Ultimo Aggiornamento:
28 novembre 2020
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Riapertura delle scuola a settembre: più incognite che certezze

Francesco Provinciali * - 03.06.2020
Apertura scuole settembre

Una delle conseguenze più evidenti della diffusione pandemica del COVID-19 – oltre il dato strettamente epidemiologico e sanitario che ne costituisce certamente l’aspetto più grave ed eclatante – è stata la brusca interruzione delle attività didattiche, la sospensione delle lezioni e la chiusura delle scuole in corso di anno scolastico: ciò ha riguardato all’atto pratico i sistemi formativi di tutti i Paesi del mondo, pur con differenti approcci e livelli decisionali. Analogamente il problema si riproporrà al momento della riapertura del nuovo anno scolastico e ciò a motivo del fatto che le misure di contenimento della pandemia possono subire variazioni e prevedere accorgimenti diversi in una situazione ove permangono vaste aree di contagio, non essendo stato debellato il virus ed essendo verosimilmente ancora lontano il momento in cui si potrà disporre di un antidoto vaccinale.

Le misure del distanziamento, dell’igiene delle mani e l’obbligo delle mascherine resteranno ancora per un tempo ragionevolmente lungo e  imprevedibile i primi, imprescindibili accorgimenti per monitorare il contagio, prevenirlo ed evitarne una possibile ripresa in concomitanza con l’allentamento di altre misure restrittive come previsto dalla cd. “fase 2”e in considerazione delle possibili mutazioni genetiche del virus con conseguenti nuove incognite di focolai.

Il disagio è stato profondo e repentino: la chiusura  degli istituti scolastici è stata una misura necessaria e dolorosa che ha alterato l’ordinato svolgimento delle attività educative e didattiche, provocando disagi negli alunni, nelle loro famiglie e nel personale docente, dirigente a ATA.

Al fine di evitare una interruzione traumatica delle relazioni umane, apprenditive, delle attività di insegnamento, dei programmi e dei progetti avviati durante l’anno scolastico il MIUR e i singoli istituti hanno avviato iniziative di didattica a distanza, attraverso l’uso delle tecnologie disponibili.

Occorre considerare tuttavia che questo approccio alternativo alle lezioni in presenza ha dovuto misurarsi con alcune difficoltà oggettive: la sua concreta attuazione rispetto ai diversi ordini e gradi del sistema scolastico, la carenza di risorse strumentali materialmente disponibili, le iniziative disparate adottate dai diversi istituti in regime di autonomia scolastica, le potenzialità ricettive dell’interfaccia domestico (non tutte le famiglie, specie al Sud con una percentuale che oscilla tra il 25 e il 30% ,dispongono di computer e  tablet, condizione dirimente per consentire ai docenti di realizzare lezioni in video-conferenza, altre volte ricorrendo ad whatsapp o ai cellulari), le oggettive difficoltà derivanti da una didattica del tutto nuova e per certi aspetti sperimentale.

E’ ben noto che la valenza di una didattica in presenza non può essere compensata ma solo integrata da un sistema basato sull’uso esclusivo delle tecnologie a distanza. I rapporti umani, diretti, carichi di empatia e vissuti in una situazione di ordinaria gestione della didattica non potranno mai essere sostituiti dalla mediazione dei mezzi tecnologici: questa esperienza vissuta con impegno e motivazione encomiabili potrebbe essere utile per riposizionare e ricalibrare l’importanza delle dinamiche relazionali in presenza rispetto alla ipotesi di metodologie sempre più basate sui mezzi tecnici, come spesso postulato in modo acritico e unilaterale: tanto “va di moda”, si direbbe.  Tutto serve di lezione: infatti si può affermare che il periodo di assenza e di latenza della frequentazione diretta dei soggetti protagonisti del processo educativo ha fatto crescere in modo esponenziale l’attesa di un ritorno alla normalità, alla quotidianità ante-Covid-19 per come ciascuno – dal rispettivo punto di vista la ricorda e la rimpiange.

Tuttavia la ripresa delle normali attività didattiche, la stessa riapertura delle scuole, la frequenza scolastica secondo il calendario previsto dal prossimo anno scolastico non avranno facile attuazione.

La ripartenza di settembre lascia trasparire più incognite che certezze: per usare un’espressione efficace, visto il permanere dell’incombente pericolo di una ripresa del contagio e tenuto conto delle oggettive difficoltà che si affacciano all’orizzonte essa assomiglia allo stato attuale ad una sorta di “quadratura del cerchio”, tante sono con ragionevole e responsabile previsione ordinamentale, organizzativa e procedurale le problematiche che occorrerà prendere in considerazione per consentire un avvio regolare delle lezioni e delle attività didattiche.

Per entrare subito in “medias res” basta leggere il “Documento tecnico sull’ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico” elaborato dal COMITATO TECNICO SCIENTIFICO EX OO.C.D.P.C. 03/02/2020, N. 630; 18/04/2020, N. 663; 15/05/2020, N. 673, operante c/o il Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per capacitarsi della complessità che attende Ministro, Dirigenti scolastici, docenti, alunni e famiglie.

Un documento di “saggi ed esperti”, si direbbe, di 23 pagine, ricco di dati e riferimenti demografici e numerici, persino di una analisi comparativa con le soluzioni adottate in alcuni Paesi dell’U.E, nel Regno Unito e in Svizzera, giusto per avere un confronto che fa rientrare l’Italia, una volta tanto, nell’alveo degli indirizzi prevalenti nell’Europa “che conta”. Un documento analitico che scandaglia la realtà  e ne evidenzia le criticità: non altrettanto si potrebbe dire, come ha peraltro evidenziato con autorevolezza ed argomenti convincenti il Presidente dell’ANP (Assoc.Naz.Presidi) Prof. Antonello Giannelli, per la concreta soluzione di problemi organizzativi circa la permanenza a scuola degli alunni, la costituzione dei gruppi, l’affidamento ai docenti, la rimodulazione degli aspetti metodologico-didattici della programmazione educativa e curricolare.

Il “Documento dei saggi” pur formulato con un approccio scientifico che esprime indiscutibile competenza si ferma ai primi livelli della tassonomia della conoscenza della realtà: quella della elencazione dei dati, delle difficoltà e criticità, rimarcando i tre presupposti fondamentali: “Anche per le attività scolastiche, pur in presenza di specificità di contesto, restano validi i principi cardine che hanno caratterizzato le scelte e gli indirizzi tecnici quali:

1. il distanziamento sociale (mantenendo una distanza interpersonale non inferiore al metro);

2. la rigorosa igiene delle mani, personale e degli ambienti;

3. la capacità di controllo e risposta dei servizi sanitari della sanità pubblica territoriale e ospedaliera.

È necessario quindi prevedere specifiche misure di sistema, organizzative, di prevenzione e protezione, igieniche e comunicative declinate nello specifico contesto della scuola….”

Seguono 9 punti di individuate criticità, afferenti al contesto ambientale e alla sua frequentazione.

Ma – ad esempio- vengono dedicate 10 righe alle “indicazioni per gli alunni con disabilità” e 11 righe alle “indicazioni per le scuole dell’infanzia” che sono forse due degli aspetti di maggior portata problematica, riferendosi ad alunni con difficoltà motorie e bisognosi di assistenza ad personam e a bambini piccoli ai quali viene, sensatamente, evitato l’uso della mascherina.

Si legge tra le righe -  oltre le lodevoli sottolineature igienico-sanitarie che potrebbero peraltro ricadere impropriamente tra le responsabilità del personale docente che dovrebbe farsene carico senza possedere competenze professionali ad hoc- un implicito “rimando” al MIUR e soprattutto ai singoli istituti scolastici circa la concreta organizzazione e gestione delle giornate scolastiche secondo le coordinate spazio-temporali, i bisogni degli alunni, la considerazione della scuola come ambiente di apprendimento e non come “ambulatorio sanitario”.

Considerate le condizioni edilizie prevalenti nelle scuole, gli spazi disponibili, le risorse umane presenti, l’obbligo del distanziamento e la costituzione di piccoli gruppi in spazi già angusti e limitati che ospitano adesso le famose “classi pollaio”, la metafora della quadratura del cerchio sembra la più adatta per descrivere la complessità dei problemi che attendono dirigenti, docenti e alunni alla riapertura di settembre. Può darsi che ciascuno secondo le proprie competenze o necessità sia costretto a far ricorso all’antica e sempre vigente arte dell’arrangiarsi.

 

 

 

 

* Ex dirigente ispettivo MIUR