Ultimo Aggiornamento:
20 aprile 2024
Iscriviti al nostro Feed RSS

Il voto in Abruzzo

Luca Tentoni - 02.03.2024
Voto in Abruzzo

Il 10 marzo si voterà per eleggere il presidente della giunta regionale abruzzese e per il rinnovo del Consiglio. Stavolta ci saranno due candidati, uno di maggioranza (l'uscente Marco Marsilio, di Fratelli d'Italia) e uno di opposizione (il civico Luciano D'Amico, cattedratico sostenuto da centrosinistra ampio e M5s). Come la Sardegna, anche l'Abruzzo è una regione nella quale nessuno schieramento vince per due volte di seguito: un precedente che potrebbe incoraggiare il centrosinistra, sebbene la partita sia del tutto aperta. La recente storia elettorale della regione lo conferma. Alle regionali del 2019 la destra ottenne il 49,2% contro il 49% di centrosinistra e M5s (allora divisi); alle europee dello stesso anno, caratterizzate dall'exploit della Lega, le destre salirono al 52,4% contro il 46,3% dell'attuale schieramento di supporto a D'Amico; il divario di sei punti si richiuse però alle politiche 2022, quando centrosinistra, terzo polo e M5s conseguirono il 48,6% dei voti di lista, contro il 47,7% della destra a trazione meloniana. La struttura della competizione, nel campo progressista, sembra ben definita. Il M5s oscilla fra il 19,7% delle regionali '19, il 22,4% delle europee '19 e il 18,4% delle politiche '22 (chissà se, come in Sardegna, anche in Abruzzo i pentastellati perderanno parecchi voti di lista, come d'uso alle amministrative); il Pd, comprese le liste del presidente, oscilla fra il 25,6% delle scorse regionali, il 17% delle europee e il 17,3% delle politiche (nel complesso l'area di pd ed ex pd del terzo polo si è attestata al 25,8%, cioè al livello delle regionali '19); la sinistra è sempre stata fra il 3 e il 4,5% dei voti. A destra, invece, si è passati da un dominio leghista (regionali '19: Lega 27,5%, FI 9%, FdI 6,5%; europee '19: Lega 35,3%, FI 9,4%, FdI 7%) al successo della Meloni (politiche '22: FdI 27,7%, FI 11,1%, Lega 8,3%). In sintesi, mentre il progresso di Fratelli d'Italia (in modo più marcato) e di Forza Italia è stato costante e continuo, il Carroccio ha conosciuto un anno di successi per poi precipitare a un quarto dei voti delle europee. Conta, in questa partita che si gioca teoricamente alla pari (ma nella quale si mescoleranno fattori locali e nazionali) l'astensione, che alle scorse regionali fu pari al 46,9%, per salire al 47,4% alle europee e scendere al 36% alle politiche. Va ricordato, infine, che il divario "netto" fra i voti di lista e quelli ai candidati presidenti fu, nel 2019, di 25.126 unità. Ciò significa che quel tesoretto sarà appannaggio in gran parte di chi, fra i due candidati presidenti, risulterà più inclusivo e attrattivo per l'elettorato. Infine - ed è sicuramente un bene - chi vincerà avrà sicuramente almeno il 50% più uno dei voti validi (i candidati sono due); sarebbe opportuno, infatti, a nostro giudizio, che, come avviene per i sindaci, anche i presidenti di regione fossero eletti al ballottaggio, qualora non raggiungessero il 50% più uno dei consensi al primo turno (questo vale anche per l'eventuale elezione-designazione popolare del presidente del Consiglio, che per ora è solo un progetto).