Ultimo Aggiornamento:
14 maggio 2022
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Conte e Salvini in mezzo al guado

Luca Tentoni - 09.04.2022
Salvini e Conte

Non è un caso che i partiti situati alle estremità della maggioranza di governo stiano attraversando un periodo molto difficile. Conte ha dovuto alzare i toni sulle spese militari invocando un forte scostamento di bilancio per annullare l'aumento dei prodotti energetici; Salvini ha invece fatto elevare dai suoi qualche sommessa rimostranza per l'espulsione di alcuni diplomatici russi (l'iniziativa, secondo la Lega, renderebbe più difficile il processo di pace) e, su un altro versante, si sta battendo sul fisco e sul catasto. Vecchi cavalli di battaglia (lo scostamento di bilancio per Conte, che fu un'abitudine del suo secondo governo; il fisco e il catasto, tipico delle destre populiste) che di solito funzionano, ma che in questo periodo sembra non rendano sul piano dei sondaggi. Il problema di leghisti e pentastellati è che governare in una grande coalizione ha un prezzo, che chi sta alle estreme e persegue programmi non sempre realizzabili deve pagare: il realismo di Draghi e la necessità di fare solo ciò che si può e non ciò che si vorrebbe per accontentare l'elettorato rappresenta un limite, per Lega e M5s. Infatti, il Pd e Forza Italia non ne risentono: forse anche perché sono filo atlantisti, cosa che della Lega si può un pochino dubitare (date le simpatie filorusse, che sono ora sotto traccia per ragioni di opportunità politica ma non sono state rinnegate) e anche dell'ala non filo governista del M5s (Di Maio, invece, è molto meno ondivago del presidente del suo partito). Fuori dalla maggioranza, FdI guadagna consensi in ogni caso: sia quando festeggia la vittoria di Orbán (per far contenti i sovranisti di casa nostra), sia quando fa l'opposizione al governo (accontentando chi non sopporta Draghi), sia quando invece sposa la Nato e spiazza Salvini (sulle armi: anche qui, guadagno di voti, difficoltà per l'alleato leghista e altro vantaggio per la Meloni). Dei tre partiti che si avvantaggiano dell'attuale situazione, due hanno conquistato la primazia nel proprio schieramento. Il Pd è ormai numericamente e politicamente il dominus del "campo largo" (che alle comunali si presenta unito, con la concreta possibilità di conquistare parecchi comuni, rispetto al disastro del 2017) a scapito dei Cinquestelle e dell'ex "federatore dei progressisti" Conte (il quale, infatti, ogni tanto si concede un giro di valzer con Salvini, per marcare le differenze con i democratici e ripetere lo schema del Quirinale, che ha visto contrapposte le coppie Conte-Salvini e Letta-Meloni). Fratelli d'Italia, invece, si gode il primo posto nei sondaggi, aspira ormai (senza nasconderlo) a Palazzo Chigi, si prepara a diventare il motore della coalizione di destracentro del 2023, ma per riuscirci deve ricondurre Salvini in un ruolo di secondo piano. Intanto, gli accordi per le comunali sono saltati, così FdI va talvolta contro leghisti e azzurri (anche se il panorama è molto più frammentato e confuso) facendo capire che senza la Meloni la coalizione non può vincere né nei comuni, né alle politiche. In quanto a Forza Italia, che nei sondaggi resta sulle sue posizioni, il futuro è roseo perché ci sono almeno tre vie possibili: la classica alleanza di destracentro (nella quale gli azzurri avrebbero voti e seggi determinanti per formare un governo, nel 2023), una piccola alleanza con la Lega (che finirebbe per riportare Draghi al governo dopo le elezioni) e una improbabile corsa solitaria con altri centristi (che però riporterebbe all'ipotesi Draghi-bis, in un quadro di ingovernabilità). Si torna così a Conte e Salvini, che in questo ambito stanno stretti e per questo si agitano, senza però poter strappare (niente crisi di governo, niente rottura delle coalizioni, altrimenti sono guai). Conte, a dirla tutta, potrebbe trarre beneficio da elezioni in autunno, visto che il suo partito è in caduta libera verso il 10%, però sfasciare tutto costa sempre caro (chi provoca le elezioni le perde, solitamente). Salvini, dal canto suo, potrebbe invece spingere sulla federazione con Forza Italia: ma Berlusconi, che ha esperienza da vendere, si limita ad incoronare il leader leghista capo della coalizione pur se sul tema della fusione a freddo dei due partiti mostra di non ascoltare il suo alleato. Così, Conte e Salvini sono in una situazione difficile, con un complessivo 28-30% dei voti contro il 50% del 2018 (almeno sappiamo questo, oggi: dopo le elezioni del 2023 un governo gialloverde non sarà possibile). Tutto questo mentre, nonostante Orbán e la Le Pen, l'europeismo e l'atlantismo si riprendono la scena, in un'Europa che finirà ben presto per rivedere la cortina di ferro dividere l'ovest dall'est.