Ultimo Aggiornamento:
22 gennaio 2022
Iscriviti al nostro Feed RSS

Mattarella passa la staffetta al successore

Luca Tentoni - 05.01.2022
Discorso Mattarella

Quello del 31 dicembre è stato il congedo - nonostante alcuni sperino ancora, invano, in un ripensamento - di un fermo e coraggioso Capo dello Stato. Un vero arbitro, che è intervenuto quando necessario e che non ha esercitato funzioni "semipresidenziali": semplicemente, ha fatto quanto era in suo potere per assicurare la difesa e il buon funzionamento delle istituzioni repubblicane. Ha richiamato, nel suo settennato, diritti e doveri; in ultimo, ha censurato nuovamente l'atteggiamento dei "no vax" (ampiamente sopravvalutati dai mass media) con parole che la stragrande maggioranza degli italiani non può che sottoscrivere e condividere. Nell'ultimo discorso di fine anno Mattarella ha esaltato la compattezza degli italiani nella crisi pandemica: "il volto reale di una Repubblica unita e solidale". Sebbene il Presidente abbia certamente informazioni maggiori delle nostre, ci è parso che l'Italia non sia affatto uscita dalla pandemia (che, peraltro, è tuttora in corso) più giusta e più unita di prima. Si diceva: ne usciremo migliori; così, però, non è stato, né per i partiti, né per un popolo diviso a causa della pervicacia di pochi "evasori vaccinali". Il discorso di Mattarella ha avuto una parte politica non ampia, ma ricca, fatta di poche espressioni disseminate nel contesto, ma molto chiara. Alla Meloni che vuole un nuovo Presidente "patriota" (forse intendendo che deve essere un uomo di destra, magari estrema) ha risposto che il vero patriottismo è quello "concretamente espresso nella vita della Repubblica" da chi è stato ed è in prima linea a lavorare accanto alle persone che soffrono. A coloro i quali, inoltre, si illudevano ancora che l'uscente mostrasse qualche segno di "ravvedimento" aprendo ad un possibile secondo mandato, Mattarella ha parlato di "chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico", di fine del suo “ruolo” di Presidente (se avesse detto “mandato”, si sarebbe potuto aggiungere “primo”, ma così non c’è dubbio) aggiungendo il passaggio nel quale ha detto che il ruolo, i poteri e le prerogative presidenziali vanno "trasmessi integri al successore" (che dunque sarà scelto, a breve, senza "bis"). Il concetto è chiaro, ma qualcuno, nei commenti, ancora non l'ha voluto cogliere: la classe politica impreparata (e per certi versi impotente) di fronte ad un compito come l'elezione presidenziale, stavolta non potrà correre in lacrime dall'uscente per far sbrogliare la matassa con un secondo mandato.

Inoltre, nel ringraziare per la leale collaborazione il Parlamento e i governi che si sono succeduti, Mattarella ha fatto cenno alla "governabilità che le istituzioni hanno contribuito a realizzare" che ha permesso al Paese, "soprattutto in alcuni passaggi particolarmente difficili e impegnativi, di evitare pericolosi salti nel buio": in parole povere si è riferito alla lunghissima crisi d'inizio legislatura (che solo un presidente super partes avrebbe potuto risolvere), al complicato percorso del "Conte 1" sovranista e populista e al complesso e sofferto passaggio fra il "Conte 2" e il governo Draghi. In tutte queste circostanze non c'è stato bisogno di un Capo dello Stato "alla Macron": i poteri del Quirinale sono più che sufficienti per gestire le difficoltà, se il Presidente in carica ha la pazienza, la sapienza e la necessaria capacità di persuasione che occorre in questi casi (tutte doti di un buon arbitro, appunto).

Si è detto, commentando il discorso, che Mattarella ha "seminato indizi" per individuare il profilo del successore. Non è precisamente così: l'arbitro del Colle ha confermato fino all'ultimo di essere tale, non confezionando un abito su misura per qualcuno, ma ponendo dei limiti invalicabili - da costituzionalista - spiegando ciò che il nuovo Capo dello Stato dovrà (ma soprattutto non dovrà) essere. Poiché la Repubblica, ha spiegato, "si fonda su unità istituzionale e unità morale, le due espressioni di ciò che ci tiene insieme", ciascun Presidente, "all'atto della sua elezione, avverte due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell'interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell'istituzione che riceve dal predecessore e deve trasmettere integri al successore". È parso che abbia escluso chiaramente chi non sembra avere avuto - nella sua storia personale e politica - questi requisiti: il capo di Forza Italia Berlusconi (l'elezione del quale aprirebbe una gravissima crisi politica e istituzionale che va evitata al Paese).

La scelta del nuovo Presidente e il nuovo settennato aprono una fase i cui contorni non sono ancora delineati. A tal proposito Mattarella ha ricordato che "tante volte abbiamo parlato di una nuova stagione dei doveri; tante volte, soprattutto negli ultimi tempi, abbiamo sottolineato che dalle difficoltà si esce soltanto se ognuno accetta di fare fino in fondo la parte propria". Le forze politiche sono in grado, concordemente e a larga maggioranza, guardando "la realtà senza filtri di comodo" - evitando pericolose tentazioni di parte e giochi di potere - di trovare l'intesa per eleggere al Quirinale una personalità integerrima, di grande prestigio internazionale e di nota devozione alle istituzioni che possa raccogliere il testimone di Mattarella?