Ultimo Aggiornamento:
01 agosto 2020
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L’Ecuador e il problema dell'interpretazione del messaggio del Papa

Fabio Giovanni Locatelli * - 23.07.2015
Papa Francesco in Ecuador

Sull'aereo di ritorno dall’America Latina, papa Francesco ha lamentato la cattiva interpretazione delle sue parole in Ecuador. Ha chiarito quindi il concetto di “ermeneutica totale” e il vero significato del suo messaggio.

 

L’interpretazione del presidente

 

Il giorno 5 luglio, l’aereo con a bordo papa Francesco è atterrato all’aeroporto della capitale dell’Ecuador, Quito. Qui il pontefice ha pronunciato un discorso sulla necessità del dialogo e dell’inclusione sociale.  Infine, ha affermato, dirigendosi al presidente Rafael Correa, “potrà contare sempre sull’impegno e sulla collaborazione della Chiesa, per servire questo popolo ecuadoriano che si è rimesso in piedi con dignità”. Nei giorni successivi, il presidente Correa durante un’intervista alla CNN ha dichiarato che il pontefice con quella frase volesse esprimere la propria solidarietà con la “Revolución Ciudadana”. Questo è il nome del processo politico guidato dal presidente Correa, al potere dal 2007. In concreto, il Governo ha investito milioni di dollari, ottenuti principalmente dal petrolio, nelle infrastrutture, nel settore energetico, nel sistema educativo e nel settore della salute. La politica redistributiva ha ridotto la povertà ed ha ingrandito la classe media. Il paese, a detta di molti e anche di alcuni oppositori, è cambiato in positivo durante il Governo Correa. Per questo il presidente ha pensato che il Papa con l’espressione “questo popolo ecuadoriano che si è rimesso in piedi con dignità” volesse esprimere il suo appoggio alla causa della Revolución Ciudadana.

 

L’interpretazione diversa e opposta

 

Ma negli ultimi mesi il Governo è stato messo a dura prova. L’economia risente della caduta del prezzo dell’oro nero. Le esportazioni di materie prime sono pregiudicate dalla rivalutazione del dollaro, che è la moneta corrente in assenza di una nazionale. I debiti contratti con la Cina e l’espansione delle frontiere petrolifera e mineraria hanno provocato il malcontento di molti cittadini. A questo si aggiunga un malessere diffuso da tempo per alcuni caratteri autoritari del Governo, per esempio la proposta della rielezione indefinita del presidente, e il problema della corruzione.

Nei primi giorni di giugno sono state promulgate alcune nuove leggi per tassare le eredità e le rendite immobiliari. Queste misure hanno scatenato la furia delle famiglie ecuadoriane, soprattutto le più abbienti. Dalla settimana dell'8 giugno si sono verificate proteste, che hanno unito cittadini di destra e di sinistra. La parola d'ordine era, ed è tuttora, “Fuera Correa Fuera”, che rimbomba nelle strade e nelle piazze ad ogni manifestazione. Durante la visita del Papa le proteste si sono interrotte. E gli oppositori al regime hanno creduto che la frase del Papa “questo popolo ecuadoriano che si è rimesso in piedi con dignità” fosse espressione dell'appoggio alla loro causa.

 

L’ermeneutica totale

 

Il papa nell’aereo di ritorno dal Paraguay ha chiarito che non è così ed ha proposto una riflessione teorica sull'ermeneutica totale: “è molto importante l'ermeneutica di un testo. Un testo non si può interpretare con una frase. L’ermeneutica deve essere di tutto il contesto. Ci sono frasi chiave dell’ermeneutica. Altre che sono dette di passaggio [...] Ogni parola, ogni frase di un discorso possono essere strumentalizzare”.

Nel caso dell'Ecuador “alcuni dicevano che era pro governo, altri contro”. L'espressione “questo popolo ecuadoriano che si è rimesso in piedi con dignità” si riferiva al fatto che il paese “ha preso coscienza della sua dignità”. E cioè, dopo un conflitto bellico avvenuto alla frontiera amazzonica col Perù durante gli anni '90, l'Ecuador si è reso conto che non è “un paese di scarto” e ha acquistato “maggiore consapevolezza circa la ricchezza etnica del paese”.

Sorgono alcuni dubbi. Risulta strano che il papa, che era a conoscenza della realtà locale, non avesse pensato che con le sue parole avrebbe potuto suscitare tali interpretazioni. Ha ritrattato? Forse voleva dire qualcosa di diverso? E poi, il pubblico locale ha strumentalizzato le parole del papa di proposito? Oppure l’errore di interpretazione si è originato dalla diversità, rispetto al Papa, nel modo di percepire i problemi sociali? Intanto il Pontefice è tornato a Roma, ma le proteste in Ecuador continuano. Sono la manifestazione della persistenza e gravità di questi problemi. L’interpretazione diversa e opposta della frase del Papa è specchio di una società dicotomica, che soffre ancora della disuguaglianza sociale, dell’esclusione delle minoranze e della fragilità delle istituzioni democratiche. La dipendenza della politica di uno Stato laico dalle parole e autorità del Papa è probabilmente espressione di questa fragilità.

 

 
 


* Dottorando presso la  Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (Flacso, Quito – Ecuador)