Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2020
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Strategie di sopravvivenza alla crisi del Cristianesimo negli Stati Uniti

Claudio Ferlan - 05.03.2015
Religioni negli USA

La Costituzione degli Stati Uniti d’America sancisce la separazione tra sfera istituzionale e religiosa e proibisce al Congresso di legiferare per il riconoscimento di qualsiasi religione. Uno Stato laico dunque, ma pur sempre religiosamente connotato, come dimostrano i ripetuti richiami a Dio presenti nell’immaginario popolare, nelle banconote, nelle formule dei giuramenti giudiziari, nei discorsi dei presidenti, nella normativa di alcuni stati del Sud che discriminano gli atei manifesti.

 

Un panorama religioso in mutamento

 

Una recente ricerca del Public Religion Research Institute (American Value Atlas) ha dimostrato che i richiami al Dio dei cristiani sono sempre meno efficaci per la sensibilità dei cittadini. Se infatti i cristiani (non i cattolici) rimangono la maggioranza nel Paese, le cose stanno rapidamente cambiando. Un censimento religioso datato 2007 fissava al 16% la percentuale di coloro che non si riconoscevano in nessuna affiliazione, cifra salita al 22% nel 2014. Atei e agnostici sono secondi solo ai cristiani, tra i quali i protestanti hanno perso la maggioranza assoluta (47%). L’indagine è molto dettagliata, approfondisce la situazione nei singoli stati e mostra come una delle ragioni della trasformazione sia il mutamento della composizione etnica e anagrafica della popolazione statunitense. Sono stati individuati alcuni indicatori del mutamento in corso: la crescita dei matrimoni interreligiosi (24%) e quella del numero dei giovani che si definiscono “non affiliati” (il 34% della popolazione tra i 18 e i 29 anni), il favore con cui buona parte dei cristiani maggiorenni sotto i trent’anni (45%) guarda ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, l’incremento delle religioni non cristiane. A leggere i commenti alla ricerca prevale la soddisfazione, anche se c’è chi evidenzia come un pericolo la posizione dei repubblicani, la cui maggioranza (57%) vorrebbe fare piazza pulita del primo emendamento e dichiarare il cristianesimo religione nazionale.

Oltre ai dati, vi sono dei segnali tangibili a raccontare la crisi della religione tradizionalmente dominante. Fino a qualche anno fa si parlava delle “megachiese” come di un fenomeno di costume: funzioni con migliaia di partecipanti officiate in edifici enormi e dirette da pastori carismatici, strateghi dell’immagine e del marketing; servizi di baby-sitting per consentire ai genitori di assistere alle celebrazioni; serate religiose dedicate ai single per garantire l’affidabilità morale del potenziale partner; insomma, tutto quanto potesse attirare nuovi fedeli. Oggi assistiamo a un’inversione di tendenza: si costruiscono sempre meno chiese, anzi, a New York molte vengono vendute e sostituite da complessi abitativi ed edifici di lusso. I preti scarseggiano, i fedeli diminuiscono e il mercato immobiliare può sostenere diocesi in difficoltà.

 

Una pastorale petrolifera

 

Il gigantismo non serve più, al contrario, pare che per toccare le corde della religiosità nascosta sia piuttosto necessario avvicinarsi alle persone. Aspettarle non basta più. Questa è la convinzione di Hollas Hoffman, pastore battista, una vita spesa tra i giacimenti petroliferi del Texas meridionale. Arrivato a settant’anni, per Hoffman era scoccata l’ora della pensione, ma il momento del suo ritiro è coinciso con la fase più acuta della crisi economica e con il conseguente incremento della disoccupazione. Assieme alla moglie Nelda, il pastore ha pensato che donne e uomini sull’orlo della disperazione avessero bisogno soprattutto di essere ascoltati, e ha messo a disposizione un numero di telefono, il suo. Le chiamate non si sono fatte attendere, all’altro capo della cornetta (se così si può dire) ci sono persone di ogni tipo: chi vuole solo parlare, chi racconta di matrimoni rovinati, chi si dice pronto al suicidio. Hollas e Nelda rispondono, dialogano, vanno nelle case altrui e mettono a disposizione la propria, invitano all’incontro e alla preghiera comunitaria, parlano di Gesù e spiegano le Scritture. L’idea ha avuto un enorme successo, tanto  che ora i due coniugi sono stati affiancati da altri pastori, dirigono una schiera di volontari e amministrano un cospicuo patrimonio garantito dalle elemosine concesse loro dalla Chiesa battista, che alla luce dei risultati e delle conversioni non ha mancato di dare il proprio concreto appoggio all’iniziativa. Oltre al sostegno morale, infatti, si cerca di organizzarne anche uno economico, aiutando i più bisognosi e mettendo in contatto chi cerca lavoro con chi cerca lavoratori. Perché se il petrolio non ha più bisogno di loro, magari c’è qualcun altro disposto a offrire un impiego. Hollas Hoffman, insomma, non era pronto per la pensione: aveva ancora del lavoro da fare.

In questo contesto come si stanno muovendo i cattolici? Lo vedremo in un prossimo articolo.