Ultimo Aggiornamento:
24 febbraio 2024
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Il partito trasversale populista

Luca Tentoni - 03.01.2024
FdI

Comunque vada, anche nel 2024 l'elettorato italiano sarà orientato in buona parte (pressoché maggioritaria) verso i partiti populisti. Il quadro è chiaro, partendo dalle elezioni del settembre 2022: Fratelli d'Italia, 26%, Lega, 8,8%, Movimento 5 Stelle, 15,4% (senza contare che il primo populista sui generis fu Berlusconi e che, almeno fino al 2011, FI poteva definirsi un partito "pre-populista"; gli azzurri, alle politiche, hanno avuto l'8,1%). In totale, i tre partiti populisti italiani (quelli che non a caso hanno votato contro il Mes, il che dice e spiega moltissimo) hanno conseguito un anno e mezzo fa il 50,2% dei voti espressi. Alle europee 2019 la somma era 57,8%, mentre alle politiche del 2018 era 54,4%; alle europee 2014 era stata pari al 31%, mentre alle politiche del 2013 si era attestata sul 31,6%. In sintesi, la prima ondata del populismo come lo conosciamo oggi si ha fra il 2011 e il 2017, con percentuali di poco inferiori al terzo dei voti validi a Lega, M5S e FdI; la seconda parte nel 2018 e arriva ad oggi, con una banda d'oscillazione fra il 50% e il 58%. L'ultimo sondaggio di Pagnoncelli per il "Corriere della Sera" (31 dicembre 2023) dava FdI al 29,3%, la Lega all'8%, il M5s al 17,2%, per un totale del 54,5%: in pratica, a metà fra il 50 e il 58%, in perfetta continuità con i dati di questi anni. Non importa se nel 2013, 2014, 2018 il partito più forte fosse il M5s, poi nel 2019 la Lega e nel 2022 FdI: il blocco variegato dei populisti ha sempre lo stesso peso. È all'interno di quel mondo che si ha la maggiore fluidità elettorale, perché è in direzione di quelle forze politiche che gli italiani delusi dal vecchio "duopolio" Pd-Pdl hanno deciso di orientarsi (passando però di delusione in delusione e cambiando partito, prima di accasarsi dalla Meloni). È interessante, leggendo e rielaborando i dati dell'Ipsos, come si compone l'elettorato populista: fra i tre partiti si osservano differenze di genere che alla fine si riequilibrano, per esempio (gli elettori uomini sono più delle donne per M5S e Lega, mentre avviene l'opposto per FdI) la somma ci restituisce il 54,5% fra gli uomini e il 54,5% fra le donne. Ma ciò non avviene in altri casi. Per condizione economica abbiamo: elevata, complessivo dei tre partiti 45,7%; media, 54,2%; bassa, 69%. Ma FdI è più forte nei ceti più abbienti, la Lega e il M5s fra i più poveri. Per scolarità, invece, i populisti non sfondano fra i più acculturati (come non è difficile intuire, del resto): laureati, 37,5%; diplomati, 53,7%; licenza media o elementare, 61,5%. Per classi d'età: 18-34 anni, 43,9%; 35-49 anni, 59,7%; 55-64 anni, 61,6%; 65 anni e oltre, 50,3%. In pratica, gli elettori più populisti sono nati fra il 1960 e il 1989, mentre i giovani si orientano di più verso il centrosinistra e Azione. Ad ogni buon conto, l'elettorato di FdI è meno giovane (19,1% fra i 18-34enni, 33,3%-33,9% dai 50 anni in su), quello della Lega è concentrato fra i 35 e i 49 anni e quello pentastellato è uniforme fino ai 64 anni ma diminuisce molto fra gli ultrasessantacinquenni. Non è un particolare, infine, che nelle fasce socio-culturali ed economiche nelle quali i populisti hanno più voti (licenza media o elementare, basso reddito) ci sia anche, come "rinforzo" dell'antipolitica, un alto astensionismo (49,4% fra chi ha la licenza elementare o media, 33,3% fra i laureati, 36,4% fra i diplomati; 59,4% fra chi ha redditi bassi, 37,4% medi, 26,2% alti). In sintesi, il partito dello scontento si articola in due grandi raggruppamenti: uno preferisce l'exit, la non partecipazione al voto; l'altro rappresenta la metà degli aventi diritto che vanno alle urne. Il primo è uno scontento che non crede più nella politica, il secondo si affida invece a una politica "diversa" che si definisce "altra" rispetto a quella tradizionale (anche se non è tale nell'occupazione del potere, tuttavia). A destra (FdI, Lega) come a sinistra (sempre che il M5s sia ideologicamente di sinistra e non una federazione di elettorati ex rifondazionisti, ex dipietristi, ex destrorsi, ex moderati delusi dal Pd, ex astensionisti) il partito trasversale populista ha un'offerta per ogni esigenza: ecco perché supera sempre il 50% dei voti, anche se l'etichetta del partito più forte cambia.