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Un tornante difficile trattato con incomprensibile leggerezza
Dovrebbe essere impossibile trattare con leggerezza il tornante internazionale di fronte al quale ci troviamo. La conferenza della organizzazione per la cooperazione di Shanghai registra una chiara e complessiva sfida all’ordine mondiale come si è sviluppato dopo il 1945. Lo fa certamente perché quell’ordine è già di suo messo molto male, ma lo fa proponendo non di ricostruirlo in maniera adeguata, bensì di sostituirlo con un nuovo equilibrio (si fa per dire) con il perno non più ad Occidente, ma ad Oriente.
Diciamo subito che i due termini sono in verità un modo garbato per dire che al cosiddetto “secolo americano”, si sostituirà un secolo cinese, ad un impero più o meno su invito con sede a Washington, un impero con sede a Pechino, non si sa basato su quale collante per tenere insieme i suoi membri. Al momento quello proclamato è il rifiuto dell’egemonia occidentale, questione piuttosto ambigua da definire: la si presenta come una rivolta degli sfruttati contro chi per secoli li ha asserviti, cioè l’occidente euro-americano, ma poi ci si allarga, diremmo inevitabilmente a mettere in discussione il sistema costituzionale liberal-democratico che fu l’ideologia portante con cui i paesi di quell’area esercitarono la loro preminenza in nome del progresso e della
Le scodelle di Gaza e i droni su Kyiv
Quando il sole ogni mattina compie il suo rituale stanco e si alza sulla sottile striscia di Gaza o nelle 24 oblast ucraine o illumina la stessa capitale Kyiv, getta un sinistro fascio di luce sulle devastazioni che la notte trascorsa ha mascherato per qualche ora. Solo chi vive in quei luoghi di terrore e di morte potrebbe descrivere la cruda, drammatica realtà di case rase al suolo, macerie, distruzione, cadaveri da ricomporre o nascosti nei teli per una celere, pietosa sepoltura. Quel sole, quella luce che altrove nel mondo recano la speranza che il nuovo giorno sia un buon giorno, che accarezzano le alterne pause di un’umanità intenta al lavoro o vacanziera, qui rinnovano il terrore di nuovi eccidi, di famiglie annientate, di civili inermi presi di mira, soprattutto di vittime innocenti: molti troppi bambini perdono la vita ancor prima di averne vissuto una esigua parte. Sono tutti ostaggi di una deriva che annienta i popoli e consegna i destini del mondo a dittatori criminali che sono l’impersonificazione del male, mai c’è stata nella Storia recente una così alta preponderanza della tirannia sui diritti dei popoli: abbiamo visto madri disperate, bimbi mutilati, anziani tentare di fermare con le mani i leggi tutto
Il grande rebus dei dazi
A che punto è la guerra dei dazi fra Europa e Stati Uniti? Trump proclama che è finita con un ottimo accordo, ma fa parte della sua retorica che deve sempre vederlo trionfatore. In Italia il teatrino è il solito dominato dalla politica interna: il governo dice che è andata bene, ma per la verità avanza anche fra le righe qualche cautela, le opposizioni gridano al disastro dovuto alla resa di Meloni al tycoon di Washington.
La faccenda è tutt’altro che semplice da interpretare. Bisogna tenere conto che si è trattato per la UE di una partita molto difficile che aveva due grandi incognite: valutare l’impatto di una guerra commerciale senza limiti e tenere unita la compagine degli stati membri. Partiamo dal secondo punto e poi passiamo al primo.
Non ci si fermi sulle posizioni barricadiere di Macron e, un po’ meno convinte, di Merz, che avevano prospettato una risposta dura e una controffensiva per non cedere alle richieste di Trump. Si tratta in realtà del solito gioco del poliziotto cattivo e del poliziotto buono, perché né i francesi né i tedeschi sono nella posizione di affrontare una crisi del commercio fra Europa e USA. Altrettanto vale per chi, come l’Italia, spingeva per l’accordo anche se
Appesi ai dazi
Il pirotecnico Donald Trump si è esibito in una ulteriore serie di prese di posizione: stavolta a tornare al centro è la questione dei dazi da imporre ai paesi che esportano negli USA, non importa quale sia il rapporto fra essi e Washington. Il focus è ora sull’Unione Europea i cui paesi membri sono accusati di aver vampirizzato per lunghi decenni l’economia americana.
Come sempre ci si chiede quale sia la portata di queste esternazioni, se siano sceneggiate momentanee o espressione di una strategia che va consolidandosi e di conseguenza quali debbano essere le reazioni dei paesi europei, sia singolarmente considerati sia come parte della UE.
Per capire va sempre tenuto presente che per Trump tutto si tiene: politica internazionale, politica economica, politica interna sono componenti di un unico mescolone, la sua visione del mondo di cui si sente il vero arbitro. Il tycoon è coerente, perché questa è stata la base della sua campagna elettorale e su questo ha raccolto il suo ampio, ma variegato e variopinto consenso.
Ora la base della sua richiesta di una specie di pieni poteri è nella promessa di risolvere grandi problemi, perché questo ha fatto grande l’America in momenti storici decisivi (idealizzati e in parte inventati) ed è colpa grave leggi tutto
La politica dell’estate
È un po’ presto per parlare già di politica estiva (quella che, nel disinteresse vacanziero, mena un po’ il can per l’aia), ma l’ondata di caldo eccezionale ha forse anticipato il consueto timing. Non certo perché il mondo si sia acquietato, anzi al contrario, ma forse proprio perché il continuo incalzare di notizie drammatiche le rende, purtroppo, routine che viene accettata.
Così le quotidiane intemerate di Trump vengono accolte come prevedibile espressione di un politico sui generis, anche perché non è semplice capire se siano alzate d’ingegno ad uso della comunicazione o se nascondano qualche tattica, se non proprio strategia per venire a capo di quello che l’inquilino della Casa Bianca valuta a suo modo un tornante storico.
Se dovessimo giudicare da tre reazioni importanti, diremmo che al momento la situazione per lo più non accenna ad evoluzioni. Sul delicato fronte ucraino Putin prosegue nella politica di ricerca dell’annientamento del suo nemico puntando sul brutale e cinico calcolo che ormai sia una questione di quantità di risorse da spendere. La Russia ha un’economia di guerra che sforna missili e droni in quantità impressionante, ha una cospicua riserva d’uomini che ritiene di poter sacrificare (adesso rinforzata dalla carne da cannone che gli fornisce leggi tutto
In un mondo senza coordinate
L’ulteriore complicarsi della situazione internazionale è sotto gli occhi di tutti e giustamente ci si chiede quale potrà essere il ruolo dell’Europa e nella fattispecie dell’Italia in un quadro che sta perdendo tutte le tradizionali coordinate di riferimento.
Il riferimento al diritto internazionale e all’illegittimità dell’uso della forza bellica per risolvere vere o presunte questioni fra stati non è più proponibile: a parte violazioni limitate che si sono avute anche nei decenni passati, l’invasione russa dell’Ucraina ha dato un colpo decisivo a quel contesto e la vicenda della guerra di Israele le ha dato il colpo definitivo. In questo ultimo caso si è avuta non soltanto una reazione ad un crimine orrendo perpetrato il 7 ottobre da un soggetto non statale come è Hamas, ma una guerra di distruzione che ha coinvolto altre realtà come Hezbollah in Libano, gli Houti in Yemen e ora l’Iran, considerato, fondatamente, il grande burattinaio della guerra ibrida ad Israele. Tutto ciò, a iniziare dall’Ucraina e avanti, senza dichiarazioni di guerra, rispetto di regole anche minime nell’impiego dei mezzi di distruzione, vera attivazione di sedi di arbitrato internazionale (l’ONU è scomparso dalla scena).
È in un contesto del genere che deve muoversi l’Europa e in essa e con essa l’Italia, del tutto leggi tutto
Scenari internazionali e questioni domestiche
È difficile non tenere conto del peggiorare della congiuntura internazionale. Sul fronte ucraino è ormai evidente che Putin non ha alcuna intenzione di arrivare ad una qualche composizione del conflitto, perché è convinto di avere la vittoria a portata di mano. L’analisi va fatta sempre con molta cautela, perché c’è tanta tattica comunicativa in quello che si fa circolare: le notizie vengono diffuse per creare certe aspettative nell’opinione pubblica in modo che questa condizioni le decisioni dei diversi governi.
Certo i massicci bombardamenti russi sulle città chiave dell’Ucraina non sono notizie, ma fatti, però non è detto che il loro scopo non sia anche quello di fiaccare la disponibilità occidentale a sostenere la capacità di resistenza di Kiev confermando la tesi che ormai le armate di Mosca siano ad un passo dalla vittoria. Naturalmente i governi hanno a disposizione informazioni più precise, ma anche loro lasciano filtrare quelle che ritengono utili alle rispettive politiche. Così non è facile capire se veramente l’avanzata dei russi sia lenta e costosissima in termini di perdita di uomini e di materiali, anche se è noto che nella tradizione bellica di quel paese il tributo in vite umane sia preso a dir poco alla leggera secondo il vecchio mito che il leggi tutto
Forse un tornante nella politica internazionale
Senza perderci a parlare di miracoli in conseguenza dell’elezione di papa Leone XIV, dobbiamo notare che forse qualcosa si sta muovendo nella politica internazionale. Intanto sembra depotenziata la crisi fra India e Pakistan e non è poco: non solo per il potenziale impiego di armi atomiche (per fortuna poco credibile), quanto per ciò che significherebbero la destabilizzazione di un paese come il Pakistan che ha una forte componente di integralismo islamico e la delicata posizione in cui si troverebbe l’India che ha un ruolo chiave fra i cosiddetti BRICS.
Qualcosa sembra muoversi anche nella guerra russo-ucraina. Non sappiamo se gli incontri fra le due parti ad Istanbul giovedì 15 maggio ci saranno e se concluderanno qualcosa, ma l’aver costretto Putin a fingere almeno di accettarli è una novità. Certo lo zar russo non ha accettato, almeno per ora, di sospendere le ostilità in vista dei colloqui, il che significa che è intenzionato ad andare avanti con le sue operazioni belliche, ma comunque è stato costretto a prendere atto che si trova sempre più isolato nel perseguire i suoi sogni imperiali. I suoi sostenitori, anche in Italia, magnificano varie presenze alla parata di Mosca il 9 maggio, ma non sono state gran che. L’amicizia della Cina è quel leggi tutto
Un sistema internazionale sempre più in crisi
L’entusiasmo per l’immagine dello scambio di opinioni fra Trump e Zelensky nella cornice della basilica di San Pietro si è rapidamente ridimensionato: il mondo rimane intrappolato nella crisi degli equilibri internazionali, anzi la situazione con la pesante tensione fra India e Pakistan è addirittura peggiorata.
Iniziamo pure da questa novità. Può trattarsi di uno dei ripetuti scontri fra i due stati per la questione della frontiera del Kashmir, episodi che in passato sono stati più o meno riassorbiti, ma può darsi che in questo caso ci sarà qualcosa di più, considerando il ruolo sempre più importante che l’India sta assumendo nello scacchiere internazionale e la forte impronta nazional-imperialista del suo attuale governo. Non si dimentichi che entrambi i contendenti hanno a disposizione armi nucleari, il che certo non tranquillizza.
L’inserirsi di questa nuova crisi nella delicata situazione che ben conosciamo non può essere sottovalutato. L’India ha problemi storici con la Russia, è uno dei paesi chiave dei cosiddetti BRICS, si inserisce nel contesto della politica asiatica della Cina. Il Pakistan è un paese dove l’estremismo islamico è molto radicato e sappiamo cosa questo significhi con quanto è in corso nella regione mediorientale: la politica della terra bruciata che il governo israeliano continua a perseguire, selvaggiamente a Gaza, leggi tutto
La farsa di Putin e l'egoismo di Trump
Dopo aver annunciato una tregua pasquale di 30 ore delle operazioni militari in Ucraina, Putin non ha mantenuto la parola e l’esercito russo ha continuato a bombardare con attacchi aerei, a mezzo di droni e via terra il martoriato Paese. Una promessa senza esito, forse per dimostrare agli USA una disponibilità al dialogo che facesse seguito al massacro di Sumy: in realtà nemmeno un’ora è stata sospesa l’aggressione e l’annuncio di tregua da parte del Cremlino appariva in sé riduttiva, una farsa rispetto ai trenta giorni proposta dagli americani negli incontri bilaterali di Riad. Lo zar ha per l’ennesima volta dimostrato la propria inaffidabilità e pervicace intransigenza, continuando a colpire l’Ucraina come era accaduto in occasione del Natale ortodosso il 7 gennaio scorso: solo lo scambio di prigionieri (246 soldati russi e 277 soldati ucraini) parrebbe aver avuto luogo. La strategia di Mosca è saldamente e crudelmente ancorata alla scelta del massacro e dello spargimento di sangue, anche dei civili, delle donne e dei bambini, che continua ininterrottamente dopo Bucha e Kramatorsk, bombardando ospedali e abitazioni senza ripensamenti o remissioni.
Come abbia potuto mentire e poi presentarsi davanti al Patriarca Kirill insieme al sindaco di Mosca Sergey Sobyanin per partecipare alla funzione ortodossa per la Pasqua leggi tutto


