Ultimo Aggiornamento:
24 settembre 2022
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Argomenti

Un momento di riflessione sull'Occidente e gli altri

Tiziano Bonazzi * - 09.03.2022

Si parla molto di una rinnovata unità europea e occidentale nata dall’aggressione di Putin all’Ucraina. È vero, ma si tratta di un'unità dettata dall'emergenza che non risolve le tante divisioni esistenti in Occidente e quelle che nasceranno dalle conseguenze del conflitto. Mi pare che per affrontarle si debba dare il via fin da ora a una pulizia mentale, una vera e propria pulizia etica, di cui desidero schizzare quelli che ritengo siano alcuni tratti.

          A mio avviso occorre partire dalla storia e ricordare che l’Occidente è stato prima europeo, poi euroamericano e anche eurorussoamericano se riandiamo a un grande nemico di Putin, Pietro il Grande, e a un altro suo grandissimo nemico, Lenin, perché entrambi rientrano in pieno nella storia occidentale – dimentichiamo la Guerra fredda e ci accorgeremo che marxismo e bolscevismo ne fanno parte. Il contributo storico di questo variegato, uso un eufemismo, Occidente è stata la costruzione della modernità le cui origini troviamo nella rivoluzione scientifica e nell’Illuminismo. Ottimi entrambi, anche perché si proponevano come valori universali destinati a beneficiare tutti i popoli. Il loro universalismo diede vita a una teleologia storica che si riassunse, fin dal Settecento di Francis Hutcheson e Condorcet, nelle idee di progresso e di liberazione degli leggi tutto

Occorre dare una risposta all'aggressione russa in Ucraina

Francesco Provinciali * - 05.03.2022

Presentando il 26 gennaio (un mese fa) l’intervista a Giorgio Cella sul suo libro “Storia e geopolitica della crisi ucraina”, avevo evidenziato come secondo il Corriere della Sera, l’invasione di quel Paese da parte della Russia fosse l’evento più probabile del 2022. Ciò che appariva fantapolitica si è realizzato: come sottolinea Lucio Caracciolo…  Putin non ha voluto passare alla Storia come ‘l’ultimo Zar che perse l’Ucraina’.

Certe decisioni sembrano improvvise ma sono preparate da tempo, sul piano politico e militare.

In ogni caso vanno viste con un grandangolo che inglobi una visione mondialistica a livello geopolitico e geoeconomico. In questo caso un pull di fattori ha convinto Putin a stringere i tempi: la spinta separatista delle due autoproclamate Repubbliche filorusse di Donetsk e Luhansk nel Donbass (quella che sui libri di storia studiavamo come “causa occasionale”), la debolezza degli USA dovuta alle diaspore interne paralizzanti, all’abbandono dell’Afghanistan e alle prevalenti preoccupazioni sul fronte del Pacifico per le una possibile azione cinese di forza su Taiwan, che hanno reso non solo l’Ucraina ma l’Europa stessa più lontane dagli interessi americani, le stesse mire espansionistiche di Xi Jinping (illustrate magnificamente da Federico Rampini nel suo libro “Fermare Pechino”, una lettura imprescindibile per capire il mondo) leggi tutto

Il mondo accademico, della scienza e della cultura prende posizione sui fatti dell'Ucraina

- 02.03.2022

Il mondo accademico, della cultura, della scienza prende posizione sui fatti riguardanti l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Si levano appelli, si rendono pubbliche dichiarazioni, comunicati stampa, si organizzano iniziative di raccolta di firme, a livello nazionale e internazionale.

Tramite il contatto intercorso con l’Accademia nazionale dei Lincei, recentemente consolidato in occasione della recensione del libro “In un volo di storni”, del Premio Nobel per la Fisica Prof. Giorgio Parisi, ho ricevuto dall’Ufficio di Segreteria della Presidenza tre documenti di notevole rilievo, considerate le fonti da cui promanano. Il primo è la dichiarazione della Presidenza dei Lincei che aderisce al documento elaborato in sede ALLEA (la Federazione europea che riunisce le Accademie di Scienze e di Lettere) nel quale si esprime “profonda preoccupazione” per la sicurezza dei colleghi accademici ucraini. “Non c'è alcuna legittimità nelle azioni intraprese per sabotare la pace, la stabilità e l'autonomia della nazione ucraina. In questi tempi difficili, ci opponiamo agli spudorati attacchi del governo russo contro uno stato sovrano, contro la democrazia e contro persone innocenti”, così prosegue il documento che costituisce il secondo atto ricevuto dalla Presidenza dell’Accademia dei Lincei.

Il terzo documento pervenuto e riportato qui a margine consiste nell’appello di un gruppo numeroso leggi tutto

L’enigma russo e l’uomo occidentale

Tiziano Bonazzi * - 26.02.2022

È urticante accorgersi che leggiamo ancora gli eventi di questi giorni con gli occhi del Novecento, che l'invasione russa in Ucraina è vissuta con le lenti degli immutabili, supremi destini della civiltà universale europea. È così per chi ha piantata nella mente la Guerra fredda, lo scontro formidabile fra due sistemi universalistici che si rifacevano all'illuminismo e al pensiero universale dei grandi del liberalismo e del marxismo. Avevamo paura, parteggiavamo; ma ci sentivamo, sentivamo l'Europa al centro del mondo perché le due superpotenze, europee entrambe anche se proiettate al di là dell'Europa, lottavano per omogeneizzare a sé un continente che era il centro del mondo in quanto aveva dato vita alla modernità, dalla Riforma alla Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688 alla Rivoluzione francese a quella industriale ai grandi classici del liberalismo e del socialismo giù giù fino alla Rivoluzione d'Ottobre. La morte di fascismo e nazismo, le due tragiche eresie europee, non faceva che rafforzare le nostre convinzioni. Eravamo l'universale. Del fardello dell'uomo bianco negli anni della decolonizzazione si parlava poco; ma era ancora lì, fossimo di sinistra, di destra o del sempre dominante centro. Ci si aspettava che il mondo si arrendesse con gioia a uno dei due modelli avanzati dall'uomo bianco. leggi tutto

La tratta delle bambine in Afghanistan, aspetto agghiacciante di una crisi umanitaria

Francesco Provinciali * - 19.02.2022

A sei mesi dalla caduta di Kabul (15/08/2021) per l’evacuazione precipitosa delle forze militari occidentali (ricordo le parole del Prof. Lucio Caracciolo, Direttore di Limes: “gli americani se la sono squagliata”) e la presa di potere dei Talebani, per l’Afghanistan – già dilaniato da circa 40 anni di faide e di guerre tra fazioni – questo è certamente l’inverno più terribile della sua storia più recente. L’ordine imposto dal nuovo regime non ha apportato alcun miglioramento sotto il profilo delle condizioni di vita della popolazione, consumata dalla miseria, dalla fame, dalla precarietà delle condizioni igieniche, dal clima infame, dall’inesistenza di servizi pubblici, dalla mancanza di lavoro. L’ONU – attraverso il Segretario generale Antonio Guterres, il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (PAM) David Beasley e il direttore generale della FAO, Qu Dongyu - ha ufficialmente definito quella Afghana “la più grave crisi umanitaria del pianeta”, ormai sull’orlo di una catastrofe irrecuperabile. La commissaria europea agli Interni Ylva Johansson ha spiegato: “Per evitare che la crisi umanitaria diventi una crisi migratoria, dobbiamo aiutare gli afghani in Afghanistan”. Ma l’ingresso nel Paese di aiuti esterni diventa problematico a motivo dei vincoli di accesso, delle pregiudiziali ideologiche e delle restrizioni di transito imposte da un regime che non ammette ingerenze leggi tutto

L’Afghanistan e il mondo occidentale. La lotta al terrore di Bush e la sua eredità

Alessandro Micocci * - 27.11.2021

L’annuncio ufficiale del presidente degli Stati Uniti Joe Biden riguardante il ritiro delle truppe dal territorio afgano ha scatenato una serie di reazioni sconvolte e piccate in tutto il mondo. Il discorso di Biden ha sancito la definitiva ufficializzazione del ritorno al potere e alla gestione del derelitto paese nelle mani dei resuscitati talebani, ai quali il presidente Bush aveva dichiarato la guerra spietata al terrore, post 11 settembre 2001. Trattative per la fuoriuscita degli americani dal pantano afgano erano state già avviate dall’ex presidente Trump, come chiaro segnale della volontà USA di lasciare la patata bollente Afghanistan.

Lo scalpore maggiore è stato suscitato dal ritorno al potere dei talebani, i principali fiancheggiatori di Al Qaeda e del responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle: Osama Bin Laden. Venti anni dopo, l’Afghanistan sembra essere ritornato ad essere una roccaforte della reazione islamica antioccidentale. Le violenti polemiche piovute sugli USA, le strazianti scene delle donne afgane e dei profughi che cercano di sfuggire alla inevitabile mannaia dell’ortodossia fanatica talebana, hanno dominato ogni social network, ogni testata giornalistica e ogni telegiornale. Sono scenari tragici, premonizioni di un futuro di regime violento sul popolo afgano, soprattutto su chi ha cercato di sfuggire il giogo dei talebani all’ombra dell’esercito statunitense. leggi tutto

Riflessioni sull'Afghanistan

Francesco Provinciali * - 13.10.2021

Direttore Prof. Caracciolo, in un editoriale per il settimanale londinese “The Economist” Henry Kissinger ha scritto che gli USA hanno fallito la lunga missione in Afghanistanperché “gli obiettivi militari sono stati troppo assoluti e irraggiungibili e quelli politici troppo astratti e sfuggevoli”. È una valutazione sintetica ma sostanzialmente esplicativa ed attendibile?

 

Credo di si, la condivido in linea di massima. Il punto sta nel fatto che gli americani sono andati in Afghanistan senza un progetto che non fosse quello di dare all’opinione pubblica americana il senso della reazione all’attacco dell’11 settembre. Tutto questo è stato deciso, tra l’altro, in una atmosfera di paura e di rabbia che certamente non ha favorito una lettura strategica dell’operazione. Risultato: gli americani sono rimasti incastrati venti anni in un Paese dove non avevano nulla da fare e lo hanno lasciato in malo modo, con un grave danno di reputazione che sicuramente dovranno scontare anche in futuro.

 

 

Indubbiamente il ritiro dei militari americani dopo venti anni di presenza logorante e – alla fin fine – inconcludente ha fatto cadere come un castello di carte un equilibrio precario che ha coinvolto la politica estera USA (ripetendogli errori commessi in Vietnam) e quella del mondo occidentale.

In particolare USA ed Europa leggi tutto

Il suicidio assistito del governo Conte

Massimo Nava * - 30.01.2021

Se l’opinione pubblica osservasse la realtà tenendo il binocolo con la lente d’ingrandimento puntata su un quadro più ampio, avrebbe una diversa consapevolezza della nostra “salute” sociale, economica e persino politica e del modo con cui il Paese ha affrontato nel suo complesso la pandemia.

Negli Stati Uniti (un quarto dei contagi del mondo e record di decessi, davanti a Brasile, India, Messico) la pandemia è fuori controllo, mentre Biden cerca di rimediare i guasti del “seminegazionismo” di Trump. Il virologo Fauci ha detto di essere stato considerato come “una puzzola in un pic nic”. L’assalto a Capitol Hill ci dice quanto il Paese sia diviso e quanto siano impregnate di fanatismo ideologico, razziale, religioso le trame sotterranee della violenza. Qualche cosa di molto peggio dei vari populismi e negazionismi nelle nostre case italiane ed europee.

In Gran Bretagna, la gestione ondivaga dell’emergenza sanitaria ha per conseguenza il record europeo di decessi, oltre centomila. La Brexit - scelta populista che i britannici pagheranno per anni - ha ulteriormente complicato le cose.

 La Francia si appresta a decretare un altro lockdown pesante. La presunta efficienza dello Stato è stata messa a dura prova dalla somministrazione a rilento dei vaccini, mentre si pagano errori di misure contraddittorie, leggi tutto

Una proposta che merita attenzione

Paolo Pombeni - 07.10.2020

Probabilmente finirà in nulla, come tante altre iniziative del genere. Ci riferiamo alla bozza del disegno di legge costituzionale predisposta dal PD e presentata con una certa solennità la settimana scorsa per poi finire subito nel disinteresse generale. Era il mantenimento della promessa di affiancare il sì al referendum grillino con una proposta di sistemazione di alcune debolezze del nostro sistema parlamentare.

Anche se finirà parcheggiata nei cassetti dei progetti di legge senza sviluppo, visto che al momento nessun partito l’ha degnata di attenzione (poca anche dal PD), la proposta elaborata dal gruppo composto dai parlamentari Ceccanti e Parrini nonché da Luciano Violante e con un contributo esterno del prof. Enzo Cheli merita di essere presa in considerazione perché se fosse approvata rimodellerebbe notevolmente il nostro sistema costituzionale.

Intendiamoci: non c’è nessuna vera rivoluzione, ma solo una razionalizzazione meditata dei nodi che sono presenti nel nostro sistema attuale. Partiamo da un dato che è stato molto pubblicizzato, ma in modo approssimativo: non c’è una vera sistemazione del problema del bicameralismo, ma semplicemente il passaggio ad un monocameralismo articolato.

Al contrario di quanto speravano una parte almeno dei nostri costituenti, non abbiamo mai veramente avuto due Camere che rappresentassero due filiere diverse leggi tutto

Sanità e progetti nazionali. I rischi per il potere russo

Francesco Cannatà * - 27.05.2020

L’11 maggio la Russia ha iniziato il rischioso esperimento di uscire dall’isolamento nonostante l’alto numero di infetti. Quel giorno infatti il presidente Putin con un messaggio alla nazione dichiarava la fine del regime delle giornate di riposo retribuite iniziato il 30 marzo. Quel lunedì il paese con un totale di 165.929 contagi si trovava al sesto posto mondiale per numero di malati. Inoltre da quattro giorni consecutivi il numero dei contaminati cresceva di 10mila unità. Dal 24 maggio i contagiati sono diventati 335882 e la Russia è balzata al terzo posto nella classifica dell’epidemia.

All’irrompere del Coronavirus l’economia di Mosca si trovava in uno stato  di relativo ristagno. Secondo l’istituto pubblico di statistica, Rosstat, il primo trimestre 2020 aveva registrato una crescita dell’1,6% in termini annuali. Più ottimiste, le cifre del ministero dell’Economia valutavano in +1,8% il segno del PIL. La pandemia ha rovesciato questa atmosfera. Al momento le previsioni del dicastero economico federale mettono in conto un calo del 9,5% del PIL rispetto al 2019. Meno fosche le prognosi della Banca Centrale per cui la discesa sarà dell’8%. Sempre il dicastero economico avverte che nel 2020 la flessione del reddito reale della popolazione sarà pari al -3,8%. Il periodo più duro sarà il secondo trimestre dell’anno quando questa voce segnerà -6%. leggi tutto