare”. Una sventura fonte di “emarginazione” poiché di quanto accade a loro “non importa a nessuno”. Una situazione non riconducibile a “disoccupazione”, che non riguarda strati sociali “in declino” ma alla convinzione diffusa di “non contare più nulla”. Da qui un risentimento verso il mondo che trascura la loro esistenza ma “accoglie a braccia aperte persone di cui ignora tutto, persino cosa faranno in Germania”. Un clima razionalmente indecifrabile capace di spalancare formicai complottisti e deliranti. Attentatori trasformati in vittime. Complessità quotidiane risolte grazie a “cabale sataniste”. Caos mondiale leggi tutto

La saga dell’aceto balsamico

Gianpaolo Rossini - 29.02.2020

Secondo la Corte di Giustizia della Ue, Belema produttore tedesco di aceto può porre sui suoi prodotti l’etichetta “Deutscher Balsamico” senza violare le tutele previste nella Ue per l’aceto balsamico di Modena, che ha aperto la causa. Il consorzio modenese protesta: non si può porre l’aggettivo “balsamico” su prodotti tedeschi. Da dicembre attende il terzo grado di giudizio per poi muoversi eventualmente sul piano giuridico e su altri fronti con nuove iniziative. La saga dell’aceto di Modena fa riflettere. Sono tre gli aceti balsamici italiani riconosciuti. L’Aceto Balsamico di Modena IGP, che può essere prodotto nelle province di Modena e Reggio. Poi c’è l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP che proviene solo dalla provincia di Modena. E infine c’è l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio DOP esclusivamente dalla provincia di Reggio. E’ quasi impossibile trovare consumatori (italiani) che apprezzino le differenze (ma quali) tra i primi due aceti di Modena. In più uno dei due può venire anche dalla provincia di Reggio che però ha in concorrenza un suo prodotto esclusivo e certificato. I consorzi di tutela hanno giocato sulle differenze tra IGP (indicazione geografica protetta) e DOP (denominazione di origine protetta), e DOP (denominazione di origine protetta), anche queste impossibili leggi tutto

Lo scetticismo dei paesi verso il partner economico cinese

Francesco Cannatà * - 26.02.2020

Il mondo guarda alle mosse del partner economico cinese con diffidenza. Un umore che non ha nulla a che fare con le difficoltà dovute al corona virus ma che i modi opachi con cui il paese ha mosso i primi passi alla lotta contro l’infezione ha però giustificato. Già prima dell’esplosione del virus, gli Stati Uniti avevano avviato una guerra commerciale con Pechino. Limitandosi al nostro continente, la Germania aveva iniziato a elevare i livelli di controllo del commercio estero con l’Impero di mezzo. Con la durezza dei nuovi approcci normativi, Berlino vuole allontanare dal paese centro-europeo gli investitori asiatici meno desiderati. Ma è soprattutto nell’Europa orientale che il calo di prestigio del colosso asiatico è impressionante. Anche qui i finanzieri del lontano oriente, spesso caratterizzati per la loro vicinanza allo Stato, sono sempre meno graditi. L’acquisto di immobili e fabbriche, la costruzione di ponti e centrali energetiche, in una parola la componente economica del progetto Nuova via della seta, nei partner/sudditi est-europei risveglia l’impressione di un piano dalle venature egemoniche e imperiali. Tra questi paesi il primo ad appiccare il fuoco alle polveri dei dissidi con Pechino è stata la repubblica Ceca. Ossia lo Stato che finora sembrava quello meglio disposto a leggi tutto