Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Le democrazie e la crisi economica (2)

Luca Tentoni - 03.11.2018

L'onda lunga della grande recessione che ha colpito l'Europa nel 2007-2008 ha dispiegato i suoi effetti per quasi un decennio, soprattutto nei paesi del Sud Europa. Tuttavia, ancora oggi, vistosi cambiamenti politici, talvolta vere e proprie pesanti "ristrutturazioni" dei rapporti di forza fra i partiti (con l'affermazione di soggetti politici nuovi o percepiti come tali) continuano a manifestarsi in molti degli appuntamenti elettorali principali (persino dove, - per esempio in Germania - la crisi non è stata così profonda come altrove, ma dove la Cdu-Csu e la Spd perdono costantemente consensi, come si è visto anche recentemente in Assia e in Baviera). Non tutti i paesi mediterranei hanno vissuto allo stesso modo questo decennio. Il caso italiano è diverso da quello spagnolo, così come da quello greco e da quello portoghese (quest'ultimo, caratterizzato da una sfiducia astensionista più che dall'emergere di nuovi soggetti politici forti): di queste dinamiche si occupa il recentissimo volume di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo "Come la crisi economica cambia la democrazia" (Il Mulino). Secondo gli autori, "gli elettori di due paesi - Portogallo e Grecia - che sono stati colpiti più duramente dalla crisi, reagiscono in modi diversi che sono, però, del tutto coerenti con le loro tradizioni di voto. Il Portogallo mostra leggi tutto

Le democrazie e la crisi economica (1)

Luca Tentoni - 27.10.2018

Dopo aver approfondito, negli interventi dedicati al voto del 4 marzo in Italia, gli aspetti relativi alla formazione e alla distribuzione del consenso nel nostro Paese, passiamo ad occuparci di un orizzonte più vasto: le democrazie dell'Europa del Sud. In Spagna, Grecia, Portogallo e Italia la crisi economica del 2008 e il decennio convulso che l'ha accompagnata e seguita hanno prodotto trasformazioni sia nel sistema dei partiti, sia nel rapporto fra cittadini e istituzioni, sia sulla partecipazione politica. In questo breve, nuovo viaggio, articolato in due puntate, la nostra analisi sarà agevolata dalla lettura di due volumi appena usciti per il Mulino: "Le quattro crisi della Spagna" di Anna Bosco; "Come la crisi economica cambia la democrazia" di Leonardo Morlino e Francesco Raniolo. Per comprendere meglio il voto italiano del 4 marzo 2018 non si può prescindere dal contesto europeo. In questo caso, partiamo dalla Spagna, nella quale - fra settembre del 2015 e dicembre del 2017 - si sono svolte quattro consultazioni cruciali: le elezioni regionali in Catalogna (27 settembre 2015) vinte dai partiti indipendentisti che - come spiega Anna Bosco, "aprono una legislatura di pre-indipendenza che si conclude con la convocazione di un referendum sulla secessione dalla Spagna (1° ottobre 2017) e una dichiarazione unilaterale di indipendenza (27 ottobre)" alla quale il leggi tutto

Alle origini del

Luca Tentoni - 20.10.2018

Dopo aver fornito un quadro generale delle ultime elezioni politiche (col libro di Bordignon, Ceccarini e Diamanti) e del risultato della Lega (col volume di Passarelli e Tuorto) ci occupiamo dei Cinquestelle, alleati del Carroccio nella coalizione che governa il Paese. La storia e l'evoluzione organizzativa, politico-sociale ed elettorale del M5S sono oggetto di una recentissima opera di Roberto Biorcio e Paolo Natale ("Il Movimento 5 Stelle: dalla protesta al governo", edizioni Mimesis). Il M5s, come si spiegava nelle precedenti puntate di questo nostro viaggio nel voto del 4 marzo scorso, ha ottenuto i suoi migliori risultati nelle fasce di elettorato che sono o si sentono sconfitte dalla congiuntura economica e dalla globalizzazione, esprimendo inoltre una critica al sistema e all'establishment che sconfina spesso in un'aperta ostilità, frutto di una disillusione che ha le sue origini più remote nella crisi del 2008-2011 e nel disincanto che prima (già dal 2007-2008) colpisce il centrosinistra e la sinistra e poi (dal 2011-2012) investe anche l'ex CDL. Il centrosinistra riesce, nel 2008 ma soprattutto alle europee del 2009 e alle regionali 2010, a trattenere una parte dei voti "in fuga" grazie all'apporto dell'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, che fino alla vigilia delle elezioni del 2013 (quando si dissolverà in pochi leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (2)

Luca Tentoni - 13.10.2018

Nel nostro viaggio dedicato al voto del 4 marzo scorso, dopo l'inquadramento generale (per il quale abbiamo fatto ricorso al volume di Bordignon, Ceccarini e Diamanti "Le divergenze parallele" - Laterza) passiamo ad analizzare il soggetto politico che ha ottenuto il maggior progresso elettorale (dal 4% del 2013 al 17% del 2018) e che - nei mesi seguenti - è salito ancora nelle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, fino a raggiungere quota 30-32%: la Lega di Salvini. Il partito dell'attuale ministro dell'Interno ha prima capitalizzato - in cinque anni, con un picco fra febbraio e inizio marzo 2018 - l'ondata di paura e protesta del Nord e del Centro (con una moderata ma significativa espansione al Sud e nelle Isole), poi ha ottenuto un progresso analogo nei pochi mesi di governo. Si tratta di un caso - non unico, ma raro - di un soggetto che, con una storia di sistema-antisistema alle spalle (le spinte secessioniste degli esordi, poi i lunghi anni di governo col centrodestra di Berlusconi, quindi il ritorno all'opposizione e la svolta di Salvini nel 2013-2014) ha conquistato consensi manifestandosi prima come "partito di lotta" (2014-2018) poi come "partito di lotta che sta al governo". Le vicende della Lega sono narrate, , sul piano storico e su quello dell'analisi dell'elettorato e della classe politica, leggi tutto

Alle origini del "caso italiano": il voto del 4 marzo (1)

Luca Tentoni - 06.10.2018

A sette mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo la maggioranza Lega-M5S sta affrontando la prova più difficile, quella relativa ai conti pubblici. Al di là delle valutazioni e degli aggiornamenti su quanto sta accadendo, è opportuno soffermarsi in questa sede sul voto e sulle motivazioni delle scelte elettorali degli italiani, dalle quali discendono direttamente le decisioni governative di questi giorni e, di conseguenza, le reazioni internazionali. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati tre volumi che - partendo da angolazioni diverse e con approcci differenti - analizzano il voto del 4 marzo: c'è un'opera più generale ("Le divergenze parallele", di Bordignon, Ceccarini e Diamanti - Laterza) che descrive come l'Italia sia passata "dal voto devoto al voto liquido" e ci sono due saggi più specifici, uno dedicato alla Lega ("La Lega di Salvini", di Passarelli e Tuorto - Il Mulino) e l'altro al M5S ("Il Movimento 5 stelle: dalla protesta al governo", di Biorcio e Natale - Mimesis). Li analizzeremo in un viaggio in tre puntate dedicato al voto del 2018.

La disamina di Luigi Ceccarini parte da lontano, dalle elezioni del 2006 e del 2008, delineando una tendenza di lungo periodo: si passa da una situazione nella quale "due votanti su tre affermavano di non avere mai avuto dubbi verso quale leggi tutto

Appunti sulle elezioni europee, a otto mesi dal voto

Luca Tentoni - 29.09.2018

Alla fine di maggio del 2019, gli italiani saranno chiamati per la nona volta ad eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo, ma forse sarà la prima occasione, a quaranta anni dal voto del ‘79, per esprimere davvero un'opinione sull'Europa. È vero che in passato ci furono momenti di grande coinvolgimento, come appunto il voto del 10 giugno 1979 (una settimana dopo le elezioni politiche: fu la prima prova di partecipazione popolare - con un'affluenza dell'86,1% sul territorio nazionale - alla vita di quella che allora era la CEE) e quello del 18 giugno 1989 (col contemporaneo referendum consultivo pro-Europa, che ebbe un sì plebiscitario), ma è anche vero che gli italiani hanno sempre utilizzato le "europee" per esperimenti politici (voti "in libera uscita": nel 1979 verso Pli e Radicali, nel 1984 verso il Pci in memoria di Berlinguer, nel 1989 verso i Verdi e la Lega lombarda, nel 1994 portando Forza Italia al 30%, nel 1999 premiando i Democratici di Prodi e la lista Bonino, nel 2009 rafforzando l'Idv dipietrista e nel 2014 facendo arrivare il Pd di Renzi al 40,8%), considerandole appuntamenti poco importanti. Lo scarso interesse verso il voto europeo è stato testimoniato dal crollo della partecipazione popolare, più marcato rispetto a quello delle politiche: nel 1979, il 3 giugno, l'affluenza alle urne per il rinnovo della Camera dei leggi tutto

La "centralità" di Salvini

Luca Tentoni - 19.09.2018

Probabilmente questo è il momento politico più favorevole al leader leghista Salvini. Da un lato, la maggioranza di governo supera il 60% dei consensi (o, meglio, delle intenzioni di voto espresse nei sondaggi); dall'altro, una parte dell'opposizione (Forza Italia e Fratelli d'Italia) si prepara a quella che potremmo definire una "non belligeranza" nei confronti dei provvedimenti dell'Esecutivo (ma solo di quelli di marca leghista). Nel frattempo, quel che resta dell'opposizione parlamentare ha consensi e seggi di scarso peso (Leu, Più Europa) oppure versa in una profonda crisi d'identità (il Pd, sul quale non si può neppure formulare un pronostico di sopravvivenza senza scissione di qui a un anno). Il ministro dell'Interno non potrebbe desiderare di meglio. Di fatto, mediaticamente è lui il capo del governo, anche se la realtà è più articolata. Partito col 17% dei voti delle politiche contro il 32% del M5S%, si ritrova "socio di maggioranza" (con un vantaggio che nei sondaggi oscilla fra l'1 e il 3%) dell'Esecutivo gialloverde (mentre i Cinquestelle restano sotto il dato del 4 marzo, con una flessione stimabile intorno al milione di voti). Inoltre, è dominus incontrastato dell'area di centrodestra, che oggi vale circa un 43-44% (30-31% Lega, 13% Fi-FdI-Altri) e che forse si va ricomponendo anche in Parlamento, in una sorta di leggi tutto

La "socializzazione televisiva" del Paese (1954-1969)

Luca Tentoni - 15.09.2018

Oggi l'esposizione ai mezzi di comunicazione di massa è continua e "facile", perché è a portata di mano, nel nostro cellulare, sul computer o in uno degli apparecchi televisivi di casa. C'è stato un tempo, però, del quale oggi si parla e si scrive pochissimo, in cui - alla sera - c'erano contadini capaci di prendere una sedia e portarla per alcuni chilometri, fino al bar del paese più vicino, pur di andare a vedere la Tv. In quel periodo, in talune zone d'Italia (Sardegna, Sicilia, Puglia, Basilicata e Calabria fino a tutto il 1956) il segnale della Rai non arrivava neppure. La distanza fra i possessori di apparecchi televisivi in casa, di fruitori in ambito condominiale o amicale, di spettatori nei bar (previo pagamento di una consumazione anche minima) non era solo dovuta al costo del voluminoso "nuovo caminetto" degli italiani (e neppure a quello dell'abbonamento, molto più costoso di oggi), ma a differenze sociali, economiche, territoriali, culturali. Le reazioni di fronte ai programmi della Rai del periodo nascente (1954-1969) non sono state mai univoche, ma hanno avuto una stretta relazione con la classe sociale degli spettatori, con i loro gusti. In quel tempo si è "unita l'Italia", hanno detto alcuni. Forse è più corretto affermare che leggi tutto

Le "bolle" della comunicazione

Luca Tentoni - 08.09.2018

Pressoché ignorata per gran parte della Prima Repubblica, la comunicazione politica è diventata una delle principali protagoniste della Seconda. Negli ultimi anni, tuttavia, dalla "propaganda" più o meno sofisticata, si è passati ad un approccio doppiamente "personalizzato": in alto, verso la figura del leader, che ha rapidamente oscurato - se non sostituito - quella del partito; in basso, verso i fruitori dei messaggi politici, divisi e classificati da algoritmi in tante classi di "clienti da soddisfare" ma soprattutto da catturare, grazie a tecniche discorsive ed emotive "su misura". L'avvento dei social network non ha creato una tendenza che era già in atto, ma certo ha contribuito ad aumentare e a potenziare enormemente l'impatto della propaganda, la diffusione di informazioni di parte e di notizie spesso al limite fra il verosimile, il fantasioso e l'artatamente falso. Di questo scenario si occupano - da angolature diverse - due recentissimi volumi, uno di Anna Maria Lorusso per Laterza ("Postverità") e uno di Giuseppe Riva per Il Mulino ("Fake news"). La questione della post-verità, sostiene Lorusso "è semiotica, perché ha a che fare con i modi in cui, attraverso le pratiche discorsive, costruiamo la verità (...). Non possiamo pensare il problema delle verità al di fuori delle pratiche discorsive che la producono, leggi tutto

L'"altro 11 settembre" e il ruolo della Dc

Luca Tentoni - 01.09.2018

Per le generazioni meno giovani, la data dell'11 settembre è stata legata a lungo ad un evento molto diverso dall'attacco alle Torri Gemelle di New York (2001): il colpo di Stato in Cile (1973). Gli effetti della tragica fine dell'esperienza di Allende e della "via cilena al socialismo" si avvertirono in particolare in America Latina, ma arrivarono con forza ad interessare anche l'Italia, che nel 1973 era ancora circondata, nel sud dell'Europa, da paesi retti da regimi di destra o dai militari (Spagna, Portogallo, Grecia). Il clima di destabilizzazione e l'ipotesi che - dopo la "suggestione greca" del 1970-1972 - vi fosse il pericolo di una "deriva cilena" fu subito ben presente ai leader politici dei due principali partiti italiani. La Dc e il Pci, infatti, stavano percorrendo il tratto preliminare di un lungo cammino che li avrebbe portati al governo Andreotti della "non sfiducia" (1976), ma erano ancora in una fase nella quale il contesto internazionale (gli USA di Nixon e Kissinger ostili alla politica di Moro; l'URSS che si apprestava a contrastare in ogni modo il nascente "eurocomunismo" di Berlinguer), la posizione di ambienti contrari al "compromesso storico" (non solo in settori imprenditoriali e nella destra, ma anche nella stessa Democrazia cristiana) e la crisi economica leggi tutto