Ultimo Aggiornamento:
26 settembre 2020
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Il Partito della "Libera uscita"

Luca Tentoni - 11.04.2020

Col passare dei giorni, le temperature diventano sempre più miti; siamo ormai a Pasqua, tradizionale occasione per le "gite fuori porta". Quest'anno, però, trascorreremo a casa il periodo festivo - e, verosimilmente, tutto il resto del mese di aprile, se non anche una parte di maggio - per via delle restrizioni legate al contenimento del Covid 19. Secondo un sondaggio di Index Research, il 75,4% degli italiani condivide le norme, mentre il 7,6% le vorrebbe addirittura più severe. Ma un 15,4%, che corrisponde circa a sette milioni e mezzo di italiani adulti, non è d'accordo. Il partito "della libera uscita", dunque, non è proprio una minoranza trascurabile, ed è destinato a raccogliere più consensi con l'andare del tempo, soprattutto se il governo procederà troppo gradualmente (un conto è chiarire che resteremo in casa per un mese, un altro conto è prorogare il blocco per tre volte ogni dieci giorni). Fra chi vorrebbe attenuare o cancellare il "lockdown" c'è chi vive nelle zone nelle quali la pandemia è stata meno ampia e violenta (molti cittadini non conoscono persone contagiate, soprattutto nel Centrosud, quindi non sono sempre in grado di percepire appieno la gravità della situazione); c'è chi non resiste in casa e va più volte al giorno a fare la spesa; chi ha leggi tutto

Draghi e la fase due: adelante, con juicio

Luca Tentoni - 04.04.2020

A quaranta giorni circa dall'inizio del "confinamento" degli italiani, la politica torna a muoversi, o - meglio - ricomincia a mostrarsi. In queste settimane, infatti, non sono mancati movimenti sotterranei, a partire dalla faticosa opera di cucitura e ricucitura promossa dal Quirinale per cercare di avvicinare maggioranza e opposizioni (al fine di unirsi di fronte all'emergenza) ma ci sono state anche manovre un po' meno nobili, dettate dall'esigenza di alcuni leader di tornare al centro della scena e di recuperare consensi (virtuali o reali che siano, non importa) al più presto possibile. Il tentativo di sostituire il presidente del Consiglio Conte, che era già in stato abbastanza avanzato prima dello sfacelo provocato dal Covid 19, ha prima subito una battuta d'arresto, poi è fallito. Così, le due forze che - una nella maggioranza, una nell'opposizione - avevano in animo di cambiare l'"inquilino di Palazzo Chigi" hanno dovuto mutare tattica. In un primo momento si è, da un lato (Lega), alzato il prezzo dell'intervento economico necessario per evitare la recessione (aggiungendo sempre uno zero alle somme che, di volta in volta, il governo si diceva pronto a stanziare), mentre i renziani ricominciavano a muoversi, con l'intento di arrivare ad una maggioranza di unità nazionale (alla quale, tuttavia, leggi tutto

Il terzo dopoguerra

Luca Tentoni - 28.03.2020

L’uscita dalla situazione di emergenza nella quale si trova il Paese appare ancora lontana, ma forse è opportuno sin da ora cercare di capire quali sono gli elementi di quello che già da adesso si profila come un vero e proprio terzo dopoguerra. Dopo la crisi innescata dal Covid 19, che non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale, molte cose non torneranno come prima. Proviamo a delineare alcuni possibili sbocchi della situazione, come appunti per un dibattito che speriamo diventi sempre più ampio, per non trovarci impreparati a ciò che verrà al termine di questa brutta avventura. L’accostamento dell’epidemia in corso a un conflitto bellico non è nostro: lo hanno proposto in molti, persino il Pontefice. In effetti, già in queste settimane abbiamo visto alcuni fenomeni che ricordano quelli della Seconda guerra mondiale: l’accaparramento, la borsa nera (con i prezzi dei disinfettanti e delle mascherine aumentati vertiginosamente, di pari passo con la sostanziale irreperibilità di alcune merci), la drastica riduzione della circolazione (un sostanziale coprifuoco), i bollettini di guerra giornalieri, l’instaurarsi di un’economia bellica (con la riconversione temporanea di alcune filiere produttive e il contingentamento della diffusione di alcuni beni non di prima necessità), la diminuzione – per alcuni – del lavoro o la leggi tutto

Stato e regioni, cinquanta anni dopo

Luca Tentoni - 21.03.2020

Il rinvio delle elezioni di maggio è un atto dovuto, perché nelle condizioni attuali non sappiamo neppure se fra un mese o due saremo ancora chiusi in casa per via del Covid 19. Come i francesi hanno sperimentato a proprie spese, in occasione del primo turno elettorale municipale di domenica 15 marzo, ci sono emergenze pubbliche da non sottovalutare e che richiedono anche il differimento di importanti scadenze nazionali. Detto dell'ineluttabilità dello slittamento del voto nelle sei regioni ordinarie (e in Valle d'Aosta) e nei comuni, resta però l'amarezza per la fine di un'epoca. In maggio, il voto regionale sarebbe giunto esattamente cinquanta anni dopo il primo (1970). Quello che fino al 2005 era un appuntamento quinquennale per quindici regioni e per la politica nazionale (fino a tutto il 1990 era un test per le singole liste; con le coalizioni e la possibilità di votare per i soli candidati presidenti la gara si è spostata sul rendimento dei poli, non più su quello dei partiti) si era, per la verità, andato affievolendo col passare del tempo, a causa di scandali locali e di scioglimenti anticipati dei Consigli per le cause più svariate. Così, all'appuntamento col voto del mezzo secolo si sarebbe giunti con appena sei regioni su leggi tutto

Il valore di un impegno

Luca Tentoni - 14.03.2020

In questo periodo nel quale il Paese è messo alla prova da un'emergenza che non è solo sanitaria, ma riguarda anche il senso civico dei singoli (di qui l'invito delle autorità a restare in casa e ad evitare comportamenti irresponsabili che potrebbero alimentare il contagio da Covid 19) ci si potrebbe chiedere quale sia il ruolo di una rivista come la nostra. Il fatto che il confronto fra i partiti sia in qualche modo sospeso o attenuato non equivale a dire che fra le forze politiche si sia raggiunta un'impensabile "pacificazione nazionale": c'è, piuttosto, un accordo di non belligeranza, o almeno di riduzione dell'intensità di uno scontro che aveva assunto, negli ultimi mesi se non negli ultimi anni, dimensioni e toni inaccettabili. Le manovre politiche, insomma, non sono scomparse: restano sottotraccia, ma proseguono, anche se tutti i protagonisti sono costretti a muoversi in un ambito inesplorato e diverso da quello nel quale erano abituati ad agire. Per quanto ci riguarda, invece, ci pare sia proprio questo il momento più opportuno per rilanciare la riflessione sulle dinamiche, sul pensiero, sul ruolo dei partiti e della democrazia. Nelle settimane durante le quali il rumore di fondo delle polemiche strumentali è finalmente attenuato, leggi tutto

L'astensione e i metodi alternativi di espressione del voto

Luca Tentoni - 07.03.2020

Le recenti elezioni suppletive per la sostituzione di un deputato e di un senatore (un'altra è in programma domani in Umbria per il collegio uninominale 2 del Senato) hanno fatto registrare un'affluenza bassissima: il 9,52% a Napoli (collegio uninominale 7 del Senato) e il 17,66% a Roma (collegio uninominale 1 - Lazio 1, Camera dei deputati). Anche se qualcuno, del tutto impropriamente, ha aggiunto l'"effetto Coronavirus" alle cause che hanno tenuto gli elettori lontani dai seggi, la realtà è molto diversa. In questo tipo di consultazioni, che spesso sono ignorate dai mezzi di comunicazione di massa anche in tempi normali, la salienza del voto è minima: non è un seggio che può mutare i destini del governo o delle forze politiche. Inoltre, ci sono elettori normalmente meno propensi a recarsi alle urne in queste occasioni (i Cinquestelle, i simpatizzanti del centrodestra) a fronte di altri (i votanti di centrosinistra) fra i quali una certa mobilitazione - sia pure non vistosa e neppure di eccezionale portata - è sempre attiva. Qualcuno ipotizzava, partendo dai dati delle suppletive, che anche il referendum costituzionale inizialmente previsto per il 29 marzo sarebbe stato caratterizzato da una massiccia astensione; in questo caso, nelle regioni del Nord, la diffusione del Covid 19 sarebbe diventata realmente una possibile concausa di diserzione dei seggi. leggi tutto

La strada senza uscita

Luca Tentoni - 22.02.2020

Le fibrillazioni nella maggioranza, culminate con l’intervento di Renzi a “Porta a Porta” (con tanto di rilancio della Grande riforma costituzionale, in un Parlamento balcanizzato dove è già difficile trovare un’intesa sulle semplici leggi ordinarie) sono ancora oggetto di sorpresa e di dibattito, come se il quadro non fosse noto già dal momento dell'insediamento dell'Esecutivo, esattamente come avvenne con la coalizione gialloverde, anch'essa affetta fin dall'inizio da ciò che l'avrebbe portata alla dissoluzione. Per funzionare, una maggioranza deve essere coesa e protesa a limare le differenze, anziché accentuarle: in sintesi, tutti i componenti debbono accettare la convivenza come il presupposto per realizzare politiche di interesse generale (o, almeno, quelle comuni ai partiti alleati). Il calcio, che dall'avvento di Berlusconi ("Forza Italia!") è diventato la metafora principale della politica nazionale, ci insegna che una squadra può essere composta da grandi campioni, ma che se ognuno gioca solo per mettersi in mostra, senza sacrificarsi per il gruppo, non solo non si vince nulla, ma si va incontro a grandi disastri. La bravura di chi entra a far parte di una coalizione sta dunque nel saper cogliere ciò che unisce, senza naturalmente annullare la propria personalità ma senza metterla al di sopra di tutto il resto. leggi tutto

Il referendum invisibile

Luca Tentoni - 15.02.2020

Manca solo un mese e mezzo al voto per il referendum costituzionale sulla diminuzione del numero dei parlamentari da 945 a 600, ma nessuno ne discute. Un po' perché la gran parte degli italiani è favorevole alla riforma, quindi - fra il sì e il no - non c'è partita. Un po' perché - al di là del merito e delle ragioni di sostenitori e oppositori, che rispettiamo ma che esulano da questa nota - il voto ha un valore politico prossimo allo zero. Forse neanche il M5s, che ha tanto voluto questa legge costituzionale, pensa che il referendum possa portargli un beneficio elettorale, perché la vera prova da superare è quella delle regionali di maggio. Il fatto è che intorno a questa micro-riforma istituzionale i giochi si sono già fatti: finora, l'unico merito (a seconda dei punti di vista, poi) che ha avuto sta nell'aver reso impossibile o almeno poco praticabile l'ipotesi di uno scioglimento delle Camere a fine gennaio. Senza la riforma, una vittoria di Salvini in Emilia-Romagna (che fino a poche ore prima del voto era giudicata probabile da quasi tutti gli analisti e da molti politici) avrebbe portato alla crisi di governo e alle elezioni anticipate in aprile. Invece, nonostante le bizze di alcune forze leggi tutto

Regionali: è la prossima la prova più dura per il M5s

Luca Tentoni - 08.02.2020

Nelle nove regioni a statuto ordinario nelle quali si è rinnovato il Consiglio, fra il 2018 e il gennaio scorso, il M5s ha ottenuto 2,139 milioni di voti contro i 4,636 delle politiche, perdendone il 53,9%. In percentuale assoluta è passato dal 28,3% del 2018 al 15,2%. Rispetto alle regionali precedenti, i pentastellati hanno raccolto addirittura 69mila voti in più. Tuttavia, il calo percentuale rispetto alle politiche è stato del 13,1%, mentre fra le regionali 2013-'15 e le politiche del 2013 era stato del 9,1%. In sintesi, le regionali hanno penalizzato anche stavolta i Cinquestelle, ma più che in passato, facendo perdere loro - come si accennava - 539 voti su mille delle politiche, mentre nel 2013-'15 il calo era stato leggermente minore (502 su mille). Una spiegazione può essere rintracciata nella maggiore o minore vicinanza fra il turno elettorale regionale e le elezioni politiche precedenti: nelle consultazioni locali svolte nel 2018, il M5s ha conservato il 66,9% dei voti delle elezioni generali (2013: 58,8%); tuttavia, nel 2019 è sceso al 36,4% (prec. 40,2%) e nel 2020 al 27,6% (prec. 35,8%). In pratica, più tempo passa dalle politiche, più i Cinquestelle perdono i loro elettori che li hanno scelti per la Camera e per il Senato. In questa occasione il calo è stato più marcato che nel passaggio 2013-'15 in cinque casi su nove (tre degli altri quattro sono relativi ad elezioni leggi tutto

Appunti sul voto di domenica scorsa

Luca Tentoni - 29.01.2020

È stato già scritto molto - quasi tutto - sul voto del 26 gennaio in Emilia-Romagna e Calabria. Ci limitiamo dunque, in questa sede, a sottolineare alcuni aspetti particolarmente significativi. Il primo è che il voto regionale non è necessariamente l'occasione per astenersi. Il fatto che nello stesso giorno in Calabria abbia votato il 42,5% (ricalcolato escludendo gli italiani all'estero: 52,3%) e in Emilia-Romagna il 67,7% (71,3%) non è affatto dovuto alla tradizione che vede il Sud più astensionista del Nord. Nel 2014, in Emilia-Romagna si votò meno che in Calabria. La differenza sta nelle motivazioni che spingono gli elettori a recarsi alle urne. Mentre per le politiche c'è un costante interesse generale, per altri tipi di consultazione bisogna tenere conto di tre fattori: 1) c'è una quota di elettori che vota sempre, indipendentemente da tutto; 2) c'è una fascia che vota se la competizione è in bilico o comunque aperta, cioè se il proprio voto conta e può decidere la gara; 3) se ci sono motivazioni mobilitanti (la nazionalizzazione della campagna, per esempio). In Calabria l'esito era scontato: lo si capiva leggendo delle vicende che avevano preceduto la presentazione delle candidature e l'evoluzione politica locale. Quindi, complice il fatto che la partita nazionale si giocava altrove e che la Calabria è una regione che "si può leggi tutto