Ultimo Aggiornamento:
27 luglio 2022
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Draghi come Monti?

Luca Tentoni - 14.05.2022
Draghi e Monti

Nonostante la guerra, le tensioni inflazionistiche e il rallentamento della crescita economica, talune forze politiche non rinunciano a cercare di indebolire l'Esecutivo. Alcune (la Lega, per esempio, ma in parte il M5s) lo fanno per riguadagnare il consenso elettorale perduto negli ultimi anni: per restare al periodo successivo all'insediamento di Draghi, i sondaggi ci dicono che il partito di Salvini avrebbe perso tre milioni di voti e quello di Conte un milione. Altre (il M5s) non hanno mai digerito il cambio a Palazzo Chigi (con l'arrivo dell'"usurpatore" Draghi al posto dell'"avvocato del popolo" Conte, il quale a suo tempo ha fatto - inutilmente - di tutto per salvare il governo giallorosa, persino imbarcare un gruppetto parlamentare raccogliticcio) e dipingono il presidente del Consiglio nel peggiore dei modi. A questo si aggiunge la campagna mediatica russa o filorussa (stretta parente di quella no-euro prima e no-vax poi) tendente ad indebolire l'Italia e la solidarietà europea, spingendo i nostri connazionali a preferire progressivamente "il condizionatore alla pace". In più, le elezioni amministrative sono alle porte e anche le politiche del 2023 sono ormai in vista. In un governo di solidarietà nazionale le forze politiche sono chiamate a smussare conflitti e ad ammainare le proprie "bandierine", ma così non è, oggi: ciascuno cerca di favorire i settori socio-economici di riferimento, provando ad annacquare il Pnrr laddove quest'ultimo rischia di intaccare interessi consolidati (e fonte di milioni di voti). Così, Draghi si trova esposto al logoramento di una situazione alla quale qualcuno vorrebbe porre fine con le elezioni anticipate in autunno: un rimedio peggiore del male, perché è andando a votare nella tarda primavera del 2023 che si può avere la certezza di mantenere una guida responsabile e capace, mentre è molto probabile che dalle urne esca un Parlamento ingovernabile o - peggio - una maggioranza del tutto inadatta a rapportarsi con i problemi del Paese e con l'Europa. Contestare Draghi su tutto o quasi è in realtà il secondo tempo della battaglia per il Quirinale: allora furono proprio Conte e Salvini ad opporsi in tutti i modi all'elezione di Draghi, perché non solo non volevano ritrovarselo per sette anni sul Colle, ma speravano di liberarsene presto anche da Palazzo Chigi (proprio mentre pubblicamente lo dichiaravano indispensabile e fondamentale per governare il Paese). Si sta affermando, quindi, una progressiva manovra che vuole trasformare Draghi nell'ultimo Monti: un presidente del Consiglio chiamato a furor di popolo per guidare un governo votato a larga maggioranza dal Parlamento, che però a fine legislatura diventa il capro espiatorio per i partiti (o almeno per alcuni). Da salvatore della Patria a servo degli americani e tecnocrate lontano dalla "ggente". Pur di recuperare voti (impresa oltre i limiti del possibile) l'irresponsabilità usa ogni mezzo per distruggere un buon governo e per macchiarne l'operato, svalutandone peraltro chi lo guida. È davvero ridotto male un Paese che si affida a questi mezzi per eliminare la parte migliore della sua classe dirigente, pur di far prevalere la più opportunista.