Ultimo Aggiornamento:
19 giugno 2024
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L'ennesima Grande Riforma

Luca Tentoni - 11.11.2023
Riforma Meloni

La riforma istituzionale proposta dal governo è stata variamente commentata e criticata. Forse sarebbe opportuno tornare su alcuni punti che sono stati oggetto di osservazioni. Nel nostro caso, tuttavia, ci fermiamo ad una constatazione: ad oggi, la Meloni ha gli stessi poteri del premier che vorrebbe veder eletto dal popolo. Grazie alla divisione delle opposizioni, uno sciagurato sistema elettorale costruito malissimo le ha regalato la maggioranza assoluta e comoda in entrambi i rami del Parlamento; il suo stile di conduzione ricorda - ad alleati e avversari - quello di una leader che controlla sia il suo partito, sia la sua maggioranza, sia il Parlamento (per non parlare della Tv pubblica) proprio come se fosse stata eletta dal popolo; come il suo premier plebiscitato, però, anche lei ha un punto debole, perché può essere sostituita in corso di legislatura, se c'è una crisi. L'unica differenza è che oggi il sostituto può essere un presidente tecnico (se dovesse servire, mentre in futuro una crisi epocale dovrebbe essere gestita dal primo politicante di turno) o da un altro leader (Salvini ci spera, ma non ci riuscirà) che però non avrebbe il potere di sciogliere le Camere (o forse sì, non si sa mai, se non ci fossero maggioranze alternative). Ma si può dire di più: già oggi la Meloni potrebbe avere il potere non formale ma sostanziale di scioglimento, se solo provocasse una crisi, rendendo politicamente impossibile un governo dai Cinquestelle alla Lega che nel 2021 era fattibile ma ora no. Quindi, senza riforma, la Meloni potrebbe spedire oggi alleati e avversari alle urne (soprattutto nel caso in cui alle europee FdI prendesse il 30, la Lega il 7-8 e FI il 5-6%) mentre con la revisione costituzionale i suoi alleati potrebbero "costringerla" a fare un nuovo governo o spingerla a scegliere un successore (ma anche qui potrebbe accettare il bis per poi dimettersi subito e andare al voto). Quindi, se la Meloni vuole una riforma che riproduca la situazione attuale senza darle neppure il potere di revocare un ministro, perché lo fa? Per governare anche nella prossima legislatura (cosa che potrebbe accadere pure, facilmente e verosimilmente, se il "campo largo" con Pd e M5s non decollasse mai)? Il punto è che le promesse elettorali sono fatte per essere disattese, ma questo il popolo non lo sa (o meglio, fa finta di non saperlo per poi indignarsi ipocritamente, pur di non ammettere di aver sbagliato a votare il partito che magari è stato scelto a caso al momento di entrare nella cabina elettorale). Quindi, visto che sulla diminuzione delle tasse, sul controllo dell'immigrazione (nonostante la geniale trovata di rivolgersi all'ex colonia albanese), sulla "svolta" da dare all'Europa (che intanto osserva i nostri conti e aspetta una ratifica del Mes che la destra ha paura ad approvare, per non farsi inseguire coi forconi dai suoi elettori) non ci sono progressi ma solo magre figure, esce dal cilindro la riforma istituzionale: un po' perché c'è l'autonomia differenziata della Lega (un altro obbrobrio) e bisogna pareggiare il conto, un po' perché era stato promesso il presidenzialismo (e magari il sostenitore si può far andar bene anche questo premierato elettivo sui generis) e un po' perché la Grande Riforma è sempre stato il sogno dei politici che volevano passare alla storia (e che regolarmente sono stati travolti). La battaglia sul referendum costituzionale sarà di sicuro divertente, ma - in caso di approvazione popolare della riforma - lo sarà ancora di più la disputa sulla legge elettorale (la destra non vuole il doppio turno, che di solito la penalizza; dunque, pensa di avere il 55% magari col solo 30% dei voti di FdI? E come si farà col Senato, eletto su base regionale ma gravato di un premio verosimilmente nazionale?). Se non fosse un argomento estremamente serio, ci sarebbe da sorriderne.