Ultimo Aggiornamento:
04 luglio 2020
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Argomenti

Vent'anni di Putin: 3) La politica estera. La potenza come culto

Francesco Cannatà * - 19.02.2020

Un nuovo ordine mondiale dentro schemi tradizionali? Per illustrare percorsi e risultati della politica russa degli ultimi due decenni è utile partire dalla recentissima attualità. Un reticolo di avvenimenti cosi composto: 15 gennaio, Putin all’Assemblea federale della Duma afferma il bisogno di modifiche costituzionali; 16 gennaio, Michail Mischustin diventa il nuovo capo del governo; 17 gennaio, in un intervista alla RIA Novosti il vice responsabile del MAE russo, Sergej Rjabkov, afferma la “piena continuità” della politica estera del nuovo esecutivo; 23 gennaio, 75° della liberazione di Auschwitz, Putin al memoriale dello Yad Vashem illustra il progetto di una conferenza dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, (P5), allo scopo di “contrastare le minacce alla pace globale”. Un idea che il presidente aveva già esposto, in maniera più articolata, all’Assemblea Federale. Si delinea cosi un intreccio istituzionale segnato dal continuum tra politica russa interna ed internazionale. Come se per concentrarsi sul consolidamento interno Mosca sentisse il bisogno di tirare il fiato all’esterno. Come se il dislocamento dei poteri nazionali per avere successo dovesse avvenire dentro cornici internazionali accettabili.
Stabilizzare le avanzate geopolitiche dell’ultimo decennio e legittimarne i risultati. Ecco i fattori che secondo il Cremlino permetterebbero una transizione interna meno traumatica possibile. E quale scenario migliore leggi tutto

Gli anni di Putin: 2) L'economia

Francesco Cannatà * - 05.02.2020

Fine degli anni ‘90. Primo decennio del 2000. Seconda metà del 2014. Tre momenti critici per il prezzo del petrolio. Dai 20 $ al barile dell’ultimo scorcio del XX secolo, ai 140$ degli inizi del nuovo millennio, fino all’altalena, tra i 40 e i 60$, della fase attuale. Se per gli statistici questi sbalzi sono semplici oscillazioni tariffarie, per l’economia di alcuni paesi si tratta di veri colpi al cuore. Dagli shock conseguenti al calo dei ricavi energetici l’URSS ha infatti subito una serie di infarti budgetari che hanno prima paralizzato e dopo necrotizzato la potenza socialista. Una patologia simile percorre anche le vene della nuova Russia. A oltre 30 anni dalla dissoluzione sovietica e nonostante gli sforzi compiuti dai primi due mandati della presidenza Putin (200-2008) e da quella Medvedev (2008-2012) , l’economia di Mosca ha ancora il proprio baricentro nelle materie prime, e il commercio estero russo è sempre soggetto ai prezzi del mercato mondiale del petrolio. Dagli idrocarburi discendono il 70% dell’export, il 50% del bilancio statale e il 50% della produzione industriale nazionale.
Riguardo poi la percentuale di gas e petrolio in mano statale si nota come questa sia in linea con le diverse fasi della politica russa. Massima, 81% nel 1994, gli anni successivi alla dissoluzione sovietica, questa quota tocca il minimo, 13%, nel 2003. leggi tutto

Il negoziato Usa e UE orfani del multilateralismo

Gianpaolo Rossini - 01.02.2020

Dopo la chiusura del contenzioso commerciale con la Cina Trump mette mano al dossier Europa mantenendo un approccio bilaterale e relegando alla marginalità accordi – come quello di Parigi sul clima - e istituzioni multilaterali – come la WTO. Un atteggiamento che non è nuovo. Già nel 1999 emerge alla luce del sole quando i democratici di Bill Clinton e i sindacati avvallano violente manifestazioni a Seattle contro l’ultima istituzione multilaterale nata nel 1995, la WTO. Un ibrido figlia dello spirito multilaterale del secondo dopoguerra, ma con un sistema decisionale avversato dagli Usa perché basato su “un paese - un voto”. Per cui Washington conta come Malta. Ma non solo per questo alla fine del secolo scorso gli Usa abbandonano il multilateralismo. È cambiato il contesto internazionale diverso da quello in cui nascono le istituzioni multilaterali (FMI, Banca Mondiale etc.) geograficamente limitato (Europa occidentale, Nord America, Giappone e Australia) e che la guerra ha reso omogeneo dal punto di vista politico e militare. Uno scenario dove è possibile separare temi economici, strategici e militari affidandoli a specifiche istituzioni multilaterali (FMI, WB, GATT, NATO, OCSE) in cui Washington ha un ruolo dominante grazie a meccanismi di voto favorevoli (nel FMI gli Usa pesano per quasi 17% di tutti i voti). leggi tutto

Vent'anni di Putin: 1) la politica interna

Francesco Cannatà * - 25.01.2020

Russia o la necessità della politica interna. Quello che sembrava uno slogan pubblicistico è rapidamente diventato una necessità. Il paese, alla soglia del terzo decennio di potere di Vladimir Putin, si caratterizza infatti per la strutturale incapacità del sistema a riformarsi, la crescente richiesta sociale di cambiamento e l’emergere del nervosismo delle elite. Nel 2019 infatti tra Cremlino e cittadini si è creato un solco profondo e duraturo. Ambiente, inquinamento, diritti elettorali e democratici, corruzione, repressione, richieste economiche e sociali, questi i temi che dallo scorso anno guidano il disagio popolare. Maggio: manifestazioni a Jekaterinburg contro un progetto di discarica. Giugno: Mosca si ribella contro l’arresto di un giornalista investigativo. Aprile-settembre: proteste ad Archangelsk contro la costruzione in un parco pubblico di una cattedrale ortodossa. Nell’estate 2019 i vari fronti della la questione sociale sono tornati a scuotere la Russia.
 
Quando arriverà davvero il giorno? Con questo titolo nel 1860 il poeta Aleksandr Dobroljubov recensiva il romanzo Alla vigilia di Ivan Turgenev. Un anno dopo, liberando i servi della gleba, Alessandro II si schiererà a fianco di chi riteneva quell’atto indispensabile alla modernizzazione zarista.
Ad oltre un secolo e mezzo da quell’evento le elite russe attendono febbrilmente un'altra vigilia: il 2024. Come mantenere Putin al potere leggi tutto

Amartya Sen: trent’anni di sviluppo umano

Maria Caterina De Blasis * - 11.01.2020

«Perché occorre ripudiare fermamente una visione “a una dimensione” dell’identità individuale? Su quali elementi è invece fondata l’identità di ciascuno di noi quali individui che aspirano alla “libertà di condurre una vita ragionevolmente di valore”? Come riequilibrare il peso sociale della donna […]?» (pp. 178-179).

 

È questo il tenore di alcune delle domande che Amartya Sen (si) pone sulla “sua” India e che Mattia Baglieri riporta e commenta nel proprio libro Amartya Sen. Welfare, educazione, capacità per il pensiero politico contemporaneo (Carocci, Roma 2019, pp. 236). Interrogativi che, senza correzioni o modifiche sostanziali, possiamo estendere anche al “nostro” oggi e alla “nostra” società. Quello di Baglieri – Dottore di ricerca al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna – non è infatti solo un volume dedicato al pensiero politico dell’economista-filosofo premio Nobel, ma può essere letto anche come una sorta di bussola per la nostra contemporaneità.

 

Il libro, pubblicato con Presentazione di Sergio Filippo Magni (Associato di Filosofia Morale all’Università di Pavia), si snoda attraverso quattro capitoli che descrivono i lineamenti di teoria politica generale di Sen; la rilettura seniana del pensiero politico occidentale; alcune esperienze teoriche indiane; la ricerca associativa della Human Development and Capabilities Association fondata da Amartya Sen. Di particolare interesse e importanza, poi, leggi tutto

Le complessità della politica estera russa

Francesco Cannatà * - 08.01.2020

Dove va la politica estera della federazione russa? Cosa ne pensano coloro che per mestiere riflettono e realizzano la diplomazia di Mosca? E soprattutto quali sono le aspettative dei suoi futuri rappresentanti? A queste domande tenta di rispondere lo studio The Last of the Offended: Russia’s First post-Putin Diplomats. Ricerca realizzata dalla studiosa estone, Kadri Liik, per conto dell’European Council on Foreign Relations. Dal titolo si può capire quale strada intenda seguire il lavoro. Gli ultimi offesi sono infatti 18 personalità, età compresa tra 20 e 45 anni, che in quanto attivi nel ministero degli Esteri, nel governo, impiegati in grandi aziende, accademici e rappresentanti dei media, si occupano in maniera professionale di relazioni internazionali. Settore questo che dal crollo dell’Unione sovietica è stato di competenza esclusiva di quadri cresciuti nel primo Stato socialista del mondo e formatisi alla sua ideologia. Persone per cui l’occidente era un modello da ammirare o una forza avversa cui resistere. Sempre comunque, come del resto avveniva da tre secoli a questa parte, fonte di idee e di pratiche da importare e assimilare. Sentimenti cui le ultime generazioni russe, tra cui il presidente Putin e il ministro degli Esteri Lavrov, avevano aggiunto la delusione per la mancata integrazione con leggi tutto

Un’incognita: la seconda guerra fredda

Michele Amicucci * - 11.12.2019

Una nuova cesura politica, culturale e profondamente valoriale divide il mondo oggi, a trent’anni dalla fine della Guerra Fredda. La “seconda guerra fredda”, sebbene non abbia una data definita di inizio, si costruisce sui fallimenti della globalizzazione, in uno spazio multipolare in cui alle democrazie dell’Occidente si contrappongono dittature ed autarchie, le quali conducono il loro attacco attraverso ingerenze politiche ed armi nucleari, economiche, cibernetiche. Sono anzitutto la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping le principali protagoniste dell’offensiva all’Occidente, ed all’Europa in particolare quale epicentro del nuovo scontro globale. Perseguendo interessi politici ed economici nel Vecchio Continente, l’intento di Mosca e Pechino è quello di relativizzare l’Occidente in quanto realtà geopolitica e struttura di riferimento politico-ideologico, indebolendo UE e NATO, rescindendo il legame euroatlantico, invero già precario di per sé sotto l’amministrazione Trump, accedendo dunque a porzioni rilevanti in termini di spazi strategici, ricchezza e leadership nell’innovazione digitale.  

Il revival imperiale di Putin, con gli interventi militari russi in Georgia e Crimea, l’attivismo cinese nella realizzazione di una “Nuova via della seta”, un progetto infrastrutturale in grado di legare commercialmente l’intera Eurasia, così come la minaccia atomica posta dall’Iran, quella nucleare della Corea del Nord, leggi tutto

Cultura e lingua per Putin sono strumenti di egemonia

Francesco Cannatà * - 07.12.2019

Uno dei concetti fondamentali utilizzati dalla dirigenza russa per ricostruire il ruolo del proprio paese come polo culturale mondiale e quello Stato come potenza politica, è l’idea del Russkij Mir. Il Mondo Russo, secondo quanto affermato nell’ottobre 2018 da Vladimir Putin al VI Congresso panrusso dei connazionali viventi all’estero, raccoglie e unifica tutti coloro che “hanno o sentono legami spirituali con la nostra Russia, si sentono portatori della sua lingua, la sua cultura e storia”. E, indubbiamente la lingua russa ha svolto a lungo il ruolo di lingua koinè, strumento di socializzazione civile nello spazio eurasiatico. Ora però questo asse portante del soft power del Cremlino sta perdendo colpi. E questo nonostante tutti gli sforzi finanziari compiuti dalle attuali élite del paese. Allo scopo di favorire la sua diffusione, Mosca dispone di tre grandi strutture: il Rossotrudnichestvo che con un budget annuale di 480 milioni di rubli finanzia 66 corsi nei centri culturali e scientifici russi presenti in 58 paesi; la fondazione Russkij Mir, 500 milioni di rubli all’anno, 102 centri in altrettanti paesi; infine il ministero dell’Istruzione che entro il 2019 dovrebbe creare una dozzina di nuovi centri per lo studio della lingua. I centri saranno aperti secondo un piano previsto dal governo che a questo scopo leggi tutto

Verso un'evoluzione della tensione tra Ucraina e Russia?

Francesco Cannatà * - 20.11.2019

Il prossimo 8 dicembre a Parigi, per la prima volta da tre anni, si svolgerà il nuovo tentativo di risolvere il conflitto nell’oriente ucraino. L’incontro, ripetendo la formula detta del gruppo Normandia, vedrà la presenza dei presidenti francese, russo, ucraino e la cancelliera tedesca. La guerra nel Donbass dura ormai da sei anni e ha causato circa 13mila vittime. Gli accordi di Minsk del febbraio 2015, Minsk II, hanno dato vita a una tregua relativa ma nessuno dei gravi problemi umanitari ed economici presenti lungo la cosiddetta linea di contatto è stato risolto. Poiché nessuna delle parti in lotta ha realmente applicato i punti dell’intesa l’armistizio non si è mai trasformato in vera pace. Con gli sforzi compiuti per sottoscrivere Minsk II, il quartetto Normandia sembra aver esaurito le proprie energie politiche. Dopo le sanzioni del 2015, Francia e Germania, Berlino più di Parigi, non sono più in grado di gestire la leadership del quartetto. A sua volta Washington ritiene il conflitto una questione fondamentalmente europea e intende restarne fuori.
Le lacune presenti dentro Minsk II, leggi tutto

Turchia: la trappola siriana

Gianpaolo Rossini - 19.10.2019

È un gioco rischioso quello iniziato dall’amministrazione Trump e dal presidente turco Erdogan. Gli Usa hanno abbandonato la zona di etnia curda nel nord della Siria, prima presidiata in funzione anti Isis e anti Assad. A seguito di questo il governo turco, con una mossa peraltro attesa dagli Usa, ha invaso militarmente parte della regione suscitando reazioni diplomatiche in Europa, l’intervento della Russia, della Siria di Assad. Gli Usa dopo minacce di sanzioni economiche riescono a raggiungere un accordo per una breve tregua sul campo che ferma la Turchia.

Ma quale sono gli obiettivi di Usa, Turchia e Russia?

Non è facile capire un presidente che ha confessato pubblicamente di avere continui ripensamenti (second thoughts) sulle decisioni prese. Al di là della confusione apparente lo scopo degli Usa sembra comunque duplice. Da una parte cerca di indebolire la Turchia logorandola e isolandola nella trappola siriana in cui si impantanerà spendendo ingenti energie senza ritorno economico e con enormi rischi politici.  Dall’altra si vuole rendere la vita più difficile al governo Assad ridimensionando definitivamente la Siria come entità territoriale e ponendola in traiettoria di scontro con la Turchia. Insomma una vera trappola per due che protrae l’instabilità e le sofferenze delle popolazioni dell’area. leggi tutto